Il caso Eddy Bellegueule - Édouard Louis - copertina
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Il caso Eddy Bellegueule
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Descrizione

"Mi sono allontanato di corsa, subito. Giusto il tempo di sentire mia madre che diceva: "Cosa fa quel diavolo?" Non volevo restare con loro, rifiutavo di condividere quel momento. Ero già lontano, non appartenevo più a quel mondo ormai, la lettera lo diceva. Sono andato nei campi e ho camminato per buona parte della notte, il fresco del Nord, i sentieri sterrati, l'odore della colza, molto forte in quella stagione dell'anno. Tutta la notte fu consacrata all'elaborazione della mia nuova vita, lontano da lì." In realtà la ribellione contro i miei genitori, contro la povertà, contro la mia classe sociale e il suo razzismo, la sua violenza, i suoi riti, sono venuti dopo. Perché prima della mia rivolta contro il mondo della mia infanzia, è stato il mondo della mia infanzia a rivoltarsi contro di me. Troppo presto, infatti, sono diventato per la mia famiglia e per gli altri un motivo di vergogna, persino di disgusto. Non ho avuto altra scelta che scappare. E questo libro è il mio tentativo di comprendere.
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2014
4 giugno 2014
169 p., Brossura
9788845277290

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blaise
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Libro rivelazione di Louis, scritto quando era giovane e sconosciuto. Libro bellissimo che si è conquistato giustamente gli onori del pubblico e della critica. Il romanzo autobiografico di Louis è un arma di denuncia sociale e insieme di profonda immedesimazione per il lettore.

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oreste
Recensioni: 5/5

Ho scoperto Louis per caso ma mi ha folgorato. Riesce a intrecciare un quadro sociale drammatico e aspro con una scrittura leggera, senza perdersi in discorsi meccanici o plastici, ma con una naturalezza che rende la denuncia di un contesto razzista, violento, omofobo, povero, di provincia immediatamente percepibile

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Antonella
Recensioni: 4/5

Un libro crudo e tristemente "vero", in cui il protagonista racconta la difficile infanzia e il duro percorso che gli ha permesso di appropriarsi della sua identità. Protagonista che, in questo caso, è autore stesso del libro. La scrittura e lo stile sono semplici e immediati. Si leggerebbe d'un fiato se ciò che è scritto non fosse così faticoso da digerire: non ci sono filtri, la realtà viene narrata così com'è, violenta e problematica. A molti potrebbe sembrare una storia già sentita, ma questo non la rende meno importante. È un libro che serve, soprattutto oggi.

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Voce della critica

  Del tutto anacronistica e impopolare (come sempre accade a chi si arrischia di essere anche vagamente precursore dei tempi), nel 1976 Annie Ernaux scriveva nel suo La place: "Da poco so che il romanzo è impossibile". A trent'anni di distanza la critica ha cominciato a interrogarsi su quella cosa definita astrattamente non-narrative fiction, o biopic, o ancora docu-fiction o auto-fictive dimostrando di arrivare sempre in ritardo. Nel rapporto che il lettore ha con il libro, una connessione a due in cui il critico non ha il tempo e neppure la voglia di entrarvi, la lettura diventa via via sempre più esigente e lo scrittore abbatte i filtri e scrive di sé con una totale e annunciata compromissione di tipo personale che nulla ha a che vedere con gli ormai archiviati Payne Fund Studies di inizio Novecento. Se una volta (quando, poi?) la letteratura doveva intrattenere, far evadere, far scordare il nostro piccolo mondo, oggi deve invece far sprofondare nella realtà più vera, riconducibile a sé, dolorosa, più prossima, più (non volendo abusare di questo termine) toccante. Oggi il lettore deve poter dire: "È vero, anche io!". Louis ha ventidue anni e ha scritto un libro, ha preso il coraggio a due mani e ha raccontato la sua storia. Il caso Eddy Bellegueule (che perde un po' di quella frattura che si evince nel titolo originale En finir avec Eddy Bellegueule) è un libro necessario. Non starò qui a dire se è un romanzo, se è un biopic, se è un docu-fiction; dirò solo che è l'opera di uno scrittore. Louis, infatti, recupera dello scrittore il compito forse più atavico e impressionante: capace, cioè, di lasciare un'impressione altra nel sentiero della propria vita. Louis narra la sua storia ma riesce a confessare anche le disperazioni di tutti coloro che hanno dovuto lottare, non sempre vincendo, contro l'ignoranza cieca del pregiudizio. Tu non puoi stare con noi / e perché? / perché sei frocio. Eddy è omosessuale e lo è da sempre ma come a volte accade, pur di sopravvivere in un microcosmo, ci si adatta alle sue regole, anche abiurando ciò che si è, ciò che si sa di essere. Accetterà insulti, sputi, botte, accetterà anche il disamore sfacciato e malcelato della sua famiglia. Ma in questo processo di cancellazione ponderata del sé, in questo mutilamento deciso del suo essere, Eddy troverà un gioco, un gioco da ragazzi (Potremmo fare come nel film, le stesse cose), una fantasia realizzata dentro il capanno dell'accettazione (e così chi mette l'anello è quello che fa da femmina); il gioco più semplice (giocare a uomo e donna) restituisce a Eddy l'odore di quello che è. E così Eddy sceglie se stesso nell'unico modo possibile, facendo i conti con la consapevolezza di non essere fatto per quella vita, per quel mondo, per quella famiglia. Il caso Eddy Bellegueule è un romanzo viscerale e potente, capace di svelare che sopravvivere al proprio mondo è, delle colpe umane, la più preziosa da poter raccontare. E penso a tutti quei giovani, di paese e di città, che si stanno sentendo sbagliati ed esclusi, che troveranno un libro a raccontar loro un mondo più grande, in cui poter comprendere il profondo e consolatorio senso dell'espressione "trovare il proprio posto", ormai decaduta in questi tempi di mobilità e displacement. E mi piace pensare che così come I giorni innocenti della guerra, Il linguaggio perduto delle gru, Altri libertini, Le ore anche Il caso Eddy Bellegueule possa fare lo stesso dono a qualcuno che lo aspetta.   Angelo Molica Franco  

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La recensione di IBS

Un esordio letterario precoce, quello del giovane Eddy Bellegueule che decide di scappare di casa, di cambiare identità, di chiamarsi Édouard Louis e di scrivere questa disarmante autobiografia. Eddy e Édouard sono due persone lontanissime l’una dall’altra. L’Eddy del romanzo vive in una cittadina della Francia settentrionale, Édouard invece vive a Parigi dove frequenta la Scuola normale superiore; il primo è costretto a indossare una maschera che sin dall’infanzia si dimostra una soffocante prigione, il secondo invece è libero di esprimere se stesso, persino la sua omosessualità, dopo aver reciso le sue catene con il passato.
La storia raccontata in questo libro, quindi, è tutt’altro che un’esaltazione delle proprie radici ricordate con aria nostalgica. Niente di più lontano. Édouard, attraverso un racconto per nulla edulcorato, descrive senza reticenze né censure la sua tormentata infanzia fino al momento della fuga, che rappresenta una vera insurrezione personale e grazie a cui si riappropria di se stesso.
L’ambiente dove vive Eddy è sorprendentemente la Francia di oggi, per nulla rappresentativa dei rivoluzionari concetti di liberté, égualité e fraternité. Il paese è di piccole dimensioni, un concentrato di maschilismo, bullismo, razzismo, ignoranza, povertà, omofobia e violenza. Una realtà dove l’unico futuro contemplato è nel lavoro in fabbrica, dove si impara a gestire i rapporti interpersonali picchiando e facendosi picchiare, una realtà dove l’unico svago è la tv o l’alcol.
E la famiglia di Eddy trasuda tutto ciò. Sette persone costrette ad abitare in una casa insufficiente a contenerle tutte, umida e sporca; un padre alcolizzato, una madre anaffettiva e frustrata, un fratello spaccone, una sorella che sarà destinata a rimanere incinta troppo presto, due fratelli più piccoli e infine lui, Eddy, che delude le aspettative dei genitori. È aggraziato, timido, magro – il peso è invece una caratteristica apprezzata nel paese – non gioca a calcio ma ama la danza: vorrebbe continuare a studiare, si prova di nascosto i vestiti della sorella, non riesce a trattenersi dal gesticolare “come una femmina” quando parla. Niente di più diverso dal suo cognome, Bellegueule, che significa bella faccia, bellimbusto, faccia tosta. Un vanto per il signor Bellegueule, un insopportabile fardello per Eddy. Gli uomini in quel paese devono mostrare la loro virilità, devono “avere le palle”, devono essere dei duri; persino le donne si costruiscono un carattere spigoloso, rude e forte. Ed Eddy ci prova in tutti i modi a diventare come loro, a uniformarsi alle regole: cerca di acquistare peso ingozzandosi di patatine, cerca di controllare i suoi gesti quando parla, di imitare il linguaggio scurrile dei suoi amici, tenta di diventare un duro – “Oggi sarò un duro”, si ripete incessantemente quasi come un mantra – cerca persino di farsi piacere le ragazze pur di guarire, pur di non rimanere vittima di scherni e di violenze; a scuola ogni giorno è costretto a rimanere inerme dopo le botte ricevute dai compagni, a ingoiare i loro insulti e sputi mentre lo salutano con “sei tu il frocio?”. Queste parole sono per Eddy come uno stigma, come un marchio indelebile a cui però è impossibile abituarsi.
In lui matura la convinzione di non poter continuare a vivere in quella realtà, e non gli rimane altra scelta che fuggire. Tenta di farlo due volte, la seconda è quella buona. Si trasferisce a Parigi e in quel paesino non metterà mai più piede. Eddy, ormai Édouard, si salva perché ha fallito nell’impresa di omologarsi.
Ma se pensiamo che questo sia soltanto un libro sull’omofobia e sul percorso verso la consapevolezza dell’omosessualità del protagonista, ci sbagliamo di grosso. Qui la vera protagonista è la classe operaia che Édouard decide di smascherare denunciandone i limiti. Il sottoproletariato raccontato è incapace di liberarsi, non ha gli strumenti per farlo, perciò non gli rimane, da debole quale è, che darsi una struttura sociale sopraffacendo chi è ancora più debole. Il caso Eddy Bellegueule è quindi un romanzo politico che fa luce sulla Francia (e non solo) spaccata dal baratro fra classi. Ma ciò che è evidente dall’inizio, è che Eddy ha il sospetto di essere nato in un corpo borghese nel posto sbagliato, avverte in lui il germe di quell’Édouard che fiorirà di lì a poco e che avrà il coraggio di riscattarsi attraverso questo libro che sarà impossibile leggere con moderato distacco e assenza di trasporto.

A cura di Wuz.it

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Conosci l'autore

Édouard Louis

1992, Francia

Scrittore francese, frequenta la Scuola normale superiore di Parigi. Ha curato il volume Pierre Bordieu: l'insoumission en héritage (2013). Il caso Eddy Bellegueule (Bompiani 2014) è il suo romanzo d'esordio, diventato subito un caso editoriale in Francia, cui è seguito Storia della violenza (Bompiani 2016).

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