Come si diventa giornalista? Il mondo dei giornali nel racconto di un testimone

Piero Morganti

Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 1979
Pagine: XII-203 p.
  • EAN: 9788806490720
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«"Come si diventa giornalista?", di Piero Morganti, giornale di bordo di un testimone nel mondo della carta stampata di questi anni, vuole essere soprattutto un contributo alla discussione. Siamo ricchi di testimonianze di primedonne del giornalismo italiano che ci hanno raccontato e continuano a raccontarci "questo mestieraccio", con la retorica dovuta, il compiacimento di chi è cosciente di far parte di un clan pur sempre elitario e la consapevolezza un po' eccessiva di essere persino in grado di cambiare il mondo. Illibro di Morganti è un libro insolito, una cronaca di base, come è nello spirito di questa collana, la storia di un giornalista che non ha un nome famoso e che per quasi trent'anni ha guardato con attenzione ciò che gli si è mosso o che non gli si è mosso intorno, soprattutto nell'azienda del «Corriere della Sera» dove ha quasi sempre lavorato. Ma "Come si diventa giornalista?" non è la storia del "Corriere" che altri, analisti, storici e studiosi potranno scrivere in modo scientifico, approfondendo, interpretando gli avvenimenti e i comportamenti politici: è invece la testimonianza personale e viva di un giornalista democratico e civile che dal fondo di una redazione registra fatti focali della società italiana di cui il giornale fa da specchio - le battaglie vinte, le battaglie perse degli anni Settanta, il coraggio e la viltà di tanti - e fa capire, certo meglio che in un saggio rigoroso e inattaccabile, proprio l'umore e l'odore di quel mondo giornalistico al quale tanti ragazzi vorrebbero approdare. La novità del libro, ricchissimo di fatti, di personaggi, di problemi, mi pare proprio il tranquillo raccontare un mestiere pubblico fatto da uno che non è diventato un divo e che rappresenta una realtà sconosciuta e la rappresenta magari in modo non clemente, ma senza rancore, senza livore, senza faziosità».
Dalla nota introduttiva di Corrado Stajano