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Georges Simenon

Traduttore: L. Frausin Guarino
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2009
Pagine: 261 p. , Brossura
  • EAN: 9788845923517

Recensioni dei clienti

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    morena

    07/01/2016 15.43.59

    Un fatto improvviso trasforma in modo totale la vita di René Maugras e dal letto di ospedale dove si trova riflette sulla sua vita, sulle persone che ha conosciuto e su quelle che ora gli stanno attorno, su cosa è importante per sé e per gli altri... Un gran bel libro.

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    Giacomo Bellini

    25/09/2015 11.55.47

    Secondo me il miglior romanzo di Simenon (ed è dura scegliere, visto che ne ha scritti almeno un centinaio bellissimi). Con un'ambientazione puramente statica riesce a descrivere la vita di un uomo in ogni suo aspetto. Simenon ci fa capire veramente l'animo umano.

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    claudio

    04/04/2015 21.22.37

    Di solito il voto per Simenon (non quello di Maigret) è per default 5/5. Questa volta mi fermo a 4, perché ho fatto fatica a leggerlo. Le campane del titolo so o quelle che suonano in questo paese dove esiste un ospedale, nel cui reparto di neurologia viene ricoverato improvvisamente il nostro protagonista. Si tratta del direttore di uno dei maggiori quotidiani di Parigi, un uomo molto influente, che proviene da una povera famiglia. Ed è qui che si svolge tutto il romanzo, con il Nostro che pian piano riprende le funzioni dopo un ictus. Ma l'improvvisa paralisi di tutti le sue azioni lo porta a pensare, a ricordare, a chiedersi il perché della sua vita. Un po' troppo pesante, ma sempre un grande Simenon.

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    massimo

    14/10/2014 17.29.42

    Un uomo all'apice del successo immobilizzato a letto da un ictus, che all'inizio non consente altro che darsi a riflessioni sempre più amare e nostalgiche sul significato della vita e sul disvalore delle ricchezze accumulate, siano professionali che materiali. Nel ripercorrere la sua vita il protagonista si interroga sul cammino percorso e si chiede che senso abbia il successo raggiunto.Un senso di nascosta religiosità pervade questo libro laico dolente, che sembra smarrirsi di fronte alle grandi domande che l'uomo si è sempre posto-senza risposta. Per riflettere.

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    Nino Amico

    07/12/2013 18.13.11

    Simenon riesce a descrivere i sentimenti del protagonista, improvvisamente malato, emiplegico, e a contatto con un mondo e una realtà nuove, con rara intensità e profonda introspezione. Pagine dense di immagini, attinte dai frammenti dei propri ricordi, che si fanno strada attraverso i dubbi sulla propria esistenza, per approdare ad una presa di coscienza del tutto nuova del proprio mondo e delle persone che gravitano attorno a sé. Egli capisce come i malati , spesso dimenticati e rinchiusi dentro un mondo a parte, avulso dagli altri, si chiudano quasi sempre dentro una dimensione fatta di solitudine, sofferenza e sconforto, un mondo che si riesce a comprendere realmente soltanto vivendo noi stessi in mezzo a loro. "Eppure sono vivi", dice a un certo punto il protagonista riferendosi ai malati e ai vecchi "che trascinano le gambe con un' andatura a scatti buttando un piede di lato come pupazzi meccanici che funzionino male". Il mondo che gravita attorno a loro, anche se si prende cura di loro, li dimentica ogni giorno, costringendoli dentro una dimensione che li intristisce e li svuota della propria dimensione umana. Il protagonista stesso si rende conto che nel suo lungo processo di guarigione tutto cio che aveva un peso forte nella sua coscienza verrà presto dimenticato una volta che egli sarà del tutto guarito e potrà tornare alla sua vita: "Si è sentito molto vicino ai vecchi con l'uniforme che fumano la pipa sulle panchine del cortile. Ora non concede loro più che un'occhiata distratta e la pipa acquistata dalla signorina Blanche è chiusa in un cassetto". Ma questo è quanto. E concludendo egli dice: "Si fa quello che si deve fare, ecco tutto. Si fa quel che si può. Un giorno andrà a trovare suo padre a Fecamp, insieme a Lina"... poiché anche il padre del protagonista, come quei vecchi, vive ancora, ma ormai è solo e dimenticato da tutti e trascina la sua povera esistenza in uno stato quasi vegetativo.

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    Giacomo

    12/03/2013 13.09.48

    Non è il primo Simenon che ho letto, in questo caso ho avuto una leggera difficoltà a farmi prendere dal romanzo all'inizio, forse per un mio problema di scarsa attenzione... superata la prima parte, non riuscivo poi a staccarmene. Ottimo libro, ancora una volta, grande Simenon, da leggere assolutamente.

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    valerioboing

    15/05/2012 23.36.36

    Libro eccellente, forse il migliore scritto dal maestro simenon.

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    Andrea55

    04/04/2012 20.59.08

    Un "flusso di coscienza" degno di Joyce. Anche per me uno dei migliori di Simenon. Per nulla triste.

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    Cristina

    13/09/2011 10.11.42

    è incredibile quanto possa essere vivace il racconto in prima persona di un uomo immobile in un letto d'ospedale. Gran bella prova di scrittura, grande Simenon!

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    lin

    13/02/2011 10.30.54

    Immenso Simenon. Io sono un lettore che ama leggere scrittori veri e gialli. In Simenon ci sono tutti e due

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    adriana

    28/04/2010 15.46.08

    Letto e regalato. Troppo bello. Leggerei sempre e soltanto Simenon.

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    TG

    17/03/2010 21.29.26

    Non posso che dare un voto positivo a Simenon Ho cominciato così a leggere questo scrittore con scetticismo in quanto me ne han parlato bene sempre e solo per il commissario Maigret!Mi ero evidentemente fatto un'idea sbagliata!

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    Matteo

    26/02/2010 16.24.54

    Un libro dai contenuti molto importanti, diamo la giusta importanza al dono + grande che abbiamo ? la Vita ! Vi consiglio questo libro è un capolavoro di un grande maestro che si chiama Simenon ! Buona Lettura

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    Umberto

    26/10/2009 01.33.58

    Quando in libreria si è in difficoltà, scegliere Simenon non è mai un errore. Credo che questo romanzo sia uno dei punti più alti di quest'autore.

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    Maxxam66

    10/09/2009 16.05.50

    In questo romanzo Simenon ha il tocco felice delle opere migliori. Pagine di lucida , impietosa , analisi introspettiva ; pagine velate dall'aria densa della malattia a cui fanno da contrasto immagini e frasi nette e nitide come lame. Il dubbio che rimane dopo la lettura e' quale momento della vita del protagonista ( e forse non solo della sua) sia effettivamente quello di maggiore sofferenza , il vissuto in un letto d'ospedale o il flusso di un'esistenza di cui si e' perso il significato piu' profondo ? In fondo uno scrittore come Simenon ha quasi il dovere di far emergere le domande che si nascondono in noi. La sua risposta non e'ricercare solo nelle ultime pagine del libro

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    luciano

    21/05/2009 16.54.49

    splendido Simenon, negli ultimi 2 anni ne ho letto una dozzina di libri tra Maigret ed altro, mai una delusione, ma questo mi sembra il più profondo, in fondo molte delle sensazioni del protagonista appartengono a chiunque di noi. Per fortuna Adelphi con la ristampa completa dello scrittore, mi rifornirà a lungo di simili piaceri.

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    ALESSANDRO SPAZIANI

    03/05/2009 10.38.16

    "Eppure sono vivi". Basterebbe questa frase e tutte le considrazioni che essa scatena nel protagonista per convincerci che questo - forse - è il libro più profondo e meditato di Simenon. E l'incipit, fulminante, cinque righe che ti inchiodano all'arte del narrare, andrebbe citato come esempio al pari, anzi di più di quelli di Hemingway.

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    Toni

    07/04/2009 10.26.40

    Non ho mai letto nulla di Simenon. Il mio "battesimo" non poteva essere migliore. Un testo ricco di vita nonostante l'immobilità del protagonista. Il mio viaggio tra le pagine è cominciato con una certa diffidenza ma poi... il turbine scaturito da questo corpo immobile mi ha totalmente catturata. Ero ansiosa di ricominciare a muovermi insieme a lui e ogni suo piccolo progresso mi rendeva felice e infelice allo stesso tempo. Un gran bel libro, una corsa vorticosa nella vita che si rinnova attraverso la morte.

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    La Recherche

    24/03/2009 15.59.34

    [...] Simenon, come sempre insuperabile narratore, riesce a trasmettere al lettore il senso di una vita in bilico, nelle prime pagine del libro, in cui nella mente del protagonista si confonde il suono delle campane della sua infanzia con quelle che sente risuonare nell’aria, e le vede come anelli concentrici sonori che si espandono nell’azzurro del cielo. Poi nel corso della narrazione l’autore cambia registro, portando il lettore nei recessi della mente del protagonista che via via si schiarisce, diventa più cosciente di sé. Con leggere pennellate di colore Simenon ci fa vedere il desiderio del protagonista per l’infermiera di notte, o rivive nella sua mente una nuotata nel Mediterraneo sotto un sole implacabile. Simenon mette a nudo le paure e le incertezze di un personaggio importante, che altro non sono che le paure di ciascuno di noi.

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    Eli74

    28/02/2009 19.11.08

    Leggo Simenon da quando avevo 13 anni. L'ho conosciuto attraverso Maigret e mi sono così affezionata al personaggio che mi accorgo di aver cercato nel corso degli anni, a scuola e poi nel lavoro, professori,capi o persone di riferimento che avessero la sua umanità e le sue debolezze.Per contro i romanzi senza Maigret li ho considerati sempre un gradino sotto.Forse perchè sono venati di misoginia e intolleranza o forse perchè manca la bonomia e l'atmosfera familiare che Maigret ispirava.Invece questo romanzo l'ho letto d'un fiato e ha portato un sacco di doni alla mia coscienza. L'immagine iniziale del megadirettore colpito dall'ictus nel bagno degli uomini, che si preoccupa soprattutto di aver la patta sbottonata è davvero magistrale e descrive bene la vanità del mondo frequentato dal protagonista. Da lì in poi inizia il suo viaggio nella malattia, che livella tutto e tutti rendendoci nudi e deboli davanti al destino. Un libro pervaso dalla pìetas, scritto da un uomo con mille difetti ma con il pregio di conoscere bene le emozioni e di saperle trasmettere.

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