La concessione del telefono

Andrea Camilleri

Collana: La memoria
Edizione: 16
Anno edizione: 1998
Pagine: 284 p.
  • EAN: 9788838913440

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Descrizione
"Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta." A. C.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Elena

    24/11/2018 17:12:26

    Come molti lettori di Camilleri l'ho conosciuto per il commissario Montalbano ma l'ho amato per i suoi romanzi storici ancora, inspiegabilmente,troppo poco conosciuti.Trovo che sia in grado di raccontare, sullo sfondo di eventi storici accaduti in Italia,vicende di persone comuni assolutamente coinvolgenti,crude a volte,esilaranti come in questo caso,che sviscerano con maestria la nostra mentalità,gli atti eroici e criminali di cui siamo capaci.In questo caso le peripezie che Pippo Genuardi deve compiere per ottenere la rete telefonica sono comiche e tragiche insieme e ti tengono incollato fino all'ultima pagina .Assolutamente imperdibile come anche La scomparsa di Patò,con cui ha in comune anche la struttura, e La setta degli angeli.

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    paola

    23/09/2018 14:18:14

    Lo confesso, Camilleri l'ho sempre letto solo nei suoi Montalbani. Qualcuno poi mi consiglia questo, un gioiellino: scritto in forma epistolare, storicamente ineccepibile, la storia comincia con quella che sembra una richiesta di per sè semplice di un privato cittadino per ottenere la concessione di una linea telefonica - all'epoca di cui si svolgono i fatti, però, questa era una cosa che solo i molto abbienti si potevano permettere. Da qui, inizia una serie di tragicomiche vicissitudini di tutta una serie di personaggi le cui vite si intrecciano e si complicano grazie alle assurdità, incompetenze e lungaggini varie della burocrazia sia locale che regionale. Nulla sembra cambiato, da allora. Lo stile di Camilleri rende anche questa storia tutta la sua involontaria comicità e anche un finale tragico diventa farsesco. Da leggere sicuramente.

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    Brunetta

    21/09/2018 17:05:00

    Un libro dallo stile unico: nessun racconto, ma piuttosto una serie ordinata di dialoghi, missive, atti burocratici, articoli di giornale. Eppure una narrazione che emerge prepotentemente dalla carta, con personaggi che prendono vita davanti ai nostri occhi. Impossibile non immedesimarsi nelle vicende. Uno spaccato di vita in Sicilia a fine '800, uno sguardo ai sotterfugi, alle nefandezze e alle trame infinite dietro storie apparentemente semplici. Un piccolo capolavoro.

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    roby

    21/09/2018 06:22:45

    La vicenda si svolge nella Sicilia di fine Ottocento tra Palermo, Montelusa e Vigata, in poco più di un anno e riguarda appunto la richiesta della concessione alla realizzazione di una linea telefonica ad uso privato. Essa viene gradualmente a definirsi attraverso quelle che Camilleri chiama “Cose scritte” e cioè lettere, siano esse richieste in carta bollata o missive fra amici o bigliettini segreti, articoli di giornale, circolari degli uffici pubblici. A dare maggiore definizione alla storia raccontata, che proseguendo si complica sempre più anche per i tanti personaggi che entrano in scena, sono le “Cose dette” ossia i dialoghi fra i personaggi della storia, riportati direttamente così dallo scrittore, senza alcuna indicazione “scenica”. Questa coralità però non disorienta affatto il lettore, come potrebbe sembrare all’inizio del romanzo, ma anzi gli permette di vedere la vicenda da più punti di vista e di rendersi, ahimè, tristemente conto di cosa significhi “essere presi in mezzo fra Stato e mafia”.Lo stile leggero, ironico e divertentissimo di Camilleri, unito alla miriade di personaggi più o meno grotteschi (e come non pensare al grande Pirandello!) fanno tuttavia di questo romanzo una denuncia dei mali che affliggevano la Sicilia di allora (e purtroppo oggi alcuni non del tutto risolti): la burocrazia pesante e farraginosa, la macchina amministrativa che stenta ad avviarsi, la difficoltà per un normale cittadino di districarsi nella selva selvaggia delle competenze dei vari uffici pubblici; la totale inesperienza della realtà locale dei funzionari statali catapultati in Sicilia, la consuetudine della popolazione di rivolgersi ai capi mafiosi per risolvere i propri problemi data l’ “incompetenza” o la lentezza dello Stato, mentre i pochi uffici che lavorano bene e onestamente sono immancabilmente destinati alla sconfitta.E' questo un romanzo epistolare moderno, assolutamente da leggere e che non deve mancare fra gli scaffali della propria libreria

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    DENIS

    18/09/2018 08:00:26

    Il primo libro che ho letto di Camilleri: un capolavoro. Con la sua scrittura sempre accattivante, l'autore ci porta in un altro mondo, quello della fine dell'800, fatto di apparenza e burocrazia, non tanto diverso però dal nostro. I soliti termini siciliani rendono l'ambientazione più realistica. Camilleri è un genio.

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    BALDI ROSARIO

    31/08/2018 11:50:24

    Il romanzo più bello di Camilleri!Rosario Baldi

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    archipic

    15/07/2015 18:39:25

    Molto arguto e molto intrigante. Camilleri da un semplice spunto di cronaca mette su uno spaccato di vita italo-siciliana di fine '800 assai godibile. Lo scontro tra la burocrazia neo-statale e le "tradizioni" siciliane fanno da sfondo ad una storia quasi surreale, con spunti di comicità e di tragicommedia. Molto carino.

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    TDN Lawyer

    29/04/2015 15:27:57

    Molto spassoso. Da leggere.

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    Fabrizio

    18/03/2015 22:20:08

    Molto divertente. Consigliato.

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    raffaella

    01/09/2014 14:32:38

    Camilleri resta uno dei miei autori preferiti..a parte qualche scivolone che ogni tanto commette..per il resto rimane un grande..e anche con questo libro...un intreccio di malitesi e una richiesta di una linea telefonica che necessitava nn per ragioni lavorative..ma si scoprirà per ragioni di adulterio...finita male...molto carino..unico neo...troppi personaggi e tropp nomi da ricordare..e soprattutto il ruolo di essi..

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    Tiziana

    07/09/2013 16:08:08

    Un vero spasso, un'alchimia di invenzioni, verità, colpevoli e innocenti che poi si rivelano confusi in un gioco intrigante. Ancora una volta l'arguzia e la sagacia di questo Maestro sanno tirare fuori da un banale documento o fatto di cronaca una storia intricata, spassosa, godibile e appassionante quanto un giallo. Un genio, indubbiamente.

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    Adriana

    05/08/2012 12:25:24

    Tanto stregata da Montalbano quanto refrattaria a tutta la sua produzione extra. Abbandonato dopo soltanto 40 pagine: non sono proprio riuscita a seguirlo ed ad appassionarmici. So che stando così le cose mi perdo molto del grande scrittore che è Camilleri, ma che ci posso fare?

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    giusy

    05/05/2011 11:11:18

    Divertente e spassoso. Equivoci, malintesi e colpi di scena sono resi alla Camilleri, in modo veramente magistrale..... che dire??? leggetelo

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    Renzo Montagnoli

    03/03/2010 17:51:47

    Per quanto associamo subito al nome di Camilleri quello di Montalbano, il personaggio senza dubbio più conosciuto, l’autore siciliano si diletta anche a scrivere romanzi storici o comunque di ambientazione storica. Fra questi ce n’è uno un po’ particolare, realizzato parte in forma epistolare, parte come dialoghi e che ha conosciuto il suo maggior successo nella versione teatrale. Per appassionare il lettore o lo spettatore ci sono tutti gli elementi giusti, amalgamati con la consueta abilità da Camilleri, sì che ne esce un’opera dal difficile, ma esemplare equilibrio e che per certi versi può ricordare la famosa pochade francese. Le coincidenze impossibili, o quasi, l’assurdità della burocrazia sabauda, un gioco a guardie e ladri, condito con un pizzico di tradimento coniugale e ne esce un libro godibilissimo, che di certo non potrà che appagare sia chi è alla ricerca di righe d’evasione, sia chi ama scoprire, sotto gli aspetti esilaranti, una critica dura, spietata di una società su cui incombe greve la rigida morale e il formalismo estremo del casato piemontese. Non ho visto la commedia, ma sono dell’opinione che, per l’impostazione e la struttura del testo, sul palcoscenico la fertile creatività di Camilleri, particolarmente felice in questo libro, dove i colpi di scena e gli equivoci si rincorrono, sia uscita ancora più dirompente e che quindi la gradevolezza si sia ulteriormente incrementata. Da una vicenda di corna, che prende avvio con la richiesta di una concessione telefonica, si srotolano una serie di fatti concatenati in un crescendo quasi rossiniano. Si ride, certamente, ma piuttosto amaro e senza dir oltre aggiungo solo che la visione critica dell’autore è tale che, se pur la vicenda è ambientata alla fine del XIX secolo, certi risvolti, taluni atteggiamenti, le conclusioni presentato una straordinaria attualità, nella scia di una storia che per l’Italia sembra sempre la stessa.

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    andreab

    12/01/2010 10:21:27

    Clamoroso, uno dei più belli di Camilleri. Per quanto intriganti e divertenti possano essere i romanzi di Montalbano, le opere di Camilleri ambientate nella Vigata di fine '800 hanno una marcia in più. L'autore si sbizzarrisce nel costrutto narrativo (anche il Birraio di Preston era un capolavoro), usando qui una forma alternata tra l'epistolare e il parlato che svela e dipana man mano la surreale vicenda. Lo sguardo sulla Sicilia di fine '800 in realtà diventa un manifesto della sicilianità e perchè no, ahimè, della Italianità tutta, persa tra familismi, burocrazia, soggezione ai potenti, angherie arbitrarie, politici arroganti, codardie, salamecchismi, storie di corna e sesso impellente e rari esempi di attaccamento al dovere e al gusto per la verità. Il tutto con uno rassegnato sguardo ironico che ci consente di ridere dove ci sarebbe da piangere. Un libro nel suo piccolo necessario.

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    Vicky Vale

    25/05/2007 08:35:38

    Divertentissimo. Un saggio di scrittura ironico e nitido. Che Camilleri ha pieno contollo della scrittura e che si diverte pure un scco si educe da questo libro curatissimo che non manca di colpi di scena. Grande attenzione ai personaggi e alla trama.

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    Alessandra

    12/04/2007 13:39:31

    Folgorata dal primo libro di Camilleri che leggo ( "Giro di boa" mi sta ancora aspettando sullo scaffale). "La concessione del telefono" non è solo, come si sarebbe detto un tempo, "ben scritto", qualità rara oggi in un libro, ma è un capolavoro di composizione. L'autore allestisce un suggestivo e dotto raffronto tra diversi tipi di linguaggio, scritto e orale, burocratico e informale, medio-borghese e popolare, confidenziale e ossequioso, con uno stile unico. Si ride "a libro aperto", si riflette. L'impianto è originalissimo, intricato ma perfetto. I dialoghi efficaci, spesso esilaranti. Che dire di più? Semplicemente magnifico! Grazie, Camilleri.

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    alberto

    15/12/2006 23:49:44

    Capolavoro assoluto. Si ride si pensa e ci si diverte per la struttura orignalissima. Il personaggio è meraviglioso e l'intreccio diabolico è esilarante. Il libro iù divertente che mi sia capitato tra le mani ultimamente.

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    adriana

    10/09/2006 16:02:39

    meraviglioso! prima di questo libro avevo letto solo romanzi con montalbano ma questo non ha nulla da invidiare al commissario di vigata, il modo in cui è articolato è geniale! ECCEZIONALE DAVVERO! camilleri è proprio da leggere

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    borbottin

    25/11/2005 00:34:52

    è il primo libro di Camilleri e secondo me è il più bello.Il meccanismo narrativo è perfetto e avvincente.Per carità Montalbano è sempre Montalbano ma forse il meglio di Camilleri sta negli altri libri dove,fuori dalla logica del giallo(intreccio,suspance,colpi di scene e soluzione finale)esprime tutte le sue sfumature anche linguistiche(consiglio vivamente anche il re di Girgenti)

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"L'errore giudiziario, o Signori, è il pericolo tremendo che incombe su ogni processo. La domanda che attaglia il cervello, il cuore, il sentimento di ogni uomo che esercita la Giustizia e fa insonni le sue notti è sempre uguale: sto io fallando?"

La descrizione di un'Italia di fine Ottocento, la cui unità risale ad una trentina d'anni appena, e di una classe dirigente che deve governare in un paese imprevedibile ed eterogeneo in cui le varie gerarchie del potere risentono ancora di una burocrazia farraginosa e giudicano per antichi preconcetti. Chi viene preso nelle maglie dell'amministrazione rischia di non venirne più a capo. Anche perché gli amministratori rasentano spesso la follia, nel vero senso della parola.

Come racconta l'autore, l'ispirazione della storia arriva dal ritrovamento di un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. "Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativo da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia"..

Divertente e appassionante sin dalle prime righe, questo romanzo di Camilleri dimostra subito quale sarà lo spirito della storia. L'inizio è rappresentato da uno scambio epistolare svoltosi fra alcuni personaggi di Vigàta, l'immaginario paese siciliano assolutamente rispondente alla realtà in cui l'autore ambienta abitualmente le sue storie. Le lettere hanno un accento assai diverso, a seconda del destinatario: confidenziali, quasi volgari quelle tra amici, pompose e deferenti quelle rivolte alla pubblica amministrazione. Molto divertente quella di Vittorio Marascianno, prefetto di Montelusa, al suo amico e collega Arrigo Monterchi, questore nella medesima cittadina, nella quale vengono riassunti gravi fatti personali attraverso un codice numerico, di cui deve essere necessariamente edotto anche il destinatario della lettera, previo non comprendere assolutamente nulla: un codice composto dai numeri della smorfia.

Filippo Genuardi, cittadino di Vigàta, inoltra una richiesta per la concessione di una linea telefonica, ma "L'iter della pratica di concessione governativa per una linea telefonica ad uso privato, vale a dire non commerciale, è in genere abbastanza lungo e laborioso, abbisognando tutta una serie di informazioni e di rilievi preliminari"....

Il richiedente è un appassionato dei nuovi strumenti messi a disposizione dal progresso tecnico. Possiede un quadriciclo a motore "Phaëton" della ditta Panhard-Levassor (di cui esistono solo tre esemplari in tutta Italia) e una macchina parlante e cantante, "phonograph Edison": manca il telefono. Ma il suo amore per il progresso suscita sospetti; non è "normale", cosa nasconderà? Sarà forse un affilliato di quella setta di "senza Dio, senza Patria, senza Famiglia, senza Dignità, senza Decoro, senza Onestà, senza Arte né parte che si ispirano all'ateismo e al materialismo"? Scatterà un'indagine con implicazioni anche drammatiche sino a un finale davvero imprevedibile.

La scrittura è quella abituale, che ha fatto parlare molti critici di capolavoro. Il valore della lingua d'origine, zeppa di termini e inflessioni dialettali, viene riscoperta in modo magistrale da Camilleri, che la adatta a una narrazione, di fatto non facile, di un evento scarso di pathos, trasformato proprio dal linguaggio in una storia curiosa dall'andamento travolgente.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Cose scritte uno

A Sua Eccellenza Illustrissima
Vittorio Parascianno
Prefetto di
Montelusa

Vigàta li 12 giugno 1891


Eccellenza,
il sottoscritto GENUARDI Filippo, fu Giacomo Paolo e di Posacane Edelmira, nato in Vigàta (provincia di Montelusa), alli 3 del mese di settembre del 1860 e quivi residente in via dell'Unità d'Italia n.75, di professione commerciante in legnami, desidera venire a conoscenza degli atti occorrenti per ottenere la concessione di una linea telefonica per uso privato.
Gratissimo per la benigna attenzione che V.E. vorrà dedicare alla richiesta, si professa devot.mo in fede

Genuardi Filippo



A Sua Eccellenza Illustrissima
Vittorio Parascianno
Prefetto di
Montelusa


Vigàta li 12 luglio 1891


Eccellenza,
il sottoscritto GENUARDI Filippo, fu Giacomo Paolo e di Posacane Edelmira, nato in Vigàta (provincia di Montelusa), alli 3 del mese di settembre del 1860 e quivi residente in via dell'Unità d'Italia n.75, di professione commerciante in legnami, osò, in data 12 giugno del corrente anno, vale a dire un mese or'è esatto, di sottoporre alla generosità e alla benevolenza di Vostra Eccellenza la richiesta di venire edotto delle pratiche indispensabili al fine d'ottenere la concessione governativa di una linea telefonica per uso privato.
Non avendo, certo per un banale disguido, ricevuta risposta veruna dall'Officio che Ella tanto equamente presiede, il sottoscritto si trova nell'assoluta necessità di dover umilmente rinnovare la domanda.
Gratissimo per la benigna attenzione che V.E. saprà dedicare alla mia richiesta e profondamente iscusandomi per il disturbo arrecato alle Sue Alte Funzioni, mi professo devot.mo in fede

Genuardi Filippo



A Sua Eccellenza Illustrissima
Vittorio Parascianno
Prefetto di
Montelusa

Vigàta li 12 agosto 1891

Eccellenza illustrissima e riveritissima!,
il sottoscritto GENUARDI Filippo, fu Giacomo Paolo e fu Posacane Edelmira, nato in Vigàta (provincia di Montelusa), alli 3 del mese di settembre del 1860 e quivi residente in via Cavour n.20, commerciante in legnami, temerariamente s'azzardò, in data 12 giugno corrente anno, vale a dire due mesi esatti orsono, di sottoporre alla magnifica generosità, alla larga comprensione e alla paterna benevolenza di Vostra Eccellenza una supplica onde venire informato degli adempimenti necessari (documenti, certificati, attestazioni, testimonianze, deposizioni giurate) alla formulazione di una domanda tendente ad ottenere la concessione governativa di una linea telefonica per uso privato. Certamente per un banale disguido, che neanche lontanamente il sottoscritto si sogna d'imputare alla Regia Amministrazione delle Poste e Telegrafi, non ricevuta risposta veruna si vide costretto, con estremo rammarico, a tornare a importunare l'Eccellenza Vostra in data 12 luglio corrente anno.
Nemmanco questa seconda volta gli pervenne la desiata risposta.
Certo di non meritare lo sdegnoso silenzio di Vostra Eccellenza, il sottoscritto per la terza volta si prosterna, impetrando la Vostra Augusta Parola.
Gratissimo per la benigna attenzione e profondamente iscusandomi per il disturbo arrecato alle Vostre Alte Funzioni, mi professo di V.E. devot.mo in fede

Genuardi Filippo


P.S. Come V.E. potrà dedurre dalla comparazione di questa mia con le due che l'hanno preceduta, nelle more dell'iter la mia compianta Mamma è stata chiamata dal Signore e il sottoscritto si è perciò trasferito nel di lei appartamento resosi vacante e ubicato appunto in via Cavour n.20.