La campana di vetro

Sylvia Plath

Editore: Mondadori
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 465,93 KB
  • Pagine della versione a stampa: XVI-228 p.
    • EAN: 9788852081651
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      ester

      23/09/2018 18:11:55

      Senza dubbio uno dei libri più autentici mai scritti. Sylvia attraverso Esther ci descrive la sua malattia, la sua sofferenza senza mai vacillare nella scrittura, che rimane sempre forte e ferma anche nei momenti più dolorosi

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      angela

      21/09/2018 16:04:41

      Non sono riuscita a finirlo, è alquanto noioso e angosciante.

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      margherita

      20/09/2018 13:50:38

      E' un mondo cinico quello descritto ne "La campagna di vetro" ed i suoi abitanti appaiono per la maggior parte predatori. Nel suo personale, forse in parte autobiografico, ritratto della società statunitense degli anni '60, Sylvia Plath ricrea quello che forse è stato il universo personale soffocante, opprimente, claustrofobico, indotto da una realtà che procede e va avanti trascinando dietro sé tutto ciò che incontra sul suo cammino. Esther, la nostra protagonista è troppo fragile per respirarvici. La nostra contro-eroina fa parte di quelle tante anime del mondo nate "storte", o semplicemente pure e sincere, dotate di una sensibilità che le rende inadatte al mondo crudele e distruttore in cui viviamo. La storia di questa giovane donna ci cattura perchè ha il potere di turbare mentre cerchiamo di capire quale possa essere la ragione del suo malessere. Un precoce lasciarsi andare perchè è meglio fingersi pazzi piuttosto che restare in una realtà odiata. Ho apprezzato questo racconto perchè si legge il coraggio di ammettere le proprie fragilità. Se amate le letture introspettive e psicologiche, questa è un'indagine nel malessere umano.

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      Kirù

      20/09/2018 09:18:49

      Non sono riuscita ad apprezzare quest'opera, la vedo come un diario sempliciotto che niente aggiunge e nulla toglie alla nostra conoscenza e sensibilità. Certo, la sua uscita sul mercato all'epoca destò scalpore, perché per la prima volta si parlò in maniera più o meno aperta di certi argomenti, ma per un contemporaneo resta poco interessante, a mio avviso ovvio. Per quanto lo contestualizzi, non riesco a farmelo piacere neanche a livello stilistico, arido e sciatto, senza nessun tipo di verve. Chissà, forse la poesia resta il suo ambito migliore, ma non posso fornire un giudizio in merito non avendo letto nulla di suo.

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      mario

      18/09/2018 20:12:27

      Sylvia Plath sente che tra quello che lei è e ciò che ci si aspetta che sia c'è incompatibilità e, forse grazie a una depressione, tenta la fuga, il suicidio, già a vent'anni. Seguiranno tanti altri tentativi, fino al compimento della sua volontà, a 31 anni. Il romanzo, autobiografico, dove Sylvia descrive la vita di una ragazza, Esther, suo alter ego, mi ha colpito innanzitutto per lo stile. Mi aspettavo un clima cupo, deprimente, opprimente, senza speranza. L'ho trovato invece coinvolgente, asciutto, non disperato, tranquillo, pacato, quasi rassegnato. L'atmosfera non è alienata, nonostante la malattia mentale. Non c'è chiusura in sé stessa, bensì apertura, ironia, cinismo. Parlando per bocca di Esther, Sylvia racconta i suoi incubi, i rapporti con la madre, il sesso, la sua prima volta, l'esperienza in ospedale psichiatrico, l'elettroshock, le riflessioni sul suicidio, la depressione, la poesia, l’invidia. Parla di sé, Sylvia Plath. Ma il suo discorso acquisisce valenza assolutamente universale e attuale. Ed è questo che fa di questo libro un vero gioiello. L'interrogarsi di Sylvia sul senso della vita e sulle sue costrizioni diventa, lentamente e inevitabilmente, il nostro.

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      Aniello

      18/09/2018 15:59:51

      Il linguaggio utilizzato ne “La Campana Di Vetro” è elegantemente strutturato, ricco ma anche delicato, e secondo molti critici la narrazione ha parecchie affinità con Il giovane Holden. La protagonista Esther (alter ego di Sylvia Plath) parla con terribile naturalezza del suo disagio, del suo sentirsi sempre inadeguata e dei suoi progetti e tentativi per mettere fine alla sua vita: purtroppo il suicidio è un pensiero costante, inevitabile, "normale" epilogo della sua esistenza. Lo consiglio se si è in un momento della propria vita sereno e rilassato, altrimenti si rischierebbe di calcare ancora di più determinati stati d'animo.

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      Teresa

      18/09/2018 11:40:04

      "La campana di vetro" di Silvia Plath fu pubblicato con lo pseudonimo di Victoria Lucas un mese prima dell’11 febbraio, quando la scrittrice preparò due fette di pane e burro e due tazze di latte per i bambini prima di sigillare porte e finestre e infilare la testa nel forno a gas. Un'analisi acuta e grottesca sullo spazio che occupa l'aria all'interno di quella campana di vetro che ci soffoca e smorza ogni slancio.

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      Romolo Ricapito

      02/05/2018 17:06:17

      Un capolavoro della letteratura americana sebbene sia l'unico romanzo di questa poetessa, datato 1963 come uscita ma scritto nel 1961 è uno spaccato della società americana, della sua gioventù e delle frequentazioni delle giovani donne che lo popolano. Alla protagonista non interessa "sistemarsi" anche se ne ha la possibilità ma affinare la propria cultura. Ci sono introspezioni umoristiche, ma la trama precipita improvvisamente in un cupio dissolvi. Di contenuti negativi il romanzo ne ha, ad esempio i continui riferimenti al suicidio e infatti nel 1963 la Plath si ammazzerà. ma trattasi appunto di un'opera concettualmente autobiografica e vitale nonostante sembra che in essa la protagonista rinunci a vivere.

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      Ariel

      15/04/2018 12:40:58

      Un bel romanzo, che attraverso una scrittura agile e diretta ci offre un affresco essenziale dell'America vacua degli anni Cinquanta. Con divertita ironia e senza alcun patetismo la protagonista descrive il proprio crescente senso di inadeguatezza ed estraneità, il desiderio di morte, l'assurdità di pratiche come la lobotomia e l'elettroshock. Ciò che le interessa è la verità, non edulcorata negli aspetti più sgradevoli della quotidianità. Finale intriso di spavento e speranza.

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      Kim W.

      19/03/2018 21:25:55

      Credo che Esther Greenwood sia uno dei personaggi più irritanti che abbia incontrato nelle mie numerosissime letture. Non riesco, francamente, a capire il successo di questo "classico". Se vi piacciono le storie che parlano di donne incapaci di prendere in mano la propria vita e perdersi in un'ottusa follia, il romanzo potrebbe anche piacervi. In caso contrario, leggete altro.

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