Recensioni Il crepuscolo dello scientismo

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    Teo
    06/06/2008 13:10:32

    Questo libro ha fatto scuola. I maestri del sospetto, come li definì felicemente Derrida, cioè Marx, Nietzsche e Freud, avevano rivelato colpe intrinseche della nostra cultura scavando laddove più promettente, onesta e benevolente essa appariva, secondo un processo di rovesciamento smascheratore. La loro prospettiva antropologico-filosofica in qualche modo permise la neutralizzazione sociale di quel sospetto attraverso l’istituto culturale. Giuseppe Sermonti, biologo padre della genetica dei microrganismi industriali, è andato invece con la sua critica a colpire un nervo che pare effettivamente diramarsi, unico e concreto, per tutto il corpo della nostra vita culturale e sociale, anch’esso al di là di ogni ragionevole sospetto e anzi rispettato dall’umanità come l’ultimo, sacro oracolo: la scienza. Per farlo – e sopportarne le conseguenze – ci voleva la sua fantasiosa acutezza, la testardaggine e quel misto di malizia e candore che lo contraddistinguono come scorgerà il lettore nella prefazione del suo libro, in cui enunciava: «Ho cercato di trovare delle posizioni erronee non tra le opinioni che incontrano generale riprovazione, ma proprio tra quelle che appaiono maggiormente difendibili, o addirittura così completamente pacifiche che nel loro contrario non sembra possa trovarsi neppure una traccia di verità da cui organizzare una controffensiva».

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