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Anno edizione: 2000
Anno edizione: 2018
Il nichilismo moderno è giunto a dissolvere una tradizione borghese-cristiana che in Hegel aveva trovato il suo culmine. Di questo processo storico-filosofico Karl Löwith ha spiegato le diverse tappe in uno studio che dall'anno della prima pubblicazione, 1941, a oggi, ha mantenuto intatta la sua attualità. "Hegel ci appare molto lontano e Nietzsche, al contrario, molto vicino a noi, se in questo consideriamo soltanto l'influsso e di quello soltanto l'opera. In realtà, l'opera di Hegel, per mezzo dei suoi discepoli, ha esercitato sulla vita spirituale e politica una azione tale che difficilmente potrà esser valutata in modo eccessivo, mentre gli innumerevoli influssi derivati da Nietzsche dopo il 1890 soltanto al nostro tempo si sono concretati in un'ideologia nazionale. Agli hegelianeggianti del 1840 corrispondono i nietzchianeggianti di ieri... Soltanto il secolo XX ha cosí reso chiaro e comprensibile ciò che è realmente avvenuto nel secolo XIX".
Pubblicato per la prima volta a Zurigo nel 1941, questo libro fu il primo tentativo di rappresentare organicamente la dissoluzione dello hegelismo. Da allora tali tentativi si sono moltiplicati, ma nessuno ha raggiunto la robustezza strutturale di questo. Hegel è qui visto come l’ultimo erede e sistematore della tradizione cristiano-borghese, che i suoi successori – in un arco che va da Marx a Kierkegaard – si accingono a demolire in un processo culminante in Nietzsche. Questo processo appare insieme negativo, in quanto approda al nichilismo, e storicamente necessario affinché il pensiero occidentale viva fino in fondo il suo dramma. Uno schema siffatto può sembrare forzato e arbitrario – Marx, Kierkegaard e Nietzsche a prima vista non risultano collegati da un nesso particolare -, ma ha il grande merito di impostare in modo unitario la storia del pensiero post-hegeliano. La prospettiva di Löwith, sorta internamente dal compito di mettere a confronto i protagonisti riconosciuti del pensiero del secolo scorso, ed esternamente dall’esigenza di spiegare la genesi del nichilismo moderno e del suo rovesciamento, già implicito in Nietzsche, mantiene ancora oggi intatta la sua attualità.
Indice
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E un'opera davvero ad ampio raggio, non solo storiografica ma anche filosofica. Hegel e Goethe sono espressivi di un equilibrio, ciascuno a suo modo, che non potrà più tornare. Il secolo XIX non è una storia progressiva ma una dissoluzione del sistema hegeliano. I suoi principali esecutori sono Schopenhauer, Kierkegaard, Feuerbach, Marx. Stirner, ma soprattutto Nietzsche. Feuerbach e Marx capovolgono la struttura hegeliano ma ne rimangono intrappolati, soprattutto in Marx per cui la storia, benché materialista, è un processo finalistico, in cui la redenzione cristiana viene secolarizzata. Se Stirner pone la sua causa nel nulla, è perché al di sopra di sé non vi è proprio nulla neanche più l'essenza di umanità altrettanto e forse ancor più alienante di quella religiosa e idealista. Per Kierkegaard il singolo è più del genere umano in genale e molto di più dello Spirito hegeliano quale compromesso della cristianità imborghesita. Il singolo è un rapporto che nel rapporto si mette in rapporto con se stesso fino ad aprirsi al rapporto con chi l'ha posto nel rapporto con se stesso, ossia Dio. Schopenhauer e Wagner innalzati vengono poi rinnegati da Nietzsche perché non sanno sostenere il nichilismo e l'eterno ritorno. Con Nietzsche salta tutto il banco, il nichilismo e l'eterno ritorno segnano la fine della storia e la manifestazione compiuta del nichilismo, esito della dissoluzione di cui sopra. Lowith può così dichiarare che il XIX secolo non è quello della storia ma del progressivo nichilismo le cui conseguenze sono ancora presenti nell'anno 1941, in cui tale opera è stata pubblicata per la prima volta a Zurigo. Un'opera da non perdere.
Recensioni
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Il nichilismo moderno è giunto a dissolvere una tradizione borghese-cristiana che in Hegel aveva trovato il suo culmine. Di questo processo storico-filosofico Karl Löwith ha spiegato le diverse tappe in uno studio che dall'anno della prima pubblicazione, 1941, a oggi, ha mantenuto intatta la sua attualità."Hegel ci appare molto lontano e Nietzsche, al contrario, molto vicino a noi, se in questo consideriamo soltanto l'influsso e di quello soltanto l'opera. In realtà, l'opera di Hegel, per mezzo dei suoi discepoli, ha esercitato sulla vita spirituale e politica una azione tale che difficilmente potrà esser valutata in modo eccessivo, mentre gli innumerevoli influssi derivati da Nietzsche dopo il 1890 soltanto al nostro tempo si sono concretati in un'ideologia nazionale. Agli hegelianeggianti del 1840 corrispondono i nietzchianeggianti di ieri... Soltanto il secolo XX ha cosí reso chiaro e comprensibile ciò che è realmente avvenuto nel secolo XIX". Pubblicato per la prima volta a Zurigo nel 1941, questo libro fu il primo tentativo di rappresentare organicamente la dissoluzione dello hegelismo. Da allora tali tentativi si sono moltiplicati, ma nessuno ha raggiunto la robustezza strutturale di questo. Hegel è qui visto come l'ultimo erede e sistematore della tradizione cristiano-borghese, che i suoi successori - in un arco che va da Marx a Kierkegaard - si accingono a demolire in un processo culminante in Nietzsche. Questo processo appare insieme negativo, in quanto approda al nichilismo, e storicamente necessario affinché il pensiero occidentale viva fino in fondo il suo dramma. Uno schema siffatto può sembrare forzato e arbitrario - Marx, Kierkegaard e Nietzsche a prima vista non risultano collegati da un nesso particolare -, ma ha il grande merito di impostare in modo unitario la storia del pensiero post-hegeliano. La prospettiva di Löwith, sorta internamente dal compito di mettere a confronto i protagonisti riconosciuti del pensiero del secolo scorso, ed esternamente dall'esigenza di spiegare la genesi del nichilismo moderno e del suo rovesciamento, già implicito in Nietzsche, mantiene ancora oggi intatta la sua attualità.
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