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Chi non ama le metafore potrebbe essere tentato di abbandonare la lettura dopo le prime pagine. La storia comincia a prenderti sempre più man mano che procedi nella lettura. E' poesia in prosa che racconta la vita nei suoi aspetti più infernali in cui l'uomo si lascia coinvolgere, ma anche nelle sue altezze più sublimi in cui può tendere e giungere fino al compimento totale di dare la propria vita ma non senza umana paura. “Dio mio perchè mi hai lasciato? Sono stanco, Padre mio. Non riesco a vederti. Ho paura. Io voglio vivere, non voglio morire... So che devo morire, ma non sono pronto...So che il mondo non può essere migliore di quello che noi gli permettiamo di essere, ma sono troppo piccolo. Mi chiedi troppo”. E in tutto ciò, come sottofondo, ma non solo, affiora una storia d'amore delicatissima che solo la penna di A.D'Avenia può rendere reale. Nel complesso vuole essere una testimonianza e, nonostante tutto, un inno alla Vita.
Per iniziare la recensione di questo bellissimo romanzo non vi è niente di più esplicativo che la citazione di questa meravigliosa frase di Don Pino Puglisi, 3P per chi lo conosceva per davvero. E davvero l’ha conosciuto Alessandro D’Avenia, che in questo libro ci traccia un ritratto vivido e sentito della figura del sacerdote palermitano ucciso dalla mafia e poi proclamato beato. Attorno alla figura magnetica di Don Puglisi si snodano le vicende dei protagonisti, calamitate dal suo carisma e perse nei vicoli del malfamato quartiere di Brancaccio. È la storia di Federico, un ragazzo perbene, la cui vita potrebbe non intersecare mai quelle strade deserte e polverose, ma popolate da minacce oscure, ma che l’incontro con Don Pino ne cambierà per sempre l’esistenza; ma nello stesso tempo è la storia di tantissimi altri personaggi che popolano questa Palermo bella e amara. Lo stile dello scrittore, composto da capitoli brevi e ad effetto, non fa altro che sottolineare l’importanza di ogni parola, di ogni metafora, di ogni iperbole.
D’Avenia è stato uno degli scrittori italiani che più ho apprezzato negli anni; i suoi primi tre romanzi, in particolare “Ciò che inferno non è” sono piccoli capolavori, in cui i giovani vengono raccontati con sguardo quasi disincantato ma quanto mai veritiero. Altro non saprei dirvi se non consigliarvi caldamente di leggerlo!
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