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Michel Foucault

Curatore: M. Galzigna, F. Gros
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 362 p., Brossura
  • EAN: 9788807887475
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    Stefano Bosio

    29/06/2016 15.34.26

    Il coraggio della verità consiste nel sapere dire tutta la verità (parresia, pan-rhema) relativa ai fatti, il parresiasta non ha la pretesa di possedere la verità assoluta. Per essere parresiasta ci si deve però accollare il peso delle conseguenze della verità scomoda, fastidiosa e inoppurtuna che si è detta. In caso contrario, se cioè colui che dice la verità non lega se stesso alla verità che pronuncia, non può definirsi parresiasta. Ma la parresia sta anche nel coraggio dell'uditore che accoglie la verità scandalosa da lui udita e la fa propria. La figura della parresia si distingue da quella del profeta che parla per conto di altri, da quella del professore che è un tecnico che cerca il contatto e l'approvazione degli interlocutori. Il parresiasta non ha scopi pedagogici o eristici. Egli scuote gli interlocutori e getta loro in faccia la cruda verità. Aristotele non vedeva di buon grado la parresia perchè essa poteva essere una minaccia per la polis. La costituzione democratica ateniese infatti si fondava su i tre pilastri della isegoria (uguale diritto di parola nelle assemblee), della isonomia (uguale partecipazione al potere politico) e della parresia (uguale diritto per tutti di esprimersi francamente nei dibattiti politici)ma ad un certo punto la parresia diviene un ostacolo per la polis, quando cioè, potendo ognuno dire sinceramente la sua opinione ne nasce una confusione tale da non poter più raggiungere la verità. Da qui l'esigenza di designare colui che deve avere la paideia, ossia la formazione adeguata per fare la parresìa che distinguiamo in 1)La parresia politica (quando il principe contro il parere della maggioranza ascolta la parola del parresiasta e la accoglie) 2)La parresia dell'ironia socratica 3) La parresia dello scandalo dei cinici dove massima è la ricerca del legame tra la vita sobria, estrema, e il logos che si pronuncia. Quella Cinica è una scuola trascurata dalla filosofia che Foucault riscopre mirabilmente e ripropone fedelmente

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    Stella Alpina

    17/11/2013 16.26.08

    Di questo libro, che raccoglie le ultime lezioni tenute da Foucault al collège de France prima di morire, ho letto solo la parte dedicata alla descrizione dell'aleturgia e ne sono rimasta folgorata. Per il sociologo, l'aleturgia è una disposizione etica, un "dire e un vivere per il vero" che si è realizzata completamente nell'esistenza dei cinici, in cui Foucault intravede il vero significato della vita filosofica, una vita "abbaiante", da cane da guardia, che dimostra con i fatti come ci si deve comportare davanti a certe situazioni. L'alerurgia è, quindi, la messa in pratica della parresia, intesa come attività discorsiva - esplicitatasi magistralmente nella vita politica ateniese, nella democrazia periclea - in cui verità e opinione coincidono. Poiché,infatti, la politica è praxis, ovvero un'azione in cui la posta in gioco è la verità, non basta, secondo Foucault, dire la verità che diciamo e che pensiamo, ma bisogna essere in grado di incarnarla nelle nostre azioni, scegliendo un modo di vivere in relazione con la verità, che ci consenta, cioè, di mostrare agli altri il rapporto che intratteniamo con la verità, ovvero, in altre parole: chi siamo . Il cinico in questo è stato un campione di verità, perché ha scelto un'esistenza randagia, indifferente ai bisogni e scevra dal lusso, ma al tempo stesso fedele al rigore morale. Non a caso l'espressione "cinico" deriva da "kunos" che significa appunto "cane". La vita cinica è una vita autentica, non dissimulata, che sa smascherare la falsità di ogni condizionamento sociale e, più in generale, del potere, perché il cinico non è solo un re di resistenza che combatte per cambiare l'umanità nelle sue convenzioni e convinzioni, ma è prima di tutto l'anti-re che, davanti ai sovrani seduti sul trono, ha il coraggio di rivelare agli altri uomini quanto può essere ingannevole la "regalità politica". Tristemente vera e soprattutto attuale la metafora del cinismo come specchio infranto della filosofia.

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