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La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
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La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg Sandra Petrignani
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Descrizione

Finalista al Premio Strega 2018
Vincitore del premio Giuseppe Dessì 2018, sezione Narrativa

Dalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, Sandra Petrignani ripercorre la vita di una grande protagonista del panorama culturale italiano.

«Siccome il mondo è impazzito, e lo sappiamo da molti segni, i doni di fama e fortuna che esso usa prodigare sono, per l’appunto, frutto del caso. Inutile cercare di giudicarli, inutile cercare di indagarne le ragioni e le strade, inutile forse anche stupirsene, lo sforzo di ognuno deve essere quello di giudicare ciascuna cosa, opera o persona, isolandola dal giudizio degli altri» - Natalia Ginzburg

Ne segue le tracce visitando le case che abitò, da quella siciliana di nascita alla torinese di via Pallamaglio – la casa di Lessico famigliare – all’appartamento dell’esilio a quello romano in Campo Marzio, di fronte alle finestre di Italo Calvino. Incontra diversi testimoni, in alcuni casi ormai centenari, della sua avventura umana, letteraria, politica, e ne rilegge sistematicamente l’opera fin dai primi esercizi infantili. Un lavoro di studio e ricerca che restituisce una scrittrice complessa e per certi aspetti sconosciuta, cristallizzata com’è sempre stata nelle pagine autobiografiche, ma reticenti, dei suoi libri più famosi. Accanto a Natalia – così la chiamavano tutti, semplicemente per nome – si muovono prestigiosi intellettuali che furono suoi amici e compagni di lavoro: Calvino appunto, Giulio Einaudi e Cesare Pavese, Elsa Morante e Alberto Moravia, Adriano Olivetti e Cesare Garboli, Carlo Levi e Lalla Romano e tanti altri. Perché la Ginzburg non è solo l’autrice di un libro-mito o la voce – corsara quanto quella di Pasolini – di tanti appassionati articoli che facevano opinione e suscitavano furibonde polemiche. Narratrice, saggista, commediografa, infine parlamentare, Natalia è una “costellazione” e la sua vicenda s’intreccia alla storia del nostro paese (dalla grande Torino antifascista dove quasi per caso, in un sottotetto, nacque la casa editrice Einaudi, fino al progressivo sgretolarsi dei valori resistenziali e della sinistra). Un destino romanzesco e appassionante il suo: unica donna in un universo maschile a condividere un potere editoriale e culturale che in Italia escludeva completamente la parte femminile. E donna vulnerabile, e innamorata di uomini problematici. A cominciare dai due mariti: l’eroe e cofondatore della Einaudi, Leone Ginzburg, che sacrificò la vita per la patria, lasciandola vedova con tre figli in una Roma ancora invasa dai tedeschi, e l’affascinante, spiritoso anglista e melomane Gabriele Baldini che la traghettò verso una brillante mondanità: uomini fuori dall’ordinario ai quali ha dedicato nei suoi libri indimenticabili ritratti.
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2018
15 febbraio 2018
459 p., ill. , Brossura
9788854511187

Valutazioni e recensioni

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Astrea
Recensioni: 3/5

A me viene sempre da chiedermi , quando leggo storie di gente vissuta in mezzo alle elites intellettuali:"Se fosse vissuta in un altro contesto sarebbe stata la stessa persona?" Stupidi quesiti a parte, la Petrignani porta avanti il suo compito con grande zelo e il suo consueto stile gradevole, anche se la figura della protagonista spesso viene soverchiata da un eccesso di dati descrittivi del contesto e dei personaggi che la circondano. Il testo sarà utile agli studiosi di letteratura per la quantità di informazioni, alla lettura risulta invece alquanto pesante.

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CM
Recensioni: 5/5

Che gran bel lavoro quello fatto da Sandra Petrignani: uno splendido ritratto della donna e della scrittice, un'analisi accurata e attenta delle sue opere e una precisa ricostruzione dell'ambiente culturale dell'epoca, in cui si muovono mostri sacri come Cesare Pavese, Italo Calvino, Elsa Morante, Alberto Moravia, Giulio Einaudi e tanti altri. Un'opera ricca di spunti da approfondire, assolutamente da non perdere!

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Virginia
Recensioni: 5/5

Natalia esce dalle pagine della Petrignani con un volto per me sconosciuto, nonostante io la ami tantissimo. Una vita dura, caratterizzata da perdite e sofferenza, un animo tormentato così come la sua spiritualità, sullo sfondo del mondo che cambia e camminando accanto alla Casa editrice Einaudi. Sarebbe riduttivo definire questo libro una "biografia", è la storia di tanti personaggi della nostra storia, letteraria e non. Sono andata a leggerlo nei giardini sotto la casa di via Pallamaglio, davanti alla chiesa in cui Natalia si sposò per la seconda volta. Ho incontrato un'amica, in questo libro.

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Voce della critica

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Fabrizio Valsecchi
- Recensione stregata scelta da Sandra Petrignani

Limpidamente fine e delicato e bruscamente vivo e intrigante come sa esserlo solo e soltanto un’opera letteraria imbevuta e ripiena della scrosciante forza e della potente verità di una documentazione storica inappuntabile e irreprensibile, “La Corsara” di Sandra Petrignani è il sentito omaggio di una scrittrice sensibile e dotata a una delle più importanti autrici del Novecento italiano. Ma non solo. Il libro infatti non indugia e non sosta esclusivamente sulle meraviglie in prosa e in poesia (ottimi romanzi come “Lessico Famigliare”, Premio Strega 1963, ma anche sapienti racconti, brillanti articoli per i giornali, approfonditi saggi e interessanti commedie) di Natalia Ginzburg, ma, con pathos fermo e risoluto, ci propone un dettagliato e ricercato portrait della sua vita, regalandoci una raffinata costellazione di aneddoti e di cronache sul suo difficile percorso di donna, moglie, madre, amica, amante, editor e parlamentare. Sullo sfondo, come in un metodico ed elegante quadro di Otto Nagel, oltre ai due mariti della Ginzburg, vivono e imperano uomini e donne del suo tempo come Italo Calvino, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Elsa Morante, Alberto Moravia, Adriano Olivetti, Cesare Garboli, Carlo Levi, Lalla Romano. Tutti alle prese con lei, la trascinante e determinata Natalia che da Palermo andrà a Torino e poi ancora a Roma, in esilio, durante la cruda invasione dei Tedeschi che la vedrà vedova con tre figli, per poi tornare a Torino e a Roma, senza mai arrendersi, pur tra mille altri impegni, sforzi, dolori e peripezie. Già, perché Natalia Ginzburg non cede e va comunque avanti e, storia dentro la storia con i suoi scritti e con le sue lotte di donna forte in un mondo di uomini, diventa in qualche modo l’affascinante e inibente insieme di stelle che illuminano e tramandano ad posterum e ad meliorem il nostro Novecento, “La Corsara” sic et simpliciter, un’autrice senza schemi e dalla voce che non sarà mai démodé, fuori dai tempi o disperatamente in exergo.


Elisa

Un bellissimo omaggio, una donna che racconta un'altra donna. Scritto in maniera ricercata e ammaliante, questo libro racconta una vita, vissuta a pieno, in modo travolgente, senza se e senza ma. Una testimonianza storica di una donna, che lei chiama "corsara" ma può essere benissimo considerata una strega rivoluzionaria dei nostri tempi. Una forza lunare e femminile, per insegnare, alle donne di oggi, a non reprimere se stesse e far fuoriuscire la strega ribelle che è in loro.


Pierluigi

Perchè Corsara? Preciso e appassionato ritratto di una donna che ha fatto della scrittura il suo personale rifugio, specchio di una personalità forte e di un carattere a volte anche rude. La Petrignani delinea vita, opere, gioie e dolori della scrittrice premio Strega 1963. Una donna spesso controcorrente, una combattente. Da leggere per scoprire, o riscoprire, una figura di spicco del panorama letterario italiano del Novecento.


Serena

"Sono importanti le biografie, ma bisogna accendere le luci e saperle spegnere al momento giusto". Queste le parole di Natalia Ginzburg ricordate più volte nel libro di Sandra Petrignani. E quest' ultima non sbaglia a farlo nei confronti di Natalia Ginzburg, avvicinandosi alla scrittrice di origine ebrea con discrezione, tatto, delicatezza, come a sua volta la Ginzburg fece con la biografia di Manzoni. Con lungimiranza e maestria letteraria, la Petrignani mette in rilievo luci e ombre di una delle personalità più in vista e discusse del Novecento. Un' opera degna di vincere il premio STREGA 2018, perché mostra il coraggio di accostarsi ad una grande scrittrice, affrontando e ricostruendo senza retorica le tappe di una sofferta e insostituibile esistenza.


Maria Cognigni

Indimenticabili ritratti femminili attraversano tutta l'opera di Natalia Ginzburg: madri, sorelle, amiche, figlie, mogli e compagne. Lontano da ogni stereotipo, ne emerge il senso profondo e allo stesso tempo quotidiano della femminilità: né STREGA né santa, semplicemente una donna. Stavolta è a lei che Sandra Petrignani dedica un ritratto, ricostruendo la vicenda biografica e letteraria di colei che Italo Calvino definì "l'ultima donna rimasta sulla terra".




Proposto da Biancamaria Frabotta

«Sandra Petrignani dedica a Natalia Ginzburg un ritratto a più livelli. Evitando i rischi dell'immedesimazione e la tentazione di specchiarvisi dentro, in primo luogo l'autrice punta alla rivalutazione della scrittrice, originalissima e libera nelle sue scelte, e alla sua centralità, per così dire, “laterale”, nel panorama del romanzo italiano del secondo Novecento. Trattandola alla pari dei grandi testimoni del suo tempo, ne esalta il ruolo dell'intellettuale "corsara" che, senza clamori e al di fuori di ogni narcisistica esibizione, spaziò dall'attività editoriale nella casa editrice Einaudi, al giornalismo, sorprendentemente anticonformista, fino all'impegno civile che svolse in Parlamento nell'ultima parte della sua vita. La sua vita fu parte integrante della storia italiana, dall'antifascismo esistenziale della sua giovinezza torinese fino alla partecipazione all'epopea einaudiana che Petrignani restituisce nelle sue luci e nelle sue ombre, senza retorica celebrativa, fedele alla massima di Cesare Garboli, citato in exergo all'inizio del libro: «Dove va a finire, nei libri che leggiamo, la persona fisica che li ha scritti?» La Corsara è un'opera che cerca una risposta a questa domanda, con l'aiuto di un'intuizione femminile non negata, la forza di una scrittura limpida e talvolta bruscamente poetica fondata su una irreprensibile documentazione storica.»

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«Chi scrive romanzi ha bisogno di avere con sé il presente, il passato e l’avvenire. Deve poter credere in queste tre dimensioni. Del presente, vediamo il disordine, i mutamenti continui, la precarietà. Il passato lo vediamo carico di vizi e di colpe, e così pesante che ci si astiene dal trasmetterne il carico ai nuovi nati. Dell’avvenire è meglio non parlare. Non abbiamo dell’avvenire nessuna idea degna e buona.»

È raro prendere in mano un libro, iniziare a leggerlo e stupirsi. Con il tempo diventa sempre più difficile. Ma a volte accade e a me è accaduto in questo caso. Pensi di leggere un saggio colto, completo, interessante e ti trovi a scoprire anche una sorta di romanzo, intenso, affascinante e coinvolgente.
La figura di Natalia è al centro, ovviamente, della narrazione. Ci guarda con occhi spesso freddi e disincantati e sembra osservare anche l’autrice nel suo scrivere di lei. Ma il suo mondo è così ampio, interessante, vivo e complesso da portarci a pensare che la storia non sia la sua, che protagonista sia l’Italia del Novecento. Un po’ per le figure che popolano le pagine – Filippo Turati, Franco Antonicelli, Cesare Pavese, Sandro Pertini, Adriano Olivetti, Giulio Einaudi, Foa, Mila, Pajetta, Leone Ginzburg, Cesare Garboli, Gabriele Baldini… - un po’ per quel correre su e giù nella Penisola e saltare qui e là nei decenni seguendo il fil rouge di una esistenza straordinaria.
C’è Natalia Levi palermitana, la bambina, ultima di 5 figli chiamata così per la protagonista di Guerra e Pace. C’è poi la ragazzina torinese della Crocetta che studia a casa con la madre e l’adolescente liceale che abita a San Salvario e frequenta l’Alfieri e che presto diventa la donna matura, la scrittrice, la moglie di Leone Ginzburg – lei si chiama come la protagonista di Guerra e Pace, lui come l’autore di quel grande romanzo - , la madre e, dopo un troppo breve matrimonio, la tragica vedova Ginzburg.
Cosa ricordare nello scorrere degli anni di questa incredibile vita? Una famiglia fondamentale – nel bene e nel male – per la sua formazione (con un padre ebreo scienziato severo e rigoso che sarà anche maestro e amante di Rita Levi Montalcini); molti rapporti intellettuali di grandissimo peso culturale e politico; infinite letture; la casa editrice Einaudi che nasce proprio a Torino nel 1933: direttore Cesare Pavese, redattore capo Leone Ginzburg. E la guerra, l’esilio a Pizzoli, lo pseudonimo Alessandra Tornimparte (e il motivo semplice di questa scelta: la persecuzione); il ritorno dopo la caduta del fascismo al suo vero nome; poi è Roma con Gabriele Baldini, all’epoca segretario di redazione della rivista Aretusa: un nuovo amore.
C’è il ritorno a Torino, tre figli da mantenere, il lavoro all’Einaudi, Calvino, Pavese, Elsa Morante, le amiche Lalla Romano, Angela Zucconi, un felice matrimonio e il ritorno nella Capitale con l’anglista Gabriele Baldini, esuberante, colto, divertente, appassionato di cinema, un uomo che cambia la vita della scrittrice – reduce da un periodo in cui il suicidio entra spesso nei suoi pensieri - anche sul lato creativo. Nel decennio successivo la Ginzburg scrive opere importanti, come i romanzi Tutti i nostri ieri e Le voci della sera, i racconti lunghi Valentino e Sagittario... Purtroppo la vita le riserva nuove prove: il suicidio di Pavese, la nascita di una figlia – Susanna - affetta da encefalopatia, la morte del quinto figlio, di appena un anno. Ma proprio quando sembra tutto impossibile, ecco che l’esistenza va avanti: i figli si sposano, arrivano i nipotini e la notorietà di Lessico famigliare, presentato da Montale e dalla Morante al Premio Strega che vincerà nel 1963.
Natalia l’idea di Lessico la coltiva dall’infanzia, quando il buffo linguaggio che circola in famiglia le fa venire voglia di mettere tutti dentro una storia con le cose che dicono.
Un libro che le frutterà anche molte critiche, in particolare da parte di nuovi protagonisti della scena culturale italiana, appena più giovani di lei: Asor Rosa, Bellocchio, Goffredo Fofi, Grazia Cherchi.
Il suo destino la porterà a essere nuovamente vedova, ma anche attiva, vigile, attenta sino alla fine, in un’alternanza lavorativa all’Einaudi e con molti articoli per riviste e quotidiani e un testo teatrale celebre – Ti ho sposato per allegria – scritto per Adriana Asti. L’ultima commedia lunga la scriverà nel 1988 per Giulia Lazzarini (L’intervista).
Citazioni continue delle sue opere, anche minori, intervallano tutto il testo, creando un continuum che lega e valorizza la ricerca minuziosa, quasi maniacale che la Petrignani conduce sulla vita della scrittrice e sulla sua narrazione fatta non per inventare ma per raccontare cose che aveva capito di altri o di sé o cose che gli erano realmente accadute, così si analizzerà parlando di se stessa al maschile, perché in una famiglia in cui i fratelli e il padre “prendono tutto lo spazio” non resta che “cercare di prendersi la scena con l’energia di un maschio”.

Recensione di Giulia Mozzato

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Sandra Petrignani

0, Piacenza

Vive tra Roma e la campagna umbra. Ha scritto il libro di viaggio Ultima India; i racconti raccolti in Il catalogo dei giocattoli, Vecchi, Poche storie; i romanzi Dolorose considerazione del cuore, Navigazioni di Circe, Care presenze, Come fratello e sorella; le interviste Le signore della scrittura. Con La scrittrice abita qui, che è diventato anche un audiolibro letto dalla stessa autrice, è stata finalista al Premio Strega 2003.Sul sito ufficiale della scrittrice compare una immagine che la ritrae al lavoro nel suo studio. 

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