Come se Dio ci fosse. Religione e libertà nella storia d'Italia

Maurizio Viroli

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Storia
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 31 marzo 2009
Pagine: XII-373 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806196196
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Descrizione
La libertà italiana, nelle repubbliche del tardo Medio Evo, nel Risorgimento e nella lotta antifascista, è stata opera di uomini e donne religiosi. Molti di loro avevano una sincera fede cristiana, spesso lontana o in aperto contrasto con l'insegnamento della Chiesa cattolica. Altri non credevano in alcuna religione rivelata, ma furono credenti, apostoli e talora martiri di altre religioni, che essi chiamarono "religione del dovere" o "religione della libertà". Gli uni e gli altri furono persone religiose perché vissero la vita come missione, vale a dire come dedizione a un ideale morale: l'ideale della libertà, il chierico obietterà che vera religione è soltanto quella che afferma, sulla base di una rivelazione, l'esistenza di un Dio trascendente. Qualche laico protesterà che non c'è bisogno di chiamare "religione" la devozione a un ideale morale. Alla critica del chierico è facile rispondere che il suo argomento è arrogante e irrilevante: arrogante perché pretende di dire a chi ha vissuto per la religione del dovere o per la religione della libertà che la sua non è vera religione; irrilevante perché la sua protesta non cambia il dato storico che ci furono in Italia uomini e donne che vissero secondo quelle religioni che egli considera non vere. Analoga risposta vale per il laico poco avveduto: è un fatto storico che ci furono persone che si sentirono religiose perché vissero con devozione assoluta l'ideale morale della libertà.

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Docente a Princeton, Viroli apre questo saggio con un commosso e vibrante ricordo di Norberto Bobbio, troppo spesso criticato, scrive, in seno all'attuale "miserabile palude accademica" italiana. Quest'ultima non farebbe che attestare il drammatico eclissarsi in Italia di ogni forma di patriottismo civile, perché tutte le migliori espressioni politiche nazionali sono state riconducibili a quella "religione della libertà", alimentata da un "cristianesimo civile", oggi svanita. Viroli mette una ricchissima documentazione al servizio di tale tesi, tratteggiando una storia del sentire civico italiano. Preso l'abbrivio dalle concezioni trecentesche senesi e fiorentine, riflesse in alcuni quadri allegorici qui sottoposti a esame, come l'Allegoria del Buon Governo di Lorenzetti (1338-40), egli passa alle visioni rinascimentali (Salutati, Bruni, Savonarola) e allo scacco cui esse andarono incontro per l'offensiva della Controriforma, riaffiorando poi nel Risorgimento, che ai suoi occhi fu "anticlericale ma religioso", così come la Resistenza: la vera libertà, infatti, "è solo religiosa". Peraltro, se non si può negare che l'onnipervasività della religione in Occidente nell'età moderna e medievale rendesse inevitabile la presenza di un'impronta cristiana fra i teorici della politica, successivamente, presso i vari Foscolo, Leopardi, Garibaldi, Gobetti, Luigi Russo, anch'essi chiamati in causa in queste pagine, più che un'ispirazione cristiana si affermò un intenso afflato morale. La non del tutto cristallina sovrapposizione fra le due prospettive sta già nella celebre sentenza di Benedetto Croce, secondo cui la libertà è "la forma moderna del cristianesimo".
Daniele Rocca