Cent'anni di solitudine. Ediz. speciale

Gabriel García Márquez

Traduttore: E. Cicogna
Editore: Feltrinelli
Collana: Vintage
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 18 marzo 2005
Pagine: 343 p., Rilegato
  • EAN: 9788807830099
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Descrizione

Macondo è un microcosmo sconvolto da cataclismi biblici, devastato dalla follia degli uomini, e scosso da mille piccoli drammi o gioie quotidiani. È la sede di un secolo di vita della famiglia Buendía, che sono insieme i creatori e i distruttori di questo villaggio cui s'arriva attraverso "nebbiose gole, tempi riservati all'oblio, labirinti di delusione". Il romanzo di Gabriel García Márquez, pubblicato nella collana "Narratori" nel 1968 e in "Universale Economica" nel 1973, è riproposto in un'edizione speciale rilegata per i cinquant'anni della casa editrice.

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Recensioni dei clienti

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    Emanuele

    15/05/2018 12:42:31

    A chi ha trovato questo libro brutto, noioso, sconclusionato, posso dire solo questo. Avevo letto Cent'anni di solitudine a vent'anni. Perché si doveva. E avevo fatto una fatica enorme... ero riuscito a portarlo a termine solo perché le mie rigidità mentali mi imponevano di finire qualsiasi libro (non lo considero un pregio, tutt'altro). Ora di anni ne ho quarantacinque. L'ho riletto qualche mese fa e ne sono rimasto assolutamente folgorato. Un capolavoro assoluto. C'è tutto, tutto il reale e tutto l'immaginario (che è comunque reale) che compongono la vita di un uomo e di una donna. L'ho amato così tanto che terminata l'ultima pagina, ho ricominciato da capo, godendomi ogni singola riga, ogni singola immagine, ogni singolo moto del cuore.

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    Gianluca

    07/02/2015 17:26:29

    Bellissimo, così emozionante, un pugno allo stomaco. Impossibile definirlo noiso. Un libro che divorerete in pochi giorni. Chi lo descrive come un ammasso di robe senza senso e scollegate non ha capito niente. Rileggetevi il libro e questa volta fatelo meglio.

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    Trixter

    07/10/2014 11:56:44

    Ma che succede a Macondo? una serie interminabile di sgangherati e grotteschi eventi, cofusionari e spiazzanti, con protagonisti originali ma, in fondo, sempre uguali. E' sempre un piacere rilevare che ci sono dei romanzi che suscitano tanto entusiasmo, come quest'opera di Marquez. Eppure, ahimè, confesso che a me non è piaciuto. Ho cercato di apprezzarlo in ogni modo, ma le mie preferenze narrative sono ben altre. Ho sofferto la sovrabbondanza di eventi e la pressochè totale assenza di dialoghi, la rutilante consequenzialità dei fatti e la concreta assenza di approfondimenti dei personaggi che scivolano via ineluttabili, pagina dopo pagina. Non amo i paragoni ma se capita di leggere autori da Dumas a Turgenev, da Hesse a Kafka etc., il confronto, secondo i miei gusti, è sinceramente impietoso. Di quest'opera, comunque, resta una prosa eccellente, un sapientissimo uso della punteggiatura ed un finale davvero eccezionale.

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    Elena

    20/09/2012 09:35:45

    Uno dei libri che più mi hanno appassionato, curioso e coinvolgente, e spesso spiritoso, molto originale

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    carola

    15/03/2012 18:21:25

    oserei dire che questo sia il più bel libro che io abbia mai letto e sinceramente mi ha dato un gran dispiacere leggere i commenti negativi che lo considerano noioso, superficiale e ridicolo...in realtà trovo che sia l'esatto opposto...

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    guglielmo aprile

    01/02/2012 17:15:21

    La realtà trapassa, quasi con leggerezza, nell'onirico, assume connotati da favola. Tutto è dettagliato, nelle descrizioni; poi, all'improvviso, avviene il salto, lo scatto, e il mondo si invola verso il natastico, l'irreale, e l'impossibile si inserisce nel concreto anche più crudo. E i confini tra ciò che appare nei sogni e ciò che è reale sfuma. La malattia dell'insonnia, ad es., e poi della perdita della memoria, che colpisce gli abitanti di Macondo: fatti di pura invenzione, ceh però fanno apparire il mondo un posto magico, come agli occhi dei bambini o dei primitivi; anzi, i parametri della verosimiglianza sono capovolti, al punto che il magico appare 'normale', previsto e possibile, all'interno di quella realtà, che è di ordine diverso rispetto a quella in cui siamo intrappolati - guglielmo aprile

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    angela

    22/12/2011 00:17:38

    Non mi è piaciuto. Poco interessante, senza senso. Un ammasso di personaggi completamente inverosimili e fuori da ogni realtà. Ho perso tempo, potevo leggere altro.

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    Daniel

    06/11/2011 21:54:13

    Mi ha un po'deluso, non è di certo un brutto libro però non ha raggiunto con me quelle vette di cui la maggior parte delle persone parla.L'ho letto molto velocemente, è un libro avvincente, però è mancata la scintilla finale, la più importante. A me è sembrato molto veloce, anche troppo per i miei gusti, abituato a leggere fino in fondo le reazioni dei personaggi negli avvenimenti della vita (Dostojevskij ad esempio). Però l'ho letto con piacere, l'incipit del libro è straordinario di quelle cose che ti rimangono impresse.Il personaggio più affascinante per me è stato il colonnello Aureliano Buendia, ma sono un po' tutti affascinanti (anche se c'è sempre bisogno di un albero genealogico sott'occhio) e affascinante è la storia della stirpe che finisce nell'oblio con tutta Macondo. Però il punto debole di un libro del genere quando si trova davanti ad un lettore come me è solo 1: la magia.All'inizio mi piaceva, mi piaceva come si descriveva questo luogo incontaminato e la sua gente, gli incontri con i morti, la lettura delle carte, il buon Melquiades, però poi si esagera! Remedios la bella che sale in cielo, mostri che infestano Macondo ecc? e più si avvicina la fine del libro e il racconto diventa sempre più fantastico. Capisco che il termine realismo magico nasce probabilmente da questo libro, ma non capisco? ascoltando alcune interviste di Marquez ho sentito che lui non definisce il genere dei suoi libri "Realismo magico", ma solo Realismo perché nel mondo c'è molta più magia di quello di cui ci rendiamo conto, siamo ancora troppo influenzati da Cartesio.Ma allora perché questo bisogno di mettere tutta questa magia nelle cose del mondo? Se è già nelle cose stesse non sarebbe meglio rendere magico tutto quello di reale che ci circonda senza far diventare tutto cosi assurdo? Ill fatto è che leggendolo non sono entrato in questo mondo di magia e non ha cambiato il mio modo di vedere le cose,cosa che tanti altri libri mi hanno dato, come "IL Mondo di Sofia" DI Gaarder

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    donatella

    30/09/2011 07:46:54

    Bello, sicuramente da leggere e da consigliare.

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    Serena

    07/09/2011 21:05:36

    Il libro più brutto che abbia mai letto in vita mia. Talmente brutto che non ricordo neppure la trama (l'ho letto circa 10 anni fa), il che significa che non mi ha lasciato assolutamente nulla. Ricordo solo la gran fatica che ho fatto per capirlo, poichè tutti i nomi sono uguali Forse per apprezzarlo dovrei rileggerlo, magari anche in virtù della mia "maturazione letteraria", ma l'idea di accostarmi a qualcosa che già so essere noioso mi innervosisce.

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    Albert

    30/08/2010 19:19:33

    Vorrei spiegare perché alcuni non hanno capito la bellezza di questo capolavoro di Marquez, così insolito nei contenuti e nello stile. Quando parliamo di “realismo magico”, che pervade l’intera struttura narrativa dell’opera di Marquez e la storia di un secolo della mitica famiglia Buendia, dobbiamo però capire davvero cosa significa, perché alcuni ne hanno parlato a sproposito. Realismo magico, nella cultura latino americana, come hanno già sottolineato alcuni studiosi, è il senso di non appartenenza, alienazione, sogno, non di rado incubo (non a caso alcuni hanno accostato Marquez a Kafka), che pervade mentalmente e culturalmente la vita dei sudamericani, una singolare mescolanza di magia e realtà, ed è così difficile da capire per noi. Mentre gli europei e i nordamericani, ad esempio, si sentono razionalmente artefici della loro storia e del loro destino, e lo vedono procedere verso un futuro lineare e di progresso, così non è nella cultura dei latino americani, dopo secoli di colonialismo (spagnolo e portoghese) e neo-colonialismo (statunitense), dal XVI secolo in poi, ed ecco spiegata la “circolarità” del tempo in Cent’anni di solitudine, il tempo e i fatti che si ripetono senza un vero e proprio progresso. Ecco allora che nella cultura latino-americana incombe sovente un senso di sogno, di irrealtà, di magia, quasi che la vita sia un sogno, o un incubo, del quale nessun individuo ha il controllo. Ciò spiega appunto tutte le grandi tragedie nella storia di questo continente, accettate con fatalismo: dalle innumerevoli guerre civili, ai rivolgimenti politici, ai colpi di stato sanguinosi e alle contraddittorie ed effimere rivoluzioni popolari, ai dittatori di destra e di sinistra e ai desaparecidos, all’economia sotto il perenne controllo delle potenze straniere: dai conquistadores spagnoli alle grandi società nordamericane (la compagnia bananiera del romanzo) . Questo è il concetto – che nessuno spiega – di realismo magico.

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    Isetta

    03/12/2009 15:10:20

    Marquez ha scritto sicuramente di meglio. Temo che questo libro sia leggermente sopravvalutato.

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    Intrevado Nicola

    08/05/2009 20:13:11

    Il libro, apparso, come un dono prezioso nel bel mezzo del dibattito sulla possibile morte del romanzo alla fine degli anni '60, sconvolge e getta un nuovo modo, inatteso, imprevisto e imprevedibile di raccontare la vita.Con una prosa sinuosa, flessibile, duttile e tale da riuscire a convincere il lettore che, le cose bizzarre che racconta, sono piu' vere del vero e solo perche' Marquez ce le riporta. Ce le sussurra senza mai un solo grido, un solo comando.E, non tanto per cio' che dicono le parole quanto per la potenza della voce che commuove il lettore nel narrare la storia circolare della geniale ambientazione temporale con tutta la loro prevedibile: imprevedibilita'. E, spezzando, il desolante perimetro mentale dei romanzi a questo contemporanei.Il tutto, espresso, in una forma tenue, elegante, morbida e che, alla inevitabile rilettura, man mano si indurisce fino a cristalizzarsi per diventare : sostanza in forma di pura arte letteraria.I suoi personggi sono inseriti in un contesto metafisico nel quale ogni regola della fisica, della chimica, della morale e del sentire sono talmente fascinose che definirle magiche e' solo un modo, banale, di attribuirle un disvalore. Marquez non chiede ai Buendìa di testimoniare cio' che ritengono falso , che sarebbe " peccato " , ma , di testimoniare falsamente cio' che ritengono , invece , vero , il che e' una stupefacente azione virtuosa , perche' supplisce ad una sorta di mancanza di prove circa " qualcosa o qualcuno " che , certamente e' accaduto o e' esistito. Non e' quindi, come dire, necessario essere stati, poniamo, in un luogo per conoscerlo, se cosi' fosse, i marinai sarebbero, per definizione piu' sapienti dei teologi. Un libro che conservo come un diamante, fatica, di un autore dall' intelligenza verbale abbagliante nel forgiare verita' inverosimili e sagge, con il suo talento da grande illusionista nel sottrarsi alla realta' ordinaria e che, merita l' immortalita' della nostra memoria, al cospetto di altra produzione che, dovrebbe durare meno di un fiore.

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    sma

    23/06/2008 23:14:36

    semplicemente..il finale più bello che abbia mai letto in tutta la mia vita.va a sapere cosa mi ha lasciato questo libro..e non so nemmeno perchè..ma lo ricordo con meraviglia e con un brivido .da leggere e non demordete

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    penelope

    26/05/2008 23:04:37

    L'acmé del realismo magico. Per capire pienamente Cent'anni di solitudine a mio avviso bisogna prima leggere VIVERE PER RACCONTARLA che è l'autobiografia di Marquez. so che è paradossale, perché quest'ultimo libro è posteriore a cent'anni, ma solo così si può godere appieno il significato dei personaggi di Marquez. Ognuno di loro è imbevuto della vita stessa dell'autore: vecchie zie sibilline, bordelli, epopee amorose, magie, credenze, colonnelli... tutto è Marquez, è la sua vita, il suo popolo, la sua cultura. Cent'anni di solitudine è la storia di un determinato spazio e di un determinato tempo, con l'aggiunta di una trama densa che conferisce un senso a tutto l'impianto stesso. la trovo un'opera ambiziosa, a tratti può sembrare lenta, ma di una frizzantezza letteraria unica, e lascia nel tempo un retrogusto squisito e ci mancherà averlo sul comodino. Voto massimo.

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    Valentina

    12/04/2008 22:43:05

    Ho iniziato a leggerlo ma non sono mai riuscita a finirlo...Non so perchè ma non mi ha mai preso VERAMENTE! Boh!

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    Alessio

    04/01/2008 19:08:39

    Prima di iniziare a scrivere questo commento ci ho messo un pò perchè mi chiedevo cosa mi avesse lasciato dentro questo capolavoro. Potrei ripetere i commenti di tutti, dicendo che credo sia, assieme ai Pilastri della Terra di Follett, il libro della mia vita, ecc... ma sarebbe troppo banale. E' semplicemente un libro magico e le emozioni che si provano leggendolo sono altrettanto semplicemente incomparabili. Comprendo chi lo considera un libro pesante e brutto semplicemente perchè non tutti hanno lo stesso quoziente intellettivo. C'è a chi piace leggere libri facili, che si capiscono al volo e a chi piace perdersi nei meandri di un'opera immensa e incredibile. Macondo, i Buendìa, tutti gli altri personaggi del romanzo sono così reali e allo stesso tempo così magici da togliere il fiato. Un opera da leggere sicuramente cancellando prima dalla testa ogni forma di preconcetto sul "romanzo" in generale. Questa è tutta un'altra cosa. Un libro che "apre" letteralmente un "mondo nuovo" nella letteratura moderna. Lo stile di scrittura è, poi, quello di un genio con forme e parole assolutamente sbalorditive. L'ho letto solo una volta ma sono sicuro che, negli anni a venire, lo riprenderò più volte per gustarmi appieno un capolavoro del genere. Ancora oggi, dopo una settimana dall'ultima parola letta, non riesco a pensare ad altro che non ai Buendìa: ad Aureliano e Ursula, due personaggi dei quali il solo essere coscienti del fatto che non siano persone vere fa star male. Quindi leggetelo e, per favore, non cercate in tutti i modi di distruggerlo. Fatevi solo trascinare da questa storia triste, assurda e semplicemente incredibile.

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    Emanuela

    31/12/2007 17:59:31

    Si tratta di un classico grazie al quale l'autore è straconosciuto e amato e soprattutto con cui ha vinto un premio nobel. Ero molto incuriosita e ho iniziato a leggerlo. E' vero: è pesante, complesso, spesso ripetitivo, ma sono comunque contenta di averlo letto. Per apprezzarlo, secondo me, è necessario svestirsi dei panni da occidentali e farsi trasportare in un mondo magico, fantastico che a noi può sembrare surreale, lontano, ma che a ben guardare ci assomiglia un pò. Ho letto un pò di fatalismo nel romanzo di Marquez, in un racconto in cui il tempo si accartoccia su se stesso e nel quale l'uomo è quasi alla mercè degli eventi, quasi impotente di fronte al destino, un destino di solitudine e di abbandono... Se si legge con attenzione quindi, Macondo non è una realtà così distante da quella alienante del nostro tanto osannato Occidente post-moderno...

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    GIUGUMENTA

    06/11/2007 02:27:18

    Semplicemente REALISMO MAGICO. Non leggerlo è un peccato mortale.

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    eru

    01/07/2007 21:16:00

    ...la prima volta è stato complicato, ho dovuto ricostruire uno schema dell'albero genealogico della famiglia buendìa. la seconda volta, schema sott'occhio, ho apprezzato maggiormente l'intreccio ingarbugliato, la natura selvaggia e sorprendente, i personaggi grotteschi avvolti nella preziosa luce del realismo magico e la loro intima vocazione alla tragedia. la terza volta finalmente ho capito: questo libro è perfetto, e il ritratto del col. aureliano buendìa è quanto di più fine, profondo, complesso e umano possa esistere; è l'allegoria della tradizione e della rivoluzione, dell'amore e della guerra, delle radici nella terra e della condanna all'eterna migrazione, dei sogni e della loro caduta, del tempo stesso e delle età dell'uomo, degli uomini e delle donne, del destino e del libero arbitrio, del dna e delle scelte individuali, della storia nella sua lotta tra natura e civiltà, della gloria primitiva dei patriarchi e della consapevole inconsistenza di un presente già consumato. il senso della vita in tante parole, colori, odori, un universo in espansione nato da un'oscura volontà e predestinato all'estinzione e all'autodistruzione, cancellato da una folata di vento, com'è giusto che sia, come non può non essere. la quarta lettura sarà la beatitudine di risalire la prosa di garcìa màrquez in spagnolo, dai tasti della macchina da scrivere, attraverso la punta delle sue dita, su su dentro le vene, fino al cuore, fino al cervello. ma so che questo è un libro magico, e più si entra nelle vie di macondo, più i suoi personaggi abbassano le difese, le matrone dalle mani bendate si liberano dalla clausura autoimposta, gli spiriti riposano la notte per raccontarsi di giorno e uno zingaro atavico, chissà se più divino o più diabolico, ti consegna in mano i segreti del mondo che impiegherai tutta la vita a decifrare, in una febbrile ricerca del vero, dell'amore, della felicità, di te stesso, della giustizia o del mare, che dura per tutti, per chi continua a cercare, cent'anni di abissale solitudine.

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