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Colazione al Grand Hotel. Moravia, Parise e la mia Roma perduta
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Colazione al Grand Hotel. Moravia, Parise e la mia Roma perduta - Marina Ripa di Meana - copertina
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L’autrice de I miei primi quarant’anni scrive una nuova, inedita puntata della sua vita raccontando l’amicizia con due grandi della nostra letteratura, Alberto Moravia e Goffredo Parise.

«Verso la metà degli anni Settanta mi sistemai per alcuni mesi al Grand Hotel. Fu un periodo come fuori dal tempo. Non avevo una lira in tasca, ma vivevo come una miliardaria, viziata e coccolata. Per alleviare quella specie di clausura di lusso invitavo spesso a colazione due amici, Alberto Moravia e Goffredo Parise. Erano i miei dioscuri, i miei cavalieri del cielo, Castore e Polluce, miei complici di avventure, miei paladini e più tardi anche miei testimoni di nozze.»

L’autrice de I miei primi quarant’anni scrive una nuova, inedita puntata della sua vita raccontando l’amicizia con due grandi della nostra letteratura, Alberto Moravia e Goffredo Parise. Un’amicizia lunga trent’anni, in cui l’insolito terzetto si frequentava quotidianamente nei luoghi canonici della dolce vita romana, come il Grand Hotel e il bar Rosati a piazza del Popolo, e si scambiava pettegolezzi, racconti e confidenze. Ne emerge il ritratto di un’epoca irripetibile e di un ambiente, tra mondanità e cultura, in cui ci si divertiva davvero: «A quel tempo a Roma si viveva con niente, si campava di fantasia». Un libro fittissimo di aneddoti e personaggi, da Gianni Agnelli a Henry Kissinger, da Maria Callas a Liz Taylor, da Pier Paolo Pasolini a Elsa Morante. Ma in primo piano ci sono loro, Moravia e Parise, con le loro abitudini di scrittura ma anche i loro amori, i loro odi, i vizi, i cibi preferiti. Aspetti privatissimi che nessuna biografia ha mai raccontato.
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Dettagli

2016
15 novembre 2016
144 p., Rilegato
9788804669876
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Indice


Indice

I. I miei dinosauri
II. Uno scrittore per amico
III. Com'era cominciato tutto questo?
IV. Politica e noia
V. Il caviale della pace
VI. Letteratura e alta moda
VII. Il pesce castagna
VIII. Il senso di Goffredo per la neve
IX. Truman e Marilyn
X. Il poeta corsaro
XI. Pane e brodo
XII. "Les italiens de la Côte d'Azur"
XIII. Le chiavi del regno
XIV. La mamma è sempre la mamma
XV. La rubiconda figlia del falegname
XVI. La generazione perduta
XVII. C'era una volta l'America
XVIII. Il peso della storia
XIX. Il mio maître de mason
XX. Petote
XXI. Sobrietà zen
XXII. Fin de partie

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Romolo Ricapito
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due intellettuali sentono una sorta di empatia per la celebre nobildonna: tale stato di grazia non è determinato dalla cultura di Marina Lante Della Rovere (come ancora si chiamava, o faceva chiamare all'epoca, anche come titolare di un noto atelier) avendo (per l'ammissione della stessa) non molto frequentato i libri stampati. L'ammirazione, soprattutto di Parise, risiede in una sorta di mente aperta, attenta e pronta, in grado di assimilare e risolvere rapidamente le cose, che i due letterati le attribuiscono in una sorta di singolare transfert. Inoltre in G. Parise il fascino dell'anomalia (rappresentata dalla dentatura imperfetta di Marina Ripa di Meana, poi rimessa in ordine) è superiore alla bellezza tout court. In ogni caso la figura che emerge di più è proprio quella dello scrittore e saggista veneto, a causa della sua originale complessità. Mentre Alberto Moravia è più facile da capire, o da rappresentare. Di quest'ultimo perciò emergono alcuni difetti, principalmente quello dell'avarizia, che l'autrice descrive in più di un aneddoto. Altra caratteristica dell'autore de Gli Indifferenti è l'essere burbero, esercizio che egli attua con personaggi dello stesso sesso, forse non ritenuti alla sua altezza, come il poeta Dario Bellezza. Anche le donne di Moravia non escono benissimo dal testo: Elsa Morante, è una mente bizzarra, scostante e capricciosa ("si innamorava sempre di omosessuali come il regista Luchino Visconti, ancora Dario Bellezza e il pittore Billy Morrow) . Mentre Dacia Maraini (si legge ) vinse un importante premio letterario, agli esordi, "grazie all'intercessione di Moravia". Epperò secondo l'autrice avrebbe sfondato lo stesso, perché la sua carriera continuò brillantemente, sino ad oggi.

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Marina Ripa di Meana

1941, Roma

Marina Punturieri, nota anche con i nomi da sposata Marina Lante della Rovere e Marina Ripa di Meana, nasce a Roma nel 1941. A vent'anni sposa Alessandro Lante della Rovere e dal matrimonio nasce la sua unica figlia Lucrezia. Esordisce come creatrice di alta moda: il suo atelier di piazza di Spagna è frequentato da nobildonne romane, amiche, attrici famose, personaggi del gran mondo internazionale, mogli di artisti e politici che hanno cambiato la storia dell'ultimo secolo. Dirige per tre anni la rivista «Elite». Lavora per il cinema, la televisione e la radio. Scrive quattordici libri, tra i quali due bestseller, I miei primi quarant'anni e La più bella del reame (da cui sono stati tratti due film record d'incassi), la sua ultima autobiografia Invecchierò...

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