IL cappellano del diavolo

Richard Dawkins

Traduttore: E. Faravelli
Curatore: T. Pievani
Collana: Scienza e idee
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 01/09/2004
Pagine: XII-347 p., Brossura
  • EAN: 9788870789089

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Recensioni dei clienti

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    Haberman

    24/05/2011 21:07:54

    A mio parere, è uno dei migliori libri scientifici che si possano trovare in circolazione. Naturalmente, la lettura preventiva di almeno un'altra opera di Dawkins (specialmente "Il gene egoista") facilitera la comprensione di molti concetti; tuttavia, anche per un non addetto ai lavori, anzi soprattutto per lui, il piacere causato dallo stile ironico e al contempo letterario si fonde con l'apprendimento di conoscenze fondamentali nel campo dell'evoluzionismo. Pur non risparmiando critiche ai suoi avversari teorici, più (i creazionisti e i teologi) o meno (Stepehen J. Gould) combattuti, il cappellano del Diavolo non va mai oltre il limite; intendendo con questo anche il suo non andare fuori tema. Le varie sezioni del libro, infatti, trattano - è vero - di argomenti differenti e vari, ma sono tutte in qualche modo riconducibili al nocciolo centrale della visione del mondo di Dawkins. L'utilità della lettura di quest'opera non sta tanto nella possibilità di conoscere appieno quanto teorizzato dal biologo nato a Nairobi; ma piuttosto di scoprire quante e quali implicazioni abbia la studio dell'evoluzione su tutti, o quasi, i campi del sapere umano.

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    gianni

    29/05/2005 11:32:13

    Il libro più brutto di Dawkins. E' meno organico del precedente, perché raccoglie articoli scritti negli anni, dove vengono affrontati argomenti troppo diversi tra loro, e che rende il tutto non gradevole da leggere. Inoltre c'è l'effetto "polpettone", nel senso che ho avuto la netta impressione che siano stati messi articoli veramente pessimi, che non avrebbero trovato mai collocazione in un libro. Così alla fine altri articoli veramente interessanti non sono stati pubblicati.

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    cicero

    22/02/2005 17:32:42

    ottimo libro soprattutto per chi conosce già l'autore; stupendi gli approfondimenti sulle religioni e sul loro insegnamento; cosa ci fa dire che la nostra religione sia meglio o più veritiera di quella degli altri? semplice: la consuetudine data dall'insegnamento che ne abbiamo ricevuto; ma se fossimo nati in un'altra parte del mondo??? le religioni perciò sono una falsità enorme (verissimo), basata sul niente e mai provata scientificamente, in grado di governare le menti e l'umanità intera;

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    Platinum

    08/02/2005 10:52:07

    Questo libro è una raccolta di articoli del suddetto autore. Si parla di etica, scienza, animalismo, religione, cultura; il tutto visto da un punto di vista chiaramente scientista e anticlericale. A tratti il libro è carino e interessante, ma a volte anche noioso o sciocco (come per esempio quando discute dell'essenza della verità... lì veramente mi sono cadute le braccia). E ciò è ancora più irritante dato che Dawkins spesso deride l'intelligenza dei credenti. Comunque nel complesso è un libro mediocre.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

"Il gene egoista": tutti ricordano Richard Dawkins, professore ad Oxford per questa espressione fortunata e pregnante. In realtà i suoi libri hanno dato uno straordinario impulso non solo al dibattito sull'evoluzione, quanto più in generale alla ricerca empirica in biologia. L'attenzione agli intrecci fra evoluzione biologica e cultura gli ha fatto proporre, fra l'altro, un altro termine di grande successo, "meme", in parallelo a quello di gene biologico, per definire quelle unità di cultura capaci di replicazione e diffusione, quasi fossero dei virus intellettuali.

Questo libro è una raccolta piuttosto eterogenea di articoli, prefazioni di libri e conferenze, dove vengono affrontati vari temi, alcuni emergenti dal darwinismo o dalla scienza più in generale, alcuni riguardanti la moralità e la società. Ne emerge una visione composita, ma sapida e appassionata, dove la scienza è sentita come "fonte di gioia vitale". Di notevole interesse è la sezione Perfino le truppe toscane… dedicata all'ampio dibattito fra Dawkins e un altro grande della biologia, Stephen Jay Gould, interrotto per la scomparsa prematura di quest'ultimo. Le divergenze su alcuni nodi teorici dell'evoluzione erano forti e riguardavano il ruolo dei geni dell'evoluzione. Per usare l'espressione di Gould, si tratta di un ruolo di "contabilità", oppure, come sostiene Dawkins, di "causalità"? Le differenze teoriche avevano animato una vivace polemica, senza intaccare la reciproca ammirazione, la forte, condivisa opposizione al creazionismo, la ragionata convinzione che l'evoluzione è un fatto. Questi passi dimostrano oltre la vivacità degli intelletti in gioco, la forza di un metodo che non conosce sconfitte, perché è aperto e dipende da queste.

Nel complesso, descrivendo l'approccio di Richard Dawkins (e la sua vis polemica) non si può dimenticare che lo stesso Dawkins ricopre la prima cattedra di Public Understanding of Science, una disciplina nuova che vuol porre in dialogo aperto scienza e società. In alcuni passi, il lettore si può allora trovare lievemente a disagio: ad esempio, le posizioni di Dawkins sulla religione appaiono piuttosto drastiche e ci si potrebbe legittimamente chiedere se esistano alternative nel modo di impostare la discussione sui temi di scienza e società. Il 4 novembre 2004, subito dopo la rielezione di Gorge W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti, il "New York Times" ha parlato del "giorno in cui morì l'Illuminismo". Abbiamo quindi bisogno di veementi paladini della scienza, ma forse anche di un vero grande esercito di quieti, coerenti fantaccini della razionalità scientifica.

                                                                                           Aldo Fasolo