Traduttore: M. Bocchiola
Curatore: M. Codignola
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 11 luglio 2012
Pagine: 227 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845927010
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Descrizione
Il 15 gennaio del 1952, quando si siede alla scrivania di Goldeneye, la sua villa in Giamaica, Ian Fleming non ha idea di cosa scriverà. Parte dal nome del suo personaggio, rubato a un allora celebre ornitologo, e dal ricordo di una partita a carte al Casino di Lisbona, nel 1941. Il primo James Bond nasce così, ed è un romanzo molto diverso da come forse lo stesso Fleming amava raccontarlo. Le scene sono poche, non più di quattro, i veri personaggi anche meno. James Bond impareremo a conoscerlo meglio, perché qui è ancora nei panni - eleganti, spiritosi, crudeli - di Ian Fleming. Ma l'abominevole Le Chiffre, e il suo occhio quasi bianco, non li dimenticheremo, come difficile sarà scordare la Bond Girl forse più letale, la sublime Vesper Lynd. Tutto dunque comincia da qui, dall'odore nauseante di un casinò alle tre del mattino. E la speranza è che duri il più a lungo possibile.

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    bond

    27/04/2014 12:23:37

    Un libro assolutamente da leggere!!!!bellissimo

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    Massimo Trifirò

    17/12/2012 20:06:35

    Alla fine della guerra Ian Fleming dichiara che avrebbe scritto il più grande romanzo di spionaggio di tutti i tempi. Poi però purtroppo pubblica "Casinò Royale", prima avventura di Bond, James Bond. Che, come romanzo di spionaggio, anzi come romanzo tout court, vale davvero poco, anzi niente. Bisogna però pensare all'anno di pubblicazione, il 1952, per non inorridire paragonandolo ai grandi libri di spionaggio di Forsyth e del miglior Le Carré, quando raccontava l'ormai scomparsa Unione Sovietica e gli intrighi del KGB. Se si pensa perciò a questa prima prova del "genere" e si tiene conto del mito di Bond successivo, allora diventa comprensibile l'operazione di Adelphi, che opportunamente "rispolvera" la letteratura popolare, anche quando é scarsina,perché nel frattempo é diventata parte del sentire comune di un intero pianeta, ovvero é diventata cultura. Quindi va bene anche Bond, e lo si potrà continuare a leggere anche per i volumi successivi, tenendo però conto non di ciò che é, poco, ma di quello che sarà, forse troppo. Se poi Adelphi, seguendo questa linea, vorrà ripubblicare tutto il "ciclo di Smiley" di Le Carré, che sono romanzi di spionaggio davvero con le carte in regola, allora farà un'opera meritoria. Così almeno, leggendo "La talpa", si scoprirà che il recente film dal quale é stato tratto, nel quale non si capisce un beatissimo niente, é tutt'altra cosa. Per fortuna del libro. Un'ultima annotazione: il ciclo di Bond ha venduto cento milioni di copie. C'é da stupirsi? Non credo: basta guardare qualcuno dei romanzi che sono in classifica oggi ai primi posti: tra chi li ha scritti c'é qualche scrittore vero, per caso? O che almeno dica qualcosa di serio, al di là di storielline prive di sugo? E' aperta la caccia. Massimo Trifirò (Lecco).

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    Rodolfo

    14/09/2012 23:03:12

    Finalmente una traduzione decente di questo primo bond, già pubblicata da Guanda ma il lavoro filologico di Adelphi è davvero apprezzabile; si auspica al riguardo che vengano ritradotti tutti i libri oltre quelli già ripubblicati da Guanda (i primi quattro della serie), poi c'è una interessante biografia dell'autore che arriva alla stesura del libro e si spera prosegua nei libri successivi. Quanto alla scelta di Adelphi, criticata nel commento precedente, voglio ricordare che pochi altri personaggi della narrativa di genere possono vantare la stessa influenza che l'agente 007 ha avuto sulla narrativa e il cinema di genere dei decenni successivi: solo per la sua importanza "storica" trascende il genere (tra l'altro nobilissimo) cui appartiene, inoltre, non a caso, è (è stato) apprezzato da scrittori del calibro di Umberto Eco (vedi Il superuomo di massa) e Raymond Chandler e, ritradotta, la serie potrà finalmente essere giudicata per il suo vero valore come non era stato prima d'ora possibile (perlomeno per i non anglofoni) a causa delle pessime traduzioni delle prime edizioni Garzanti: si scoprirà finalmente che Fleming sapeva scrivere molto meglio di quanto si pensi.

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    Barbara

    15/07/2012 21:01:16

    Non vorrei essere al posto dei librai che ancora credono nel loro lavoro. Quando ho visto chi aveva pubblicato Fleming pensavo di averci visto male. John Le Carrè ha detto, tra l' altro, di J. Bond che è una "prostituta" che lavorerebbe per qualsiasi governo: "basta che lo paghino". Personaggio da pubblicità patinata, che beve Martini, misognino, dolcegabbaniano per eccellenza. Il fatto che lo pubblichi Adelphi non fa che avvalorare l' ipotesi che l' Italia sia il paese decadente per eccellenza.

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