Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil

Martha C. Nussbaum

Traduttore: R. Falcioni
Editore: Il Mulino
Collana: Contemporanea
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 1 marzo 2012
Pagine: 216 p., Brossura
  • EAN: 9788815237538
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

€ 12,75

€ 15,00

Risparmi € 2,25 (15%)

Venduto e spedito da IBS

13 punti Premium

Attualmente non disponibile
Leggi qui l'informativa sulla privacy
Inserisci la tua email
ti avviseremo quando sarà disponibile
 
 
 

  "Spesso gli statisti puntano esclusivamente alla crescita economica nazionale, mentre le persone cercano qualcosa di diverso: cercano una vita che abbia significato". Con queste chiare parole inizia l'ultimo lavoro di Martha Nussbaum. L'obiettivo principale è dare sostanza e rigore analitico a cosa possa intendersi per una vita che abbia significato, al fine anche di favorire un disegno coerente delle politiche pubbliche. La risposta consiste nell'approccio delle capacità o, più precisamente, di una lista di capacità fondamentali. Le capacità, come noto, sono opportunità/libertà di raggiungere alcuni risultati in termini di fare e di essere (i cosiddetti funzionamenti). Diversamente da Amartya Sen, che ne affida la selezione alle scelte collettive, Nussbaum identifica una lista di dieci capacità considerate indispensabili a vivere una vita "all'altezza della dignità umana" o, in altre parole, a garantire l'uguaglianza di considerazione e di rispetto dovuta a tutti gli esseri umani, fra cui la salute fisica, i sentimenti, la ragion pratica, il controllo del proprio ambiente. Nussbaum sottolinea inoltre come le capacità, lungi dall'essere solo questione di abilità personali, derivino dalla combinazione fra abilità personali e contesto politico, sociale ed economico. L'approccio delle capacità non è certo nuovo. Inizia a delinearsi a metà degli anni ottanta nei primi lavori di Sen, beneficiando nel tempo di progressivi arricchimenti, in primis a opera di Sen e Nussbaum stessi. Il pregio di questo volume consiste nell'offrire una sintesi attenta delle numerose potenzialità dell'approccio, pur nella consapevolezza di alcune aree grigie ancora da esplorare. Vorrei concentrarmi su tre potenzialità. La prima concerne il tipo di pluralismo proposto, il quale riesce a coniugare in modo strutturato valori che, nel dibattito pubblico, tendono spesso a essere considerati come contrapposti, quali universalismo e localismo, uguaglianza distributiva imperniata sulla realizzazione di risultati e libertà, uguaglianza distributiva ed efficienza. Incominciando dal rapporto fra universalismo e localismo, le capacità hanno una valenza universale. La loro specificazione è, tuttavia, perfettamente compatibile con declinazioni locali, sebbene Nussbaum metta in guardia da un'esaltazione acritica delle differenze culturali. Se si considera, ad esempio, la cultura indiana, le somiglianze con la cultura occidentale sono assai più numerose di quanto superficialmente si possa ritenere. Passando al rapporto fra risultati e libertà, il what rispetto cui si qualifica l'uguaglianza distributiva sono risultati specifici la cui realizzazione è spesso ritenuta incompatibile con la libertà. Non a caso, lo stesso Rawls, un pensatore assai dedito all'uguaglianza distributiva, concepisce quest'ultima in termini di reddito e di ricchezza liberamente spendibili dagli individui. Ciò nondimeno, le capacità soddisfano anch'esse la libertà sotto molteplici aspetti. Innanzitutto, i risultati cui esse fanno riferimento sono, prima facie, desiderabili per tutti a prescindere dai singoli piani di vita. Concernendo condizioni a tutti necessarie per seguire poi liberamente le proprie scelte, essi hanno dunque la stessa natura di beni primari delle risorse monetarie. Se qualcuno, con preferenze di minoranza, non volesse goderne sarebbe poi perfettamente libero di farlo: capacità significa infatti possibilità, non obbligo, di raggiungere risultati. Inoltre, alcuni risultati inclusi nella lista di Nussbaum incorporano intrinsecamente una nozione di libertà: basti pensare all'esercizio della ragion pratica. Da ultimo, l'uguaglianza di capacità richiede che le modalità di realizzazione dei risultati rispettino comunque il più possibile la libertà, anche quando questa non sia intrinseca ai risultati stessi. Aggiungo come la nozione di libertà che caratterizza l'approccio delle capacità sia assai ricca, comprendendo la libertà di scelta di tipo mercatistico (fra un bene e l'altro), la libertà in termini di agency, ossia, di autonomia personale, e la libertà in termini di empowerment, ossia, di partecipazione politica diretta/democrazia deliberativa. Naturalmente, l'uguaglianza distributiva, qualsiasi ne sia l'accezione, potrebbe generare inefficienze (e il rischio aumenta nella prospettiva dei risultati). I trasferimenti potrebbero, ad esempio, rivelarsi poco produttivi e le imposte necessarie al finanziamento della redistribuzione potrebbero generare distorsioni. Anche in tal caso, esisterebbero però rimedi in grado di tenere conto di entrambi i valori. Una possibilità suggerita da Nussbaum è quella di seguire Wolff e De Shalit (Disadvantage, Oxford University Press, 2007), dando priorità ai "funzionamenti fertili" e agli "svantaggi corrosivi". La seconda potenzialità concerne la concretezza dell'approccio, ossia l'uso della teoria per orientare e cambiare la realtà. In Creare capacità ritroviamo, ad esempio, la minuta Vasanti, già protagonista in Diventare persone (Il Mulino, 2001), ex moglie di un uomo alcoolizzato e violento, il quale, dopo avere sperperato i soldi, aveva effettuato per denaro una vasectomia che aveva privato Vasanti della possibilità di avere figli. La domanda iniziale di Nussbaum è esattamente: "Quale potrebbe essere (…) l'approccio teorico in grado di mettere a fuoco i tratti principali della situazione di Vasanti, producendone un'analisi adeguata e fornendo consigli pertinenti sul da farsi?". Le indicazioni per le politiche sono, sotto molti versi, assolutamente non scontate. Abbandonando Vasanti, si consideri, ad esempio, l'enfasi oggi attribuita, nel discorso sul welfare, all'istruzione e alla qualificazione del capitale umano. Ebbene, se contano le capacità combinate, conta migliorare le qualità interne (come il capitale umano), ma conta altresì intervenire in modo appropriato sul mercato del lavoro. Oppure, considerando la salute, Nussbaum ci mette in guardia dai rischi di paternalismo insiti in programmi centrati sulla prevenzione individuale. Naturalmente, occorre non scaricare i costi dei propri comportamenti (preferenze costose) sugli altri. Ciò nondimeno, seguendo Nussbaum, "c'è un'enorme differenza morale fra una politica che promuove la salute e quella che promuove capacità sane: quest'ultima, e non la prima, onora le scelte di stile di vita della persona". La terza e ultima potenzialità, conseguente alla seconda, concerne lo sviluppo di nuove prospettive analitiche, attente all'integrazione sia fra riflessione teorica e riflessione empirica sia fra discipline diverse. Riconoscere tali potenzialità non significa sottovalutare le aree grigie dell'approccio. Come in parte riconosciuto da Nussbaum stessa, una di tali aree concerne il rapporto fra libertà e uguaglianza di risultati, che potrebbe essere più complesso di quanto finora prospettato. Ad esempio, come sapere se un eventuale non godimento di un funzionamento, ad esempio, in termini di cure mediche, sia dovuto a carenze di informazione o ad altri ostacoli, o sia, al contrario, effetto dell'esercizio della libertà di scelta? Inoltre, nel caso di risultati che includono intrinsecamente la libertà, si è anche liberi di rinunciarvi? Se sì, la libertà non sarebbe messa a repentaglio? Ancora, in presenza di carenze dei mercati, come in sanità, non si sottovalutino possibili conflitti fra libertà di scelta e raggiungimento di risultati in termini di salute. Infine, alcuni risultati potrebbero avere natura di bene pubblico, in quanto tale, non escludibile (basti pensare al vivere in un ambiente salubre). Non escludibilità significa impossibilità di sottrarsi a un determinato effetto, dunque, assenza di libertà (nonostante i tentativi di conciliazione con quest'ultima). La presenza di tali aree è, tuttavia, lungi dall'offuscare le potenzialità dell'approccio. Come scrive Sen nel suo ultimo lavoro L'idea di giustizia (Mondadori, 2010), ciò che conta, nei mondi reali, è soprattutto trovare un'intesa ragionevole su come ridurrel'ingiustizia. Prima di arrivare alle aree grigie, la prospettiva delle capacità quale brillantemente richiamata da Nussbaum ha molto da offrire. E, in ogni caso, mettere a fuoco le aree grigie facilita anche gli approfondimenti che restano da compiere. Elena Granaglia