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Mariolina Venezia

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2009
Pagine: 256 p. , Brossura
  • EAN: 9788806191030
Che donna, Immacolata (Imma) Tataranni, sostituto procuratore di Matera!"Con la sua faccia di luna piena e i capelli che a seconda delle settimane viravano sul rosso mogano, o fiamma, o peggio ancora carota, con la ricrescita sempre in agguato, gli improbabili tailleurini che le aveva cucito la madre e le scarpe coi tacchi che con l'andar del tempo diventavano sempre più alti", Imma è la protagonista assoluta di una storia poliziesca insolita, che del genere letterario prende in prestito l'intreccio narrativo tradizionale, ma con ambizioni più vaste di riflessione umana e sociale. Il nostro magistrato in superficie è una "sagoma", come direbbe Luciana Littizzetto, con cui condivide statura modesta e altissima carica umana, rievocando un poco la prof Baudino della versione cinematografica della Collega tatuata di Margherita Oggero. Ma, più in profondità, vediamo sbozzato un carattere forte, non uso a perdersi in chiacchiere, e che, grazie alla memoria formidabile associata a una totale mancanza di fantasia, sa trarre dalle sue origini povere, dalla sua volontà straordinaria di superare queste origini, uno strumento magnifico al servizio di un profondo invincibile senso della giustizia e del dovere. La storia narrata è divertente e, come di rigore nei gialli, dotata di morto d'ordinanza, di cattivi inquinatori, di trafficanti di reperti archeologici. Tuttavia, il vero scopo del libro di Mariolina Venezia, dopo il successo ottenuto con il suo primo romanzo, la saga famigliare Mille anni che sto qui, vincitore del Premio Campiello 2007, è la sua terra d'infanzia, una Basilicata sospesa fra antiche povertà decorose e modernità corrosiva, forti tradizioni e tragiche fragilità sociali. Esemplare è la sua descrizione della protesta contro la scelta governativa di Scanzano Ionico come sede di un deposito per le scorie nucleari (novembre 2003). Imma, narrando la sua gente, che quando si mette non molla, "come certe piante abituate a crescere in terreni impervi", descrive anche magnificamente se stessa: testarda, suscettibile, grugnera, coraggiosa, onesta, saggia.
Aldo Fasolo

Recensioni dei clienti

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    giuseppe maragno

    17/09/2016 02.42.35

    La scrittrice,con un linguaggio semplice,esprime la necessità di una riflessione" complessa" per capire come la vita si annida ovunque ed è spontaneamente partecipe al disegno del Creatore.

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    Gianpaolo Borgo

    24/12/2015 15.42.49

    Venezia scrive di fatti ordinari, in ultimo di banalità, in modo non banale. Qualcuno al tempo del suo primo innegabile successo scrisse, più o meno esplicitamente, che quel successo fosse un fenomeno, quasi un evento immeritato. In realtà, e mi permisi, da profano, di rimarcarlo, ciò che traspariva dalla "penna" di M.V. era una insolita capacità di penetrare la realtà più scontata, e quindi banale, con una visione non solo poliedrica (psicologica, ambientale, narrativa e quindi storica) ma anche sottile ed intelligente. Mi permisi, e lo rifaccio volentieri, di affermare la non comune capacità di coniugare l'andamento, ed il senso,delle storie a quello della Storia. Semmai, tale talento più appare nel raccontare piccole ed ordinarie storie che non in complesse e strutturate creazioni letterarie. D'altra parte né nuovi Hugo o Zola si vedono all'orizzonte né il nostro tempo ed i nostri tempi permetterebbero oggi a chicchessia di tediare editore e lettore con ottocento pagine. Di cosa si vuole e si può rimproverare quindi l'abile penna di Venezia se non l'essere capace di fotografare la reale condizione di esseri ordinari destinati ad apparire e stare provvisoriamente e con le loro banali ordinarietà tra i sassi della storia e del tempo proprio come quelle piante ardite sì ma effimere che si ostinano a nascere e vegetare in un mondo minerale che le vedrà nascere e morire ridendone. Proprio come nella sua Jonia lucana, pietrosa e poco incline alla impietosa "trasformazione chimica" cui gli esseri viventi sono destinati.

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    sbirulino

    16/01/2011 12.19.55

    un libro ben scritto, con una storia credibile ed affascinante. non condivido i precedenti commenti negativi.

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    Luciano

    21/01/2010 11.37.30

    Libro piacevole, scorrevole e ben scritto. Mi è piaciuta l'ambientazione, la storia e la cultura che traspare dallo stesso. Una mentalità che non tutti riescono a capire, un po' provinciale e suddista, ma che poggia su solide basi e da cui non è facile staccarsi. Dov'è la verità, nella secolarizzazione attuata e che traspare nelle grandi città, o nella vita semplice e monotona che si conduce nella provincia italiana e nel meridione? Mariolina induce, al di là delle vicende narrate, ad una riflessione a cui tutti noi dobbiamo prestare la giusta attenzione.

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    Luciano Stolfi

    18/01/2010 15.33.00

    Ho letto anche gli altri due libri di Mariolina Venezia: "Mille anni che sto qui" e "Altri miracoli". In tutti si respira un'aria particolare. Si sente proprio il profumo della Lucania. Si sente l'odore dei peperoni cruschi messi ad essiccare al sole; si sente l'odore del bucato messo ad asciugare sulle aie... Questo libro vorrebbe essere un giallo, ma non è proprio tale. In esso si parla anche di problemi sociali, quali quello dei rifiuti radioattivi e delle scorie nucleari. E' proprio un bel libro. Auguri alla Venezia e... al prosssimo libro.

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    Fifì

    12/01/2010 19.55.08

    FLOP! Libretto velleitario, senza spessore. Costruito a tavolino per rispettare un obbligo editoriale probabilmente. I romanzi si distinguono per grandi linee in letteratura e intrattenimento. Questo romanzo non è certamente letteratura, ma questo sarebbe chiedere troppo, ma intrattiene con molta molta fatica. Noioso e inconsistente. DA DIMENTICARE.

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    antonio

    21/12/2009 17.28.01

    Un romanzo scritto per conquistare un pubblico incolto e frivolo... frasette banali, storielle banali, tutto banale... ma la Venezia ha capito che e' questo che la gente vuole... lei li calcola bene i suoi romanzi... lei ha capito che i lettori di oggi vogliono la frivolezza e il niente... e quindi ecco che i suoi romanzi capitano a fagiolo. un giorno la vera letteratura seppellira' queste prove frivole e furbe

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    Silvia

    10/12/2009 08.28.37

    Dispiace non dover sostenere una donna che scrive. Ma credo che non esista la narrativa al femminile in quanto tale. Esistono buoni libri e cattivi libri. Questo è libro veramente brutto. S.

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    AK

    10/12/2009 08.25.28

    Passo più lungo della gamba. Romanzetto che rivela l'incapacità di gestire una materia affastellata senza una ispirazione autentica. Tutto sembra forzato e costruito a tavolino. Il precedente libro della Venezia mi era parso soravvalutato, ma potevo sbagliarmi. Questo è decisamente un libro mediocre. Bocciato.

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    LUCA

    09/12/2009 23.38.03

    E' un libro più interessante di quanto appare a prima vista. Con uno stile scorrevole che rende avvincente la lettura, la Venezia dà qui una prova pi1ù matura del suo precedente "Mille anni..." A me ha ricordato i fratelli Coen, mi ha divertito e mi ha fatto pensare. Cosa chiedere di più? E chi dice che è pieno di luoghi comuni non ha colto il gioco sottile che c'è in ogni pagina di questo libro.

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    giampaolo Borgo

    03/12/2009 13.45.00

    Non mi aspettavo, che il lavoro di Mariolina Venezia, fosse un giallo e di fatto non lo è. E che un romanzo debba necessariamente essere qualificato "un giallo" perché vi si trovino magistrati, omicidi e reati vari è una opinione. Come piante tra i sassi, a ben guardare oltre gli aspetti immediati e facili, tradisce una sottile e profonda continuità con il primo successo di Venezia. La semplicità della struttura del racconto e la "banalità" dell'incedere degli eventi dettata dal caso è il terreno sul quale la scrittrice riesce a analizzare e descrivere in modo sfrontato e disincantato non il lato delle cose che ci si aspetta perché così devono essere ma quello occultato dai luoghi comuni e dalla superficialità corrente, cioè il vero. Quello che accade realmente nella sua straordinaria ordinarietà. In quello che Venezia racconta non vi è traccia di cio che ci si aspetta convenzionalmente o per norma ma cio' che invece normalmente accade. L'imprecisione è nell'oggetto descritto e non nella descrizione. Il mondo è le storie delle persone sono imperfetti e dal lei vengono narrati con gentilezza verbale e analisi feroce anche ironica ma mai sprezzante. C'è sempre un velo di compassione per la debolezza degli uomini per la loro soccombenza "tragica" di fronte al caso e alle cause prodotte dalle loro azioni. Nell'ironia la consapevolezza. Un ottimo, pregevole libro, che merita di essere letto, non perché dia risposte ma perché impone domande.

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    Luis

    03/12/2009 08.58.40

    Il libro è piatto e la storia senza senso. Non sono riuscito a finirlo. Traboccano i luoghi comuni; la madre malata di Alzheimer o non so di cosa, l’adolescente ribelle, l’ucraina (ingegnere nucleare) che si sposa per interesse, l’impiegata assenteista , l’industrializzazione ETC…ETC…. Sembra un libro (giallo!) che si è voluto scrivere senza averne la capacità. Penso che per la Venezia non è stato un bene vincere il Campiello da esordiente. Succede così, si vince un premio importante e poi si pensa di vivere “di rendita”.

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    stella

    02/12/2009 15.10.21

    Imma Tataranni è un personaggio riuscitissimo, perché complesso, con luci e ombre, e soprattutto intorno a lei c'è un mondo altrettanto vero e contraddittorio - la Basilicata e l'Italia tutta. Una seconda prova che non delude affatto.

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    Romina

    02/12/2009 14.54.19

    Se devo dire la mia, nn sono tanto d'accordo con i commenti precedenti... Imma Tataranni mi è piaciuta moltissimo, perchè riesce a starti un pò simpatica e un pò antipatica insieme, insomma è un personaggio VERO... E' un giallo particolare, un libro diverso da Mille anni che sto qui, ma non per questo meno riuscito... Romina

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    gabriella

    02/12/2009 14.29.11

    Il libro mi è piaciuto tanto perché Mariolina Venezia è un’autrice eclettica, originale, che qui si confronta con un genere abusato, soprattutto di questi tempi, come il giallo, ma senza i soliti clichè. Anzi rompendoli. Imma, la pm, è bassina, rotonda, non ha un grande acume, talvolta sbaglia nelle sue analisi, non è insomma una pm figa: eppure questa medietà non è mediocrità. Ci si riconosce in questa donna che traballa sui tacchi come nella vita. Da leggere a occhi limpidi, senza fare confronti con il suo precedente romanzo.

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    Alex

    01/12/2009 21.20.01

    Il libro viene definito come "giallo". Sinceramente, non vedo come una casa editrice prestigiosa come Einaudi possa sbagliare così grossolanamente sul punto. Il romanzo infatti non ne ha le caratteristiche di base. Ogni nuovo avanzamento nella conoscenza della protagonista "indagante", Imma, avviene sulla base di elementi pressoché casuali (deus ex machina) anzichè per connessione di atti e fatti, senza contare che la Venezia evidentemente non si è nemmeno documentata su come si conduce un interrogatorio o cosa faccia mediamente la polizia di ogni qualsiasi paese. Da quel punto di vista siamo pressochè a zero. Per il resto: prosa dinoccolata e approssimativa (ma gli editor erano in vacanza?), filo conduttore incomprensibile (affastellamento di scene degne di una telenovela).... E pensare che ho letteralmente divorato, a suo tempo, "mille anni che sto qui": evidentemente, si trattava di fortuna del principiante... Sconsigliato a chi, nella vita, ha preso più di dieci libri in mano, specialmente se gialli.

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    Elena

    01/12/2009 09.01.32

    Un giallo "all'italiana" che parla di ??? Mah, non l’ho ancora capito … L’autrice affastella aneddoti sconnessi e carrellate di fatti di cui (che novità!) non si capisce bene lo scopo . Un libro pieno di luoghi comuni, tremendamente mediocre e provinciale. L’editoria italiana continua a portare avanti i casi anziché i libri. Da evitare!

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