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Herbert A. Simon

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1985
Pagine: 406 p.
  • EAN: 9788815009340

recensione di Egidi, M., L'Indice 1986, n. 3

Quando, nel 1833, Charles Babbage ideò la sua macchina analitica, era chiaro, dai suoi intenti, lo scopo di costruire un meccanismo in grado di sostituire quelle parti di lavoro mentale umano che sono ripetitive, ampliando così la capacità umana di svolgere calcoli razionali. Ma la macchina analitica, oggi considerata il progenitore dell'elaboratore elettronico, fu ideata dal suo autore ad imitazione di un'altra macchina: il telaio Jacquard, dispositivo che rivoluzion• l'industria tessile nei primi anni dell'800, poiché permise di eseguire automaticamente disegni tessuti di qualsiasi forma e colore.
Il dispositivo di Jacquard permise di sostituire lavoro umano con procedimenti automatici, e anche di ampliare le possibilità di produzione, superando i limiti precedentemente imposti dalla complessità del lavoro di tessitura manuale. In entrambi i casi, macchine che possiamo considerare da un qualche punto di vista intelligenti svolsero un duplice compito nel processo di sviluppo industriale: sostituire lavoro umano e permettere di superare i limiti di capacità del lavoro umano ripetitivo, ampliando così la qualità e la quantità di ciò che è producibile.
Ma come è possibile che l'intelligenza che caratterizza lo svolgimento di un processo di lavorazione venga trasferita ad una macchina? Quale relazione vi è tra questo trasferimento e la divisione del lavoro? Che effetti hanno i fenomeni ora indicati sulla evoluzione di quegli organismi economici che chiamiamo imprese? Sono domande che pongono al centro dell'interesse un argomento che per lungo tempo è stato trascurato nel mondo degli economisti teorici: il fenomeno dello sviluppo, o meglio dell'evoluzione delle economie industriali moderne. Dopo la grande stagione del periodo classico, in cui tutti gli economisti di grande rilievo, da Adam Smith fino a Karl Marx, avevano posto al centro dell'analisi il problema dello sviluppo, la teoria dello sviluppo ha ricevuto contributi rilevanti quasi sempre e solo da economisti che, in qualche forma, non erano allineati con la ortodossia del paradigma vincente neoclassico; ciò vale anche per il presente. Così, nel rileggere brani della teoria evolutiva dell'impresa, di R. Nelson e S. Winter ("An Evolutionary Theory of Economic Change", Belknap Press 1982), uno dei pochi approcci moderni ai problemi dello sviluppo, diviene palese il fatto che, nell'affrontare gli interrogativi che ho sopra proposto, gli autori debbono contrapporsi alla visione neoclassica standard. ciò perché in tale visione la divisione del lavoro e la sua automazione, il cambiamento delle tecnologie e delle forme organizzative, in una parola tutti i fenomeni tipici del mutamento economico sono considerati come elementi esogeni all'economia. E va osservato che considerare esogeni tali elementi è una assunzione necessaria nell'ottica neoclassica; i comportamenti innovativi di individui ed imprese, che caratterizzano l'evoluzione economica, hanno infatti caratteristiche del tutto discordanti da quelle che la tradizione neoclassica attribuisce agli agenti economici.
Quest'ultima osservazione ci aiuta a comprendere la rilevanza del contributo che Herbert Simon ha portato all'analisi economica moderna: sviluppando una analisi approfondita del comportamento umano entro le organizzazioni, su una linea di analisi ben presto entrata in collisione con la tradizione, egli ha costituito un punto di partenza nuovo - e certamente più adeguato di quello neoclassico - per l'analisi della evoluzione delle organizzazioni economiche (le imprese), e più in generale per lo studio dei fenomeni dello sviluppo.
Il punto che qui occorre porre in luce è il fatto che la linea di analisi simoniana rende possibile studiare il mutamento economico (strutturale) come fenomeno endogeno, intrinseco all'economia. Per convincersene, basterà riprendere in esame le domande precedenti e tentare delle risposte servendoci della analisi di Nelson: come avviene la introduzione di una nuova macchina? Essa può avvenire allorché un determinato processo lavorativo è stato diviso in fasi ed operazioni distinte, e trasformato così in una procedura, o routine, che viene svolta da più individui cooperanti entro una organizzazione. Progettata una certa divisione del lavoro, è possibile rendere automatiche parti delle sue fasi; deve esistere dunque una organizzazione - l'impresa - entro la quale si elaborano nuove routines, allo scopo di superare i limiti imposti dalla scarsità delle risorse alle possibilità di sviluppo. Il carattere limitato delle risorse viene qui assunto come dato di partenza, ma contemporaneamente la crescita dell'impresa come organizzazione, è determinata dal superamento dei limiti originari; la limitata abilità lavorativa, rendendo troppo costosa la produzione di tessuti di ogni tipo di disegno e colore, viene superata dalla introduzione del dispositivo di Jacquard, che attribuisce alle macchine la esecuzione del complesso - ma routinizzato - compito di scegliere trame e colori.
L'abbozzo di spiegazione ora avanzato contiene diverse violazioni degli assunti neoclassici tradizionali: l'imprenditore non è un singolo agente che massimizza il profitto in base alla conoscenza di una tecnologia data: è una organizzazione che funziona in base a regole e routines interne, le cui decisioni non sono riconducibili al calcolo di un punto di ottimo, poiché le informazioni che permetterebbero questo calcolo non sono tutte disponibili; ed è proprio perché non sono disponibili le conoscenze sulle tecnologie future possibili, che l'attività di decisione diviene un processo di ricerca entro alternative (costose) i cui risultati non sono a priori conosciuti. Il fondamento microeconomico tradizionale è così abbandonato, e sostituito da un punto di vista che costituisce il risultato di quella ampia riflessione sulla razionalità umana che dobbiamo ad Herbert Simon.
A partire dal suo pionieristico lavoro sul comportamento amministrativo degli anni '50, fino agli attuali studi sull'intelligenza artificiale, il nucleo centrale dell'interesse simoniano è centrato sull'analisi del comportamento umano in condizioni di scarsità; ma, mentre nell'ottica neoclassica tale comportamento non può che essere ricondotto ad una scelta razionale sulla base di vincoli dati, Simon "scopre", analizzando empiricamente il comportamento dei soggetti economici entro le imprese, che è tipico del comportamento effettivo il tentativo di superare o eliminare gli elementi di scarsità che vincolano l'azione. La scelta non è più, come nella tradizione, un atto, ma un processo - per molti versi assimilabile alla progettazione, al design - in cui la vera risorsa scarsa è l'intelligenza; in questo processo non è definito a priori un insieme di regole che permettano di giungere automaticamente al risultato desiderato: il problema è invece quello di trovare tali regole, di individuare una procedura adeguata, o satisficing.
L'esempio del gioco degli scacchi, che Simon analizza a fondo, contribuendo alla elaborazione degli attuali metodi di intelligenza artificiale per il gioco attraverso calcolatori, è una rappresentazione stilizzata di situazioni complesse in cui il comportamento umano è orientato alla ricerca di una procedura che permetta di raggiungere il risultato desiderato; un comportamento "ottimo" nel senso tradizionale consisterebbe nella adozione della strategia vincente; strategia che sicuramente esiste, ma che la nostra limitata razionalità ci impedisce di scoprire una volta per tutte.
L'approccio neoclassico, che assume una razionalità illimitata, è dunque irrealistico, secondo l'insegnamento di Simon; ma non si può ridurre a ciò il nucleo della sua critica perché in tal caso la sua analisi sarebbe classificabile come una mera variante dell'approccio neoclassico, dotata al più di maggiore realismo.
Gli economisti che hanno assunto questa posizione interpretativa non si sono accorti che essa regge solo a patto di accettare una visione statica, immutabile, della vita economica. Ma se si assume al contrario che i sistemi economici evolvano, mutando nel tempo le loro caratteristiche strutturali, allora ci si accorge che, mentre la descrizione del comportamento microeconomico che la tradizione neoclassica ci ha consegnato è del tutto inadeguata a spiegare come l'evoluzione avvenga, la descrizione simoniana è utilizzabile a questo scopo. L'analisi del mutamento strutturale, dell'innovazione, può essere condotta, su un piano microanalitico, ricorrendo alla concettualizzazione simoniana; è pensando alla scelta come ad un processo complesso di design che possiamo tentare di comprendere come vengano elaborate nuove strategie all'interno delle imprese, come vengano elaborate ed attuate le innovazioni. Ritorniamo così all'esempio da cui eravamo partiti: la divisione del lavoro e la sua meccanizzazione - il principale processo di trasformazione che caratterizza l'economia industriale moderna - non viene spiegata in alcun modo se ricorriamo alla immagine tradizionale dell'imprenditore razionale. Se qualche speranza di comprenderlo più a fondo sussiste, essa è certamente condizionata dalla possibilità di comprendere meglio la natura dei processi di analisi e decisione che avvengono entro le imprese e le organizzazioni sociali; e a questo scopo l'insegnamento di Simon costituisce una tappa obbligatoria.