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Jean-Patrick Manchette

Traduttore: L. Bernardi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 184 p.
  • EAN: 9788806183004

Recensioni dei clienti

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    Luca

    22/07/2008 11.51.05

    Vibrante, mai banale o scontato. Una scossa di adrenalina ad ogni pagina.

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    Michele

    08/05/2008 16.57.00

    Pessimo anche per me. Volgare e sconclusionato. Domando e dico: ma che han fatto a Manchette, le donne? Una viene aggredita e, nel bel mezzo del casino, che fa? Sviene? Urla? Macché: spera che la violentino. Bah! Voto 2, ma solo perché mi è servito da spunto per approfondire la brutta storia di Ben Barka, cui il romanzo è ispirato.

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    marco

    20/03/2007 18.54.36

    Voto medio di stima verso un autore che quando ne aveva voglia sapeva scrivere pagine altamente cariche di tensione . Qui non se ne trova quasi per nulla. Sembra scritto da un'altra persona. Probabilmente i libri non sono usciti in ordine di scrittura e di conseguenza quando si va a raschiare il barile non si può certo trovar capolavori. Peccato !

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    luca

    18/12/2006 15.01.24

    Il peggior libro di Manchette finora pubblicato da Einaudi; la storia è noiosa, volgare, totalmente priva di fascino, anche la scrittura dell'autore non è per nulla incisiva. PESSIMO!!

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    matteo casali

    28/08/2006 14.00.40

    Basato su una storia realmente accaduta, l'omocidio a Parigi di Mehdi Ben Barka, leader e fondatore del partito socialista marocchino e propugnatore dell'indipendenza del Marocco dalla Francia colonialista, qui rinominato N'Gustro, in un'atmosfera d'attivismo politico radicale e anarcoide, Henri Butron, giovane teppista sfaccendato, assume, quasi per caso, il ruolo di protagonista all'interno di un confuso giro di conoscenze e amicizie che lo porteranno a toccare i fili di un gioco troppo grande e pericoloso. Si dice che è il tono che fa la musica; beh, qui sono le parole che fanno la musica. Manchette non scrive libri, Manchette elabora spartiti musicali in forma letteraria, demistificando i tradizionali moduli romanzeschi. Successione e esecuzione di note dissonanti eseguite a ritmo vertiginoso a delineare fatti e circostanze al limite del grottesco. Ancora più impulsivo e straripante delle precedenti uscite editoriali. Di certo non tra i migliori della sua bibliografia. Si legge come se si ascoltasse un disco di Charlie Parker, come se fosse la puntina del giradischi e non l'occhio del lettore a scandire il ritmo alla storia. Noir in salsa be-bop. Con questo esordio, 1971, nonostante alcune gravi incongruenze e inutili e gratuite volgarità che stonano nell'economia del racconto, l'autore francese rinnova e ridefinisce l'archetipo del romanzo d'appendice, come nessun altro aveva fino a quel momento tentato di fare, un genere letterario inchiodato da troppo tempo nei soliti personaggi stereotipati, sbiaditi in luoghi comuni di "criminale" banalità. Se Cornell Woolrich ("Appuntamenti in nero"), James Cain ("La morte paga doppio") sono da considerare i padri del noir, se Dashiell Hammett ("Il falcone Maltese"), Raymond Chandler ("Il grande sonno") dell'hard-boiled, Jean Patrick Manchette è senz'altro da annoverare tra i figli e gli allievi riusciti nell'impresa di eguagliare e, in alcuni casi ("Piccolo blues", "Posizione di tiro") di superare i maestri, come fece Giotto con Cimabue.

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