Traduttore: M. Magnino
Collana: Psicologia
Anno edizione: 1987
Pagine: XXI-253 p.
  • EAN: 9788870781144
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recensione di Roccato, P., L'Indice 1988, n. 5

Va detto subito che l'interesse di questo libro non risiede soltanto sul piano clinico, affascinante e molto istruttivo anche per gli addetti ai lavori, cui prevalentemente il libro si rivolge. L'interesse, forse ancora maggiore, per i lettori non psicoanalisti è per l'acuta riflessione e, soprattutto, per la grande quantità di stimoli che l'autrice suscita sui terreni che vanno al pensiero, al significato dell'emergere del culturale dalla natura, alla creatività ed alla creazione artistica e scientifica. Le citazioni spaziano dal cinema alla letteratura al teatro alla scienza, con una piacevolezza ed un rigore esemplari.
Come il 'fin de siècle' poteva apparire l'epoca dell'isteria, così la nostra appare come l'epoca della perversione, ancor più se non ci si limita a considerare soltanto il comportamento manifesto, ma se si considera anche la strutturazione della mente. In effetti, la patologia prevalente che gli psicoanalisti osservano è quella propria di persone con una struttura o di tipo 'border-line' (che si situa al confine, cioè, fra nevrosi e psicosi), o di tipo perverso.
Il nocciolo della perversione, di ogni perversione del comportamento (le perversioni propriamente dette: feticismo, sadomasochismo, voyerismo, ecc.), così come di ogni strutturazione perversa della mente e del pensiero (la struttura perversa della personalità), è, in definitiva, il tentativo di misconoscere o di negare la differenza fra i sessi e la correlata differenza fra le generazioni, nel tentativo di sottrarsi all'angoscia del percepirsi, da un lato, incompleto (soltanto maschio o soltanto femmina) e, dall'altro lato, incompiuto (soltanto bambino e non anche già adulto). Angoscia narcisistica correlata all'angoscia relazionale di sentirsi escluso dal rapporto amoroso, complementare, che lega i genitori.
E questo viene attuato utilizzando le modalità anali di funzionamento della mente: triturare, omogenizzare e amalgamare ogni contenuto mentale (rappresentazioni e affetti), misconoscendone natura e forma, per dargli attivamente una nuova natura ed una nuova forma, così come il tubo gastroenterico fa con gli alimenti.
Il nucleo perverso, presente in ognuno di noi, allora, ha due risvolti: l'uno - creativo - è la tendenza a rendere possibile l'impossibile, tentazione comune all'umanità, l'altro - regressivo - è quello che, tendendo ad evitare il dolore del crescere e, quindi, dell'accettazione dei limiti, porta alla falsificazione.
Ma ogni aspetto del nucleo perverso presenta le due facce, creativa e regressiva: il tendere a superare la realtà dei limiti è ciò che condusse, ad esempio, fin dai tempi più remoti, alla creazione di manufatti, all'invenzione dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame, alla cura delle malattie, all'esplorazione di terre sconosciute e inospitali, alla conquista del mare e del cielo, alla creazione dei grandi sistemi religiosi e scientifici, alla creazione ed alla fruizione dell'arte: in una parola, alla civiltà. Ma essa è anche quella che conduce, e in varie epoche in modo disastroso, alla disgregazione delle coordinate spazio temporali, etiche e razionali, al sovvertimento della legge del padre, alla perdita del senso della storia, al disfacimento dei valori: del vero, del giusto, del fecondo, del bello; al qualunquismo filosofico, etico, politico, culturale; alla degradazione dell'umano.
Va precisato, però, che le due modalità, creativa e perversa, che pur derivano entrambe dal nucleo perverso latente, non sono due facce della stessa medaglia, ma differiscono sostanzialmente fra loro, giacché se nella prima il tentativo di superamento del limite passa attraverso il riconoscimento, il rispetto e la valorizzazione del limite, nella seconda, sia pure in modi straordinariamente e mirabilmente ingegnosi, passa attraverso il misconoscimento, la negazione, il tentativo di sconfessione del limite, risultando, così, almeno alla lunga, controproducente e fallimentare, perché correlata più col desiderio che non con la realtà. Si può, allora, distinguere una creatività autentica da una pseudocreatività falsificante. In quest'ultima ha da essere mimetizzata sotto luccicanti stagnole ed orpelli la natura "fecale" del prodotto, che viene, così, presentato sotto forma estetizzante, retorica e falsa (Detto tra parentesi: chissà se qualcuno, negli studi per l'anniversario di D'Annunzio, partendo da posizioni diverse da quelle psicoanalitiche, arriverà a conclusioni analoghe? L'occasione sembra propizia per una verifica). E così pure l'opera scientifica sarà più un'esibizione che un contributo effettivo alla ricerca.
Le considerazioni sul nucleo perverso latente, proprio perché molto suggestive e convincenti, possono risultare piuttosto inquietanti. La perversione non è vista e riconosciuta soltanto come mostruosità, ma in essa si ravvisa anche un tentativo, sia pure abortito ed aberrante, di sistematizzazione creativa di sé, del mondo relazionale e della realtà. Nella densissima "Prefazione all'edizione italiana", Pier Mario Masciangelo, si domanda se il nucleo perverso, presente in ognuno di noi, "non abbia a che fare con le origini stesse del funzionamento psichico", dato che "il rappresentare, cioè il pensare, dispone di matrici comuni - riprodotte sul piano etimologico - con il fingere. La rappresentazione psichica è una finzione, un artefatto condiviso fra gli uomini in funzione del loro pensare e comunicare per simboli... L'allucinazione primitiva, l'atto magico di soddisfazione del desiderio, non costituisce forse... la prima 'bugia' che l'essere umano si racconta e insieme il primo passo verso la pensabilità della cosa e (verso) la fantasia?" (p. XVI).
Pur fondando la propria ricerca sulle teorie freudiane, l'autrice si discosta da alcuni assunti di Freud, argomentando in modo convincente i propri dissensi, come, ad esempio, fa contro la teoria freudiana del monismo fallico, secondo cui nella mente dei bambini, sia maschi sia femmine, sarebbe esistita la sola rappresentazione degli organi sessuali maschili.
Così, interessante è il modo di vedere l'idealizzazione, che occupa un posto fondamentale nelle perversioni: non solo mirata a proteggere dall'aggressività, ma anche, e soprattutto, a proteggere sé (e non l'oggetto!) dal disprezzo. Come a dirsi: "Se mi circondo di cose squisitamente luccicanti, posso mimetizzare il fatto che mi sto occupando in attività escrementizie sterili e inerti anziché in attività vive e feconde".
Nuovo anche il modo di intendere i sogni, paurosi, d'esame: non tanto come rassicurazione del tipo: "L'esame l'ho già dato, per cui non devo temere più nulla"; ma, al contrario, come espressione dell'esigenza dell'ideale dell'Io, che pretende che il crescere sia realmente effettivo e non fittizio. Il sogno d'esame, allora, starebbe a dire: "Sì sì, datti pure tante arie, ma sotto sotto lo sai che non sei realmente cresciuto così come vorresti darla ad intendere!":
Un'ultima annotazione. Buono il lavoro di editing: nessun errore di stampa (coi tempi che corrono, è diventata cosa da segnalare!); utili le note bibliografiche poste sia a pie' di pagina (coi riferimenti esatti della citazione) sia, in ordine alfabetico per autore, a fine libro; indicazione della bibliografia, quando disponibile, in traduzione italiana. Peccato che l'indice analitico appaia forse un po' affrettato: ad una verifica estemporanea, tre o quattro autori o temi citati nel testo non vi compaiono.