Contare e raccontare. Dialogo sulle due culture

Carlo Bernardini,Tullio De Mauro

Editore: Laterza
Edizione: 2
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 17/01/2003
Pagine: 150 p., ill.
  • EAN: 9788842068488
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    Manu

    11/02/2004 15:37:39

    Interessante, ma troppo impegnativo per un profano della filosofia.

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Da sempre c'è chi subisce la seduzione delle scienze e chi invece preferisce quella delle discipline umanistiche; molto spesso le une vengono contrapposte alle altre come se fossero campi del sapere inconciliabili e in aperto contrasto. è proprio vero tutto ciò? Quale posto assegnare alla scienza nella cultura moderna e quale invece alla letteratura, alla filosofia e alle materie loro affini? La cultura umanistica si sente "dominante" nella attuale società italiana? Carlo Bernardini e Tullio De Mauro, indiscusse autorità dell'una e dell'altra parte in causa, ci invitano a riflettere su questi argomenti, svelando come in realtà tra i veri cultori del sapere, qualunque sia lo loro specializzazione, esistano più affinità che divergenze. Sfidandosi reciprocamente in una tenzone volutamente provocatoria, i due studiosi si cimentano in un dialogo che associa rigore delle argomentazioni, ricchezza di contenuti, stile chiaro, grande vivacità ed ironia; tutte caratteristiche che lo rendono adatto non solo agli addetti ai lavori ma anche a un più ampio pubblico. La conversazione, è articolata in due parti, una per ogni voce, e suddivisa in capitoli, ognuno dei quali dedicato ad un nodo nevralgico della questione. Inizia Carlo Bernardini, ordinario di metodi matematici della fisica presso l'Università la Sapienza, con un'accusa non tanto velata alla «corriva tolleranza umanista verso l'irrazionale» e alla visione crociana della «scienza». Seguono considerazioni sulla logica scientifica, sulla deduzione, sul metodo e soprattutto sul linguaggio delle scienze alternate ad aneddoti e citazioni di personaggi di rilievo della storia del pensiero. Il professore che fu, come ricorda lui stesso, «bacchettato pubblicamente per avere rifiutato che latino e greco servissero minimamente a capire il pensiero scientifico fornendo gli etimi, o per avere negato, pur con tutto il rispetto per il martire, che Giordano Bruno fosse il prototipo dello scienziato moderno», si rivolge direttamente al noto linguista ed ex ministro dell'Istruzione chiamandolo a controbattere le sue considerazioni. E Tullio de Mauro risponde, riprendendo le questioni cardine sollevate dal suo "avversario" ed esprimendo il proprio parere in proposito: serve a qualcosa il latino?, l'italiano è una lingua inadatta alla divulgazione?, la storia delle scienze deve essere una storia «interna», di idee, non una storia «esterna» di aneddoti biografici? Pur persistendo nelle loro convinzioni, Bernardini e De Mauro concordano su un punto fondamentale: quel che conta maggiormente è il riconoscimento di pari meriti alle diverse discipline, impegnate nell'indagine della realtà: gli umanisti rendono dunque l'«onore delle armi» agli scienziati e viceversa.