Come leggere la poesia. Con esercitazioni su poeti italiani del Novecento - Lorenzo Renzi - copertina

Come leggere la poesia. Con esercitazioni su poeti italiani del Novecento

Lorenzo Renzi

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Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1997
In commercio dal: 23 ottobre 1997
Pagine: 165 p., Brossura
  • EAN: 9788815062550
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UEsiste ancora una "domanda" di poesia? O è vero che la scarsa abitudine alla lettura penalizza in primo luogo i testi poetici? Questo volume nasce dalla convinzione che sia possibile educare al gusto per la poesia, e ha lo scopo di avvicinare il lettore ai testi poetici del Novecento italiano (di Saba, Montale, Pasolini, Cattafi, Giudici, Erba) interpretati con strumenti linguistici. Un libro nato da esigenze didattiche, che lo rendono particolarmente comunicativo, ma anche un libro teorico, che ripensa il tema della natura della poesia: non poesia come artificio, come proponevano i formalisti russi, né come funzione autoreferenziale del linguaggio, come per Jakobson. Richiamandosi a una sorta di "revisione dello strutturalismo", l'autore avanza una nuova proposta: quella della poesia come gioco normato, illusione soggetta a regole.
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(recensione pubblicata per l'edizione del 1985)
recensione di De Federicis, L., L'Indice 1985, n. 6

Dei sei pezzi che compongono il volume alcuni erano già usciti in rivista nel corso di quasi dieci anni: si tratta degli esercizi di lettura su poesie di Saba ("A mia moglie" 1973) e di Montale ("Vento sulla mezzaluna" 1979, "Ribaltamento", "Senza mia colpa", "Quel che resta", 1980), e di un capitolo introduttivo (1980), che dà il titolo alla raccolta. Renzi li ha ora ritoccati, aggiungendovi un'ulteriore indagine condotta su testi di Cattafi, Giudici, Erba, e un altro importante capitolo in cui ha ripreso e condensato le principali proposte teoriche. Sono appunto questi ultimi scritti che, mostrandone la conclusione (provvisoria, come avverte l'autore), fanno emergere con evidenza il precedente percorso. Nel leggere la poesia Renzi si è mosso all'inizio in una prospettiva collegata allo strutturalismo e alla linguistica, in particolare e dichiaratamente quella di Jakobson. Di qui derivano l'attenzione alle caratteristiche formali e l'uso di un metodo di analisi che procede dalla descrizione dell'aspetto fonetico e dei suoi elementi istituzionali (la metrica) alla ricerca del significato prodotto dalla forma stessa, alla messa in luce di una struttura profonda. Così l'interpretazione di Saba scopre nel testo la compresenza di due disegni, che attraversano entrambi forma e contenuto: un disegno di superficie, costituito dall'aspetto metrico e sintattico quasi tradizionale, grazie al quale avviene la rimozione di quella sessualità animalesca e femminile che pure è il tema della poesia, e un disegno compositivo profondo, fondato sui parallelismi ("Tu sei come / str. I: una... pollastra; II: una ...giovenca: III: una... cagna; IV: la... coniglia; V: la rondine; VI: la... formica, la pecchia"), che invece dà rilievo ai tabù rimossi, ma li rende accettabili, conducendoli verso un significato religioso e sociale ("dalla femmina alla massaia!", p. 25). E le letture di Montale passano dal piano formale a quello semantico attraverso lo studio di corrispondenze e sfasamenti: per esempio, sfasamenti nei versi della vecchiaia tra i contenuti, che si innalzano a generalità filosofiche, e la scelta lessicale e metrica, che ne neutralizza la solennità abbassandosi fino alla prosa. Ma l'obbiettivo d'attualità, che via via si chiarisce e che infine Renzi individua esplicitamente elaborando il supporto teorico, è quello di staccarsi dal pensiero di Jakobson sulla poesia come funzione autoreferenziale del linguaggio, di uscire da un metodo di analisi soltanto linguistica, di rivedere insomma lo strutturalismo. In nessuno dei saggi la lettura è esclusivamente strutturale e conclusa nel singolo componimento: intervengono richiami ad altri testi o a circostanze esterne o alle immagini ricorrenti in un poeta. Quest'ultima è forse una delle vie più interessanti e porta Renzi a concentrare sulla metafora la sua riflessione: non sulle metafore in quanto figure retoriche (che è stato il piano di lettura privilegiato da formalisti e strutturalisti), ma sulla natura propriamente metaforica di tutto quanto il discorso poetico, sempre aperto a un ventaglio ampio di interpretazioni, e perciò simbolico, non letterale. Ventaglio ampio e tuttavia non indefinito: seguire il piano simbolico del discorso non è detto che implichi una propensione al misticismo. Si tratta semplicemente di riconoscere che nel testo ci sono molti sensi e che il simbolo veicola materiali non linguistici. Bisognerà ammettere che i procedimenti formali non sono l'essenza della poesia (p. 125), ma sol tanto i suoi indizi, i segnali che ci avvertono della presenza di un'intenzione poetica, segnali a volte minimi (lo dimostrano gli esempi di Cattafi, Giudici, Erba) Che cos'è dunque la poesia? Prendendo le mosse dalla teoria degli atti linguistici (quale è stata elaborata da J.L. Austin ed è rappresentata oggi da J.R. Searle) e tentando, anche qui, di uscire da una bipartizione consolidata tra la poesia e la prosa identificata con la narrazione, Renzi si associa a chi ritiene che la specificità del discorso poetico possa essere rintracciata nel suo essere uno speciale atto illocutivo, un atto "di finzione". Ogni discorso poetico presuppone il tacito patto in cui il poeta chiede al lettore di accettare un uso fittizio del linguaggio press'a poco in questi termini: io fingo che, io immagino e ti chiedo di immaginare con me. Tuttavia, poiché non ogni tipo di finzione è poetico, si dovrà precisare che la poesia, come certi giochi, ha le sue norme: è "illusione soggetta a regole, gioco normato" (p. 50). La teoria dell'atto di finzione vale per una lirica, per un poema, per un romanzo: per qualsiasi testo "che non va preso alla lettera" (p. 119).
L'intento pedagogico, che è messo in rilievo dalla presentazione editoriale e dall'autore stesso in una breve premessa, in senso stretto si riferisce soltanto alle occasioni (lezioni all'estero, corsi di aggiornamento) in cui hanno avuto origine i pezzi già editi. Il libretto è però accattivante e divulgativo in un senso più ampio. Tra il rigore pretenzioso dei tecnicismi e l'arbitrarietà di una lettura soggettiva Renzi ha cercato una misura diversa, di linguaggio orientato verso il destinatario, di comunicazione mirata all'"educazione del gusto": proponendo nella lettura anzitutto la comprensione del testo delimitando con ironia e autoironia la scientificità della scienza della letteratura, praticando un consapevole eclettismo, confrontandosi tranquillamente - o fingendo di confrontarsi? - con qualche obiezione del senso comune ("Ma Leopardi sapeva di aver messo queste cose che il critico trova?", p. 24). Perciò questi saggi, che discendono da un insieme di discipline specialistiche, si fanno leggere volentieri anche da chi specialista non è. È un buon risultato, che conferma uno dei più simpatici tra i vari principi generali enunciati da Renzi qua e là: forse davvero la poesia non è una faccenda dei poeti, non è un lusso di pochi, e la fame di poesia è "una cosa naturale e universalmente diffusa" (p. 12).
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