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Fred Vargas

Traduttore: M. Balmelli
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2012
Formato: Tascabile
Pagine: 267 p. , Brossura
  • EAN: 9788806213664


«"È un faggio, signora."
"Ne è sicuro? Mi scusi, ma è piuttosto importante."
Il ragazzo tornò a studiare l'albero. Con i suoi occhi cupi, ma non ancora spenti.
"Non c'è dubbio, signora."
"La ringrazio davvero. Lei è molto gentile."
Gli sorrise e si allontanò. Il ragazzo se ne andò per la sua strada, sospingendo un sassolino con la punta del piede.
Dunque Sophia aveva ragione. Era un faggio. Un banalissimo faggio.
Fetente.»


Chi è morto alzi la mano è un giallo, ma piacerà anche a chi non ama il genere perché Fred Vargas non solo sa costruire una storia avvincente e ricca di suspense ma ha anche il tocco magico del grande autore nel descrivere i personaggi, in un crescendo di dialoghi talora surreali e sempre divertenti che avanzano in parallelo con una trama via via più coinvolgente.

Indimenticabili protagonisti i tre storici che abbiamo già conosciuto nel precedente titolo tradotto in Italia Io sono il tenebroso, purtroppo successivo in ordine cronologico (se non lo avete ancora letto, iniziate da Chi è morto alzi la mano che vi darà elementi importanti per capire ambiente e contesto). Tre storici, dicevamo, che si dedicano allo studio di periodi molto differenti e che rappresentano questi momenti dell'umanità anche nel modo di pensare, talvolta vestire e soprattutto comunicare. Dalla Preistoria di Mathias al Medioevo di Marc (anche Fred Vargas, detto per inciso, è medievalista) per finire alla Prima guerra mondiale (tempo di trincee) di Lucien. È naturale che esistano incomprensioni tra uomini appassionati di età così differenti, ma anche affinità elettive. E poi di necessità virtù...

Acute, ironiche e divertenti le conversazioni che i tre intrattengono nella loro casa. Sì, perché vivono insieme in un edificio di quattro piani (uno per ognuno) un po' fatiscente, di cui dividono l'affitto. Nella mansarda invece c'è il vecchio padrino di Marc, Armand Vandoosler, ex commissario della criminale. Nella casa accanto alla loro abita una coppia benestante, Sophia e Pierre. Lei, ex cantante lirica greca che ha goduto in passato di una certa notorietà, con stupore scopre un mattino un albero nuovo in giardino, un faggio, che sino alla sera precedente proprio non c'era. Lo stupore aumenta con la reazione sconcertante del marito, in apparenza assolutamente indifferente alla cosa. Certa che i suoi stravaganti vicini di casa potranno esserle d'aiuto nelle indagini sull'albero misterioso, Sophia si rivolge ai nostri storici che prendono subito a cuore la faccenda (anche grazie alla generosa offerta economica che per uomini perennemente in bolletta non è da sottovalutare). Ma dalla semplice e un po' ridicola storia del faggio nascerà una vicenda ben più complessa che genererà una sparizione (che si tramuterà poi tristemente in omicidio) e porterà i nostri "eroi" ad avere a che fare con una serie di donne seducenti e affascinanti delle quali è bene non anticipare nulla.

In una Parigi un po' trasandata protagonisti non vincenti e non in carriera riusciranno a capire il senso di questa vicenda, seguitando a vivere la loro esistenza un po' ai margini, in un contesto divertente di "pennacchiana" memoria.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

Capitolo primo

- Pierre, in giardino c'è qualcosa che non va, - disse Sophia.
Aprì la finestra e scrutò quel lotto di terra di cui conosceva ogni filo d'erba. Ciò che vedeva le faceva venire la pelle d'oca.
A colazione Pierre leggeva il giornale. Per questo forse Sophia guardava così spesso dalla finestra. Vedere che tempo fa... È una cosa che facciamo sovente quando ci alziamo. E ogni volta che il tempo era brutto lei, manco a dirlo, pensava alla Grecia. A lungo andare quelle contemplazioni immobili si riempivano di una nostalgia che certe mattine si dilatava fino al risentimento. Poi passava. Ma quella mattina in giardino c'era qualcosa di strano.
- Pierre, c'è un albero in giardino.
Si sedette accanto al marito.
- Pierre, guardami.
Pierre alzò verso la moglie un volto annoiato. Sophia si aggiustò il foulard intorno al collo, un'accortezza rimastale dai tempi in cui era cantante lirica. Per tenere la voce al caldo. Vent'anni prima, su un gradino di pietra del teatro di Orange, Pierre aveva edificato una montagna compatta di certezze e promesse d'amore. Un attimo prima che lei andasse in scena.
Sophia trattenne con una mano quel viso tetro da lettore incallito di giornale.
- Che ti prende, Sophia?
- Ti ho detto una cosa.
- Sì?
- Ti ho detto: "C'è un albero in giardino".
- Ho sentito. Mi pare normale, no?
- In giardino c'è un albero che ieri non c'era.
- E allora? Cosa vuoi che ti dica?
Sophia non era tranquilla. Non sapeva se fosse il giornale, lo sguardo annoiato o l'albero, ma qualcosa non andava, era chiaro.
- Pierre, spiegami come va un albero ad arrivare da solo in un giardino. Pierre si strinse nelle spalle. Gli era del tutto indifferente.
- Che importanza ha? Gli alberi si riproducono. Un seme, un germoglio, una gemma ed il gioco è fatto. A queste latitudini i boschi crescono come niente. Immagino che tu lo sappia.
- Non è un germoglio, è un albero! Un giovane albero, dritto come un fuso, con i rami e tutto il resto, piantato solo soletto a un metro dal muro di cinta. Allora?
- Allora l'avrà piantato il giardiniere.
- Il giardiniere è in vacanza da dieci giorni, e poi non gli ho chiesto niente. Non è stato il giardiniere.
- Che importanza ha? Non penserai che me la prenda per un alberello ai piedi del muro.
- Ti spiace alzarti e guardarlo? Almeno questo?
Pierre si alzò fiaccamente. La lettura era bell'e rovinata.
- Lo vedi?
- Certo che lo vedo. È un albero.
- Ieri non c'era.
- Può essere.
- È sicuro. Cosa facciamo? Hai un'idea?
- Un idea per che cosa?
- Quell'albero mi fa paura.
Pierre rise. Ebbe addirittura un gesto affettuoso. Ma fugace.
- Sul serio, Pierre. Mi fa paura.
- A me no, - disse lui tornando a sedersi. - Anzi, la vista di quell'albero mi mette di buon umore. Lasciamolo in pace, punto. E tu lascia in pace me. Se qualcuno ha sbagliato giardino, peggio per lui.
- Ma Pierre, l'hanno piantato durante la notte!
- Ragione di più per sbagliare giardino. A meno che non sia un regalo. Ci hai pensato? Qualche ammiratore che voleva festeggiare in modo discreto il tuo cinquantesimo compleanno. Gli ammiratori sono capaci di invenzioni strampalate, soprattutto gli ammiratori-roditori, anonimi e cocciuti. Vai a vedere, forse c'è un biglietto.
Sophia ci pensò su. L'idea non era del tutto idiota. Pierre aveva suddiviso gli ammiratori in due grandi categorie. C'erano gli ammiratori-roditori, paurosi, febbrili, muti e inestirpabili. Pierre si ricordava di un topo che in un inverno aveva trasportato un intero sacco di riso in uno stivale. Chicco dopo chicco. Gli ammiratori-roditori fanno così. Poi c'erano gli ammiratori- pachidermi, altrettanto temibili nel loro genere, rumorosi, mugghianti, pieni di sé. All'interno di queste due categorie, Pierre aveva elaborato un'infinità di sottocategorie. Sophia non ricordava più bene. Pierre disprezzava gli ammiratori che l'avevano preceduto e quelli che l'avevano seguito, vale a dire tutti. Quanto all'albero, forse aveva ragione. Forse. Lo sentì dire "ciao a stasera non pensarci più" e si ritrovò sola.
Con l'albero.
Andò a guardarlo da vicino. Con circospezione, come se potesse esplodere.
Ovviamente non c'era nessun biglietto. Ai piedi dell'albero, un cerchio di terra dissodata di fresco. Che tipo di albero era? Sophia ci girò intorno più volte, imbronciata, ostile. Propendeva per il faggio. Propendeva anche per uno sradicamento selvaggio, ma essendo un po' superstiziosa non osava attentare a nessuna forma di vita, nemmeno vegetale. E poi, chi si divertirebbe a sradicare un albero che non ha fatto niente di male?