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Alberto Savinio

Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 1988
Pagine: 327 p.

38 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Classica (prima del 1945)

  • EAN: 9788845903038

Recensioni dei clienti

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    Elio

    09/05/2014 15.55.11

    Sarò conciso: Savinio è stato senza dubbio uno degli artisti italiani e non più originali del '900, e allo stesso tempo vergognosamente dimenticato o messo da parte. Questo perché i suoi racconti non appartengono ad alcuna scuola, neanche a quella surrealista che pure Savinio col fratello De Chirico ha contribuito ad ispirare. Nei racconti, vere e proprie perle e che sono probabilmente il modo migliore per Savinio di esprimersi, si ritrovano scene indimenticabili. In "Casa La Vita" la psicologia la fa da padrone, ma è una psicologia che non si arrovella su sé stessa, al contrario si MUOVE, ha valori plastici come tutta l'arta saviniana. Ammantata di fantastico e di un prisma di colori, la scrittura di Savinio è qui scorrevolissima e chiara. Non c'è un racconto da ignorare che sia uno. Aggiungo anche che se Savinio ha dato il meglio nei racconti, in letteratura almeno (è stato anche pittore, musicista, costumista, sceneggiatore teatrale e critico) ha una tale mole di interessi che anche i romanzi risultano spettacolarmente proteiformi, movimentati e originali. Vale la pena recuperarlo tutto e dargli il merito che, inviso com'era agli accademici e agli "omini di lettere" di cui diffidava, oggi si merita tutto. Non bisogna riscoprire Savinio: si deve finalmente leggerlo per la prima volta. Racconti come "Angelo", "Il signor Munster", "Omero Barchetta", "Mia madre non mi capisce" o "Flora" sono immersioni in un mondo colorato e di sogno in cui il pensiero e il freudismo si liberano della loro pesantezza e controversia librandosi in tutta libertà verso lidi sconosciuti. Leggerlo è, in chiusura, una orribile gioia.

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    Massimo

    04/05/2011 23.34.23

    Il terreno sul quale Savinio si muove con maggiore agilità ed ottiene risultati migliori è certamente quello del racconto che, non a caso, influenza anche la stesura dei romanzi, caratterizzati da una voluta frammentarietà. Chiunque volesse avventurarsi alla scoperta dello scrittore ateniese farebbe bene a cominciare proprio dalla raccolta in questione, che rappresenta un vero campionario di temi e immagini assai ricorrenti nell'opulenta produzione di un autore quanto mai difficile da inquadrare in qualsivoglia corrente letteraria e artistica. I racconti di Casa "La vita" sono certamente ascrivibili al genere fantastico ma, come dicevo prima, non è facile etichettare Savinio. Il ricordo della Parigi degli anni '10; il costante dialogo con la Grecia e i suoi miti, base culturale dell'autore; i dubbi religiosi; le aspre freddure verso la borghesia con tanto di riferimenti, più o meno espliciti, alla propria esperienza familiare; gli spazi chiusi di una casa dove i ricordi sfumano in un inesorabile cammino verso la morte, grende protagonista del libro come detto fin dall'introduzione. Il tutto modellato sulle note di uno stile controllato, colto e assolutamente ironico. Questo il breve profilo di uno dei migliori testi saviniani.

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    Peter

    07/06/2008 14.11.52

    Forse la migliore raccolta di racconti di Savinio, non c'è molto altro da dire se non che trascurare un libro del genere sarebbe un delitto per ogni appassionato di letteratura fantastica, consiglio anche la lettura dei racconti del signor Dido, un'altra grande prova del talento di questo eclettico artista.

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    Daniele Chiti

    16/05/2005 16.07.18

    Una raccolta di racconti di Savinio, con alcune perle come Flora e il racconto omonimo Casa La Vita. E' un Savinio sicuramente migliore di quello dei romanzi, dato che si riconosce meglio nella dimensione del racconto breve che in quella del romanzo in generale. Ambientazioni un po' surreali, oniriche, fantastiche, visionarie, fanno da sfondo a vicende quotidiane o a trame incredibili e viceversa, secondo una tecnica dello straniamento e dell'assuefazione che si può ritrovare ad esempio anche in Cortàzar. E' un Savinio un po' più umano, che riprende comunque tanti temi già ampiamente approfonditi. Per i cultori dell'evanescente direttiva del surrealismo italiano, del fantastico degli anni '30 e '40.

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