La ciociara

Alberto Moravia

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Editore: Bompiani
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 marzo 2001
Pagine: 322 p.
  • EAN: 9788845248368
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    Veronica

    11/06/2020 15:25:59

    Leggere questo libro è stato come vivere una grande avventura piena di dolore ma anche di speranza. Il viaggio di queste due donne, Cesira e Rosetta, in fuga dalla guerra e dai bombardamenti della capitale ci porta alla scoperta di tante storie, di tante tragedie che sono testimonianza dell'insensatezza della guerra. Non mancano in questa storia personaggi opportunisti, meschini, miserabili. Moravia ci descrive un'umanità che ha toccato il fondo, che è regredita ad uno stato quasi selvaggio. L'umana pietà è scomparsa, poichè ognuno in tempo di guerra è fedele solo a se stesso. Eppure ci sono anche persone di rara sensibilità e saggezza come Michele, giovane intellettuale e personaggio secondo me indimenticabile. Cesira è una donna forte, che ha imparato in fretta a cavarsela da sola, ma sua figlia Rosetta è una ragazza ingenua che ancora non ha visto fino a quale punto si può spingere la cattiveria dell'essere umano. Un romanzo crudo, spietato, commovente. Una lettura indimenticabile che mi ha regalato tantissime emozioni.

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    je

    13/05/2020 22:28:02

    Non so se non ho apprezzato in modo particolare questo romanzo perchè continuavo a vedermi davanti agli occhi Sophia Loren che non amo molto o perchè le mie aspettative erano molto molto alte. Fatto sta che mi è piaciuto, ma non quanto avrei voluto. Nelle prime pagine ho avuto l'impressione di essere da subito "in confidenza" con la storia, poi però, per tutta la parte centrale, ha prevalso un pò troppa quiete (sensazione che comunque descrive benissimo la vita sulle montagne, giorno dopo giorno, in vigile attesa che la guerra finisca). Verso il finale mi è piaciuto molto di più, quando al racconto della guerra in sè si è aggiunta la lotta personale delle protagoniste, vittime della crudeltà che tutto ciò comporta. Da leggere e meditare.

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    leogaro

    16/04/2020 15:15:36

    Stile asciutto e crudo, quello di Moravia, che usa un linguaggio diretto, decisamente poco aulico, per narrare vicende che, non dimentichiamolo, nascono da esperienze personali dell’autore stesso. La lettura è piuttosto snella, sebbene il ritmo non sia incalzante, anzi. Il romanzo, nel raccontare il susseguirsi degli eventi, prende un ritmo sonnolento che, gradualmente, scava nell’animo del lettore, lo costringe a riflettere, immedesimarsi. I personaggi sono ben delineati, impossibile non identificarsi nella fragile Rosetta, nella determinata Cesira o nell’idealista Michele… anche i personaggi “negativi”, come l’ambigua Concetta o il losco Clorindo, hanno un ruolo ben definito nel romanzo e la loro presenza è essenziale alla trama, come pure coerenti sono i loro comportamenti. La guerra è guerra, non c’è da scherzare; e Moravia ci scaraventa dentro, nelle giornate sonnolente d’attesa, nei quotidiani timori, nelle speranze vanificate, nell’universale dolore. E’ un libro che un po’ logora dentro, così come fa qualsiasi guerra. Perché la guerra non finisce con l’armistizio: i suoi strascichi, indelebilmente marchiati nell’animo dei superstiti, restano, come scorie radioattive impossibili da espellere. Un romanzo non sempre scorrevole, non certo una lettura d’evasione: è un classico da leggere, con la dovuta attenzione. “Questo è certamente uno dei peggiori effetti della guerra: di rendere insensibili, di indurire il cuore, di ammazzare la pietà.”

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    Gabriele Della Torre

    01/03/2020 09:16:59

    Il romanzo rappresenta la caduta del regime e la fine della guerra attraverso gli occhi di due donne. La madre fa di tutto per assicurare un futuro a lei e alla figlia spostandosi da Roma ai luoghi natali. Questo viaggio cambierà entrambe per sempre. Lettura molto apprezzata per il modo in cui ci permette di rivivere quei tempi.

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    Elsa

    08/03/2019 20:33:41

    Moravia, raffinato intellettuale figlio della borghesia romana, funziona incredibilmente meglio quando parla del popolo con gli occhi del popolo che quando scrive della classe di cui è espressione. Il racconto della guerra attraverso gli occhi di una negoziante in fuga con la figlia diciottenne, risulta infatti estremamente efficace: la guerra vista da altezza suolo, diciamo. Nonostante qualche lungaggine e delle sviste qui e lì a livello di stile ("Il sole, trapassando qua e là tra le foglie, stendeva ogni tanto i suoi raggi sulla strada; e pareva allora che anche l'asfalto così opaco diventasse una materia luminosa e palpitante, simile alla schiena di un animale caldo di sangue e di vita" - descrizione un po' troppo raffinata per la penna altrimenti piuttosto stentata della protagonista) il romanzo scorre fluido e godibile. Molto buoni i personaggi, ed in particolare Michele, ma a giustificare la quarta stellina è il forte impianto morale e la fluidità della spirale di decadenza in cui cadono le due protagoniste: in un contesto dove non esiste buono e non esiste cattivo, non esiste pietà né onestà, amico o nemico è più facile perdere valori che acquistarne. Un libro importante da leggere, per conservare la memoria di quello che fu e che sarebbe meglio non tornasse mai più, né qui né altrove.

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    steno

    08/08/2018 10:14:37

    romanzo scritto in modo scorrevole, maa tratti noioso e un po scontato, molti luoghi comuni. interessante lo squarcio storico nel quale si svolge la narrazion. non mi convince la descrizione di rosetta dopo lo stupro. bee le figure di cesira e michele.

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    New Gold Dreamer

    04/09/2017 09:07:14

    Bellissimo romanzo che analizza alla perfezione le ferite della Seconda Guerra impresse nell'animo di chi l'ha vissuta e che va ben oltre alle bombe scagliate sul territorio italiano poiché si sofferma sulla fame e sui mille e mille rimedi di cui gli strati più umili facevano ricorso per procurarsi quel poco da mangiare. Da notare il ritratto che emerge degli italiani i cui difetti vengono acuiti ulteriormente nel contesto bellico: attaccati esclusivamente al vil denaro, obbedienti al padroncino di turno, desiderosi di vivere nell'abbondanza materiale (eh sì, perché gli sfollati auspicano l'arrivo degli inglesi sperando che arrivi l'abbondanza - parola che nei loro discorsi compare più spesso del termine "pace" - ), scarso senso patriotico e, ahimè, anche un po' ignorantelli... ma la guerra, la morte, la sofferenza saprà offrire alle nostre due protagoniste (e a un paese intero) un modo diverso di guardare la vita.

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    Bruno izzo

    29/06/2017 14:35:30

    Cesira e la sua unica figlia, Rosetta, lasciano Roma dirette nel cuore della Ciociaria, il “ventre della vacca”, i luoghi natali di Cesira, dove la donna ritiene saranno al sicuro dagli orrori dell’ultima guerra, convinta che la guerra sia un evento che non la riguarda e non può né deve toccarla. Questa guerra, invece, riguarda tutti, malgrado tanti come Cesira trovino rifugio sui monti della Ciociara illudendosi di sfuggire alle conseguenze del conflitto. All’arrivo degli alleati a Roma liberata, Cesira decide di ritornare nella capitale, certa che ormai non sussiste più alcun pericolo. La guerra, però, è un orrore che non termina con l’arrivo di altri soldati, la guerra lascia sempre strascichi e dolori che colpiscono con costanza le vittime più deboli e innocenti, le donne e le bambine. I soldati alleati restano sempre uomini di guerra, feroci e crudeli, come ebbe a dire Quasimodo, sono sempre uomini “…della fionda e della pietra” gli uomini del tempo di guerra. Un gruppo di goumiers con mantello e turbante, soldati di prima linea di nazionalità marocchina, incorporati nell'esercito francese, sorprendono le due donne sottoponendole a forza ad un crudele violento e traumatico stupro di gruppo. Il dopo…non esistono parole sufficienti a descrivere come si possono sentire le vittime di questo strazio, dopo: è l’effetto deleterio della guerra: guasta gli animi, prima dei corpi, spegne le speranze, distrugge i sogni, sporca i sentimenti. Per Moravia in guerra a essere stuprata è in realtà la speranza, si insozzano i sogni, i sentimenti buoni e semplici, l’essenza stessa del vivere civile. L’opposizione alla barbarie della guerra, sta nella cultura: dopo lo stupro della vita, la cultura riporta con fatica l’uomo alla ragione…forse. Solo forse: spesso l’uomo preferisce restare ancora quello della “…fionda e della pietra”.

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    Carlo

    12/10/2012 17:51:57

    Non avevo mai letto un libro di Moravia prima. Ho letto questo in due giorni. Appassionante, crudo, realistico, e' un libro che ti fa immedesimare subito nei vari personaggi, cosi' ben dipinti. Assai realistica l'atmosfera delle campagne della Ciociaria, soprattutto per uno come me che vi ha vissuto negli anni 60 per ben tre anni.Veramente un libro da leggere, un "must".Moravia e' un maestro nella descrizione dell'animo umano, dei sentimenti che si avvicendano in ciascuno di essi, da Cesira a Rosetta,da Michele a Tommasino.Uno scrittore pittore.

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    Romolo Ricapito

    08/09/2011 18:42:57

    Trovo questo romanzo un capolavoro dalla prima all'ultima pagina. Oltre ad essere attualissimo, dvrebbe essere letto da coloro che vogliono diventare scrittori e adottato nelle scuole come libro di testo. Oltre alla storia, mi è piaciuta l'acutezza psicologica del personaggio di Cesira, che descrive tutto nei minimi particolari, attingendo alla psicologia "popolaresca". Bello anche il personaggio di Rosetta: in apparenza ingenuo o crepuscolare, è la descrizione dell'adolescenza in ogni età storica. Perfette l'azione, l'ambientazione e l'ideologia espressa dal personaggio di Michele, che rappresenta gli intellettuali e i perdenti.

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    Luigi

    17/11/2010 16:15:55

    La ciociara è il primo libro che ho letto di Alberto Moravia. Il libro narra le vicende di una madre e di una figlia costrette a fuggire da Roma, dalla propria casa e dai propri affetti, per rifugiarsi tra le montagne e cercare di salvarsi dalle barbarie del secondo conflitto mondiale. Qui le due donne vivranno una nuova vita, fatta di sacrifici, stenti e paura, e entraranno in contatto con una realtà montana ben lontana dal mondo cittadino. In questo bellissimo romanzo di Moravia, infatti, si evidenzia anche la grande differenza di un Italia a due marce, una realtà cittadina tesa al progresso e una realtà montana ancora ferma sui valori e sulla grande dignità della tradizione. E' solo un aspetto del "mondo" che Moravia riesce a tratteggiare in queste pagine di pura poesia. Nella seconda parte si assiste alla liberazione degli alleati e quando tutto sembra andare per il meglio, verso un rientro felice a casa, accade la seconda grande tragedia (la figlia viene violentata), episodio che cambierà per sempre le loro vite. La trasformazione della figlia è totale e la madre, incapace di reagire, subisce senza essere in grado di opporsi. Il cambiamento delle due donne è uno dei temi centrali del romanzo che evidenzia, ancora una volta, tutta la crudeltà e la violenza della guerra. Rientrate a Roma le due donne non saranno mai più le stesse. Si tratta di un romanzo intenso, scorrevole e scritto con grande maestria. Un viaggio nell'animo umano per capire la tragicità e la grandi trasformazione causate dalla guerra.

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    Isetta

    10/12/2009 11:51:35

    Un libro sulla Resistenza, incentrato su due donne che, pur non facendo la guerra, la vivono sulla propria pelle. Quella guerra nuda e cruda, che non ti lascia da mangiare, nè dormire, ti accompagna in ogni momento della giornata e, al contempo, ti permette di sognare sui tempi che verranno, sicuramente migliori. Ma la guerra a queste due donne toglie tutto e soprattutto distrugge Rosetta, quella figlia d'oro che perderà pure credito agli occhi della madre.La pecca di questo romanzo sono i capitoli finali, forse un po' troppo sbrigativi rispetto ad altri fin troppo prolissi.

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    Chrstian

    26/08/2009 23:26:28

    Anche se questo romanzo mi è piaciuto molto, ha una pecca che secondo me non gli permette di meritarsi il mi voto massimo ossia l'eccessivo squilibrio tra i corposi capitoli centrali e i retorici e scialbi capitoli finali. Per il resto è sicuramente un libro scritto bene e che si fa leggere anche se il personaggio di Rosetta non mi ha convinto molto.

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    giovanni

    19/01/2009 21:53:36

    Il dramma della guerra vissuta sulla pelle delle due protagoniste del romanzo, madre e figlia. Le atrocità, le debolezze, la malvagità, le bassezze, gli egoismi, il cinismo e l'indifferenza dei personaggi descritti da Moravia. Un libro che suscita forti emozioni. Senz'altro un capolavoro della letteratura italiana del novecento.

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    GEA

    13/07/2008 16:27:52

    Premesso che Moravia non è assolutamente uno dei miei preferiti,questo secondo me è libro migliore.Mi piace molto il linguaggio,mi ha fatto spesso sorridere la visione del mondo di Cesira e ho apprezzato molto questo simpaticissimo personaggio.Rosetta mi ha davvero deluso e il suo cambiamento mi ha molto sorpreso,la sua trasformazione è incredibile.Inutile dire che il mio eroe è Michele,il miglior personaggio di Moravia.IN definitiva non è un libro che mi ha entusiasmato,ma è un buon affresco sulla fine della guerra e sul mondo contadino.

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    trottolina

    15/05/2008 12:07:39

    Beh di sicuro, chapeau per il messaggio: la barbarie della guerra, le condizioni di vita disumane di chi ne è vittima e i cambiamenti (morali e materiali)che, suo malgrado,si trova ad affrontare. Moravia tra i miei scrittori preferiti ma ho preferito Gli indifferenti, in verità. Penso siano troppi (e troppo simili), quindi a volte anche noiosi, gli aneddoti narrati: appesantiscono di tanto la narrazione. Quello che la snellisce è invece il linguaggio. Perfetto stile contadino e incolto, di chi vede la vita attraverso gli occhi della pura sopravvivenza, ma vuole imparare da chi invece interpreta il mondo attraverso la conoscenza.Il mondo degli umili, il mondo primitivo, come punto di parteza per una nuova consapevolezza dopo la distruzione.

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    Antonio86

    06/06/2007 14:13:52

    Che posso dire di piu' su di un capolavoro della letteratura senza rischiare di cadere nella banalità o nel clichè? Nonostante, in certi momenti possa sembrare un pò prolisso nelle decrizioni, Moravia è senza dubbio l'autore di una delle opere piu' belle della letteratura nostrana. E' la storia di due donne che vivono nel periodo piu' duro del '900, che viene fatto rivivere con grande maestria dall'autore, col pregio di aver creato un'opera-documento senza tempo, sulla disumanizzazione dell'uomo durante ogni guerra. In particolare, viene sottolineato come ogni valore in cui si crede cecamente in tempo di pace, venga sovvertito e ignorato durante il periodo bellico, che riesce a tirar fuori il peggio di ogni uomo; o forse, dato che solo nel momento della prova, si può valutare il vero valore delle persone, la guerra che è uno di questi, fa venir fuori quello che le persone veramente sono, il loro vero "io", fino ad allora celato, come il tizzone ardente sotto la cenere...Alla luce di quanto detto, "La ciociara" può anche configuarasi come opera pedagogica che parla direttamente alle coscienze, inducendo interrogativi e sicuramente, distogliendo dall'idea che possa esistere una guerra giusta! BUONA LETTURA!

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    Nefertari

    17/01/2007 19:00:45

    solo 5 parole il capolavoro della letteratura italiana

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    Giancarlo

    23/06/2005 18:07:14

    Crudo.Toccante.Amaro. Un libro di guerra, con poco sangue ma molto dolore. Leggetelo.

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    marco

    07/04/2005 15:54:29

    Bellissimo romanzo. A tratti amaro per altri comico. Meravigliose le descrizioni dei paesaggi, dei sentimenti e di tutto il periodo storico. Ritratto estramamente realistico dell'italia di quel periodo.

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  • Alberto Moravia Cover

    Alberto Moravia esordì giovanissimo pubblicando, a sue spese, il primo romanzo, Gli indifferenti (1929). Penetrante e spietato ritratto della borghesia italiana agli inizi del fascismo, l’opera rivelò immediatamente, nella incisività di una prosa secca e analitica, la maturità di uno scrittore capace fin da allora di far tesoro delle diverse lezioni dei grandi modelli europei, dalla oggettività di De Foe alla problematicità dei romanzieri russi (specie Dostoevskij), al realismo tipologico dei francesi dell’Ottocento. Il romanzo, accolto con ostilità dalla cultura fascista che ne proibì la diffusione, fu salutato con entusiasmo solo da pochi critici accorti (Borgese, Pancrazi, Solmi).M. cominciò poi a collaborare a riviste... Approfondisci
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