Cat Person

Kristen Roupenian

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Editore: Einaudi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 febbraio 2019
Pagine: 256 p., Brossura
  • EAN: 9788806240462

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Il caso letterario dell'anno: l'attesissimo esordio dell'autrice di Cat Person, il racconto piú condiviso della storia. Un libro che scava negli intricati - e spesso ferocemente divertenti - legami tra genere, sesso e potere.

«Nel racconto Cat Person, Margot va a letto, controvoglia, con Robert, che ha due gatti. La storia è diventata virale sui social, e "cat person" è diventato un neologismo: secondo il sito specializzato Urban dictionary è quel partner sessuale con cui si è andati a letto perché non si aveva voglia di dire no» - Robinson

«Kristen Roupenian ha esposto la questione meglio di mille articoli di cronaca sul tema: si può scegliere di esprimere un consenso circostanziale al sesso anche quando non esiste desiderio sessuale» - Michela Murgia, Robinson

«Il caso Cat person è partito da sé via social; forsa ha toccato il tasto emotivo giusto nel momento giusto» - Ambrogio Borsiani, Robinson

«Guardandolo cosí, goffamente piegato, la pancia grassa e molle e coperta di peli, Margot pensò: oh, no. Ma il pensiero di quello che ci sarebbe voluto per interrompere quello che aveva avviato era insostenibile; avrebbe dovuto metterci un tatto e una delicatezza di cui sentiva di non disporre. Non era per paura che lui cercasse di costringerla a fare qualcosa contro la sua volontà, ma che insistendo per fermarsi, adesso, dopo tutto quello che aveva fatto per arrivare fin qui, sarebbe sembrata viziata e capricciosa, come una che ordina qualcosa al ristorante e poi, quando arriva il piatto, cambia idea e lo manda indietro».

Una coppia ossessionata dal proprio inquilino, senza il quale non riesce piú a fare l’amore. Il compleanno di una ragazzina che ha una svolta inaspettata quando la festeggiata decide di desiderare qualcosa di «cattivo». Una donna che morde, ama mordere e morde da sempre, protetta dal perbenismo imperante. Sono solo alcuni dei dodici, provocatori, racconti su sesso, amicizia, piacere e rimpianto compresi in questa raccolta. E poi c’è Cat Person, la short story diventata un vero e proprio fenomeno della rete perché capace di raccontare, senza scrupoli o ipocrisie, la verità sulle relazioni di questo inizio millennio.
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    Giada

    19/09/2019 20:39:56

    Fatico molto a trovare una raccolta di racconti che mi piaccia, ma continuo la ricerca imperterrita. Ed alla fine è successo con " Cat Person" che mi ha coinvolta e tenuta incollata alle pagine. Com'è normale che sia non tutti i racconti mi sono piaciuti allo stesso modo, ma la maggior parte ha avuto un forte impatto su di me. Il mio racconto preferito probabilmente è proprio "Cat person" insieme a" Look at your game girl" "Lo specchio, il secchio e il vecchio femore" e "La prova nel portafiammiferi". Ciò che accomuna questi racconti è nel loro essere a mio parere disturbanti, ognuno a suo modo, affrontando il tema delle relazioni e del desiderio in varie forme.

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    Pietro

    19/09/2019 20:32:48

    Attirata a questa lettura dalle innumerevoli volte in cui ne ho sentito parlare, ho deciso di leggere questi racconti e farmi un’idea mia, nonostante preferisca di solito tenermi alla larga dai casi editoriali. Ebbene, penso sia uno dei pochi casi in cui il chiacchiericcio che ruota intorno ad un libro sia pienamente giustificato e da assecondare. Questo perché i racconti, dagli argomenti vari, lasciano completamente spaesato(piacevolmente) il lettore, che si ritrova a cercare il significato recondito dietro ogni racconto e a riflettervi intensamente. É un libro che non può incasellarsi in alcun genere, un filo conduttore è l’analisi dei rapporti umani e amorosi nei nostri giorni, ma sarebbe riduttivo condurre tutto a quest’unica tematica. Quindi, suggerisco semplicemente di lasciarvi sorprendere dalla bravura della scrittrice e dalle svolte narrative che i racconti riservano.

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    paxhole

    19/09/2019 17:39:41

    era davvero tanto che aspettavo un'autrice così. Terribile. Vera. perché la realtà è terrificante e indorare la pillola (o mostrare solo il lato migliore) a volte non serve. serve anche vedere il rovescio della medaglia. Cat Person è il rovescio della medaglia. Ma scritto in modo superbo.

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    sere

    19/09/2019 11:36:38

    Una raccolta di racconti sorprendente. Una giovane autrice che rappresenta il modo di vivere e di pensare di una generazione e scrive in modo innovativo. Le sue storie hanno spesso un retrogusto horror o quantomeno inquietante, sono molto spesso legate al sesso, raccontato senza tabù, e a desideri e impulsi inconfessabili. L’autrice è capace di mettere a nudo impulsi e desideri, mettere in scena quasi degli incubi, che coinvolgono totalmente il lettore. Ho divorato questa raccolta e la consiglio assolutamente.

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    DP

    13/05/2019 11:43:03

    Racconti molto crudi, pieni di situazioni a volte molto imbarazzanti. Ogni racconto getta il lettore a capofitto in situazioni assurde che vengono estremizzate fino all'inverosimile.

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    Déjà vu

    05/05/2019 17:11:56

    Per tutto il libro ho avuto come una sensazione di Déjà vu, come se queste storie le avessi già lette tempo fa da qualche altra parte (ovviamente non è cosi), non so bene a cosa attribuire questa sensazione, forse ai numerosi cliché contenuti nel libro. Sebbene il libro sia scorrevole e la lettura risulti piacevole, non ne sono rimasta particolarmente colpita. Nulla di innovativo, nulla che non si sia già stato letto.

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    massimo r.

    08/03/2019 18:41:28

    Racconti molto diversi tra loro, anche nello stile, in maggioranza decisamente apprezzabili e originali.Cat person , che è un caso a sé, è certo anche divertente, e racconta una situazione più frequente di quanto si creda, anche a generi rovesciati.

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Kristen Roupenian sa come maneggiare la paura. I suoi non possono essere definiti racconti horror, ma fanno l’occhiolino al genere. La Roupenian è brava a giocare con le inquietudini del lettore e con i disagi interiori più comuni, senza chiamare in causa mostri notturni o bestie orripilanti. Il suo è uno stile agile e concreto, capace di illuminare sulla scena solo ciò che serve per dare la giusta sfumatura all’intreccio. Ma non solo: la Roupenian insinua il dubbio e lo abbandona lì, nella testa di chi legge, a ronzare come una vespa che sbatte ripetutamente contro il vetro. Nei suoi racconti, tradotti da Cristina Mennella, Gianni Pannofino e Maurizia Balmelli, pubblicati da Einaudi, sotto il nome di Cat Person (256 pagine, 17,50 euro) basta che qualcuno bussi alla porta per sentire scorrere un brivido freddo lungo la schiena o lasciarsi prendere da cattivi presagi.

C’è qualcosa che fatichiamo a decifrare nelle paure che provoca la cosiddetta società digitale. Paure diffuse che la Roupenian ha saputo cogliere e attraverso i suoi racconti ora ci somministra. Paure forse riplasmate dalla mole di notizie terrificanti che ogni giorno ci piovono addosso, da ogni angolo del pianeta, amplificate dal chiacchiericcio dei social network e talvolta distorte ad arte. Chi non ha mai temuto per sé, magari solo per un attimo, dopo aver sentito di un molestatore seriale neozelandese o di uno squinternato che ha scannato un tizio incontrato per caso in uno scantinato dell’Ohio? Chi non ha mai temuto che un folle terrorista, con le tasche imbottite di esplosivo, non irrompa nella scuola del figlio facendo strage di innocenti? Chi non ha mai temuto (quasi sempre sbagliando) che dietro i modi gentili di quell’anziano vicino di casa, non si nasconda un pedofilo?

Negli Stati Uniti, dove certe sensibilità letterarie emergono prima che altrove, Kristen Roupenian, 38enne di Boston, è diventata un autentico caso. Il racconto che dà il titolo alla raccolta (Cat Person, appunto) è stato pubblicato dal sito del New Yorker ed è risultato il secondo testo più letto in assoluto nel 2017. La protagonista è una giovane cassiera (Margot) impiegata in un bar presso un anonimo cinema di periferia. Margot una sera conosce un 34enne (Robert). Ne nasce un flirt, fatto di battutine e messaggi al cellulare. Da qui l’appuntamento, che però tradisce le aspettative di Margot. Situazione tipica, nella quale è molto facile immedesimarsi. Ci facciamo un film in testa, poi la realtà (lui/lei) si rivela ben altra cosa. Durante i preliminari, Margot intuisce che non le piacerà fare sesso con Robert, ma anziché mollarlo si concede ugualmente, un po’ per la paura (della reazione di Robert), un po’ per l’imbarazzo (che il suo rifiuto a quel punto comporterebbe). Robert non è un violento, anzi, si mostra insicuro e imbranato. I suoi modi grezzi e spicci spengono il desiderio di Margot. Ma la scarsa conoscenza del partner, poco propenso alle confidenze personali, e la paura di finire nelle fauci di un mostro, fanno sì che la ragazza si lasci andare. Concedersi quasi passivamente, alla fine, risulta più logico, sicuramente più veloce, che infognarsi in spiegazioni umilianti e rischiose.

Nel mondo della cultura a stelle e strisce, Cat Person è stato definito il “primo racconto virale”, perché in effetti è stato grazie al tam tam dei social network che ha acquistato una notorietà improvvisa e imprevista, probabilmente anche in virtù del fatto che il racconto è stato pubblicato nello stesso periodo in cui sui media si parlava giornalmente del movimento #metoo. Una notorietà che ha fruttato all’autrice un contratto editoriale da oltre un milione di dollari per scrivere due libri.

Prima di pubblicare questo volume, Cat Person (che nella versione originale si intitola You Know Yoy Want This, ovvero Lo sai che lo vuoi), la Roupenian aveva scritto solo qualche racconto horror. Non tutti per la verità hanno apprezzato la raccolta in questione. E in effetti non tutti e 12 i racconti brevi sono riusciti (bene) allo stesso modo. Le storie sono in gran parte legate al sesso. Il punto di vista è quasi sempre al femminile. Secondo una influente blogger americana, Emily Gould, i racconti di Kristen Roupenian “sono i lavori di una studentessa e sbandierano chiaramente cosa li ha influenzati”. Che la scrittrice cresciuta a Boston abbia fagocitato Stephen King (e non solo), lo si intuisce immediatamente. E allora? Il successo di Cat Person non dipende certo dalle letture/influenze dell’autrice. Semmai è frutto del rovistare di un artiglio inquisitore, leggero eppure graffiante, con cui Kristen Roupenian scava dentro ognuno di noi.

Recensione di Giovanni Di Marco

A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo



Nei giorni in cui leggevo il libro di cui parla questo articolo mi è capitato di passare dalla Fondazione Prada, a Milano: una persona della mia vita voleva vedere una certa opera d’arte che consiste in dieci enormi funghi rotanti che pendono a testa in giù dal soffitto. L’opera in questione si trova al nono piano di una torre, e prima di arrivarci abbiamo visitato altri otto piani in cui c’erano tulipani giganteschi in acciaio inossidabile, sedie e tavoli carbonizzati che mantenevano la forma originaria grazie a delle gabbie di metallo, un grosso oggetto di pelo (chiamato, naturalmente, Il pelo) e altre cose del genere.

All’ottavo piano c’era una serie di installazioni di Damien Hirst. La prima parete che si incontrava sulla sinistra, entrando, era quasi interamente occupata da un quadro molto grande. Da lontano sembrava una specie di tappeto nero. Avvicinandomi, mi sono accorto che si trattava di mosche. Una valanga di mosche morte incollate alla tela con precisione, in modo da non lasciare neanche uno spazio bianco. C’è stato un momento in cui sono arrivato abbastanza vicino al quadro da sentirmi assorbire, come se avessi immerso la testa nelle mosche morte – ne vedevo le alette opache e venose, i corpi accavallati uno sull’altro, lunghi mezzo dito – ed è stato allora che è arrivato l’odore. Indescrivibile.

Pur non essendo un critico d’arte – o forse proprio a ragione della mia ignoranza – mi è sembrato che tutta quella esposizione di morte potesse suggerire, a contrario, qualcosa che invece c’entrava con la vita. Più precisamente, con la corporalità: quella cosa da cui ci teniamo al riparo ricorrendo a svariati tipi di sovrastrutture, ma che tuttavia rimane la trama principale del nostro stare al mondo.

Cercando di essere meno vago, arrivo a Cat Person. Come è noto, si tratta di un racconto uscito per la prima volta sul New Yorker, e che è stato oggetto di grande attenzione per il fatto di essere diventato il più condiviso della storia del giornale. In Italia ha dato il nome alla raccolta che lo contiene insieme ad altre undici short stories, molto diverse tra loro, alcune più riuscite e altre meno, ma tutte attraversate dal filo rosso di una certa inquietudine. In Non avere paura la protagonista, seguendo le istruzioni di un vecchio libro di incantesimi, evoca un uomo bellissimo, nudo, tremante e pieno di sangue, nella cantina di casa sua. In La prova nel portafiammiferi marito e moglie si trovano a combattere con delle presunte creature che si aggirano sotto la pelle di lei. In Voglia di morire un uomo incontra una ragazza conosciuta su Tinder che gli chiede, prima di fare sesso, di prenderla a pugni.

Ma il punto di congiunzione di queste storie non è la sfumatura vagamente horror, che pure caratterizza l’atmosfera dei racconti come una crema al siero di vipera in una torta della nonna. Roupenian usa l’orrore come un microscopio, per circoscrivere l’attenzione intorno a quello che maggiormente le interessa, e cioè la disposizione del potere nei legami sentimentali e sessuali: come sottomettiamo gli altri, come gli altri ci sottomettono.

Ora, Damien Hirst e Kristen Roupenian hanno in comune il fatto di essere diventati delle specie di rockstar. Entrambi sono strapagati e sono stati discussi anche al di fuori del loro settore – con le dovute proporzioni, va da sé. Questo però non è l’unico collegamento che mi si è acceso nella testa. Mentre me ne stavo seduto davanti al quadro con le mosche, ho ripensato ai racconti di Cat Person, e mi sono reso conto che a modo loro sono entrambi – quadro e racconti – dei modi disgustosi e poetici al tempo stesso per mettere in scena una incapacità: quella di noi, donne e uomini del nostro tempo, in grado di gestire tutto tranne i contatti più spiccioli. Con le mosche, che sono probabilmente gli animali che incontriamo più spesso nel corso della giornata: ma ci mettono a disagio appena ne troviamo più di una, morte. E con le persone.

Così Margot, la protagonista di Cat Person, rimane affascinata da Robert finché possono parlarsi in chat, con una distanza di sicurezza che li separa. Ma appena si trova nella camera da letto di lui, appena si trova a tu per tu con il suo corpo, non può fare a meno di sentirsi delusa e anche un po’ schifata, come se il Robert delle chat che le provocava tutta quella eccitazione fino al giorno prima non fosse lo stesso Robert di cui adesso vede la pancia pelosa, di cui sente il peso su di sé, di cui intuisce l’insicurezza dai movimenti e da un certo modo di ansimare. Davanti al quadro con le mosche morte anche Margot farebbe un passo indietro, che schifo, direbbe, sono delle mosche.

Recensione di Pierpaolo Moscatello

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