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La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna
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La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna - Paolo Rumiz - copertina
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La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna Paolo Rumiz
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Descrizione

Paolo Rumiz scommette sulla forza delle grandi storie e si affida al ritmo del verso, della ballata. Ne esce un romanzo-canzone singolare, fascinoso, avvolgente come una storia narrata intorno al fuoco. Racconta di Max e Masa, e del loro amore. Maximilian von Altenberg, ingegnere austriaco, viene mandato a Sarajevo per un sopralluogo nell'inverno del '97. Un amico gli presenta la misteriosa Masa Dizdarevic´, "occhio tartaro e femori lunghi", austera e selvaggia, splendida e inaccessibile, vedova e divorziata, due figlie che vivono lontane da lei. Scatta qualcosa. Un'attrazione potente che però non ha il tempo di concretizzarsi. Max torna in patria e, per quanto faccia, prima di ritrovarla passano tre anni. Sono i tre anni fatidici di cui parlava "La gialla cotogna di Istanbul", la canzone d'amore che Masa gli ha cantato. Masa ora è malata, ma l'amore finalmente si accende. Da lì in poi si leva un vento che muove le anime e i sensi, che strappa lacrime e sogni. Da lì in poi comincia un'avventura che porta Max nei luoghi magici di Masa, in un viaggio che è rito, scoperta e resurrezione.
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Dettagli

2010
21 aprile 2010
184 p., Brossura
9788807018206

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Stella
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Cos’è un romanzo canzone? Questo, ad esempio, è secondo il mio parere, un romanzo canzone. Interessante il ritorno di Max così come la bellezza struggente di Masha. La risonanza interiore che mi ha suscitato questa lettura è stata emozionante. Consigliatissimo, senza dubbio.

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Emanuele
Recensioni: 5/5

Che libro davvero bello e coinvolgente sin dalle prime righe ,essendo stato a Sarajevo mi ha fatto rivivere e respirare nuovamente l’aria dei Balcani

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Sabrina Candussio
Recensioni: 5/5

Un aedo dal passo lungo. Ha l'andamento del respiro e del passo lungo di chi cammina in pianura questa ballata, l'eco dei poemi omerici, il risveglio olfattivo del Cantico dei Cantici, il fascino di un viaggio. Si ama subito il ritmo che prendono le parole, il loro risuonare interiore. A tratti sono gli abissi della Storia, a tratti i mondi speziati d'Oriente che si lasciano sognare; a dominare però sono i sentimenti che ci legano e ciò che andiamo cercando nella vita. E' vero: nulla può sostituire il fascino dell'andamento narrativo della voce, soprattutto se a narrare è P. Rumiz che crea mondi, arricchendo di luce nuova la Storia con il Mito. Però questa ballata, che arriva al lettore come un messaggio prezioso da tramandare, ricrea il fascino del racconto orale, consegnato di generazione in generazione, seduti accanto al fuoco. E il tempo, nel raccontare, si dilata ad abbracciare l'infinito: il presente intriso di passato e volto ad un futuro che si dischiude con il segno della memoria e il colore della cotogna. I fatti e gli incontri importanti della vita sono interrelati misteriosamente, orientati ad un centro verso cui siamo chiamati. Rumiz rende ogni descrizione un incanto con potente risonanza interiore. Emerge un grande amore per la vita, in questo canto, perché tutta la ballata è un inno alla vita, un invito a "... fare Kak budta v'burje est pokoj, come se nella tempesta ci fosse la pace". Vita/Amore e morte corrono intrecciati nella storia e nella figura di Masha che è sia Demetra, signora delle messi, sia Persefone, la sua Kore sottrattale da Ade innamorato. Entrambe dee-guida per il genere umano: l'una in vita, l'altra nell'Altrove. Masha dalla bellezza struggente per gli uomini perché ha in sé la forza e la fierezza di Demetra e la dolcezza e lievità di Persefone. E su tutto la gialla cotogna, dal profumo inebriante: "... era un frutto / che ancora conteneva il fiore in sé / qualcosa che ti dava la certezza / che a fine inverno tornasse la luce ..."

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Paolo Rumiz

1947, Trieste

Paolo Rumiz è scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica». Esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Nel 2001 invece segue, prima da Islamabad e poi da Kabul, l'attacco statunitense all'Afghanistan. Vince il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993), La secessione leggera (2001), È Oriente (2003), Gerusalemme perduta (2005), La leggenda...

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