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Che paese, l'America - Frank McCourt - copertina

Che paese, l'America

Frank McCourt

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
In commercio dal: 7 maggio 2003
Pagine: 441 p., Brossura
  • EAN: 9788845917806
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Dopo aver raccontato, nelle "Ceneri di Angela", la sua infanzia "infelice, irlandese e cattolica" come il più atroce e ilare dei mondi possibili, McCourt ci trasporta qui nell'America del secondo dopoguerra. E precisamente in una New York proletaria, dove fra case di mattoni rossi, pub di emigrati irlandesi e banchine ingombre di merci, con la quinta lontana e irraggiungibile di Manhattan, Frankie si trova a percorrere, passo dopo passo, un faticosissimo apprendistato.
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    Giuliana

    10/08/2020 13:45:49

    Ho trovato molto scorrevole la prima metà del libro, mentre la seconda molto noiosa. Peccato perché le premesse di una lettura che fosse coinvolgente ed emozionante c’erano tutte.

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    Paddi

    06/04/2020 09:52:54

    Non conoscevo questo autore, mi ha colpito per la sua bellissima prosa. Ironico e profondo, si legge con piacere e apre un mondo: l'immigrazione irlandese in America, la povertà del paese d'origine, la New York di quegli anni, il mestiere di insegnante in una situazione sociale difficilissima, ... Leggerò presto gli altri libri di Mc Court, imperdibile

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    serafini lino pasqualino

    11/12/2019 15:23:43

    per le prime 250 pagine 5 stelle, per le altre 3 stentato

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    Ross

    20/10/2019 15:50:24

    Amaro, ironico, leggero, schietto, duro e immediato. Dopo Le ceneri di Angela non si può non leggerlo. Consigliatissimo!

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    n.d.

    28/01/2019 23:11:45

    L'ho acquistato dopo aver letto il precedente Le Ceneri di Angela. Stesso stile. Ti fa sorridere, emozionare, meditare, ma il primo secondo me è più bello.

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    Meena

    18/08/2016 17:07:01

    STRAORDINARIO, ironico, talvolta spietatamente amaro, ma con leggerezza. Avevo letto di questo autore "Le ceneri di Angela" e ne rimasi affascinata. Con queste 436 pagine l'autore descrive i suoi sogni americani di adolescente che parte dall'Irlanda povera verso la "terra promessa, dove tutti sono biondi, con gli occhi azzurri e i denti bianchissimi". E' vero: ci sono note di tristezza perché i sogni spesso non rispecchiano la realtà, ma la vena umoristica di questo autore è eccezionale ed anche il suo essere un po' "sfigato" assume un tono autoironico notevole. Super consigliato!!!

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    Manuele

    04/03/2016 23:22:03

    Dopo aver letto Le ceneri di Angela non si può non leggere questo romanzo. Qui siamo in America dove l'autore prosegue la propria autobiografia in un nuovo contesto. Anche in questo secondo volume emerge la difficoltà, per chi deve partire dal basso, di vivere dignitosamente. Qui la speranza di riuscire ad emergere è più concreta ma nulla è regalato. Lo stile non cambia, a mio parere, un bellissimo libro.

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    Ely

    27/02/2016 08:44:01

    l'ho letto giusto per curiosità, perchè letto e affascinata dal suo primo libro ho voluto conoscere il proseguimento della vita dell'autore. stesso modo di scrivere, spiccio ma divertente. alcuni lo hanno ritenuto noioso per quello che racconta, ma d'altronde rispecchia quello che ne è stato di lui e della sua vita, ripetendosi alle volte, come faceva pure nel suo primo. tutto sommato carino. di compagnia ^^

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    Clara

    17/06/2014 17:06:49

    Premetto che per apprezzare questo libro è imprescindibile aver letto il suo precedente, Le ceneri di Angela. È un romanzo molto bello, che prende avvio con lo sbarco in America di McCourt proprio lí dove ci aveva lasciato ne Le ceneri di Angela, e prosegue nel raccontarci i bizzarri (e spesso tristi) episodi, personaggi e luoghi che hanno caratterizzato la sua vita. Consigliatissimo!

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    sara

    10/03/2014 18:39:49

    Un bellissimo libro. Chi non l'ha apprezzato evidentemente non è adatto a questo genere e fa meglio a leggere qualcos'altro, perchè dove si possa trovare una lettura più piacevole e simpatica di questa, capace di non farti pesare le pagine che scorrono una dietro l'altra e di calarti completamente nella realtà del narratore, tanto da fartelo sembrare una persona in carne ed ossa che ti sta seduta accanto, non lo so! Me lo leggo in macchina, nella pausa pranzo, nonostante l'abbia già letto due volte e lo trovo di grande compagnia; senza poi contare che offre molti spunti di riflessione e che invita a far apprezzare le cose che si hanno, ma anche i sacrifici che si fanno ogni giorno. L'unico dispiacere è che non ci sia stato un seguito.

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    Michela

    07/11/2013 14:10:05

    Dopo aver amato "le ceneri di Angela" sono corsa a leggere questo. Mi è piaciuto tantissimo. Vedo che molti non l'hanno apprezzato, perchè non fa ridere come il primo. Ma nessuno ha capito che il titolo "Che paese, l'America" è ironico? Nessuno ha sentito la delusione dell'autore per questo paese che tanto prometteva e poco ha mantenuto? L'amarezza nel constatare che non è tutto oro quello che luccica? Ho amato questo autore, con la sua scrittura semplice e diretta che arriva dritta al cuore. L'ho amato nella tragicità degli eventi del bambino a limerick, srammatizzati e ironizzati fino a ridicolizzare anche se stesso e l'ho amato nell'amarezza della sua vita americana, nella nostalgia malinconica della sua verde Irlanda.

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    Carla

    26/06/2013 14:34:44

    Concordo con coloro che hanno definito "le ceneri di Angela" nettamente superiore a questo. L'Irlanda che lì pulsava all'unisono con il cuore del personaggio viene sostituita da un America che è solo sfondo e che non vive di vita propria se non in rari momenti. Il personaggio non affascina più come quando era piccolo e adolescente, l'adulto McCourt cerca di donarsi al lettore ma purtroppo rimane spesso sulle pagine, non convincendo e non coinvolgendo più come prima. Peccato.

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    Damiano

    11/03/2013 14:10:35

    é un bel libro ma decisamente non all'altezza de Le ceneri di Angela. Soprattutto la seconda parte l'ho trovata noiosa.

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    Elisabetta

    09/06/2011 08:36:02

    Molto piacevole, scorrevole, di delizioso umorismo. Faccio il tifo per il protagonista per il quale ho grande simpatia. ho preferito "Che paese, l'America" alle "Ceneri di Angela", quest'ultimo bello ma a tratti un po' noioso o comunque meno coivolgente nonostante la tenerezza e lo sguardo del bambino. meno bello il terzo, "Ehi prof", in ogni caso leggibile.

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    antonella

    07/11/2009 11:12:55

    Che scrittura! Torrenziale, impetuosa, emozionante, malinconica e genuina.

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    stefano gervasoni

    29/09/2009 10:05:55

    Dopo "Le ceneri di Angela" la lettura di questo libre corre veloce: i personaggi, lo stile, le vicende sono ormai una grammatica ben conosciuta dentro cui ci si muove bene. La prima metà del romando scorre velocissima e senza intoppi. Nella seconda metà l'autore si perde in po' in divagazioni e diventa meno fluida. Rimane sensazionale la vicenda incredibile di Frank. Rimane eccellente lo stile scanzonato e sottilmente ironico, mai tragico, con cui vengono narrate le varie storie. Rimane inalterato l'affetto che lega il lettore al protagonista Frank. Le Ceneri di Angela è più viscerale e in un certo senso più scioccante. Ma "Che Paese" è assolutamente all'altezza della genialità di Mc Court e del suo fenomeno letterario

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    DANA DI FERRARA

    19/02/2009 19:56:23

    Piacevole,lettura scorrevole. Tutte le sere ne leggo per un paio d'ore per distrami dai gravosi pensieri quotidiani. Lo consiglio!

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    bandy

    10/02/2009 18:22:08

    un gran bel libro,molto ironico e drammatico,lo consiglio a tutti,chiaramente dopo aver letto le ceneri di angela.

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    Greta

    12/02/2008 18:48:52

    Se avete letto LE CENERI DI ANGELA non potete assolutamente farvi scappare questo secondo capitolo dell'avventurosa storia personale dell'autore. L'avevamo lasciato sul ponte di una nave in partenza per l'America, lo ritroviamo in viaggio verso la terra del "tutto si può", verso il sogno americano, alias la terra promessa per molti immigrati europei (e non)del dopo guerra. Non so se sono l'unica a pensarlo, ma McCourt, secondo il mio modestissimo parere, ha davvero un modo singolare di scrivere, un modo fresco e diretto che non perde mai colpi. In tutti e due i libri che ho letto c'è questo sottofondo ironico e un po’ pazzo, questo stile sempre effervescente, che fa sorridere anche dove c'è solo da piangere e da pensare. L'autore sicuramente non ha avuto una vita noiosa, e con questa seconda puntata chiude le porte che aveva lasciato aperte in LE CENERI DI A. Io ero un po’ curiosa del suo futuro in America e soprattutto delle vicende della famiglia dopo quei terribili anni dell'infanzia, McCourt ci prende per mano e ci fa crescere con lui, ci porta dentro le vie di New York e dei suoi singolari abitanti, ci conduce dentro il mondo dei sobborghi (prima) e in quello dell'insegnamento (dopo). Non c'è mai un momento di noia, non c'è nulla di patetico, perché lui fa sembrare tutto semplice con quel fatalismo che già conoscevo nelle sue descrizioni precedenti. E' davvero un buon libro, che non delude e che soddisfa le aspettative, anche perché qui è l'uomo che parla, nel precedente libro la voce era quella del bambino. C'è sarcasmo, c'è consapevolezza, c'è la vita presa con un'alzata di spalle e una risata, c'è l'amore verso l'insegnamento come fonte di riscatto, c'è la capacità di narrare; mischiando tutto si ottiene lo stile molto apprezzato dell'autore.

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    Greta

    12/02/2008 18:47:47

    Se avete letto LE CENERI DI ANGELA non potete assolutamente farvi scappare questo secondo capitolo dell'avventurosa storia personale dell'autore. L'avevamo lasciato sul ponte di una nave in partenza per l'America, lo ritroviamo in viaggio verso la terra del "tutto si può", verso il sogno americano, alias la terra promessa per molti immigrati europei (e non)del dopo guerra. Non so se sono l'unica a pensarlo, ma McCourt, secondo il mio modestissimo parere, ha davvero un modo singolare di scrivere, un modo fresco e diretto che non perde mai colpi. In tutti e due i libri che ho letto c'è questo sottofondo ironico e un po’ pazzo, questo stile sempre effervescente, che fa sorridere anche dove c'è solo da piangere e da pensare. L'autore sicuramente non ha avuto una vita noiosa, e con questa seconda puntata chiude le porte che aveva lasciato aperte in LE CENERI DI A. Io ero un po’ curiosa del suo futuro in America e soprattutto delle vicende della famiglia dopo quei terribili anni dell'infanzia, McCourt ci prende per mano e ci fa crescere con lui, ci porta dentro le vie di New York e dei suoi singolari abitanti, ci conduce dentro il mondo dei sobborghi (prima) e in quello dell'insegnamento (dopo). Non c'è mai un momento di noia, non c'è nulla di patetico, perché lui fa sembrare tutto semplice con quel fatalismo che già conoscevo nelle sue descrizioni precedenti. E' davvero un buon libro, che non delude e che soddisfa le aspettative, anche perché qui è l'uomo che parla, nel precedente libro la voce era quella del bambino. C'è sarcasmo, c'è consapevolezza, c'è la vita presa con un'alzata di spalle e una risata, c'è l'amore verso l'insegnamento come fonte di riscatto, c'è la capacità di narrare; mischiando tutto si ottiene lo stile molto apprezzato dell'autore.

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"New York era la città dei miei sogni ma ora che sono qui i sogni sono finiti e New York non è per niente come me l'aspettavo."

La pubblicazione del primo romanzo ha decretato a Frank McCourt un grande successo internazionale: la vittoria del premio Pulitzer, il National Critics Award, la testa delle classifiche dei libri più venduti in tutta l'Europa. La riduzione cinematografica di Le ceneri di Angela (anche se piuttosto banalizzante) ha comunque fatto conoscere lo scrittore irlandese anche a un pubblico che non si avvicina facilmente alla lettura. Così la pubblicazione in Italia del secondo lavoro, uscito negli Stati Uniti un anno fa circa, è stata accolta con grande attenzione e subito premiata dalle vendite.

La storia di Che paese, l'America prende avvio esattamente dove era stata lasciata nel primo romanzo: Frank, adolescente, è sulla nave che lo sta portando a New York, la città in cui era nato e che aveva abbandonato quando era ancora molto piccolo perché la famiglia era tornata a Limerick, in Irlanda, il paese delle origini. E se l'infanzia era al centro di Le ceneri di Angela, in questo romanzo è ripercorsa tutta la vita americana di McCourt fino al 1985, anno della morte del padre.

Lo stile inconfondibile, diretto e quasi spezzato in frasi brevi con ampio uso del discorso indiretto libero; l'ingenuità del protagonista narratore, lo sguardo attento, umile e un po' sperduto con cui osserva la società che lo circonda; la visione delle difficoltà di integrazione per chi nell'accento, nel vestire o nei tratti somatici dimostra di venire da lontano (sia che si parli di irlandesi, di italiani o di portoricani); l'indifferenza delle istituzioni, anche quelle intellettuali, nei confronti di chi vuole inserirsi e guadagnare terreno nella scala sociale, ma per ragioni economiche ha difficoltà tali da indurlo alla rinuncia, è colpevole e totale. Questi gli elementi chiave del romanzo che sono sempre risolti dall'autore in "storie", in narrazione di episodi o di eventi quotidiani, emblematici nel loro apparire minimali e nello stesso tempo sconvolgenti per chi li vive.

Per il ragazzo Frank anche il suo aspetto fisico è una specie di marchio infamante: gli occhi malati, la testa rasata imposta dall'oculista per affrontare la strana malattia che da anni lo tormenta, gli abiti lisi e "fuori stagione", tutto ciò provoca una vergogna tale che quando la guerra in atto gli permetterà di vestire una divisa gli sembrerà di rinascere. La guerra così viene vista nel romanzo come un'opportunità non certo come una tragedia: ritornare in licenza in Irlanda (questa è l'unica volta in cui ritorna a Limerick, oltre a quella dolorosa a fine romanzo per riportarvi le ceneri della madre), vestito da soldato americano gli offre un ruolo e un'autorità inebrianti.

Quanta invidia per quegli studenti universitari osservati in metropolitana! Anche Frank riuscirà a raggiungere un'aula universitaria, ma con che timore e sensazione di inadeguatezza! La fatica fisica, il poco denaro, i lavori umili e la difficoltà a mimetizzare il proprio essere irlandese segnano molti anni della sua giovinezza. Anche la laurea non migliora molto la sua situazione economica: scegliere di fare l'insegnante non è certo una strada per arricchirsi. Eppure questo, con molti tentennamenti, è quello che vuole fare nella vita. Così scopre che non c'è molta differenza tra i ragazzi che frequentano le scuole meno prestigiose di New York e quelli irlandesi, e che forse la condizione di docente gli può permettere di capire molto di quel Paese e di avere un ruolo positivo.

Così anche l'amore non è irraggiungibile, anzi si può addirittura vincere contro un avversario americano. E così una moglie e una figlia, l'insegnamento, la scrittura (vera passione che tante volte, nei vari posti di lavoro e all'università, gli ha permesso di farsi notare positivamente), la famiglia d'origine riunita dopo tanti travagli, indicano una conclusione positiva ad una storia di povertà e di dolore.

La figura del padre, assente fin dalla prima infanzia e che solo qua e là riappare nel romanzo, (sempre connotato negativamente come ubriacone e irresponsabile, giustificato solo da una ventilata caduta da piccolo o da una meningite) è però quella che chiude il romanzo. La sua morte suscita nel figlio ormai adulto uno strano sentimento: non è dolore, è una specie di sgomento nervoso accompagnato a ricordi lontani, a rari momenti di intimità, a mattine in cui il padre gli parlava dell'Irlanda e della sua storia ("e quelle mattine adesso sono perle che lì accanto alla bara si trasformano in tre Ave Marie").

I lettori hanno già tributato il successo a questo scrittore che si è messo in gioco a più di sessant'anni e meritatamente viene premiata sia l'opera sia la storia personale perché questa (sempre e per tutti gli autori ma per questo in particolare) offre una mappa indispensabile per orientarsi nella sua scrittura.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

PROLOGO

Adesso ti è uscito il sogno. Così diceva mia madre a noi bambini quando abitavamo in Irlanda e un nostro sogno si realizzava. Il sogno che facevo io in continuazione era quello in cui arrivavo con la nave nel porto di New York e guardavo ammirato i grattacieli. Quando lo raccontavo, i miei fratelli mi invidiavano la notte passata in America, finché un giorno non cominciarono a raccontare anche loro di aver fatto quel sogno, sapendo che era un sistema sicuro per mettersi in mostra anche se poi litigavamo e io dicevo che il più grande ero io, che il sogno era mio e guai a loro se ci entravano. Loro ribattevano che non avevo il diritto di tenerlo tutto per me, che di notte chiunque poteva sognare l'America e io non potevo farci niente. Potevo farli smettere, rispondevo io. Potevo tenerli svegli tutta la notte così non avrebbero sognato un bel niente. All'idea di me che andavo dall'uno all'altro tentando di interrompere i sogni sui grattacieli di New York, Michael, che aveva appena sei anni, se la rideva. Malachy diceva che i suoi non potevo toccarli perché lui era nato a Brooklyn e se voleva poteva sognare l'America tutta la notte e anche di giorno. Allora feci appello a mia madre. Le dissi che non era giusto che la famiglia mi invadesse i sogni ma lei sbottò: Per amor di Dio, pigliati il tè e va' a scuola, così la pianti di darci il tormento coi sogni. Mio fratello Alphie, che aveva solo due anni e stava imparando a parlare, si mise a battere il cucchiaio sul tavolo cantilenando: Tommento coi soni, tommento coi soni, e tutti quanti scoppiammo a ridere. E io mi resi conto che avrei sempre potuto dividere i miei sogni con lui e quindi perché non con Michael, e perché non con Malachy?

1

Quando La Quercia d'Irlanda salpò da Cork nell'ottobre del '49, pensavamo di arrivare a New York nel giro di una settimana. Ma dopo due giorni di viaggio ci informarono che saremmo andati a Montreal, in Canada. Io avevo solo quaranta dollari, dissi al primo ufficiale, per caso la Irish Shipping mi avrebbe pagato il biglietto del treno da Montreal a New York? No, rispose lui, la società non era responsabile. Le navi da carico, aggiunse, sono le puttane del mare, farebbero di tutto per tutti. Un cargo è come il vecchio cane di Murphy, che fa un pezzo di strada con qualunque vagabondo. Un paio di giorni dopo la Irish Shipping cambiò idea e ci diede la bella notizia: Andate a New York, ma dopo un altro paio di giorni annunciò al capitano: Andate a Albany. Il primo ufficiale mi raccontò che Albany stava sul fiume Hudson ma più a nord, che era la capitale dello Stato di New York e che aveva tutto il fascino di Limerick, ah ah ah, una città ottima per creparci ma non per trovarci moglie né per crescerci un figlio. Lui era di Dublino e sapeva che io ero di Limerick e quando parlava male di Limerick io non avevo idea di come comportarmi. Avrei tanto voluto distruggerlo con una battuta fulminante ma poi mi guardavo allo specchio, faccia brufolosa, occhi infiammati e denti e marci, e capivo che non sarei mai riuscito ad affrontare nessuno, specie un primo ufficiale in uniforme con un promettente futuro di comandante. Poi però mi dicevo: Ma perché dovrei prendermela per quello che la gente dice di Limerick se Limerick non mi ha dato altro che infelicità? Allora succedeva un fatto singolare. Me ne stavo seduto su una sedia a sdraio sotto un bel sole d'ottobre con l'Atlantico blu e meraviglioso tutt'intorno e cercavo di immaginarmi New York. Cercavo di figurarmi la Fifth Avenue o Central Park oppure il Greenwich Village dove parevano tutti divi del cinema, abbronzature favolose, denti bianchi smaglianti. Ma Limerick mi ripiombava nel passato. Invece di andarmene a zonzo per la Fifth Avenue con l'abbronzatura e i denti, stavo ancora nei vicoli di Limerick con le donne che chiacchieravano sulla porta di casa avvolte nello scialle, i bambini con la faccia sporca di pane e marmellata che giocavano, ridevano e andavano a piangere dalla mamma.
  • Frank McCourt Cover

    Scrittore statunitense. Giovanissimo, torna con la sua famiglia in Irlanda. Dopo un'infanzia miserabile a Limerick rientra di nuovo negli Stati Uniti. Sopravvive grazie a piccoli e miseri lavoretti e poi si arruola nell'esercito americano, prima di cominciare gli studi di Letteratura che gli apriranno la strada alla professione futura. Diventa infatti professore prima alla scuola superiore e poi all'Università. Autore esordiente all'età di settant'anni, si è deciso a raccontare la sua infanzia e ascensione sociale nel nuovo mondo, pubblicando i due primi volumi delle sue memorie: Le ceneri di Angela (1997), dove le ceneri sono quelle del camino con le quali la madre Angela si riscaldava aspettando il ritorno del marito andato al pub a bersi lo stipendio e Che paese, l'America,... Approfondisci
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