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Recensioni dei clienti

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    Pirro

    03/09/2010 07:11:56

    solo chi ha una sensibilità non comune può riuscire a capire l'emozioni che il film comunica con i suoi silenzi. Durante il film si hanno spazi di tempo per riflettere(l'ignoranza chiama questi spazi "noia"). Per chi non ha questa capacità, consiglio film più semplici. Chi è abituato a vedere film di cassetta, eviti di guardare questo film per poi dare giudizi negativi. Sono imbarazzanti e spesso patetici i commenti negativi. Molti si limitano a dire che il film è noioso. Fateci la cortesia di tornare a vedere i vostri filmetti.

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    zixxel

    23/07/2008 12:05:36

    Chiunque abbia dato un voto basso a questo film, vuoi perchè lo ritenga noioso, vuoi perchè lo ritenga stereotipato o altro...non ha capito una cosa fondamentale sul problema dell'handicap nella nostra società. Quello che conta e che è di fondamentale importanza infatti è che del problema degli inabili e degli handicappati se ne parli, se ne discuta e si spinga la gente a prenderne consapevolezza e conoscenza. Se poi a parlarne è un bravo regista con un film ben fatto e protagonista è uno dei migliori attori, se non il migliore, del panorama italiano c'è solo da farne un elogio.

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    OskarSchell

    18/01/2008 15:18:43

    Solo il pianto liberatorio del padre alla fine vale tutto il film! Kim Rossi Stuart si dimostra uno dei più grandi attori del cinema italiano.

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    martinuccia

    03/10/2007 14:09:45

    questo film mi ha colpito molto! kim rossi stuart è stato bravissimo nella parte del padre di paolo! andrea rossi cioè paolo nella parte del figlio di kim è stato anche lui veramente bravissimo. le musiche fra cui c'è anche quella di vasco rossi sono bellissime. ma un po' tristi..... comunque quella attrice francese non mi è piaciuta. a si charlotte rampling! troppo vecchia!

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    Francesco

    02/10/2007 14:35:20

    Spiace per Amelio, ma stavolta l'ha fatta grossa. Un film inutile, autocompiacente, attori impostati e accademici, che svolgono con imbarazzo il loro compitino, in contrasto con quel povero ragazzo.

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    Flavio

    29/08/2007 09:48:12

    In questa società intorpidita dalla continua necessità di fuga dalla noia, ogni tanto bisogna gustare un film come questo. "Le chiavi di casa" fa da contrappeso all'odierna cultura individualistico-consumistica, in cui tra le persone prevale la ricerca di partner-zerbino da sfruttare solo per compiacere i propri desideri e nient'altro. Il film sintetizza l'essenza dell'amore: la condivisione del dolore, non solo della gioia; dare, non solo prendere.

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    gax

    08/03/2007 14:05:06

    Lavoro nel mondo della disabilità da tanto e trovo che ne Amelio, ne tantomeno Pontiggia col suo romanzo siano riusciti a cogliere il punto palpitante di questa tematica. da addetto ai lavori non mi è piaciuto, semplicistica e stereotipata l'idea d'un padre che a distanza di tempo s'è avvicinato al figlio scoprendone gioie e dolori. il film è comunque ben fatto e gli attori degni.

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    kim

    04/03/2007 20:02:39

    il film è straordinario doveva vincere l'oscar. kim è strepitoso.....ah scusate kim è anche la mia unica ragione di vita.....

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    Alberto

    29/03/2006 19:21:28

    Mai come ora la parola capolavoro è stata più appropriata. Il regista Gianni Amelio segue costantemente ogni movimento dei 2 bravissimi protagonisti: Kim Rossi Stuart è il miglior attore italiano della sua generazione(senza contare Pierfrancesco Favino nella parte iniziale); Andrea Rossi è perfetto. Il film si allontana dalla retorica di RAIN MAN, ma una morale c'è: non basta l'amore, ci vuole anche senso di responsabilità e coraggio, come dice Andrea a Kim:"così nun se fa". Avete presente il finale aperto, bene, perché apre le porte ad un nuovo inizio, quello dove il padre non imparerà ad amare suo figlio, ma a starci insieme.

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    DIEGO

    04/12/2005 21:05:33

    Solo chi vive in prima persona la disgrazia...o la fortuna di vivere con un figlio con handicap sa che sensazioni puo' trasmettere questo film...soprattutto se si è padri. E' la realtà....smarrimento alla notizia della disabilità del figlio, paura per il presente, per il futuro, tuo e di tuo figlio....mille pensieri ti sfiorano...solo il senso di responsabilità vince. Mi fa piacere che anche altre persone pero' capiscano cio' che significa.... Il film è da ritenersi abbastanza realista...anche se migliorabile in alcuni tratti un po ' "lenti".

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    Filippo N. - www.w2m.it

    30/11/2005 18:04:28

    Ho trovato il coraggio di vedere questo film, finalmente, e com'era successo con La stanza del figlio sono convinto di aver fatto bene a rimandare tanto tempo, fino a che non fossi stato nel mood ottimale per affrontare situazioni tanto dolorose come quelle narrate nelle due pellicole. Gianni (Kim Rossi Stuart) ha abbanonato il figlio Paolo (Andrea Rossi) alla nascita, lasciandolo alle cure degli zii. Perchè? Perchè era molto giovane, perchè la sua donna - solo 19 anni - era morta per quel parto, perchè Paolo aveva subito conseguenze fisiche devastanti dalla nascita, dalla morsa forcipe che l'aveva estratto a forza dal corpo della mamma morta... Perchè Gianni aveva paura. Ma ora Gianni, risposato e padre di un bimbo di otto mesi, sente un richiamo, si avvicina per la prima volta a Paolo in occasione del controllo semestrale presso un importante ospedale tedesco. Questa ripresa di contatto è un viaggio di dolore e gioia, di ferite rimarginate che si riaprono, che purificano il sangue e nel contempo pulsano dolorosamente ed incessantemente. Bello, dolce, terribile, spietato, crudo, tenero come solo l'amore, quello vero, quello vissuto nella vita e non al cinema può essere. Splendido e commovente: altro non voglio dire. Da vedere! Per chi ama i film privi di retorica... c'è una frase di Charlotte Rampling che, parlando della figlia handicappata, dice a Rossi Stuart: "Le ho dedicato tutta la mia vita...Ogni tanto la guardo negli occhi e penso Perchè non muori?!?!". Terribile ma vero!

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    Mario

    18/05/2005 10:56:36

    Un film malinconico, lento, che ci coinvolge attimo per attimo nella consapevolezza dell'essere handicappato e nel sentimento di angoscia e di dolore di chi vive intorno a questi soggetti. Leggo aspre critiche, ma credo che si sapesse che non si trattava né un film d'azione, né di una commedia sdolcinata a lieto fine. Mi stupiscono dure critiche e mi fanno comprendere che chi non soffre intensamente certe situazioni in prima persona capisce ben poco del dramma altrui. Peccato che in questa società, per certi tratti, l'egoismo è imperante e i benpensanti lo sciorinano con eccessiva presunzione di giudizio.

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    nico

    29/04/2005 10:43:56

    Veramente un brutto film. A mio parere, s'intende! Perché tutti gridano al miracolo, quando esce un film di Amelio, e allora è possibile che sbagli io. Il film è lento, pesante, il regista è troppo autocompiacente, ogni sfumatura è studiata a tavolino, non c'è niente di spontaneo, di vero, di autentico. L'ho visto operando violenza su me stesso: sono arrivato ai cinquanta minuti, all'ora, all'ora e dieci... poi non ce l'ho fatta più. L'ho tolto e mi sono guardato il poeticissimo «L'ottavo giorno». Amelio: dove sono finiti i tempi - mai più ritrovati - di «Porte aperte»?

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    Revenhav

    26/04/2005 12:49:05

    Bellissimo e riflessivo! La regia (troppo) lenta riesce a dare allo spetatore il senso d'affetto che il padre (Kim Rossi Stuart) prova, mano a mano che la storia prosegue, verso il figlio. Come ne: "Il ladro di bambini", sempre del grande Amelio, il finale aperto dà un senso di malinconia tremendo.

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    peterblu76

    19/04/2005 15:31:54

    Con tutto il rispetto per chi lo definisce noioso: in videoteca potete trovare facilmente "i flinstones", "balle spaziali" "christmas in love" "scemo e più scemo", "charlie's angels", "scary movie".. perché perdete tempo con un maestro? per tutti gli altri: sommo.

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    Satine

    17/04/2005 23:06:18

    Bellissimo. E' un film ma non è un film, è una sorta di viaggio che lo spettatore compie assieme a Gianni e Paolo, i due protagonisti. Avevo il terrore di andare a vedere un film "perfetto", troppo bello e troppo buono, ma fortunatamente mi sono ritrovata di fronte ad una storia piena di imperfezioni e sfumature, e piena di realtà e dolcezza. C'è una frase del film che adoro, ed è quando Gianni parlando con Nicole riguardo il figlio le dice: "Vuole bene a tutti, senza un motivo preciso". Mi sono convinta che l'handicap è nostro evidentemente, perché credo che sia così che bisognerebbe sempre dare amore. Penso sia una grande lezione, anche se non vorrei scadere nel patetico. Ammirevole il fatto che il regista non abbia strumentalizzato il giovane protagonista. Poteva regalare inquadrature "d'autore" (vedi la scena in cui Paolo cammina e accanto a lui c'è una bambina che corre, Amelio non si è soffermato troppo a mettere in risalto la differenza) ma non l'ha fatto. Non cerca né di far "sorride" né di far commuovere lo spettatore, anzi lo mette di fronte ad una realtà in fin dei conti crudele, e non cerca a tutti i costi il lieto fine. Alcune scene sono "morbide", "calde", l'apoteosi della tenerezza e della familiarità. Degli attori vorrei dire ... Di Andrea Rossi quasi non si nota il suo handicap, perché recita con il cuore. Non avrà la tecnica né la preparazione di chi ha studiato all'Actors Studio, ma riesce lo stesso a regalare forte emozioni. Kim Rossi Stuart ha qualche incertezza, ma in più di una scena è veramente bravo. Ad esempio durante il monologo, recita con molta calma, sembra quasi sottotono, ma in realtà i suoi occhi cambiano luce, le sue espressioni toccano il cuore. Una buonissima prova. Una lode anche a Charlotte Rampling, molto brava ed intensa.

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    Silvia

    13/04/2005 17:05:03

    Con tutto il rispetto per chi trova di una noia mortale questo film, vorrei ricordare che se si cerca azione basta andare a guardarsi un film d'azione. Questo è un film che si nutre di realtà, rispecchia fedeltà ai sentimenti e alle emozioni senza stravolgerli con sentimentalismi o retorica, o annacquarli in trame complicate. Amelio non inzucchera la vita, la riflette in tutte le sue sfumature, specialmente le più delicate. Ogni suo film non ha bisogno di nient'altro per colpire,neanche di più azione.

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    Teresa

    24/03/2005 13:34:00

    Non è certamente un argomento allegro trattare l'hamdicap di un bambino! C'è molta superficialità in tanti giudizi di detrattori "benpensanti", non mi permetto di esprimere giudizi critici, ma credo, da semplice comune mortale che vi sia una delicatezza e una serietà encomiabili.

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    Karl

    20/03/2005 02:06:34

    non ci sono parole per descrivere quanto faccia schifo questo film.mai visto niente del genere.noioso all'inverosimile, mi sono sentito un narcolettico al cinema

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    Fango

    17/03/2005 11:21:48

    di una noia mortale, capisco che il tema dell'handicap non può essere trattato con leggerezza, ma qui si rasenta il sonno. ripetitivo, monotono, non capisco tutta questa attenzione intorno a un film che alla fine ti lascia più addormentato che riflessivo. da NON vedere

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  • Produzione: 01 - Home Entertainment, 2005
  • Distribuzione: Rai Cinema - 01 Distribution
  • Durata: 105 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano per non udenti
  • Formato Schermo: Widescreen
  • Area2
  • Contenuti: commenti tecnici: commento del regista; dietro le quinte (making of); biografie