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Lorenzo Renzi

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2012
Pagine: 225 p., Brossura
  • EAN: 9788815237804
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  Questo volume è dedicato al cambiamento linguistico. In particolare, è indagato quello dell'italiano contemporaneo (ma con frequenti riferimenti alle altre lingue), del quale è difficile avere consapevolezza perché in esso siamo tutti quotidianamente immersi. Autore di opere miliari come la Grande Grammatica italiana di consultazione (a cura di Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi e Anna Cardinaletti, il Mulino, 1991) e la Grammatica dell'italiano antico (a cura di Giampaolo Salvi e Lorenzo Renzi, il Mulino, 2010), Renzi riflette qui non sui tratti (relativamente) stabili di una fase della lingua, ma su quelli in lotta per l'affermazione. Come dichiara il filologo nella Nota al testo, l'opera "prende origine dall'insegnamento" e da una riflessione pluriennale. L'introduzione presenta una prospettiva affascinante: alcune "suggestioni neodarwiniane" che, con le dovute distinzioni, permettono di elaborare considerazioni più accorte sui meccanismi del cambiamento linguistico. Infatti, nonostante l'origine diversa, c'è una somiglianza cruciale tra mutazioni biologiche e cambiamento della lingua: l'idoneità all'ambiente come requisito per l'affermazione, che per un elemento nuovo della lingua significa occupare un buon posto rispetto al sistema (per esempio uno spazio vuoto). L'azione culturale persegue poi "con altri mezzi gli stessi fini" dell'evoluzione naturale. La trattazione si sviluppa in sette capitoli. Nel primo (Il cambiamento nella lingua) sono illustrati alcuni concetti chiave del cambiamento nel tempo (uno per tutti la convivenza di forme), tanto più arduo da cogliere quanto più il periodo è breve e vicino. Nel secondo (I cambiamenti nell'italiano contemporaneo), invece, è offerto un ricco repertorio di fenomeni "in atto" a vari livelli della lingua: strutture in ascesa (per esempio le frasi scisse del tipo È Carlo che legge) o nuove forme (come il saluto Buona giornata o l'espressione non esiste per "è assurdo"); l'autore esamina, inoltre, gli anglismi, e i rapporti dell'italiano attuale con il fiorentino e con la varietà romana. Nel terzo capitolo (Due tipi di cambiamento linguistico), poi, sono distinti ed esemplificati i cambiamenti percepiti come errori (per esempio io ciò, tu ciai) da quelli avvertiti come snobismi (un caso: il piuttosto che non disgiuntivo). Ma un'innovazione può anche non sopravvivere, com'è mostrato nel quarto capitolo (Regressione nella lingua), che tratta le "innovazioni sconfitte": plurali come nessuni e ciascuni (attestati nel Trecento) o regressioni ricostruite come quella che all'analogico avavamo ha indotto comunque alla resistenza di avevamo. Il quinto capitolo (Parlare l'italiano ieri, oggi e domani) si concentra sulla diffusione dell'italiano in Italia dall'Unità in poi e sui possibili sviluppi di una lingua relativamente stabilizzata in una società in rapida trasformazione, in cui la presenza degli immigrati sarà sempre più significativa anche a livello di cambiamento linguistico. Al "cuore della tematica di questo libro", però, si trova il mutamento ravvisabile tra le parlate dei giovani (il nuovo che si propone) e quelle degli anziani, da confrontare con la dovuta attenzione (com'è spiegato nel sesto capitolo: Giovani, vecchi e cambiamento linguistico). Infine, nel settimo capitolo (Norma e registri della lingua. Ortografia. Corpora informatici) l'autore illustra come sia poco ragionevole riferirsi a una norma immutabile o contrastare il naturale movimento della lingua imponendo usi e sostituzioni. Invece, l'ortografia chiara dell'italiano merita di essere difesa. Gli ultimi paragrafi ampliano la prospettiva ai corpora informatici e alla rete, autentiche miniere per molteplici ricerche sulla lingua in movimento, purché le si sappia impostare; al riguardo, completa il volume un'appendice che presenta sinteticamente Alcuni corpora dell'italiano d'oggi, curata da Matteo Viale. Silvia Demartini