Che paese, l'America

Frank McCourt

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Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Edizione: 7
Anno edizione: 2000
In commercio dal: 13 settembre 2000
Pagine: 442 p.
  • EAN: 9788845915574
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Gaia la libraia

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Il romanzo narra le vicende del giovane McCourt giunto in America con l'intenzione di riscattare l'infelice infanzia irlandese, raccontata nelle "Ceneri di Angela". La scena è quella di New York nel secondo dopoguerra. Una New York proletaria, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, con la quinta di Manhattan lontana ed irraggiungibile, Frankie si trova a percorrere, passo dopo passo, un faticossisimo apprendistato. Inserviente in un grande e lussuoso albergo, militare durante la guerra di Corea, scaricatore di porto, e infine insegnante, in aule e fra scolaresche che ricordano piuttosto da vicino le rumorose classi di Limerick.
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    Manuele

    04/03/2016 23:22:03

    Dopo aver letto Le ceneri di Angela non si può non leggere questo romanzo. Qui siamo in America dove l'autore prosegue la propria autobiografia in un nuovo contesto. Anche in questo secondo volume emerge la difficoltà, per chi deve partire dal basso, di vivere dignitosamente. Qui la speranza di riuscire ad emergere è più concreta ma nulla è regalato. Lo stile non cambia, a mio parere, un bellissimo libro.

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    Clara

    17/06/2014 17:06:49

    Premetto che per apprezzare questo libro è imprescindibile aver letto il suo precedente, Le ceneri di Angela. È un romanzo molto bello, che prende avvio con lo sbarco in America di McCourt proprio lí dove ci aveva lasciato ne Le ceneri di Angela, e prosegue nel raccontarci i bizzarri (e spesso tristi) episodi, personaggi e luoghi che hanno caratterizzato la sua vita. Consigliatissimo!

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    sara

    10/03/2014 18:39:49

    Un bellissimo libro. Chi non l'ha apprezzato evidentemente non è adatto a questo genere e fa meglio a leggere qualcos'altro, perchè dove si possa trovare una lettura più piacevole e simpatica di questa, capace di non farti pesare le pagine che scorrono una dietro l'altra e di calarti completamente nella realtà del narratore, tanto da fartelo sembrare una persona in carne ed ossa che ti sta seduta accanto, non lo so! Me lo leggo in macchina, nella pausa pranzo, nonostante l'abbia già letto due volte e lo trovo di grande compagnia; senza poi contare che offre molti spunti di riflessione e che invita a far apprezzare le cose che si hanno, ma anche i sacrifici che si fanno ogni giorno. L'unico dispiacere è che non ci sia stato un seguito.

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    Michela

    07/11/2013 14:10:05

    Dopo aver amato "le ceneri di Angela" sono corsa a leggere questo. Mi è piaciuto tantissimo. Vedo che molti non l'hanno apprezzato, perchè non fa ridere come il primo. Ma nessuno ha capito che il titolo "Che paese, l'America" è ironico? Nessuno ha sentito la delusione dell'autore per questo paese che tanto prometteva e poco ha mantenuto? L'amarezza nel constatare che non è tutto oro quello che luccica? Ho amato questo autore, con la sua scrittura semplice e diretta che arriva dritta al cuore. L'ho amato nella tragicità degli eventi del bambino a limerick, srammatizzati e ironizzati fino a ridicolizzare anche se stesso e l'ho amato nell'amarezza della sua vita americana, nella nostalgia malinconica della sua verde Irlanda.

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    Elisabetta

    09/06/2011 08:36:02

    Molto piacevole, scorrevole, di delizioso umorismo. Faccio il tifo per il protagonista per il quale ho grande simpatia. ho preferito "Che paese, l'America" alle "Ceneri di Angela", quest'ultimo bello ma a tratti un po' noioso o comunque meno coivolgente nonostante la tenerezza e lo sguardo del bambino. meno bello il terzo, "Ehi prof", in ogni caso leggibile.

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    Greta

    12/02/2008 18:48:52

    Se avete letto LE CENERI DI ANGELA non potete assolutamente farvi scappare questo secondo capitolo dell'avventurosa storia personale dell'autore. L'avevamo lasciato sul ponte di una nave in partenza per l'America, lo ritroviamo in viaggio verso la terra del "tutto si può", verso il sogno americano, alias la terra promessa per molti immigrati europei (e non)del dopo guerra. Non so se sono l'unica a pensarlo, ma McCourt, secondo il mio modestissimo parere, ha davvero un modo singolare di scrivere, un modo fresco e diretto che non perde mai colpi. In tutti e due i libri che ho letto c'è questo sottofondo ironico e un po’ pazzo, questo stile sempre effervescente, che fa sorridere anche dove c'è solo da piangere e da pensare. L'autore sicuramente non ha avuto una vita noiosa, e con questa seconda puntata chiude le porte che aveva lasciato aperte in LE CENERI DI A. Io ero un po’ curiosa del suo futuro in America e soprattutto delle vicende della famiglia dopo quei terribili anni dell'infanzia, McCourt ci prende per mano e ci fa crescere con lui, ci porta dentro le vie di New York e dei suoi singolari abitanti, ci conduce dentro il mondo dei sobborghi (prima) e in quello dell'insegnamento (dopo). Non c'è mai un momento di noia, non c'è nulla di patetico, perché lui fa sembrare tutto semplice con quel fatalismo che già conoscevo nelle sue descrizioni precedenti. E' davvero un buon libro, che non delude e che soddisfa le aspettative, anche perché qui è l'uomo che parla, nel precedente libro la voce era quella del bambino. C'è sarcasmo, c'è consapevolezza, c'è la vita presa con un'alzata di spalle e una risata, c'è l'amore verso l'insegnamento come fonte di riscatto, c'è la capacità di narrare; mischiando tutto si ottiene lo stile molto apprezzato dell'autore.

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    Melissa

    19/04/2006 18:47:10

    le ceneri di angela è un bellissimo libro ma io l'avevo trovato un tantino pesante e forse era giusto così perchè gli orizzonti di un bambino a limerick non potevano essere più vasti. Che paese l'america è un libro molto diverso. più rilassato e meno tragico, una parentesi piena di spunti e di strani incontri,scritta come se fosse quasi un accompagnamento di minore rilievo rispetto a quanto il lettore sta davvero cercando nelle pagine della vita di mccourt: il finale, la morte di angela e la situazione della famiglia. Non mi ha delusa, non è il vero e proprio sequel del primo libro: per lo meno non è un triste doppione.

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    Maria Teresa

    13/11/2005 21:03:07

    Come molti hanno già detto era difficile ripetersi dopo le Ceneri di Angela perchè a parlare non era più il dolce bambino ingenuo e timoroso di Limerick ma prima un ragazzo e poi un uomo che, pur mantenendo la sua incredibile freschezza ed ingenuità, si adegua alla nuova realtà in cui vive: New York. A mio parere la genialità dell'autore rimane l'unica cosa a cambiare sono gli occhi con cui vede la vita, non c'è più quel bambino involontariamente ironico e incredibilmente inteliggente che mi ha fatto innamorare delle Ceneri di Angela.

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    lore

    06/07/2005 11:31:18

    Avendo letto Le ceneri di Angela (trovandolo veramente molto bello e toccante) ho proprio desiderato leggerne il seguito rimanendo pero' un po' perplessa, in effetti McCourt nn ha fatto nulla di differente dal primo libro: ha continuato a raccontare la sua vita in modo semplice e diretto ma, mentre nel primo il bimbo che racconta ti cattura per l'innocenza e la spontaneita' del linguaggio, nel secondo l'adulto che cerca di catturare il lettore con lo stesso stile "perde un po'"...ho fatto un po' fatica a finirlo....mi sarei aspettata qualcosa di piu'.

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    giuditta

    10/01/2005 20:09:16

    Premetto di aver letto entrambi i libri di questa storia..ma sinceramente non mi è piaciuto nessuno dei due."Che paese,l'America" mi ha molto deluso e non è stato facile leggerlo poichè a volte è ripetitivo nei concetti e spesso usa termini pesanti che non sempre sono graditi. Nel complesso..una delusione bella e buona!!

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    benedetta77

    17/09/2004 23:49:14

    le ceneri di angela è imbattibile,ma anche questo è un bel libro. ho letto che molti non lo hanno trovato piacevole e si aspettavano di più...ragazzi,è la sua vita,cosa doveva scrivere??????

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    sara

    14/06/2004 10:46:41

    ho letto le ceneri di angela e mi ha entusiamato, ho letto questo e mi dispiace che non ci sia un terzo capitolo....mi è piaciuto e mi è piaciuto molto...ti fa apprezzare le cose che hai...ti fa ridere e ti fa piangere...

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    georgia

    17/01/2004 13:47:24

    difficile eguagliare il capolavoro delle ceneri di angela, ma decisamente mi aspettavo molto di più.

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    Ale

    15/03/2003 00:52:40

    L'inevitabile confronto da affrontare con il precedente capolavoro "Le ceneri di Angela" si poteva facilmente supporre che fosse molto difficile. Questo secondo parto dell'ironico irlandese McCourt è molto più lento e scontato del primo. All'inizio, in particolar modo, il libro fatica a prender piede, anche se poi la narrazione riesce a sedurci e a portarci dolcemente alla conclusione del libro, e di un'ardua vita. Comunque sia, un libro da consigliare.

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    Franz61

    12/02/2003 12:05:34

    Un buon libro forse un po' dispersivo e comunque non all'altezza delle ceneri di Angela

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    marina

    17/01/2003 21:15:15

    un pò meno bello di le ceneri di angela ma bello

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    Trisha

    25/06/2002 00:45:23

    E' il primo che leggo di quest'autore e mi è piaciuto tantissimo. L'ho divorato.Ha una scorrevolezza e un linguaggio molto colloquiale,che ben pochi sanno usare in questo modo.

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    pierbalestra

    04/06/2002 12:17:58

    Che c'entra T.Mann con McCourt?Nulla,io credo. Nemmeno le ragazze e quant'altro.Il libro di Mccourt e' un buon lavoro artigianale(un po' rimasticato)sul tema solito dell'emigrante irlandese.Scritto(o tradotto) con buona tecnica,sufficientemente strutturato.Sotto il cielo: nihil novi.Il che non e' con T.Mann. Purtroppo.Per fortuna.

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    Lorenzo Berti

    23/05/2002 12:52:11

    Se odiate la letteratura alla Thomas Mann, se una volta finita l’università non sapete cosa fare della vostra vita di laureato, se le vostre prospettive sono quantomeno incerte, se le ragazze non sembrano nemmeno vedervi, qui c’è qualcosa che fa per voi. Dopo non saprete ancora cosa fare della vostra vita di laureato, le prospettive saranno le stesse, le ragazze continueranno a non vedervi. Ma almeno ci avrete riso un po’ su. E continuerete a odiare tutti i Thomas Mann del mondo. In uno stile lieve e candidamente ironico, di un’ironia impacciata e timida, con il mondo fuori che va più forte di lui, McCourt ti porta dentro ad un’America indimenticabile, quasi come quella di Céline e di Kafka. Libro eccezionale in certi suoi tratti, (le tirate di Andy Peters, le prime avventure nelle classi dell’Ist. McKee), e che mostra tuttavia qualche smagliatura nella parte finale (a partire dal cap. 38, con l’arrivo piuttosto gratuito, troppo improvviso, dei fratelli), quando gli scarti temporali da un capitolo all’altro si fanno un po’ troppo azzardati, come se l’autore avesse tagliato qua e là e la storia corresse troppo rispetto alle pagine effettive.

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    solal

    21/05/2002 08:43:11

    Noioso- E,poi,noioso.

Vedi tutte le 27 recensioni cliente

La vocazione letteraria di Frank McCourt è stata tardiva ma ha riservato all'ex professore di liceo in pensione un immediato e grandissimo successo. Quanti hanno letto con coinvolgimento e partecipazione il racconto della sua "infanzia infelice, irlandese e cattolica", immortalata nell'ormai celeberrimo Le ceneri di Angela, ne attendevano da tempo il seguito.
Ad accontentarli giunge ora un secondo romanzo autobiografico, in cui McCourt, premio Pulitzer '97, riprende il racconto della sua vita dal momento esatto in cui lo aveva interrotto nelle ultime pagine del libro precedente: la partenza per l'America. In questo continente, che già popolava i suoi fervidi sogni di bambino, il diciannovenne Frank dovrà passare di scoperta in scoperta, di sacrificio in sacrificio, di lavoro provvisorio in occupazione precaria per giungere infine a guadagnarsi una laurea, diventare insegnante, sposare una giovane coetanea americana e avere una figlia. Caratterizzato da uno stile intenso e inconfondibile, Che paese, l'America è un romanzo di formazione intriso di sentimenti forti e coinvolgenti, un libro di intensa umanità. Il senso di riscatto dal dolore e dalle umiliazioni patite durante gli anni irlandesi è protagonista in ogni pagina e trova il suggello definitivo nel finale in cui, dopo la morte del padre e della madre Angela, trasferitasi a New York, le ceneri della donna vengono riportate in patria dal figlio, per il riposo eterno.


Le prime frasi del romanzo:

PROLOGO

Adesso ti è uscito il sogno. Così diceva mia madre a noi bambini quando abitavamo in Irlanda e un nostro sogno si realizzava. Il sogno che facevo io in continuazione era quello in cui arrivavo con la nave nel porto di New York e guardavo ammirato i grattacieli. Quando lo raccontavo, i miei fratelli mi invidiavano la notte passata in America, finché un giorno non cominciarono a raccontare anche loro di aver fatto quel sogno, sapendo che era un sistema sicuro per mettersi in mostra anche se poi litigavamo e io dicevo che il più grande ero io, che il sogno era mio e guai a loro se ci entravano. Loro ribattevano che non avevo il diritto di tenerlo tutto per me, che di notte chiunque poteva sognare l'America e io non potevo farci niente. Potevo farli smettere, rispondevo io. Potevo tenerli svegli tutta la notte così non avrebbero sognato un bel niente. All'idea di me che andavo dall'uno all'altro tentando di interrompere i sogni sui grattacieli di New York, Michael, che aveva appena sei anni, se la rideva. Malachy diceva che i suoi non potevo toccarli perché lui era nato a Brooklyn e se voleva poteva sognare l'America tutta la notte e anche di giorno. Allora feci appello a mia madre. Le dissi che non era giusto che la famiglia mi invadesse i sogni ma lei sbottò: Per amor di Dio, pigliati il tè e va' a scuola, così la pianti di darci il tormento coi sogni. Mio fratello Alphie, che aveva solo due anni e stava imparando a parlare, si mise a battere il cucchiaio sul tavolo cantilenando: Tommento coi soni, tommento coi soni, e tutti quanti scoppiammo a ridere. E io mi resi conto che avrei sempre potuto dividere i miei sogni con lui e quindi perché non con Michael, e perché non con Malachy?

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Quando La Quercia d'Irlanda salpò da Cork nell'ottobre del '49, pensavamo di arrivare a New York nel giro di una settimana. Ma dopo due giorni di viaggio ci informarono che saremmo andati a Montreal, in Canada. Io avevo solo quaranta dollari, dissi al primo ufficiale, per caso la Irish Shipping mi avrebbe pagato il biglietto del treno da Montreal a New York? No, rispose lui, la società non era responsabile. Le navi da carico, aggiunse, sono le puttane del mare, farebbero di tutto per tutti. Un cargo è come il vecchio cane di Murphy, che fa un pezzo di strada con qualunque vagabondo. Un paio di giorni dopo la Irish Shipping cambiò idea e ci diede la bella notizia: Andate a New York, ma dopo un altro paio di giorni annunciò al capitano: Andate a Albany. Il primo ufficiale mi raccontò che Albany stava sul fiume Hudson ma più a nord, che era la capitale dello Stato di New York e che aveva tutto il fascino di Limerick, ah ah ah, una città ottima per creparci ma non per trovarci moglie né per crescerci un figlio. Lui era di Dublino e sapeva che io ero di Limerick e quando parlava male di Limerick io non avevo idea di come comportarmi. Avrei tanto voluto distruggerlo con una battuta fulminante ma poi mi guardavo allo specchio, faccia brufolosa, occhi infiammati e denti e marci, e capivo che non sarei mai riuscito ad affrontare nessuno, specie un primo ufficiale in uniforme con un promettente futuro di comandante. Poi però mi dicevo: Ma perché dovrei prendermela per quello che la gente dice di Limerick se Limerick non mi ha dato altro che infelicità? Allora succedeva un fatto singolare. Me ne stavo seduto su una sedia a sdraio sotto un bel sole d'ottobre con l'Atlantico blu e meraviglioso tutt'intorno e cercavo di immaginarmi New York. Cercavo di figurarmi la Fifth Avenue o Central Park oppure il Greenwich Village dove parevano tutti divi del cinema, abbronzature favolose, denti bianchi smaglianti. Ma Limerick mi ripiombava nel passato. Invece di andarmene a zonzo per la Fifth Avenue con l'abbronzatura e i denti, stavo ancora nei vicoli di Limerick con le donne che chiacchieravano sulla porta di casa avvolte nello scialle, i bambini con la faccia sporca di pane e marmellata che giocavano, ridevano e andavano a piangere dalla mamma.
  • Frank McCourt Cover

    Scrittore statunitense. Giovanissimo, torna con la sua famiglia in Irlanda. Dopo un'infanzia miserabile a Limerick rientra di nuovo negli Stati Uniti. Sopravvive grazie a piccoli e miseri lavoretti e poi si arruola nell'esercito americano, prima di cominciare gli studi di Letteratura che gli apriranno la strada alla professione futura. Diventa infatti professore prima alla scuola superiore e poi all'Università. Autore esordiente all'età di settant'anni, si è deciso a raccontare la sua infanzia e ascensione sociale nel nuovo mondo, pubblicando i due primi volumi delle sue memorie: Le ceneri di Angela (1997), dove le ceneri sono quelle del camino con le quali la madre Angela si riscaldava aspettando il ritorno del marito andato al pub a bersi lo stipendio e Che paese, l'America,... Approfondisci
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