Collana: La memoria
Anno edizione: 2013
Pagine: 261 p., Brossura
  • EAN: 9788838930539
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Descrizione
"Sognando, Montalbano è entrato in un sogno dipinto da Rousseau il Doganiere. Si è ritrovato, insieme alla fidanzata Livia, nel respiro di luce e nella convivenza innocente di un'edenica foresta. Gli intrusi riconoscono il luogo solo grazie a un cartello inciso a fuoco. Sono nudi. Ma portano addosso l'ipocrisia di foglie di fico posticce, fatte di plastica. L'armonia dell'eden, la sua mancanza di volgarità e violenza, è una finzione pittorica. Non appartiene a nessun luogo reale. E neppure ai sogni. Ciononostante, anche nella cieca e brutale realtà può sopravvivere la delicatezza del canto discreto e cortese di un uccello del paradiso saltato giù dai rami dipinti o sognati. Montalbano viene svegliato dal fischiettare di un garbato vagabondo che intona II cielo in una stanza, con "alberi infiniti", imponendosi sul fracasso di un temporale. La filologia congetturale del commissario deve applicarsi al fondo torbido e malsano di esistenze nascoste e incarognite dal malamore, dagli abusi e dalle sopraffazioni, dalla crudeltà e dalla sordidezza, dalle ritorsioni e dai ricatti, dalla gelosia e dal rancore: non meno che dall'interesse. Il ragioniere Cosimo Barletta, sciupafemmine compulsivo e strozzino, è stato trovato morto: ucciso con modalità che a prima vista appaiono inesplicabili, e addirittura insensate. Montalbano indaga sui segreti impenetrabili di una famiglia e sui misteri di una comunità. Sui rapporti di sangue e quelli di affinità." (Salvatore Silvano Nigro)

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Recensioni dei clienti

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    Federica

    23/09/2018 08:09:09

    Forse il migliore di tutti i Montalbano. Camilleri non si smentisce mai: una mente geniale, impossibile non appassionarsi!

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    Renzo Montagnoli

    14/03/2017 10:23:53

    Certo che ci sono vittime che sembrano aver meritato la loro fine, come nel caso del ragionier Cosimo Barletta, uno squallido personaggio, usuraio, profittatore e gran donnaiolo, ma con attenzioni rivolte solo verso giovani ragazze. E vien da pensare che in fondo, con i non pochi nemici che aveva, non è forse un caso se è stato ammazzato due volte, la prima con il veleno e la seconda con un colpo di pistola. Del resto la vittima era di una bassezza quasi unica, usa al ricatto nei confronti di diverse giovani, anzi il ricatto costituiva quasi una prassi, avvalendosi di numerose fotografie scattate in momenti compromettenti, la cui divulgazione avrebbe senz’altro disonorato la ragazza di turno. Più Montalbano, Augello e Fazio vanno avanti nelle indagini, più si rendono conto di scendere poco a poco in un covo di vipere, a cui non è estraneo neppure l’ambiente familiare, con un figlio che ha più di un motivo per odiare il padre Cosimo e desiderarne la morte, e con una figlia che, all’apparenza sembra la migliore, la più presentabile, ma che nasconde inconfessabili tendenze. In questa vicenda di sesso, di amore e di odio Camilleri pare trovarsi a suo agio, senza mai correre il rischio di scivolare nel pornografico o, forse peggio, nella farsa ridanciana. In fondo il ragionier Barletta è sì squallido, ma anche il mondo di cui si circonda non è da meno, e non è facile per un pur bravo investigatore come Montalbano giungere alla conclusione, ma ci riuscirà, trovando il reo che tuttavia non apparirà mai in un’aula di tribunale. Un covo di vipere è un bel poliziesco, forse uno dei migliori della serie con Montalbano, anche grazie alla capacità di Camilleri di sondare l’animo umano, di mettere a nudo quanto di peggio vi si cela, e il tutto con la consueta prosa scorrevole che non potrà che risultare gradita al lettore.

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    carlo

    22/03/2015 10:39:37

    A me il libro è piaciuto. Piacevole e scorrevole. La trama è un po' prevedibile. Ma Montalbano è sempre lui.

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    Pino Chisari

    15/10/2014 09:47:05

    Un Montalbano un po' stanco e prevedibile, come d'altra parta non può non essere dopo tanti libri. Camilleri sta raschiando il fondo del barile e le sue trame cominciano a ripetersi, se non in fotocopia, certo per assonanze. Resta però gradevole e leggibile.

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    Fabio74

    26/08/2014 08:46:38

    Bello anche questo romanzo numero 21 con protagonista il commissario Montalbano che questa volta deve risolvere il caso indagando nei meandri di una sordida famiglia dai legami torbidi.Sempre piacevole la lettura e naturalmente lo consiglio a tutti i fans del commissariato di Vigata.Ciao a tutti e al prossimo

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    Roberta M

    25/08/2014 20:31:21

    Mi spiace, ma questo lavoro non è all'altezza degli altri di Camilleri. E forse, più che sullo spessore dei protagonisti, è la trama che mi sembra un po' scontata. ma ripetersi dopo molti lavori è sempre arduo...!

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    Alessandro

    29/05/2014 15:43:48

    Buon giallo....il commissario Montalbano sarà alle prese di una famiglia molto particolare e con dei legami torbidi.

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    laPaola

    01/05/2014 11:36:40

    Sottoscrivo parola per parola i recenti commenti di Fiorella e di Heidi66, dall'uso del siciliano non piu' piacevole ma veramente forzato a Camilleri che nei suoi ultimi libri (oltre a quelli di Montalbano mi vengono in mente "Il tuttomio" e "Il tailleur grgio") e' fastidiosamente morboso. Ma soprattutto e' irritante il giallo prevedibile: ma Montalbano, i colpevoli li abbiamo capiti tutti dopo pochi capitoli e tu ti arrovelli per 259 pagine prima di arrivarci? Ma che investigatore sei? Ci sono persino sbalzi temporali non plausibili (dalle 2,30 alle 4 Montalbano e Livia mangiano da Enzo, vanno a Marinella, fanno e rifanno l'amore: ma che sono, supereroi?). E poi sono scomparsi quelli che facevano il "sugo" dei romanzi di Montalbano, i personaggi minori. E quelli di contorno come Catarella, Pasquano, Tommaseo, Livia, il questore sono diventate macchiette di se stessi. Che delusione!

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    cristina

    22/04/2014 17:01:48

    brutto non lo è. si legge abbastanza bene. certo che il fatto che sia in dialetto non aiuta. io lo capisco molto bene soprattutto quello parlato. ammetto che qualche frase l'ho dovuta leggere un paio di volte. però insomma, non so se ne comprerei un altro in dialetto....

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    fiorella

    25/03/2014 21:44:25

    No, così non va! Questo romanzo non sembra neanche scritto da Camilleri: l'uso del siciliano appare forzato, non naturale, la prosa è banale, il giallo prevedibile e scontato. Io compravo Camilleri a scatola chiusa, ma non credo che sarà così per il futuro.

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    HEIDI66

    18/02/2014 15:04:35

    Premesso che Camilleri è sempre Camilleri, ultimamente mi pare soffrire un po' della "vecchiezzza" che rimprovera a volte al suo commissario. Storia ripetitiva, banale, ad momenti ti chiedi "Ma se ci sono arrivato io, com'è che Montalbano ancora no?". E gli ultimi lavori mi sembrano vagamente morbosi, quasi che Camilleri si trasformasse a tratti in Tommaseo....

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    nanni

    05/01/2014 13:02:11

    La lettura di Montalbano è sempre piacevole e questo non fa eccezione. Ma la storia è un pò banale, non c'è intreccio, colpi di scena, indagine poliziesca. Direi che pare abbastanza scontato e banale e facilmente intuibile la storia. Poi le solite gag, con Catarella, con Livia ecc. insomma un pò troppo ripetuto; meglio per chi ne ha letti pochi e quindi non avverte il senso del già sentito e visto.Insomma da Camilleri ci si attende qualcosa di più.

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    monica

    04/11/2013 19:12:41

    Mi piace Camilleri, mi piace Montalbano e aspetto sempre le sue nuove indagini e l'evolversi del suo rapporto con Livia. Dispiace quando i libri non escono in ordine cronologico proprio per la necessità di seguire nel personaggio l'evoluzione della sua vita, dei suoi pensieri e dei suoi affetti. Detto questo Camilleri non mi delude anche se ho letto libri di Montalbano più belli, avvincenti o semplicemente più vicini alla mia sensibilità. Una sola riflessione provocatoria: ma Montalbano è l'unico in Italia a non usare il cellulare? si lamenta sempre che il telefono squilla a Marinella e non riesce a rispondere o a volte lo fa all'ultimo momento... E poi anche le lettere... non solo in questo libro, anche in tanti altri... Lettere di carta, spedite. Quante ce ne sono nei suoi romanzi. Ma esistono ancora nella realtà? Questi aspetti sembrano quasi ambientare i romanzi di Camilleri in un'epoca precedente... Non si sono ancora adeguati... Tutto ciò non disturba ma sposta temporalmente le vicende che invece vogliono essere contemporanee.

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    Parigi

    15/09/2013 17:42:21

    Mi dispiace. Amo Camilleri, amo Montalbano, ma stavolta non ci siamo. Dal punto di vista poliziesco e' inesistente: dopo venti pagine tutti capiscono chi sia l'assassino, l' indagine e' di una superficialità esagerata. Dal punto di vista "moralfilosofico e' veramente superficiale. Poi alcuni personaggi sono al limite della favola. Dopo di che' aspetto comunque con impazienza il prossimo...

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    alberto

    11/09/2013 14:42:24

    solito libro con montalbano protagonista. piacevolissimo da leggere

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    giovanna

    27/08/2013 21:14:04

    Spiacente,per me non ci siamo proprio. Amiamo tutti gli spunti di riflessione sulla vita e sull'uomo che la narrazione delle indagini di Vigàta ci offre. Ma stavolta sembra che la trama poliziesca sia stata imbastita al solo fine di arrivare ad esprimere la personale visione dell'Autore su un fatto umano -l'incesto- o almeno le domande che possono nascere in chi ad esso guardi. Visione, per carità, di tutto rispetto e degna di approfondimento per chi ne abbia voglia; ma degna anche di un contesto diverso e più ampio. L'argomento "sta stretto" nel pretesto narrativo, stride con la pochezza dei personaggi, con le macchiette consuete tipo Tommaseo che sbava. Non vedo coerenza tra i caratteri dei protagonisti e le riflessioni finali che, dopo l'orrore, giungono in due righe a vedere "amore". Mi sembra come se il Maestro, nel desiderio di esprimere il suo pensiero sul terribile argomento, avesse fatto una sorta di bozza di narrazione (col materiale più di pronta beva) suscettibile di cambiamenti e sviluppi all'altezza dell'argomento, che poi non sono arrivati. E forse questo spiega il lungo periodo di incubazione.

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    delphine

    27/08/2013 11:52:18

    leggere le avventure di Montalbano è sempre reicontrare un caro amico che non si è mai lasciato!

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    federica

    26/08/2013 09:30:42

    Premesso che ogni nuova opera di Camilleri per me è una festa, non ho ritenuto di dare a questo libro un voto troppo alto perchè, a parte l'argomento sempre difficile da digerire, ci sono errori che l'autore avrebbe dovuto risparmiarsi...ad esempio la possibilità di fare l'analisi del dna sui capelli...

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    Mirtilla

    23/08/2013 22:21:27

    Libro avvincente il commissario non delude mai. Un consiglio NON leggete la nota a fine libro pena la scoperta del finale.

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    Lorso57

    19/08/2013 22:28:19

    Una storia torbida, morbosa, al limite del sopportabile con un titolo azzeccatissimo "Un covo di vipere" che la definisce perfettamente. Eppure il grande Camilleri riesce a tenerne saldamente le redini con la nota maestria e ironia grazie ai consueti personaggi che sono ormai di famiglia per il lettore fedele.

Vedi tutte le 48 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Salvo Montalbano ha 55 anni e un’eterna fidanzata, Livia. Non ama guidare nel traffico, odia le cataste di documenti da firmare che si affastellano sulla scrivania, non sopporta di essere disturbato mentre mangia e fa dei bellissimi sogni a colori pieni di personaggi sproporzionatamente grandi. Ama respirare l’aria di mare dalla sua verandina, a Vigàta, apprezza la buona cucina e la compagnia delle persone schiette e per bene. Di Salvo Montalbano sappiamo tutto, persino i tratti del viso e l’espressione dello sguardo. Non è per stupire o impressionare il lettore che Andrea Camilleri architetta nuove trame con protagonista Montalbano. Lo fa, come ha dichiarato tante volte, perché non può farne a meno. Perché certi personaggi, quelli estremamente ben riusciti, a un certo punto iniziano a vivere di vita propria. A quel punto le storie non c’è bisogno di inventarle, basta solo raccontarle.
E forse è proprio questo il segreto dei grandi giallisti come Camilleri o Simenon, scrittori capaci di scrivere dei grandi capolavori in pochi mesi, di aggiungere particolari, seminare indizi, dipingere luoghi e personaggi con estrema naturalezza: quello di entrare nelle loro storie come spettatori, lasciando che i personaggi si muovano da sé. Montalbano è forse uno degli investigatori più ribelli e riottosi mai creati. Si ribella anche al suo autore, che lo vorrebbe più giusto, che vorrebbe usarlo per dare lezioni di moralità e esempi di comportamento. Ma questa volta no.
Questa volta, quasi quasi, il commissario Montalbano neanche vorrebbe trovarlo l’assassino del ragioniere Barletta. Anzi, gli dispiacerebbe proprio dover arrestare una persona che probabilmente non ha fatto altro che reagire al suo aguzzino.
Quando viene ritrovato morto con un colpo di pistola alla nuca nella sua villetta al mare, il ragioniere Barletta ha 63 anni ed è vedovo. Nella sua vita si è sempre occupato di commercio, ma la sua vera passione sono gli investimenti, le speculazioni, i ricatti ai danni di ragazzine in cambio di prestazioni sessuali e il prestito di denaro a strozzo. A volerlo morto è metà Vigàta. Compresi i suoi due figli.
“Che fai? Due pesi e due misure?”. Dice a se stesso il commissario quando si rende conto che in fondo non gli importa più di tanto di arrestare l’assassino. Anzi, gli assassini. Perché a sentire il medico legale, il suo vecchio amico Pasquano, il ragioniere è stato ucciso due volte: prima con una forte dose di veleno nel caffè e poi con un colpo di pistola. Due assassini che probabilmente hanno agito indipendentemente l’uno dall’altro? Una casualità davvero troppo strana. Così come sono strani e indecifrabili molti degli indizi che Montalbano trova durante l’indagine, forse perché viene distratto dall’avvenenza delle donne coinvolte, o dalla presenza di Livia, che ha deciso di passare qualche giorno con lui alla Marinella. La scena del delitto è confusa, Montalbano è stanco, perde di vista delle possibili prove, trascura alcune piste, pare che abbia paura di andare a rimestare nella torbida vita del ragioniere Barletta, pare che alcune cose non voglia proprio vederle.
Mentre l’estate a Vigàta persiste e si protrae oltre il suo tempo, mentre l’agonia delle stagioni si fa sempre più lunga, il commissario Montalbano aggiunge un tassello alla sua vita e una nuova triste considerazione sul concetto di colpa e di compassione. Il lettore assiste ancora una volta a questa messa in scena dolce e amara, com’è dolce e amara la maturità di un uomo, scorrendo pagine scritte nella lingua “antica” di Camilleri con la nostalgia di chi sa che anche questa stagione è al suo crepuscolo.