La crudeltà dei deboli (premessa di un lager) - Luca Artioli - copertina
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La crudeltà dei deboli (premessa di un lager)
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La crudeltà dei deboli (premessa di un lager) Luca Artioli
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Descrizione

"Due differenti debolezze che stanno alle due estremità del coltello, traducibili come la crudeltà dei deboli (i carnefici) sui deboli (le vittime). Ma c'è, dunque, una vittoria nelle vittime? Luca Artioli, con la propria opera poetica, diventa un ulteriore "testimone di fede" (non di fatto) che a suo modo onora la vittoria delle vittime, ricordandole nei suoi pensieri e parole. Si potrebbe dire che Artioli, nel suo impegno di scrittore, fa ciò che è giusto seguendo il monito di Primo Levi, posto in apertura di "Se questo è un uomo", e cioè fa in modo di non dimenticare. (Dalla postfazione di Serse Cardellini). "Riconoscersi, dunque, non soltanto ricordare. Riconoscere che tutti noi siamo accomunati da un'identità collettiva, dolente o nolente, che ha commesso ignobili efferatezze, sebbene non risultiamo esserne i diretti colpevoli. È quindi questo l'intento con cui ho deciso di dare alle stampe il libro: consegnare al lettore uno strumento che abbia la velleità di scuoterne la coscienza, che possa invitarlo ad assumere una posizione responsabile, stimolandolo a promuovere una propria rielaborazione critica. Mettere a nudo le contraddizioni che resero possibile quanto accaduto, infatti, potrebbe aiutarci a evitare che, un giorno non troppo lontano, questo avvenga nuovamente." (L'autore)
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Dettagli

2017
23 febbraio 2017
76 p., Brossura
9788893461054

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francesca pellegrino
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Un lavoro di infinita coscienza umana che merita di essere letto e assorbito fino al midollo. Ne consiglio vivissimamente la lettura

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Maria
Recensioni: 5/5

La crudeltà dei deboli (premessa di un Lager) propone un argomento (l’eugenetica e l’eutanasia ai tempi del nazismo) ed un obiettivo (la memoria che vira dal semplice ricordo e diventa interiorizzazione di un dramma in cui riconoscersi e di cui sentirsi parte) complessi e di difficile digestione. La mia lettura dice che ha fatto centro, grazie alla serietà del lavoro di ricostruzione storica e ad una intelligente architettura di racconto in forma poetica, in cui l’immensamente tragico è declinato nell’umano del quotidiano. “Rimani però al tuo posto, immobile e inserena con lo straccio nella mano, perché quei centimetri - che ti separano dalla rivoluzione di un gesto – chiedono troppo coraggio. Nel corridoio, intanto, qualcuno chiama, grida. Tu retrocedi. Spegni le luci. “ Non tutti siamo come Antigone. E allora dobbiamo imparare a tenerci cara la memoria e a cucirci sulla pelle il non gesto di salvezza dell’inserviente che si trova davanti una lavagna, dove il gesso ha scritto il titolo della lezione “ Igiene della razza – Prima lezione: i diversi”.

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