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Anno edizione: 2020
Anno edizione: 2010
Ispirato al processo Bucharin del 1938 (dei cui atti si traducono in appendice alcuni emblematici passaggi), il romanzo è stato protagonista tra il 1940 e i giorni nostri, tra Francia, Svizzera e Inghilterra, di una tormentata e sorprendente avventura editoriale che Silvia Albesano ricostruisce con rigore filologico e convincente ricchezza di dettagli.
Mosca, anni Trenta. Nicolaj Salmanovič Rubascëv è un commissario politico: è compito suo scoprire gli avversari del regime, interrogarli, punirli. Ma il destino lo porta sul banco degli imputati, vittima degli stessi aberranti trattamenti che di solito era lui a infliggere. In un primo momento Rubascëv si difende, respinge le accuse, resiste alla tortura. Poi invece capitola. L’indottrinamento dell’ideologia politica vissuta con assolutismo granitico, come una fede, ha la meglio su ogni ragionevolezza e sull’istinto di conservazione: Rubascëv finisce per condividere il punto di vista dei suoi inquisitori e accetta la morte come ultimo servizio da rendere al partito. Feroce conflitto di anime, dramma di coscienze indagato con acuminato scavo psicologico, Buio a mezzogiorno mette in scena la tragedia, storicamente realizzata, del cortocircuito tra l’aspirazione all’utopia e le nefaste conseguenze dell’uso improprio del potere.Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Chissà quante volte Arthur Koestler, ex comunista, sarà stato accusato di “fare il gioco del nemico”? Chissà quanti insulti e quante calunnie avrà dovuto subire per aver rivelato a tutti, con un eccellente romanzo, la verità sul totalitarismo sovietico e sulle purghe di Mosca? Il romanzo è ”Buio a mezzogiorno” (1940), in cui il protagonista, l’ex commissario del Popolo Rubascëv, caduto in disgrazia e rinchiuso in una cella, ricapitola il proprio passato. Ha creduto nella Rivoluzione, ha eseguito gli ordini anche quando gli ripugnavano, denunciando e facendo espellere dalle sezioni sinceri militanti colpevoli soltanto di aver messo in dubbio la massima: “il Partito non sbaglia mai”. Ma adesso, mentre s’interroga sul perché principi giusti abbiano dato risultati falsi, tocca anche a lui la sorte già riservata alla “vecchia guardia”, che il N. 1 ha interamente sterminato con una serie di processi farsa... Koestler, diventato un grande amico di Orwell (entrambi sono rimasti nonostante tutto intellettuali di sinistra), ha influenzato profondamente quest’ultimo che, tra l’altro, deve avere attinto in “Buio a mezzogiorno” l’idea della correzione e della riedizione di tutti i giornali passati per adeguarli alla nuova verità ufficiale, lavoro svolto dal protagonista Winston Smith in “1984”. Questo è solo un merito secondario del romanzo di Arthur Koestler che, oltre a essere una lettura più che pregevole, ha un grande valore storico, permettendoci di giudicare il totalitarismo di ogni colore.
Un alto funzionario del Partito sovietico, ex commissario del popolo, Nicola Salmanovič Rubashov, viene arrestato nella sua abitazione in piena notte, per attività controrivoluzionarie. Trasferito in cella, ricorda la propria vita di esponente di primo piano del Partito fin dalla Rivoluzione e le persone che egli stesso ha portato alla condanna e alla "liquidazione". Un racconto preciso che rispecchia realisticamente quanto descritto da altre testimonianze sull'atmosfera di quegli anni. Rubasciov è costretto a firmare una deposizione di auto accusa. Finale drammatico: Labbro Leporino è giustiziato. Rubasciov stesso è ucciso a martellate sul cranio. 220 pagine nella Biblioteca di Repubblica.
Portata dalla compulsione alla comparazione letteraria, mi spingo in analogie con il mirabile "Il vagabondo delle stelle" di Jack London e per stile, incisività e potenza, con l'altrettanto apprezzato Curzio Malaparte. L'inquadramento nel genere romanzo carcerario gli fornisce subito l'aura plumbea, stagnante e maleodorante dei foschi antri in cui collidono speranze e si infrangono vite. Ma è anche un submondo parallelo in cui linguaggi diversi vengono codificati per intrecciare relazioni; ancore di salvezza sull'orizzonte degli eventi, prima di essere risucchiati nel buco nero con sistematica, scientifica opera di demolizione dell'essere umano. "Aveva creduto d'aver bevuto il calice dell'umiliazione fino alla feccia. Ora doveva scoprire che l'impotenza ha tante gradazioni quante ne ha il potere; che la disfatta poteva dar le vertigini come il trionfo e che i suoi abissi sono senza fondo." L'impressione che questa lettura lascia, è di sprofondare nelle viscere della Russia stalinista rimanendone inzaccherati; un ammorbante senso di menzogna, intrighi, granitica e inesorabile brutalità che genera dolori complicati. La lentezza del ritmo è inaspettatamente coinvolgente: anche se banali e ininfluenti, le piccole variazioni dalla routine carceraria rendono dinamica e incalzante la narrazione, creando anche una certa suspense. Sensazioni forti, scrittura superba.
Recensioni
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