Traduttore: S. Basso
Illustratore: B. Bagnarelli
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2018
Pagine: 72 p., ill.
  • EAN: 9788806239381
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Descrizione
Illustrato da Bianca Bagnarelli

«Una storia d'amore e altre cose, malinconica come Venezia»Il Post

Venezia, una gondola al chiaro di luna, la voce calda del vecchio crooner Tony Gardner, che un tempo ammaliava le folle. Esiste scenario piú romantico per una serenata all'amore che fu? Esiste scenario piú crudele?

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Recensioni dei clienti

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    BeaLaRu

    29/11/2018 09:43:43

    Un breve, brevissimo racconto, una perla sul rapporto di coppia e cosa può diventare quando le parti hanno più interesse che amore a disposizione. Estrapolato da un blocco di 5 romanzo brevi, si rivolge al pubblico con una scrittura morbida e scorrevole, impastata e suadente come la voce di un cantante jazz, si svolge a Venezia dove un cantante americano vuole salutare sua moglie lasciandole il ricordo più bello che abbia mai caratterizzato la loro vita sentimentale. Complici la laguna, un chitarrista e una serata magica. Illustrato magistralmente, sembra voglia precedere un eventuale produzione cinematografica. Peccato finisca presto

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    paola

    26/11/2018 16:04:23

    Come dice la recensione precedente il libro è molto bello ed attuale. Do 4 stelle perché è il primo libro che leggo dell'autore, mi ha convinto, ma non voglio farmi prendere dall'entusiasmo. Anche le illustrazioni sono splendide!

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    nto

    07/11/2018 02:20:29

    libro entusiamante e fortemente attuale

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Incipit
Il mattino in cui individuai Tony Gardner seduto fra i turisti, qui a Venezia la primavera stava appena arrivando. Avevamo concluso la prima settimana all'aperto, in piazza – un sollievo, lasciamelo dire, dopo tutte quelle ore senz'aria, a suonare dal retro del caffè, ingombrando il passaggio ai clienti che volevano usare la scala. C'era una bella brezza quella mattina, e il tendone nuovo sbatteva da ogni parte, ma noi ci sentivamo un po' piú freschi e svegli, e immagino si capisse dalla musica.
Ecco che parlo come se fossi stabile in un'orchestra. Invece sono uno «zingaro», cosí ci chiamano gli altri musicisti, uno di quelli che vagano per la piazza, e dànno una mano a una delle tre orchestre dei caffè, a seconda del bisogno. Perlopiú, suono qui al Caffè Lavena, ma nei pomeriggi di punta mi capita di fare un giro di brani coi ragazzi del Quadri, passare al Florian, e poi tornare da questo lato della piazza, al Lavena. Vado d'accordo con tutti quanti – camerieri compresi – e in un'altra città a questo punto mi sarei già trovato una sistemazione. Ma in un centro come questo, ossessionato dalla tradizione e dalla storia, le cose vanno alla rivescia. In qualunque altro posto, suonare la chitarra sarebbe un vantaggio. Ma qui... una chitarra? Il direttore del locale è subito sulle spine. Fa troppo moderno, ai turisti non piacerà. L'autunno scorso mi sono procurato un vecchio modello jazz con il foro di risonanza ovale, roba che avrebbe potuto suonare Django Reinhardt, perché non mi potessero scambiare per un rocker. Ha semplificato un po' le cose, ma ai direttori continua a non andare giú. La verità è che in questa piazza puoi anche essere Joe Pass, ma come chitarrista un lavoro fisso non lo trovi.