La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi

Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 296 p., Brossura
  • EAN: 9788806213947

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Recensioni dei clienti

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    Elena

    07/08/2017 17:17:04

    Ricciardi e il suo mondo sono sempre una garanzia; di umanità, di coinvolgimento nella storia, di personaggi con i quali volentieri ti fermeresti a parlare per strada. L'indagine è uno sfondo, non nel senso negativo del termine; semplicemente non è l'elemento essenziale, anche se la curiosità di scoprire il colpevole è sempre presente. Appuntamento alla prossima stagione...

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    Lino

    05/10/2016 10:23:53

    "'O Padreterno non è mercante, ca pava 'o sabato": qualunque azione, buona o cattiva, è premiata o punita non a scadenza fissa, come i crediti o i debiti terreni, ma in base alla imperscrutabile volontà Divina. Un po' come la primavera che decide il momento di manifestarsi, con ritardo rispetto alla data fissata dall'uomo e che, quando arriva, volteggia sui tetti delle case di una Napoli in chiaroscuro. Si diletta a prendersi gioco di coloro che credono alle promesse, di cui lei dovrebbe essere foriera. Questo è il secondo capitolo delle "stagioni" del Commissario Ricciardi, il "bel tenebroso", marchiato a vita dalla maledizione del dolore altrui. Al di là della trama puramente noir, costituita da un solido intreccio, ciò che colpisce, ancora una volta, è la capacità dell'autore di scandagliare l'anima di ciascuno dei personaggi che popolano le pagine; di rimestare nel torbido di ogni coscienza e di mettere a nudo i sentimenti e le debolezze dell'essere umano. Incanta ed ammalia il fascino di una Napoli succube di un regime autoritario, che riduce in ginocchio anche i piani più alti della giustizia. Una Napoli che, nonostante una soffocante politica, mantiene la propria genuinità. Una Napoli in cui si scontrano diverse realtà, di cui la pluricitata Via Toledo costitusce il confine. Su questo palcoscenico si muovono i due attori principali, Ricciardi e Maione, chiamati a risolvere un altro caso di sangue, in cui, ancora una volta, la fame e l'amore la fanno da padrone, con tutti i sentimenti da esse scaturenti: rabbia, gelosia, follia, disperazione, ma anche tenerezza, pietà, compassione. E, alla fine, ci si ritrova a riflettere su come, nel sangue di ognuno, è scritta la propria storia, che, in certi casi, equivale ad una condanna.

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    Laura

    31/12/2015 12:11:12

    Seconda stagione e seconda indagine per il commissario Ricciardi che, con la sua incredibile umanità e la sua terribile sofferenza, entra sotto pelle, fa venire voglia di conoscerlo e consolarlo. Un uomo solo, caparbio e deciso ad arrivare alla verità qualunque essa sia, non accontentandosi delle spiegazioni più semplici, puntando sempre e comunque a far ottenere giustizia a chi non c'è più. De Giovanni dipinge una Napoli cupa, pessimista, triste e allo stesso tempo ribollente di passioni, di gelosie, di rancori e crea un personaggio affascinante nel suo mistero. La cifra stilistica di dare voce a tutti i protagonisti, anche quelli minori, rende più faticoso seguire la trama (nei primi brevi paragrafi non si capisce chi sia chi e che cosa c'entri...) ma rende anche il tutto estremamente avvincente.

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    Costantino

    30/11/2015 09:25:52

    secondo libro: piu' articolato e piu complesso del primo ( forse fin troppo) nel senso che a volte ti perdi un po'. Pero' de giovanni si conferma autore sublime! finale un po' troppo cinematografico ed irreale!

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    Lorso57

    23/06/2015 09:36:34

    Niente guizzi particolari, ma si tratta come sempre di un usato sicuro di buona qualità.

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    Chiara

    20/02/2015 12:26:04

    Con il secondo episodio delle stagioni del commissario Ricciardi, De Giovanni ci regala un altro gioiellino. L'autore costruisce un buon intreccio narrativo, incuriosendo il lettore. Infatti, se all'inizio la vicenda assume contorni sfuocati e indefiniti e ci si trova di fronte a una carrellata di svariati personaggi, difficili da contestualizzare, man mano che si procede con la lettura, tutto diventa chiaro. De Giovanni unisce i fili intrecciati lentamente in una trama sorprendente, per nulla scontata. Nulla è lasciato al caso, tutto assume un senso chiaro e univoco. Deliziose le descrizioni della Napoli degli anni '30, talmente realistiche e immediate da permettere al lettore di visualizzare le viuzze della città brulicanti di gente comune e spazzate dal vento nuovo della primavera, carico del profumo dei boccioli in fiore. Tutti i personaggi, ma in modo particolare quelli principali, sono tratteggiati in maniera minuziosa: sembra che l'autore li conosca intimamente da una vita intera. Il personaggio più riuscito è sicuramente il brigadiere Maione, spalla del commissario. Dunque, complimenti a De Giovanni, a mio avviso con Camilleri uno degli autori più godibili del panorama letterario italiano del momento.

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    rossano garibotti

    21/12/2014 10:19:12

    Dopo lo splendido 'il giorno dei morti - l'autunno del commissario Ricciardi' ho letto questo altro bel romanzo di De Giovanni, appena inferiore al primo per una leggera macchinosità all'atto della presentazione dei personaggi e un pathos intenso ma non intensissimo. Ma c'è tutto il resto: ambientazione, trama, sentimenti, e soprattutto l'indubbio talento di chi scrive, di certo uno dei migliori scrittori italiani.

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    marcello

    30/09/2014 21:00:21

    Non so se ho letto per ultimo uno dei primi, ma pur essendo costruito molto bene ha un finale piuttosto cervellotico e freudiano che con un poliziesco non ci sta molto bene. E' facile procedere per via logica o quasi e poi inventarsi una soluzione del tutto avulsa dai contesti vissuti. 2,5 è il giudizio vero

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    giorgio g

    28/08/2014 15:39:52

    Dico subito che questo mio primo approccio con i libri di De Giovanni è stato negativo: il libro non mi è per nulla piaciuto, lungo, prolisso, infarcito di personaggi, con un finale incongruente con lo svolgimento della vicenda: va bene che in un giallo che si rispetti il colpevole deve essere il più insospettabile degli indiziati ma quello che è troppo è troppo! Aggiungerei ancora che i protagonisti sono tutti dei falliti, se si escludono naturalmente il Commissario Ricciardi che ha brillantemente risolto il caso ed il suo braccio destro Brigadiere Maione, senz'altro il personaggio più azzeccato. Voto 3/5

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    archipic

    19/04/2014 10:21:01

    Seconda ottima uscita del Commissario Ricciardi; De Giovanni conferma tutto il buono fatto vedere, anzi leggere, nel primo caso. I personaggi iniziano a delinearsi meglio, così come le interrelazioni tra di loro. Sempre bellissima la Napoli sullo sfondo ma mai oppressiva ed oleografica.

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    archipic

    19/04/2014 10:20:20

    Seconda ottima uscita del Commissario Ricciardi; De Giovanni conferma tutto il buono fatto vedere, anzi leggere, nel primo caso. I personaggi iniziano a delinearsi meglio, così come le interrelazioni tra di loro. Sempre bellissima la Napoli sullo sfondo ma mai oppressiva ed oleografica.

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    faffa

    27/12/2013 17:23:52

    Quarto romanzo della serie del "Commissario Ricciardi" che ho letto, ma che cronologicamente è il secondo della serie. Anche ne "La condanna del sangue" il Commissario Ricciardi e il brigadiere Maione sono alle prese con un nuovo caso da risolvere e che ruota attorno alla cartomante-usuraia Carmela Capece che, una mattina di inizio primavera, viene trovata morta. Chi l'ha assassinata? La sua morte a calci è dovuta alla sua attività? O c'è un mistero legato al proverbio pronunciato in punto di morte e che solo il Commissario Ricciardi può essere in grado di ascoltare? "'O Padreterno nun è mercante, ca pava 'o sabbato": un proverbio napoletano che Ricciardi, cilentano di nascita, non conosceva; un proverbio che si lega all'essenza genuina della città di Napoli, dei suo quartiere Sanità, delle sue stradine e delle sue piazzette dei quartieri Spagnoli. Anche in questo romanzo i personaggi della Napoli bene e della Napoli popolana diventano specchio psicologico della città partenopea oltre che dei sentimenti e delle pulsioni che muovono l'animo umano che, però, talvolta preferisce rivolgersi al "destino". A far da sfondo alla vicenda cardine del romanzo c'è la vicenda che legherà il brigadiere non solo allo sfregio della bella Filomena Russo, ma anche all'onnipresente dolore che lo lega alla famiglia. Inoltre, il cupo Commissario Ricciardi si scoprirà sempre più legato alla timida Enrica, come anche lei si rende sempre più conto di essersi innamorata di quell'uomo che la guarda ogni sera dalla finestra. Non sa chi sia, ma in questo romanzo, inaspettatamente, lo scoprirà. Immancabile anche in questo romanzo la presenza simpatica e verace di Bambinella, il femminilello pettegolo e del dottor Modo che, nonostante l'esperienza della guerra, il suo lavoro in ospedale e la sua non celata critica al Fascismo, non riesce mai fino in fondo a guardare la vita con distacco e totale ironia.

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    Megant

    29/06/2013 22:48:14

    Non conoscevo questo Autore ma dopo aver letto questo libro sicuramente diventerà fra gli Autori di cui non mi perdo un'uscita. Il giallo è ben costruito, la storia appassionante ma quello che mi ha colpito di più è la profondità e la tenerezza ispirata dai personaggi, oltre alla descrizione delle strade, piazze e soprattutto vicoletti di Napoli e del Vomero in modo particolare. Mi piace l'accento che trasuda dalla storia, e mi piace questo commissario che vive al sud ma non è del sud, questo commissario timido e riservato che ha "il Fatto", cioè il dono, o la persecuzione secondo il suo punto di vista, di vedere la rappresentazione dell'ultimo pensiero dell'anima dei morti ammazzati. E' difficile spiegare a parole quanto questo libro mi abbia intenerito ed il senso di pace e di amore che trasmette soprattutto nel finale. Insomma, consigliatissimo.

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    PAOLO

    13/05/2013 08:38:01

    L'indagine procede con qualche rallentamento al suo epilogo sorprendente solo in parte perche' l'identita' del colpevole non e' difficile da scoprire x un lettore smaliziato di libri polizieschi.Stupiscono comunque i legami di parentela sottesi alla storia e la bellissima desscrizione degli stati d'animo dei vari protagonisti.

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    cesare

    07/05/2013 16:00:54

    il secondo romanzo di De Giovanni non delude. Il commissario Ricciardi ed il suo fedele brigadiere sono sempre pieni di sana umanità, instancabili lavoartori in mezzo ai burocrati del regime, pieni di boria e di pochezz mentale, i due fraterni poliziotti ognuno con il suo dramma personale continuano imperterriti per la loro strada di gente onesta e riservata per scoprire un delitto inestricabile tra molti personaggi pieni di segreti e di amori incoffessabili. Quello che si fa apprezzare idi questo scrittore è l' amara poesia della vita con le sue tragedie nascoste e la primavera improvvisa che dura un attimo.Un mito di Sisifo.

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    Massimo F.

    28/03/2013 08:36:42

    Non male questo "Vesuvio-thriller". Assimilabile alle storie del commissario Montalbano per la tipologia di indagine, di protagonisti (investigatori scapoli e solitari, assistenti scarpe grosse e cervello fino) e per la centralità dell'ambientazione (in questo caso Napoli e i suoi vicoli negli anni '30). Qualche tortuosità di troppo nello sviluppo della trama, ma nel complesso si legge bene: piacevole evasione.

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    Loredana

    17/02/2013 08:37:50

    Lo consiglio: la trama è scorrevole e intrigate, i protagonisti sono delineati con una sentimentale umanità, l'ambientazione è trattata con cura. Questo è il primo libro del commissario Ricciardi che leggo: non vedo l'ora di leggere il precedente ed i successivi!

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    Luciano Votta

    30/11/2012 16:25:16

    Ho apprezzato molto anche questo secondo libro di De Giovanni anche per la perfetta descrizione di Napoli anni '30. Sembra quasi che l'autore fosse vivente all'epoca. Anche l'intreccio è molto coinvolgente. Una sola incongruenza: Emma Serra, per riempire le sue giornate vuote, tra le altre occupazioni gioca a canasta. Il che è impossibile poichè questo gioco è originario del Sud America (canasta significa "cesto" in spagnolo) e si è diffuso in Occidente negli anni '40.

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    Adriana

    19/11/2012 10:51:31

    Rispetto a 'L'inverno(...)' è meno efficace per la frammentazione dei capitoli troppo brevi con troppi salti di personaggi e situazioni; rende la lettura poco fluida, a singhiozzo. Troppo calcata la mano sul 'Fatto' che, a parer mio, per mantenere il suo fascino, doveva restare appannaggio di Ricciardi. E ad Enrica, le vogliamo dare una smossa? A tirarla troppo per le lunghe rischia di diventare una macchietta. Qualcosa però mi continua a piacere quindi...Avanti!

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    Fabio De Rosa

    07/11/2012 14:53:03

    Non il miglior finale, per un libro altrimenti ottimo

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