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Aldo Palazzeschi

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine:
  • EAN: 9788804494225

Recensioni dei clienti

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    FTA

    13/05/2007 18.09.30

    Gran testo futurista, come al solito dimenticato. Una bella alternativa al Calvino della trilogia.

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    ale bedica

    04/04/2006 21.40.37

    Possibile che dopo di me ci sia solo il Diluvio di Bartolomeo di Monaco?Nessuno si interessa di Perelà oltre all'Eccellente?Però non scherza:il suo commento di milioni di caratteri (a noi ne sono concessi 2048)domina tutte e tre le edizioni proposte da IBS.La Corazzata Potemkin obbliga alla fonda tutte le golette.Io prendo il largo ugualmente,con prudenza.Trovo pagine di umorismo (la città di Palazzeschi sembra il regno di Id del mago Wiz di Hart e Parker),altre di horror (l'autodafè di Alloro è degno del miglior Poe),altre,infine,di toccante religiosità (paragonabili alla Vita di Gesù Cristo).Pagine che sembrano essere state lette da D'Annunzio:Olì olà-Già già,anticipa Eia Eia Alalà?La contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare di Paolo Villaggio,non ricorda la baronessa Rosalinda Panciera vedova Bomsembiante?Ma anche da Calvino per Le città invisibili,da Ada Negri per Le solitarie,da Grosz (più indicati i suoi bestiari per la copertina di Mondadori).Proseguo nel mondo di Palazzeschi oramai senza esitazioni "Già si respira quell'aria vaporosa e umida,orribile miscela di decrepiti legni e decrepiti tappezzerie,untuosità vetuste,e fresche esalazioni della giovane e vecchia umanità".

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    Bartolomeo Di Monaco

    22/08/2003 19.45.28

    L’incipit del romanzo lascia intendere che l’autore ha scelto la via dialogica per dare significato e sentimento al suo lavoro; una scelta che condivido, giacché sono i dialoghi che intessono in prevalenza i rapporti umani. Palazzeschi vi aggiunge poi il sale della sua visione ironica e sognante, incantata e parossistica della vita, e così noi abbiamo a che fare subito con un individuo che emette, in un intercalare continuo, strane parole che paiono senza senso, ma saranno poi spiegate: “Pena! Rete! Lama!”, da cui “Pe… Re… La…”, ossia Perela, dal quale, dopo che qualcuno dei protagonisti lo ha perfezionato, il nome del personaggio principale Perelà, e il titolo del libro: “Il codice di Perelà”. A chi lo incontra, questo singolare individuo pone più di un interrogativo (“Di che cosa siete, signore?), fra i quali il più importante è se egli sia o meno un uomo come gli altri: “di uomo mi sembra non abbiate che le scarpe.”, gli dicono. Lui infine risponde che è un uomo di fumo ed è “tanto leggero”. Come può accadere nelle fiabe, è in viaggio verso una città governata da un re, Torlindao, circondata da mura e con porte vigilate da gabellieri. Ricevuto alla corte del re, risponde che viene “Di lassù.” e che prima di “scendere alla luce” vi è rimasto più di trent’anni. “Lassù” è la cima di un camino, al cui interno, come dentro un utero nero, egli ha preso forma di uomo di fumo, in forza del fuoco sempre acceso, “Anche nel mese d’Agosto”, e durante questa lunga gestazione lo hanno accudito “tre vecchie madri”: Pena, Rete, Lama. Gli hanno insegnato molte cose e soprattutto che non sarebbe stato più solo, e avrebbe fatto un viaggio nel mondo. Possiamo perciò desumere che quell’intercalare, quella insistente e profetica invocazione alle madri, non sia altro che la continua dolorosa ricerca di una conoscenza su cui poggiare una speranza e una fiducia nella vita, davanti alla quale, quando vi ci si affacci, qualunque sia la nostra età, ci presentiamo sempre come fanciulli vestiti di purezza (il fumo è il risultato, infatti,

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