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Don DeLillo

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2003
Pagine: 180 p.
  • EAN: 9788806164669

L'America di oggi e di domani vive in un mirabile affresco creato dalla penna visionaria di uno dei grandi nomi della narrativa contemporanea. Con il suo nuovo romanzo Don DeLillo propone un itinerario caustico e rivelatore attraverso un Paese in bilico tra la crisi dei mercati mondiali e un senso di oscura minaccia. Lo fa raccontando la giornata di un giovane miliardario di Manhattan, Eric Packer, che compie un viaggio attraverso la città di New York per recarsi dal parrucchiere; un percorso che si rivela la sintesi di una vita. Durante il suo itinerario verso l'ineluttabile destino, Packer rivive le tappe principali della sua esistenza, incontra gli uomini e le donne che ha conosciuto, ripercorre i luoghi a lui familiari: il tutto sullo sfondo di scenari che si tingono via via di un'atmosfera erotica, tragica, enigmatica. Perennemente ossessionato da una personale sfida finanziaria contro lo yen giapponese, pieno di paure per la propria incolumità, travolto da una spirale autodistruttiva, il giovane si ritrova invischiato nelle circostanze più insolite e stravaganti, vittima di una vera e propria escalation di situazioni metafisiche ed esilaranti: il funerale di un famoso rapper, il rave party all'interno di un teatro abbandonato, una protesta di antiglobalizzazione violenta repressa dalle forze di polizia. In questa girandola di avvenimenti, non è difficile riconoscere cenni a fatti di cronaca, a cui l'autore fa continuo riferimento, dando vita ad un abile gioco di specchi che fonde non solo realtà e fantasia, ma anche presente e futuro. Nell'odissea di Eric Packer è infatti racchiusa l'odissea dell'uomo contemporaneo, costellata di paure, desideri nascosti, aspirazioni legittime e illegittime. DeLillo la racconta con una grande profondità, che penetra e svela le trame complesse dell'animo umano e della società contemporanea.

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    Massimiliano

    03/11/2012 10.36.43

    Capolavoro. Poesia allo stato puro. Letto tutto d'un fiato. Forte, intenso, vero, evocativo.

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    flavioalbanese90

    27/08/2012 15.24.24

    Folgarante, allicinato, iperrealistico e al contempo surreale: sebbene sia lungo neanche 200 pagine, ce ne sdarebbero da fare di considerazioni. Ammetto che è il primo romanzo di DeLillo che leggo e che, dopo il libro, il film non mi è piaciuto un granché, per quanto precisa e aderente al testo sia la sceneggiatura di Cronenberg. Crudo, asettico, di un'eleganza algida che è difficile trovare altrove. Due citazioni su tutte: 1) "Gli piacevano i quadri che i suoi ospiti non sapevano come guardare. I quadri bianchi riuscivano incomprensibili a molti, strisce di colore mucoidale applicate con la spatola. L'opera era ancora più pericolosa per il fatto di non essere nuova. Non c'è più pericolo nel nuovo. [?] Gli piaceva il fatto che le macchine fossero indistinguibili. [è in un parcheggio di sole limousines]. Voleva quel tipo di macchina perché lo considerava una replica platonica, leggerissima nonostante le dimensioni, un idea più che un oggetto. Ma sapeva che questo non era vero. Era una cosa che diceva per far colpo e non ci credeva neanche per un istante. Ci credeva per un istante ma non di più. Voleva la macchina perché non solo era smisurata, ma lo era in modo aggressivo e sdegnoso, metastatizzante, un enorme oggetto mutante che sovrasta ogni obiezione"; 2)"Perché oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è più difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa insistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa, forse oggi stesso," disse la donna, guardandosi furtivamente le mani. "Per correggere l'accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno." 3) "Un spettro si aggira per il mondo: lo spettro del capitalismo".

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    Annamaria

    06/08/2012 15.34.26

    E' il primo libro che leggo di De Lillo: inquietante, onirico e anche profetico... non vi sembra quando dice che i computer non saranno più come li abbiamo sempre conosciuti, tenuto conto che è stato scritto 10 anni fa. Oppure qui siamo mooolto in ritardo rispetto all'America! Soprattutto ho apprezzato la scrittura: un pò destabilizzante all'inizio, ma adesso che sto leggengo Auster mi sembra scritto per bambini.

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    EVA

    13/02/2011 14.42.29

    Peccato che 1 sia il voto più basso altrimenti gli avrei dato ancora meno..Assurdo ,totalmente privo di corpo e senso...Più volte sono stata tentata di lasciarlo perdere ...Come si può definirlo un capolavoro?? Un ammasso di elucubrazioni forzate ..Illeggibile!!!

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    EB

    28/11/2010 22.59.49

    Surreale, astratto, quasi psicotico: al limite dell'illeggibile.

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    stefania

    23/07/2006 17.13.06

    Letto tutto di seguito, come l'unita' di tempo -luogo-azione di questo romanzo induce a fare, Cosmopolis e' un film in tre D fenomenale! De Lillo riesce ad affrescare di getto le situazioni in continuum del viaggio del protagonista semi dio nel ruolo dell'ultramiliardario Packer, eppure umanissimo, ossessionato esaltato e fatalmente predestinato, come di rigore per un americano al top della piramide sociale nel terzo millennio. Un viaggio, IL VIAGGIO, quello della "recherche" proustiana, al solito, o di piu', il viaggio definitivo, descritto apparentemente attraverso gli eventi, ma vissuto come un'esplosione dall'interno. E nei frammenti sospesi del fermo-immagine ho trovato rare verita'. Voto 5/5

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    purple.cat

    15/12/2005 14.14.19

    mah.... (questo è tutto ciò che direi su questo libro) gran delusione. a cominciare dal protagonista antipatico e dai dialoghi assurdi troppo artefatti.

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    paolo63

    24/09/2004 10.55.45

    Lucido, devastante, inquietante, sia in originale, che tradotto.

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    Armando

    25/07/2004 22.08.43

    Ho letto giudizi molto contrastanti: alcuni dicono che si tratta di un capolavoro, altri lo definiscono deludente. Credo che la verità sia nel mezzo. Cosmopolis non è un capolavoro (Underworld è di un'altra categoria!), ma è comunque un discreto romanzo. Delillo descrive molto bene l'alienazione e la follia della società americana. Il romanzo, non a caso, è ambientato a New York, città definita da Al Pacino "il grande manicomio".

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    cesare

    31/01/2004 14.25.43

    Un romanzo palloso, da leggere tutto d'un fiato per toglierselo in fretta dai piedi.

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    Claudio

    26/08/2003 11.41.59

    Fantastico nel suo genere. Ti ipnotizza e ti accompagna a riflettere su quello che siamo e che vorremo essere. Una vera e propria censura onirica.

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    Ren

    04/08/2003 23.49.54

    Ci andrei piano a chiamarlo capolavoro.... Capolavori sono decisamente altri. E' il primo libro che leggo di DeLillo e sono rimasta alquanto delusa.

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    G. Succi

    18/07/2003 11.35.15

    l'ho appena iniziato e lo trovo straordinario. Forse proprio per quella artificiosità ostentata (come il mondo che descrive) e quell'assenza totale di pathos lamentate da altri.

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    rogopag99

    07/07/2003 21.49.12

    "Cosmopolis", l'ultimo romanzo di Don DeLillo, che dopo il monumentale "Underworld" sembra privilegiare per contrasto la forma breve (prima di "Cosmopolis" era uscito "Body Art", un racconto lungo più che un romanzo), narra l'itinerario-odissea in limousine di un rampante multimiliardario di New York nell'arco di 24ore. Eric Packer esce dal suo iperbolico appartamento sull'East River per andare a tagliarsi i capelli dal vecchio barbiere del padre, nel malfamato quartiere di Hells Kitchen. Lungo il viaggio si troverà coinvolto in una serie di situazioni al limite del grottesco e del surreale. Dopo la magistrale prova di "Underworld", e con alle spalle almeno un altro capolavoro, "Libra", la sua personale versione dell'omicidio di JFK, con "Cosmopolis" DeLillo ci consegna il suo libro meno riuscito. C'è sì, qualche momento alto, (l'incontro tra Eric e il barbiere del padre, il dialogo tra questi e l'autista della limousine) ma si tratta di rare accensioni. Perlopiù il romanzo sembra essere una parodia dello stile dell'autore (straordinario, quando è in forma), fatta dall'autore medesimo (un pastiche involontario), e in cui i personaggi e le situazioni descritte hanno il loro limite in un eccesso di astrazione e in una artificiosità stucchevole. Il declino senza speranza del mondo contemporaneo, la sua confusione, l'entropia dello spirito, sono descritti senza alcun pathos, restituiti attraverso un'esasperazione concettuale che ne depotenziano irrimediabilmente l'impatto. Siamo anni luce lontani dalla compassione soffusa di "Underworld" e di "Libra", prigionieri di un esercizio di stile, (duole dirlo, a noi, strenui ammiratori di DeLillo) sterilmente e futilmente ripiegato su se stesso.

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    rogopag99

    07/07/2003 15.20.50

    "Cosmopolis", l'ultimo breve romanzo di De Lillo, che dopo il monumentale "Underworld", sembra privilegiare per contrasto la forma breve, (prima di "Cosmoplis" era uscito "Body Art", un racconto lungo più che un romanzo), narra l'itinerario in limousione lungo 24 ore di un rampante multimiliardario di New York. Eric Packer esce dal suo iperbolico appartamento sull'East River per andare a tagliarsi i capelli dal vecchio barbiere del padre, nel malfamato quartiere di Hell's Kitchen. Lungo il viaggio si troverà coinvolto in una serie di situazioni al limite del grottesco e del surreale. Dopo la straordinaria prova di "Underworld" e con alle spalle almeno un altro capolavoro, "Libra", la sua personale versione dell'assassinio di JFK, con "Cosmopolis" De Lillo ci consegna il suo libro meno riuscito. C'è sì qualche momento alto, (l'incontro tra Eric e il vecchio barbiere del padre, il dialogo tra questi e l'autista della limousine), ma si tratti di rare accensioni. Perlopiù il romanzo sembra essere una parodia dello stile dell'autore, (straordinario quando è in forma) in cui egli si è divertito (i lettori meno) a fare il pastiche di se stesso, e in cui i personaggi e le situazioni descritte hanno il loro limite in un'eccessiva astrazione e in una artificiosità stucchevole. Il declino senza speranza del mondo contemporaneo, la sua confusione, l'entropia dello spirito, sono descritti senza alcun pathos, restituiti attraverso un'esasperazione concettuale che ne allontana irrimediabilmente l'impatto. Siamo molto lontani dalla pietas di "Underworld" e di "Libra", prigionieri di un esercizio di stile, (duole dirlo a noi, strenui ammiratori di De Lillo) sterilmente e futilmente ripiegato su se stesso.

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    Orazio

    27/06/2003 13.21.32

    All'inizio l'idea di un viaggio che fosse contemporaneamente reale e matoforico attraverso una citta` e attraverso la propria esistenza mi aveva attratto, ma leggendo come tutto cio` e` stato reso nella descrizione ho avuto una grande delusione. E` uno stile che si autocompiace in tortuosita` incomprensibili e dialoghi al limite dell'assurdo. Peccato, il Delillo di Rumore Bianco mi aveva fatto ben altra impressione.

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    alberto de sanctis

    23/06/2003 10.41.50

    Un capolavoro! Delillo ha la capacità di essere visionario e realista, sarcastico e tagico allo stesso momento! E' una critica serrata all'etica del profitto senza cadere in sterili moralismi no-global (questi ultimi prodotto del mercato necessario a meglio definire il capitalismo che tutto comprende, senza possibilità di starne fuori).

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