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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale
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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale - Filippo Focardi - copertina
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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale Filippo Focardi
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Descrizione

Cattivo tedesco. Barbaro, sanguinario, imbevuto di ideologia razzista e pronto a eseguire gli ordini con brutalità. Al contrario, bravo italiano. Pacifico, empatico, contrario alla guerra, cordiale e generoso anche quando vestiva i panni dell'occupante. Sono i due stereotipi che hanno segnato la memoria pubblica nazionale e consentito il formarsi di una zona d'ombra: non fare i conti con gli aspetti aggressivi e criminali della guerra combattuta dall'Italia monarchico-fascista a fianco del Terzo Reich. A distinguere fra Italia e Germania era stata innanzitutto la propaganda degli Alleati: la responsabilità della guerra non gravava sul popolo italiano ma su Mussolini e sul regime, che avevano messo il destino del paese nelle mani del sanguinario camerata germanico. Gli italiani non avevano colpe e il vero nemico della nazione era il Tedesco. Gli argomenti furono ripresi e rilanciati dopo l'8 settembre dal re e da Badoglio e da tutte le forze dell'antifascismo, prima impegnati a mobilitare la nazione contro l'oppressore tedesco e il traditore fascista, poi a rivendicare per il paese sconfitto una pace non punitiva. La giusta esaltazione dei meriti guadagnati nella guerra di Liberazione ha finito così per oscurare le responsabilità italiane ed è prevalsa un'immagine autoassolutoria che ha addossato sui tedeschi il peso esclusivo dei crimini dell'Asse, non senza l'interessato beneplacito e l'impegno attivo di uomini e istituzioni che avevano sostenuto la tragica avventura del fascismo.
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Dettagli

3
2016
Tascabile
17 marzo 2016
XIX-288 p., Brossura
9788858123850

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cecilia
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Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale

Uno studio storico importante per comprendere come nel dopoguerra è stata costruita strumentalmente la memoria pubblica sulla seconda guerra mondiale nel nostro Paese.

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Cris ZH
Recensioni: 5/5

"L'identità collettiva di un popolo si forma anche attraverso il dimenticare (…) quindi noi abbiamo bisogno di riformulare i criteri di selezione della memoria." (P. Bodei). Questo libro, dalla scrittura asciutta e rigorosamente documentato, analizza la formazione di alcuni grandi miti della identità italiana contemporanea: principalmente il mito del fascismo inviso alle masse e della ansia di riscatto popolare, ma anche indirettamente il mito del primo fascismo "buono" e degli "Italiani brava gente". Questa revisione dei miti è fondamentale per avvicinarsi allo studio dell'evoluzione sociale, politica e culturale dell'Italia durante il ventesimo secolo.

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luca bidoli
Recensioni: 5/5

Un ottimo testo, scritto molto bene e con una documentazione ineccepibile tra fonti primarie e secondarie, aggiornate e recenti, che rivede e riscrive sul "mito", ripetuto e consolidato, del soldato italiano buono ed umano, in netta e radicale contrapposizione con il " camerata" tedesco, barbaro e sanguinario. Il testo svela e rileva la natura e l'utilizzo di questo stereotipo, affermatosi in modo particolare sin dall'immediato 8 settembre, volto ad un riscatto morale e non solo, in vista della resa dei conti con gli avversari di ieri e delle inevitabili conseguenze delle guerre di aggressione "fasciste", rese estranee alla mentalità ed al sentire di tutto un popolo. Italiani brava gente, ma è davvero così? Questo testo insinua dubbi nelle nostre più intime convinzioni e rende palese la rimozione, quasi collettiva, di un ventennio di dittatura, feroce e criminale, e, soprattutto, dei suoi esiti di guerra, a fianco, non succubi, della potenza germanica.

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