Editore: Adelphi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 30 giugno 2010
Pagine: 180 p., Brossura
  • EAN: 9788845925030
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Descrizione
C'è un momento, in molti romanzi di Simenon, in cui il protagonista "raggiunge il limite", attraversa cioè una invisibile frontiera al di là della quale l'immagine che ha di sé va in pezzi - ed egli si trova di fronte a qualcosa che somiglia molto alla verità. Così accadrà anche a Petit Louis in questo romanzo. Uno che si dà arie da gangster e invece è solo una mezza cartuccia. Uno che al massimo può fare il palo, o distrarre con le sue prodezze di giocatore di bocce i turisti di Le Lavandou, mentre i gangster veri, i Marsigliesi, rapinano l'ufficio postale. Uno che non sa tenere la bocca chiusa: tant'è che, alla matura signora che quella notte se lo porta nella sua camera d'albergo, lascia intendere che di quel colpo qualcosa lui sa. Della signora (che si è presentata come contessa, ma è fasulla quanto lui e si fa mantenere da un ex funzionario delle dogane) Petit Louis diventa l'amante: vitto, alloggio, bei vestiti e qualche oggettino di valore gli regalano un'esistenza da mediocre gigolò che sembra appagare tutti i suoi desideri. Eppure un giorno, quando meno se l'aspetta, si troverà in mano delle carte truccate, e verrà accusato di un delitto che non ha commesso, ma in cui tutte le apparenze sono contro di lui. Solo allora, costretto a confrontarsi con una giustizia che si rivelerà "una macchina mostruosa" decisa a stritolarlo, il piccolo, fatuo malavitoso comincerà a vivere "la sua vera vita, la vita secondo il suo Destino".

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    Sergio

    21/07/2018 18:09:22

    Forse, fra i tanti libri di Simenon, questo potrebbe essere catalogato fra quelli “minori”, vuoi per l’assenza di una trama ben congegnata che possa intrigare il lettore, vuoi perché l’atmosfera “noir”, eccetto poche pagine, langue ineluttabilmente fino ad un esito scontato della vicenda. Eppure, è questo il merito di Simenon, il romanzo risulta gradevole al lettore che resta attratto dalla figura, tutto sommato simpatica, del protagonista, un giovane truffatore di mezza tacca che si illude di poter essere alla pari di più esperti malavitosi, e che finisce con l’accontentarsi di fare il gigolò circuendo una donna anziana. Ma un evento delittuoso, non prevedibile e non commesso da lui, lo fa precipitare nella spirale di una giustizia di uomini di legge superficiali e ottusi, contro i quali il giovane tenterà di opporsi, con atteggiamento irridente al limite dell’incoscienza, ma consapevole di non avere altre armi a sua disposizione contro la cecità dei giudici.

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    wehrkelt

    06/11/2010 17:56:38

    No, non è un capolavoro di Simenon. Quello arriverà pochi anni dopo, riprendendo il tema dell'uomo processato da un sistema stupido, insensibile, per nulla interessato a scoprire la verità: "Lettera al mio giudice". Ma è un ottimo romanzo. Lo sciocco protagonista viene trascinato nel baratro da circostanze fortuite, imprudenze e soprattutto dall'ottusità di giudici e avvocati, descritti con il solito disprezzo dall'Autore. Le ultime pagine sono agghiaccianti, si ha la sensazione di sprofondare in un mare di disperazione senza poter reagire. Anche nei lavori minori (si fà per dire...) Simenon è un maestro del romanzo.

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    emanuela

    11/09/2010 15:05:41

    Mi è piaciuto un po' meno di altri Simenon letti negli ultimi mesi (uno per tutti: "La finestra dei Rouet"), ma è comunque un romanzo notevole, che vive nella figura di Petit Louis, un giovane e cinico sfigato pieno di sè e di sogni impossibili e nelle insopportabili atmosfere della gente perbene. Lo scavo psicologico è superbo, tutto è disperato e senza speranza. Ma forte e virile.

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    claudio

    01/09/2010 08:19:42

    Uno dei migliori Simenon!!

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    oriana

    30/08/2010 11:16:36

    è indubbiamente un romanzo molto carino, scorrevole ed intrigante, soprattutto per la prsenza dello sfacciato protagonista.......... non so perchè ma la mia fantasia lo associa molto al concetto di bello e dannato.

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Soleva svegliarsi con il sorriso stampato in faccia, Petit Louis, da quando i suoi amici Marsigliesi lo avevano coinvolto nei loro loschi affari. Si vestiva con un abito elegante di panno, le scarpe a punta e un cappello di feltro color sabbia calato sull’occhio sinistro, si guardava allo specchio gongolante ed era certo che anche quel giorno tutto sarebbe andato per il meglio. A Marsiglia, se si fosse trovato a camminare per la via principale, si sarebbe fermata a salutarlo almeno una decina di persone, lo stesso sarebbe successo se fosse entrato in un qualunque bar di Cannes. Aveva venticinque anni, una busta piena di soldi depositata al fermo posta della stazione più vicina e una bella fidanzata, Louise, ad aspettarlo in una casa chiusa. Prima di conoscerlo era stata la donna di Gène, il capo dei Marsigliesi, ma adesso che facevano parte della stessa “famiglia” Gène non se ne sarebbe certo preoccupato. Del resto, senza il prodigioso diversivo che Petit Louis aveva inscenato nella piazza di Le Lavandou, una sfida a bocce ingaggiata con il direttore dell’ufficio postale, i Marsigliesi non avrebbero mai portato a termine quella rapina, e lui non avrebbe avuto l’occasione di conoscere la vecchia contessa d’Orval. Constance Salmon vedova Ropiquet era una donna corpulenta di mezza età, senza una goccia di sangue blu nelle vene, ma con un’ottima rendita garantita da un misterioso amante. Petit Louis, guascone e maliardo, in attesa della sua parte di bottino e di una migliore sistemazione era riuscito a convincere la vecchia a farsi ospitare nella sua casa di Nizza, persuadendola persino a far entrare nel suo stesso letto Louise.
Forse fu a causa di questo strano ménage à trois che il libro, scritto nel 1937, venne pubblicato in Francia solo nel 1941, perché tacciato di “assoluta immoralità”. O molto più probabilmente è la piega che prende la trama ad aver messo in imbarazzo i tutori della morale francese.
L’epopea di Petit Louis, questo fatuo malvivente dilettante, un personaggio che si vanta di colpi ai quali non ha mai partecipato e millanta conoscenze che non ha mai avuto, finisce per risolversi in un’accusa infondata e ingiusta. Succede infatti che, proprio mentre Petit Louis è lontano da Nizza per qualche tempo, la vedova d’Orval viene assassinata nel suo appartamento. L’ispettore Battisti, che fino ad allora era riuscito a incriminarlo soltanto per qualche rissa e altre piccole facezie, lo arresta con l’accusa di omicidio. Il processo si celebra in Corte d’Assise, il luogo deputato al giudizio sui delitti di sangue, dove decine di testimoni si susseguono: personaggi oscuri con cui si era vantato di prodezze mai fatte, vicine esasperate dalla sua irrequietezza giovanile e persino sua madre, che non vedeva più da anni. Le poche persone in grado di scagionarlo, come Louise, non si erano viste e del resto Petit Louis non se l’era presa più di tanto. Sul banco degli imputati l’unica cosa che gli importasse veramente, era avere la camicia pulita e il viso curato, per non sfigurare nella foto che il giorno dopo sarebbe sicuramente apparsa sui giornali.
Un grande romanzo di Simenon sulle contraddizioni della giustizia e la miseria dell’uomo spogliato delle sue vanità, un nuovo tassello dell’opera monumentale dello scrittore belga che l’editore Adelphi pubblica in Italia a distanza di 69 anni, in un momento in cui il dibattito sulle Corti e la giustizia è di estrema attualità.