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Friedrich Glauser

Traduttore: G. De' Grandi
Collana: La memoria
Edizione: 8
Anno edizione: 1988
Pagine: 208 p.
  • EAN: 9788838904844

scheda di Tomasi, D., L'Indice 1988, n. 8

Riscritto in dieci giorni, dopo la perdita del manoscritto originale, appena in tempo per essere consegnato alla giuria di un premio letterario, "Il cinese" è un romanzo giallo che ha per protagonista il commissario Studer, personaggio caro a gran parte dell'opera di Glauser. A differenza del Maigret a cui spesso viene paragonato, Studer è molto meno personaggio, privo dei contorni e delle sfumature così seducenti proprie della creatura di Simenon. Nel contempo non appare essere neanche una mera funzione narrativa col semplice compito di dipanare un'imbrogliata trama gialla. Studer è piuttosto un osservatore disilluso che sembra indagare solo perché questo è il suo dovere. Ma è proprio in questo suo carattere di quasi semplice spettatore che si nasconde la forza del personaggio e dei romanzi di cui è parte. Ciò è evidente in quest'opera, dove quel che più conta è proprio la capacità di descrivere determinati ambienti, di saperne rendere fino in fondo le impalpabili atmosfere. Bene lo stesso Glauser ha definito questo suo libro come la "storia di tre atmosfere" quelle di una locanda di paese, di un ospizio per poveri, di una scuola di giardinaggio.

«Raccontando la storia del Cinese, in seguito Studer la chiamava la storia delle tre atmosfere. - Perché - diceva - il caso del Cinese s'è svolto in tre atmosfere diverse: in una locanda di paese, in un ospizio per poveri, in una scuola di giardinaggio». Quasi tutte le storie di Friedrich Glauser s'intrecciano nella provincia svizzera, e in quegli ambienti in cui la marginalità è burocraticamente organizzata e perde quel tanto di libertà che orna la disperazione di un debole brillio. Ospizi, case per giovani disagiati, manicomi, lo stesso mondo che Glauser per un certo tempo frequentò in vita. Nel Cinese, in uno scenario del genere matura l'assassinio di un avventuriero benefattore seguito da un omicidio «di sostegno». L'indagine del sergente Studer, uomo d'ordine ma segnato da un passato che vena di scetticismo il suo senso di giustizia, vi scorre poco spettacolare, riflessiva, a rendere quella specie di considerazione del delitto che Simenon così descrisse: «C'è nel poliziotto una mancanza assoluta di odio o di rancore. Anche mancanza di pietà. Quello che c'è, per quanto paradossale la cosa possa sembrare, è una specie di spirito di famiglia».

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    lhl

    03/02/2015 10.40.48

    un bel romanzetto che scorre liene lieve, dove Stauber, pur essendo protagonista, sta speso nascosto dietro gli altri, mimetizzandosi con i tre ambienti che frequenta. Belli tutti i personaggi, forse un po' troppi, tanto da confonderli l'un con l'altro. Dimostrazione finale un po' troppo tirata per i capelli, senza prove concrete. Al giorno d'oggi, mai e poi mai i colpevoli sarebbero stati incriminati.

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