Il cervello, la mente e l'anima

Edoardo Boncinelli

Editore: Mondadori
Collana: Oscar saggi
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 02/05/2000
  • EAN: 9788804473763
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    Tullio Pascoli

    02/02/2015 14:24:42

    Lettura oltremodo utile: insegna quanto s'è appreso in questi ultimi decenni sulle funzioni di cervello, mente ed individualità di ognuno di noi. Boncinelli è uno specialista e come Cavalli Sforza - mondialmente noto - è un ottimo divulgatore scientifico. Qui espone giustamente la genesi dell'individualità generata dalla curiosità di chi cerca risposte agli infiniti dubbi. E come Popper insegna, la ricerca non ha fine. Così, ad ogni momento ed esperienza sommiamo nuove scoperte, ma nella misura che la comprensione aumenta, nuovi dubbi si formano; pertanto, sono le incertezze che stimolano, così come le necessità sono il motore delle nostre iniziative. Dunque, l'incertezza è virtuosa ed il dubbio fecondo. Del resto, apprendiamo anche dalla sagace Ayn Rand come l'egoismo sia un bene biologico; quindi, il bisogno è creativo, mentre la sazietà ci induce all'inerzia. Ed è grazie alle esperienze che possiamo determinare i limiti delle nostre potenzialità. Si nasce senza cognizioni e si apprende comparando la nostra dimensione nello spazio occupato, interagendo con ciò che ci circonda. Allora, sbagliava Freud quando attribuiva subcosciente ai feti; infatti, Jean Piaget sostiene che la consapevolezza è il risultato del lento processo di apprendimento che si forma nei nostri primi anni di vita. Questa pedagogica lettura, dunque, aiuta a capire l'importanza della nostra individualità perché ognuno di noi interpreta e percepisce la realtà a modo suo dando il proprio personale contributo allo sviluppo del progresso. In conclusione, dunque, i modelli politici che pretendono conoscere gli interessi particolari degli individui, ricorrendo a coercizione, confiscando le nostre legittime libertà, aggiudicandosi la messianica prerogativa di imporre limiti diversi da quelli che sono propri dell'individuo, pur avvalendosi della Legge positiva - da loro stessi elaborata -, commettono un vero delitto proprio perché tali pratiche sono incompatibili con quella che è la legge naturale.

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    Ancora una volta è possibile riscoprire in questo libro,ciò che la scienza è riuscita finalmente a scoprire in questi ultimi vent'anni ...siamo noi Dio(ma sono in pochi purtroppo a rendersene conto). Non esiste nessuna pillolina rossa per uscire da Matrix, perchè siamo noi Matrix. Il Principio di Indeterminazione di Heisenberg è solo un inganno per la mente umana, tutto è determinato;ma i limiti della nostra capacità di osservazione ci impediscono di vedere e di capire che in realtà viviamo in un'immensa prigione chiamata Universo.Ogni particella di questo Universo segue un corso prestabilito,che non potremo mai definire (neppure tra mille anni). L'ignoranza è la salvezza dell'uomo,l'unica cosa che gli impedisce di condurlo verso la follia. L'energia nasce dall'Informazione, in quanto ne è una forma complessa;e fortunatamente l'Informazione è talmente "sottile", che fin quando non crea strutture molto più complesse, ovvero dell'Energia (in tutte le sue forme),non può da essa venir distrutta o in essa venir inglobata.....le nostre anime sono condannate a "vivere" in eterno .

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recensioni di Paternoster, A. L'Indice del 1999, n. 06

Dunque, oltre la mente, c’è anche l’anima? Ho letto il libro con una certa trepidazione, nell’attesa che venisse spiegato che cosa è l’anima e in che cosa essa differisce dalla mente. In realtà di anima non si parla mai o, più precisamente, se ne parla, nelle ultime pagine del libro, come dell’"insieme delle percezioni e delle intenzioni consce e inconsce che caratterizzano la nostra vita interiore". In altri termini, per "mente" l’autore intende la cognizione in senso stretto, l’insieme delle nostre capacità raziocinanti, laddove l’anima si estende a comprendere quegli aspetti emotivi e fenomenici che accompagnano la cognizione, spesso intrecciandosi con essa in modo indissolubile. In base a questa definizione la mente è solo una parte dell’anima, la sua componente non qualitativa, meno soggettiva, forse la sola a essere spiegabile sulla base di modelli puramente formali.

La distinzione non ha quindi alcuna conseguenza teorica di rilievo; in particolare, l’uso del termine "anima" corrisponde a una scelta terminologica che non cela alcuna concessione a una qualche forma di dualismo mente/corpo, e, dato che Boncinelli è fior di scienziato (fisico di formazione, direttore del laboratorio di biologia molecolare dello sviluppo all’Istituto San Raffaele), ci saremmo davvero stupiti del contrario. In compenso si parla molto di cervello (circa centocinquanta pagine), abbastanza di mente (una settantina di pagine) e, in aggiunta, parecchio di evoluzione e di svariati argomenti a contorno, dal big bang alla teoria dell’informazione. L’enfasi sul cervello è del tutto ragionevole, come strada facendo è motivato dall’autore: nella misura in cui la mente è nel cervello, nel senso che ne è un effetto o una proprietà emergente, la scienza si occupa essenzialmente di cervello, e solo la scienza è titolata a dirci quali sono le basi dell’intelligenza e delle altre facoltà mentali umane.

Un aspetto curioso di questo lavoro è che esso è pervaso da uno spirito polemico contro i filosofi, i "pensatori", individuati come nemici del pensiero scientifico. Tenuto conto dell’odierna precarietà dello statuto teorico della filosofia rispetto a quello della scienza, e del suo conseguente ben minore prestigio (per tacere della disponibilità di risorse), è abbastanza sorprendente quest’ansia di attaccare la filosofia, quasi un "pugnalare un uomo morto". È vero che di questi tempi non è certo raro imbattersi in atteggiamenti di diffidenza nei confronti degli scienziati, la cui reazione è quindi comprensibile e legittima. Ma la polemica di Boncinelli è generica e ambigua nell’individuare il bersaglio. Chi sono, per esempio, "gli ideologi [sic] che tendono a svalutare il progresso scientifico", e che "se la ridono della visione biologica della mente" in base all’argomento che gli esseri umani sono "produttori di sensi e di significati"? Feyerabend? Heidegger? Non vengono fatti nomi. Si direbbe che l’autore si tolga qualche sasso dalle scarpe per poi scagliarlo dove capita, senza fare molta attenzione a distinguere tra filosofi e filosofi e, soprattutto, tra la filosofia e la chiacchiera. Non è certo la filosofia in quanto tale, e men che mai lo sono i filosofi che si occupano delle questioni trattate da Boncinelli – i filosofi della mente – a esercitare una critica dissennata nei confronti della scienza. Nondimeno ce n’è, stavolta esplicitamente, anche per questi ultimi, cui egli imputa, con ingenerosità pari a ingenuità, la pretesa di fare scoperte sul mentale coi soli mezzi dell’intelletto. Si deve comunque sottolineare che nemmeno i filosofi che pongono l’accento sull’irriducibilità delle proprietà semantiche (o, come si dice tecnicamente, "intenzionali") si sognano lontanamente di mettere in discussione la rilevanza della biologia del cervello; essi si limitano bensì ad affermare, con argomenti non agevoli da confutare, che i concetti di cui il senso comune si serve per categorizzare i fenomeni mentali non sono sovrapponibili (né tantomeno riducibili) ai concetti della biologia, in quanto trovano la loro origine in un complesso intreccio di pratiche sociali.

Beninteso, nonostante lo spirito polemico di cui ho parlato vi ricorra con una certa frequenza, Il cervello, la mente e l’anima non è un libro sulla contrapposizione scienza-filosofia o sul ruolo dei filosofi in quell’impresa denominata "scienza cognitiva", bensì un’eccellente divulgazione sullo stato dell’arte complessivo delle conoscenze (scientifiche, è superfluo dirlo) di cui disponiamo sul cervello. Il lettore vi trova un notevole spettro di informazioni, esposte con grande chiarezza e con piacevolezza stilistica. Lo spazio dedicato alla psicologia del cervello è di molto inferiore a quello dedicato alla neurologia, e viene spontaneo pensare che qualcosa di più poteva starci, magari a discapito di alcune pagine sul concetto di vita. Tuttavia questa ripartizione è la logica conseguenza dello schietto riduzionismo dell’autore, chiaramente convinto di poter ricondurre le proprietà mentali, attraverso tutti i passaggi del caso, alle leggi della fisica. In questo senso la prima parte del libro, dedicata all’origine della vita e all’evoluzione, lungi dal disegnare soltanto uno sfondo introduttivo, è quella teoricamente più pregnante; a lettura ultimata, si capisce perché in un libro sul cervello si parli anche di big bang. Comunque, anche l’esposizione delle scienze cognitive è nel complesso abbastanza efficace, nonostante la presenza di qualche passaggio non del tutto convincente, come la collocazione del connessionismo nel capitolo Le basi biologiche dell’esperienza – il che dà l’impressione che si tratti non di una teoria alternativa al cognitivismo, bensì di un modello biologico – o la correlazione troppo stretta istituita tra il concetto di rappresentazione mentale e quello di aspettativa.

Un po’ meno limpida è invece la valutazione complessiva di tale stato dell’arte, improntata a un grande ottimismo che tuttavia appare sovente ingiustificato alla luce degli stessi dati riportati dall’autore. Per un verso Boncinelli insiste sul fatto che la scienza della mente/cervello ha fatto passi da gigante; per l’altro ammette che è stata appena scalfita la superficie dei problemi. Questa tensione è probabilmente dovuta a un certo scetticismo con cui egli guarda alla psicologia, cui fa riscontro il grande entusiasmo che invece accompagna le pagine dedicate alla biologia. È chiaro che l’autore ritiene che sarà la conoscenza in dettaglio della biologia del cervello a dirci (anche) tutto quello che c’è da sapere per spiegare il comportamento. La valutazione ottimistica è quindi rivolta più al futuro che al presente. La disponibilità imminente di sofisticate tecnologie non invasive per "guardare dentro" la testa è il cavallo su cui Boncinelli scommette per saltare quel fossato tra biologia e psicologia del cervello che è in ultima analisi la causa principale delle impasses teoriche che affliggono questo campo.