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Cosmetica del nemico - Amélie Nothomb - copertina

Cosmetica del nemico

Amélie Nothomb

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Traduttore: Biancamaria Bruno
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 1 gennaio 2003
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788888700007
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Cosmetica del nemico

Amélie Nothomb

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Tutto comincia nella sala d'attesa di un aeroporto. Non poteva essere altri che lui, una vittima perfetta. È stato sufficiente parlargli. E aspettare che la trappola scattasse. Tutto finisce nella sala d'attesa di un aeroporto. Va detto comunque che il caso non esiste. Un giallo? Forse. Certamente la doppiezza dell'uomo, la crudeltà, la bellezza e la bruttezza.
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    Diana Gallese

    10/03/2019 12:16:55

    "Sono quella parte di te che non conosci ma che ti conosce fin troppo bene. Sono la parte di te che tu ti sforzi di ignorare". Questa la riflessione forte e psicologica che intercorre in un libro che dialoga direttamente con il lettore. Penetra fino in fondo, pone molti quesiti e come sempre, risponde. Consigliato agli amanti degli aereoporti, ai curiosi, a chi vuole essere stupito, un elogio alla psicologia.

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    cristina

    25/01/2019 19:52:33

    Un dialogo serrato e avvincente (ho trovato che cade di tono in un paio di momenti soltanto in cui si ripetono i concetti) da leggere tutto d'un fiato. Geniale e originale, pur affrontando un tema antico come l'uomo.

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    And the Oscar goes to ....

    16/04/2016 20:08:40

    Bella sorpresa questo autore. Una sorpresa vi l'altra anche il racconto. Solo il finale, arrivati al quel punto della storia, è prevedibile. Una conclusione sorprendente sarebbe stata la ciliegina sul gelato.

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    Ross

    20/05/2015 15:06:32

    Leggendo questo breve testo, e conoscendo minimamente l'autrice, viene quasi naturale pensare che solo lei avrebbe potuto scrivere qualcosa del genere. La "conversazione" ricorda un po' quella de "l'igiene dell'assassino" altra ottima prova della Nothomb. Molto interessante e originale, e, secondo il mio modesto parere, perfetto da leggere durante un viaggio, per tenere bella desta l'attenzione e arrivare alla fine senza doverlo riprendere. Da leggere.

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    Michael Moretta

    04/09/2014 22:53:08

    Altro magnifico romanzo di Amélie Nothomb. Decisamente i suoi primi libri sono i migliori, ed anche questa decima pubblicazione lo conferma! Incredibile la capacità dell'autrice belga di tessere una trama avvincente e ben orchestrata in un piccolo volume di nemmeno 150 pagine. In questo libro abbiamo tutto...thriller, psicologia, filosofia ed un ragionamento intorno alla vita piuttosto sofisticato. Un libro avvincente, tutto fatto di discorsi diretti, incalzante, che non dà un attimo di tregua e che in fondo ruota tutto intorno alla doppiezza della natura umana, che racchiude in sé il bello ed il brutto, il buono ed il cattivo.  La scena si svolge in uno spazio di tempo molto corto, un'ora a dir tanto, ed ha luogo nella hall di un aeroporto. I protagonisti sono solo due, Jérôme Angust e Textor Texel. Il primo in partenza per Barcellona per un viaggio d'affari ed il secondo il classico seccatore che vuole attaccare discorso con uno sconosciuto ad ogni costo. Ma non tutto è come sembra, e questi sono soltanto gli elementi iniziali di un romanzo tutto da scoprire e che riserva moltissimi colpi di scena e raggiunge il suo apice nelle ultime pagine.  Una scrittura fluida e semplice ma al tempo stesso sofisticata, capace di avvolgerci in una trama complessa e soprattutto in grado di costruire un romanzo solido e ben strutturato, una storia completa che coinvolge il lettore fino in fondo. Davvero notevole!!

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    maria

    08/10/2013 17:59:14

    delizioso come sempre sono deliziosi i suoi scritti come mentiamo a noi stessi, come la verità ci fa disperare. Nothomb si pronuncia Noton' senza la b finale

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    Lady Libro

    22/03/2013 22:43:32

    Posso dirlo con assoluta certezza: questo è il libro più inquietante di Amelie Nothomb che io abbia mai letto, oltre che, a mio parere, uno dei suoi più belli. Fidatevi di questa affermazione: parla una che ha letto quindici libri scritti da questa donna dalla pazza ed inesauribile fantasia. Ebbene, perché reputo il romanzo come tale? Semplicemente perché è reale. Anche se è scritto con i toni macabri, bizzarri, filosofici e contorti che contraddistinguono l'autrice, era da tempo che non sentivo sulla pelle una realtà, una verità così schiacciante e dura da accettare, tanto da essere sepolta nei meandri più intimi e profondi dell'anima umana, con la speranza di dimenticarla. E il protagonista di quest'opera, bloccato in un aeroporto e costretto suo malgrado ad ascoltare un chiacchierone rompiscatole, che ben presto si rivelerà in tutta la sua oscurità interiore, si accorgerà del male ormai compiuto e che si annida al suo interno, proprio grazie al suo indesiderato compagno di logos. La follia che spiega la vita. La pazzia che giustifica tutto. La vergogna e il senso di colpa che occultano il male. L'incapacità di ammettere una colpa. Ecco in cosa consistono il linguaggio e lo stile di "Cosmetica del nemico". Con continui e volutamente disgustosi colpi di scena che esplodono a ripetizione come dinamite sparsa ovunque, dialoghi serrati che avvolgono nelle spire della malvagità e della pura perversione come tentacoli di una piovra gigante, in aggiunta ad un vortice di confusione e analisi psicologica dell'animo umano, questo libro è un invito alla riflessione della propria personalità, uno specchio che riflette l'anima e non il corpo. "Chi sei tu veramente? Che cosa hai fatto davvero? Sei proprio sicuro di quello che credi?". Sono queste le domande che il romanzo pone indirettamente al lettore. Da leggere senz'altro se non si ha paura della verità, dell'orrore, e della duplicità umana, ma soprattutto del particolarissimo stile di Amelie.

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    Anna

    27/10/2009 10:17:22

    Avvincente, geniale nonostante il tema si disveli a un certo punto in maniera piuttosto intuibile, scarno, crudele senza essere eccessivo. Diverso.

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    Angela

    10/01/2009 22:44:24

    Concordo nel dire che il finale è un pò scontato, ma per tutto il resto (ed è un gran bel resto che ripaga abbondantemente il finale) questo libro e questa donna sono incredibili, unici, veramente geniali. Mai letto niente del genere.

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    lettrice

    12/04/2008 18:33:06

    Molto leggibile, incalzante, tagliente. Ma anche un po' troppo furbetto nel riproporre un tema vecchio come la letteratura.

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    Ilary

    13/05/2007 00:29:43

    semplicemente geniale... quante le persone che ti infastidiscono rubandoti tempo e momenti di riflessione, facile la scelta di cambiare posto... ma questo non è sempre possibile, soprattutto se il "seccatore" è dentro di te, o per meglio dire, è la parte di te che tendi a rinchiudere in una prigione buia dove hai difficoltà anche solo ad avvicinarti.. da qui il nemico interiore pronto a devastarti e a spogliarti della tua maschera... consiglio?? impara ad ASCOLTARTI, è un tuo diritto anche se la società è troppo frenetica per trovarne il tempo, fallo per te, evita di far la fine del protagonista...

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    Daniele

    30/04/2007 15:41:05

    Di sicuro Amèlie Nothomb ha talento e di sicuro cosmetica del nemico è un bel libro. Ma come hanno scritto altri il finale è scontato anche perchè totalmente ricalcato da "Fight Club" di David Lynch. Facendo un paragone con altri suoi libri meglio "Igiene dell'assassino"

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    Silvia

    07/03/2007 09:04:41

    Un libro allucinante. Eccezionale, livido, vibrante. Che dire:una vera illuminazione. Circa 10 giorni fa sono inciampata in una presentazione di Amélie, che non conoscevo per nulla, e mi ha conquistata. Il passo successivo, fatto leggendo Cosmetica del nemico, mi ha convinta delle sue magiche doti.

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    Paolo

    07/02/2007 20:10:45

    Assolutamente incredibile, impossibile non leggerlo in una sola volta.Amélie Nothomb è davvero straordinaria.Ma come fa a pensare certe cose?

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    francesca

    27/03/2006 22:54:53

    Amelie Nothomb è sicuramente una delle mie scrittrici preferite e questo è il libro che più di tutti mi ha convinto della sua bravura. Non tutti i suoi libri sono all'altezza di questo, ma in ognuno possiamo trovare quell'originalità nella trama e nella scrittura che raramente mi capita di trovare in altri autori.

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    Saul

    21/02/2005 11:08:09

    Agghiacciante. Tenebrosa. Sincera. Questa ai miei occhi è Amelie Nothomb. Ho amato, di Cosmetica del nemico, ogni singola frase, riga, virgola. Ieri ho letto Antichrista ed ancora una volta la favolosa Amelie è riuscita a stupirmi!

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    Piero

    29/12/2004 23:14:11

    ... Stordito. E' il termine giusto per capire come ti senti alla fine del libro. Poi lo metabolizzi e riaffiorano: i dialoghi serrati, l'originalità della storia, la scrittura incalzante. Davvero Bello.

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    e.

    12/10/2004 09:27:28

    Un libro da leggere in un soffio, dialoghi serrati e coinvolgenti, un po' scontato il finale ma narrato in modo divertente ed originale. Lo consiglio.

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    Nazario

    28/05/2004 08:53:03

    Senza scomodare miti biblici come Giobbe, si può dire con certezza e, l’esperienza quotidiana ce lo conferma, che valori positivi come l’onestà, la bontà e l’altruismo non servono a tenere lontano la sfiga. Disgrazie, sventure e privazioni si abbattono su di noi, sempre e comunque, al di là dei nostri meriti. Se ci sono non sono di questo mondo. Dovrebbe essere la voce di Dio a farsi sentire, a pilotare la nostra esistenza. Dovrebbe essere quella scheggia di divino che c’è in noi a proteggerci, a guidarci da amico sulla strada del bene. Ma non è così. Condividiamo la nostra vita con un nemico sconosciuto che vive nelle viscere più impenetrabili della nostra mente. Si alimenta delle nostre paure represse, delle cose che non ci piacciono. Un demone di cui sentiamo la presenza, la volontà, la voce sibillina, ma che non sappiamo identificare. È l’avversario mascherato che ci condiziona le scelte della vita, che ci infonde il senso di colpa, il tarlo del dubbio. È l’ombra disgustosa che odiamo di riflesso nel prossimo. Non c’è niente da fare: dobbiamo provare questo inferno in terra per redimerci, e la resa dei conti con questo perfido antagonista può avvenire ovunque, anche in un odioso aeroporto. Per Jérôme Angust il nemico ha voluto cinicamente così: manifestarsi in una sala d’imbarco, nel luogo di transito di un viaggio comune a tanta umanità. Ma non sarà un viaggio d’affari, e neppure di speranza, ma solo di dolore…

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    Alice

    31/01/2004 16:57:17

    Notevole esempio di scrittura dialogica. Fenomenali i 4 rovesciamenti di prospettiva abilmente disseminati nel corso della narrazione.

Vedi tutte le 24 recensioni cliente

Nessuno alle prime pagine di questo fulminante racconto, come sempre in eccellente traduzione, sospetta che un incontro d'aeroporto, in attesa di un aereo in ritardo, fra due sconosciuti, entrambi quarantenni, uno brutto, gracile, dal curioso nome di Textor Texel, l'altro bello, ben vestito, un manager dal "colletto bianco" e dal significativo nome di Jérôme Angust (angusto e non augusto!), si spacchi come un guscio per rivelare il delitto (vero, supposto?) di un paranoico. Il paranoico è privo delle bizzarre incoerenze che caratterizzano lo schizofrenico, nel suo delirio ha una logica ferrea e fuori di esso può condurre per anni una vita normale e addirittura di eccellere in una professione. Ma è anche colui che fa sempre esattamente ciò di cui ha voglia, e le voglie umane si sa che sono insospettate e terribili.

La giovane scrittrice belga, al suo decimo libro, è un talento teatrale: il racconto è un dialogo fra i due. Male e dolore si superano per Nothomb nell'estasi estetica, e il significato - crudelmente estetico - della vicenda è sintetizzato in un'inedita identificazione di cosmo e cosmetica: "Agisco - dice l'uno - in base a una cosmetica rigorosa e giansenista". E l'altro: "Cosa c'entra adesso la cosmetica?" Risposta: "La cosmetica è la scienza dell'ordine universale, la morale suprema che determina il mondo". E cosa ne verrà? Nell'ultima pagina un ignoto, davanti agli occhi esterrefatti dei passeggeri in attesa, si fracassa la testa contro il muro.

Chi ha letto i precedenti racconti di Nothomb riconoscerà qui i suoi topoi o fissazioni - ma è dell'autore di rango avere delle fissazioni riconoscibili dal lettore, ossia una personale topografia, da cui non può prescindere perché gli viene dal profondo - questa e non un'altra. Di qui sorgono la figura dellÆemmerdeur, lo scocciatore (vedi Le Catilinarie, Guanda, 2002), la repulsione per il cibo (vedi le mostruose carpe in Metafisica dei tubi - Voland, 2002 -, e in quest'ultimo racconto lo strafogarsi con lo schifoso cibo dei gatti , inizio di un percorso di aberrazioni), la scoperta di un delitto - l'uccisa è sempre una bella donna e la miopia della giustizia non può individuarle il colpevole (vedi Igiene dell'assassino, Guanda, 2002), l'uomo brutto, reietto che ama di un amore delirante una bella donna irraggiungibile (ossia la bella e la bestia, vedi Attentato, Voland, 1999, e Mercurio, Voland, 2000; cfr. "L'Indice", 2000, n. 11), l'impossibilità dell'amore e, soprattutto, la verità orribile che ognuno uccide ciò che ama. Questa verità o romantico, estremo sentire dell'amore o creduta equivalenza fra sesso e omicidio, è anche al centro di Cosmetica del nemico. Ma uccidiamo metaforicamente, dentro di noi, o uccidiamo in realtà? Non lo sapremo mai.

Nel serrato processo di Cosmetica del nemico, impeccabile racconto giallo, mosaico dove tutto combacia al millimetro, c'è solo una pecca, minima, una tessera in meno: l'invito a casa della vittima avviene in un giorno casuale, non previsto, e solo dopo l'autrice aggiunge che l'uccisore era "un criminale che ha il gusto degli anniversari" e che si trattava di un venerdì santo. Ma salta all'occhio proprio perché il mosaico è perfetto, anche dal punto di vista psichiatrico. Forse il venerdì santo non era necessario, come forse non era necessario far passeggiare la vittima in un cimitero e ambientarvi lo stupro. Oppure sì? I due uomini all'aeroporto, l'assassino e il suo doppio, amano il loro oggetto solo quando è lontano o ancor meglio defunto, e sono incapaci di un rapporto naturale in cui senza tragedie confluiscano sesso e affetti. È tipico di molti artisti, e in questo senso anche questo racconto parla come gli altri della sua autrice.

Nothomb, col suo modo radicale ma mai rancoroso di buttare all'aria ogni buonistico luogo comune, ha radici profonde. Il suo aristocratismo le affonda nella cultura classica e in Nietzsche, l'estetismo - che potrebbe semmai essere il suo punto debole - le trova nella décadence di fine Ottocento, la sua scanzonata lucidità nell'illuminismo francese, e il suo indubbio penchant per il pensiero metafisico e la purezza dei mistici si appoggia a Pascal. Pascal rappresentante della famosa scommessa e di quel "bisogno di Dio che non ha mai avuto a che fare con l'intelligenza". Il bello, la libertà di questa superintelligente scrittrice è che è pronta a guardare al di là dell'intelligenza.

Il riferimento a Pascal e al giansenismo - dottrina della predestinazione - è anche in quest'ultimo libro esplicito e frequente. Il giansenismo, ha affermato Nothomb, è la sola variante onesta di cristianesimo che ci sia: oggi secondo lei ci vorrebbe una religione che avesse il coraggio di ammettere apertamente che la salvezza non è per tutti. Il che, credo, non va preso tanto come una posizione filosofica quanto come uno schiaffo alla società di massa che tutti eguaglia e discolpa. Non per caso - nulla o quasi è per caso in questi racconti - Texel Textor viene dall'Olanda, terra di giansenismo. Ma qual è il messaggio di questo thrilling che mette a confronto coscienza e rimozione e ha per protagonista un uomo medio, riuscito, dotato di potenti meccanismi di rimozione, potenziale (o reale?) assassino, con represse pulsioni omosessuali? Coscienza e memoria sono il nemico, il demonio che prima di affrontarci si è sistemato i capelli (vedi l'inizio), ma anche il desueto comandamento dell'antichità classica "conosci te stesso". Però questo bel manager in viaggio per affari non vuole saperne - sino alla fine.

Il nome Textor è una variante del Prétextat Tach, il premio Nobel assassino per amore di Igiene dell'assassino, il libro d'esordio del 1992: è anche lui uno di quei "personaggi testuali", di cui parla Nothomb, la "mia seconda voce che rifiuta e attacca il lirismo". C'è qualcosa di Borges in questo "il mondo è un testo", e con questo testo o tessuto di pura fantasia Nothomb va all'attacco dei falsi sentimenti.

  • Amélie Nothomb Cover

    Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l'infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo. Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un'esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell'Académie... Approfondisci
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