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José Román

Curatore: G. Scaraffia
Traduttore: V. Aliberti Ronchey
Collana: La memoria
Anno edizione: 2014
Pagine: 265 p. , Brossura
  • EAN: 9788838931772
I racconti della Belle Époque sono spesso intrisi di una nostalgia per i tempi in cui signore e signori si divertivano con grande eleganza, incontrandosi nei ritrovi alla moda, scambiandosi pettegolezzi e compagni di letto. Non fa eccezione Chez Maxim's. Ricordi di un fattorino, che ora Sellerio manda in libreria (con una traduzione di Vittoria Alberti Ronchey e una postfazione di Giuseppe Scaraffia). Si tratta di un libro pubblicato alla vigilia della seconda guerra, nel 1939, in cui il tono è decisamente nostalgico: l'autore, uno spagnolo sfuggito all'autorità paterna per girare il mondo, approda tramite un amico nel ristorante del momento prima dei fatti di Sarajevo. La sua posizione è perfetta per osservare dal buco della serratura un mondo fatto di cocotte e miliardari, dove la droga e lo champagne vanno di pari passo e le fortune passano rapidamente di mano, mentre lui tiene appunti su chi va a letto con chi collezionando segreti necessari al suo mestiere. Le signore in questa vicenda sono condannate a un'unica possibile posizione, che siano dame mondane, cortigiane di lusso o prostitute (il giovane apprendista è istruito a riconoscere il rango delle accompagnatrici a seconda della quantità di gioielli che indossano): sono sempre degli oggetti, ninnoli di lusso per un mondo di magnati lunatici, ubriachi, tossici o preoccupati del destino dei loro patrimoni. Il celebre ristorante parigino ha ispirato tra l'altro una commedia di Georges Feydeau, La dame de chez Maxim, come anche una scena memorabile della Vedova allegra di Franz Lèhar, ma qui la scervellata smania di divertimento (l'autore ripete più volte: "Quanto ci si divertiva") diventa catalogo, ripetizione. Manca quel brivido di danza macabra, che si trova in tante cronache d'epoca del locale, dove sembra di assistere a una scena della crudele Operetta di Witold Gombrowicz. Vogliono le cronache che a rimettere in pagina questi scritti sia stato curiosamente un giovane Raymond Queneau, che si occupava di pratiche editoriali, ma l'impatto della riscrittura, testimoniata da documenti alla Bibliothèque Nationale, è minimo, se non impercettibile.   LUCA SCARLINI