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Jonathan Lethem

Traduttore: G. Pannofino
Editore: Il Saggiatore
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2010
Pagine: 457 p. , Brossura
  • EAN: 9788842816010

Recensioni dei clienti

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    paolo

    29/07/2014 23.37.42

    Direi troppa roba. Certo la creatività espressiva c'è eccome, Lethem ha il vocabolario sulla punta delle dita, e' fantasioso nel costruire frasi e dialoghi, e pure un po' furbetto nello strizzare l'occhio al lettore. Ma in questo lungo omaggio a Manhattan, di cui ricostruisce una sorta di geografia umana, l'autore ci mette davvero troppa roba. La città diventa una grande e un po' ovvia metafora dell'insensatezza della vita, del suo fascino, dei suoi inganni, del suo mistero e della sua fondamentale assurdità. Ma tutto suona un po' stantio, già sentito e già letto per lo meno dai primi anni 90 in qua, con quei personaggi assurdi, un po' alieni, con quei nomi da tefefilm di fantascienza, Strabo, Perkus, Oona...la buona fede dell'autore non è in discussione, l'esito del racconto assai di più.

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    Federica

    20/05/2013 10.35.42

    Lethem è meglio come saggista che come narratore? Ma non scherziamo... Avete mai letto "La fortezza della solitudine"? Fatelo, poi ne riaprliamo. Anche "Chronic City" è un grande romanzo, non il migliore di Lethem, ma comunque un lavoro apprezzabilissimo sull'America di oggi

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    Daniele

    28/02/2013 09.17.44

    Sono riuscito a leggerlo fino a pag. 200, poi non ce l'ho fatta più ad andare avanti: una prosa così elaborata e ampollosa nel 2010? A cosa serve una letteratura del genere, oggi? Dell'autore avevo già letto tutto quanto era stato pubblicato da minimum fax, e credo che forse Lethem è meglio come saggista che come narratore.

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    Tommaso

    27/09/2010 15.24.59

    Ho preso questo libro al salone di Torino ma l'ho letto solo oggi; mi associo a chi mi ha preceduto dicendo di non aver forse compreso tutto fino in fondo ma il bello di libri come questo è che talvolta le spiegazioni sono superflue.

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    Vittorio Caffè

    22/05/2010 17.09.19

    Philip K. Dick incontra Woody Allen, o meglio VALIS a Manhattan. Provare per credere. Uno strano romanzo, ma uno strano romanzo che tira: l'ho finito in tre giorni. Non credo neanche di aver capito tutto, ma quel che ho capito basta a farmi dire che Lethem ha ancora cartucce da sparare, e che dopo la Fortezza della solitudine ci ha regalato un altro romanzo di sostanzadi parecchia sostanza.

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