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Anna Melis

Editore: Frassinelli
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2012
Pagine: 205 p. , Brossura
  • EAN: 9788820051976
C'è un duello che dura un'ora: "Un'ora con le armi puntate, i nervi incalliti". Una giovane donna può diventare vedova, oppure orfana, oppure tutte e due. Nel giorno del suo matrimonio. Non capita, non ancora. Nessun colpo parte. Non ancora. Capiterà, lo si sa dalla prima riga. Ma ogni cosa è sospesa, le pistole sono puntate, la vita stessa è sospesa. Eppure. Eppure ci si ama o ci si odia, e quanto si somigliano le passioni. A volte si prova a volersi semplicemente bene, qualcuno ci crede, ed è vita in qualche modo, forse non abbastanza diversa da quella di ciascuno di noi, sospesa in attesa di morire. È un po' tutto tremendo in questo romanzo di Anna Melis, finalista al Premio Calvino 2011 e immediatamente pubblicata, come capita felicemente a tanti autori che questo premio ogni anno seleziona. L'autrice è sarda, come la famiglia di cui racconta, come la terra in cui la storia si arrotola. E la Sardegna in letteratura ha questa sua propria caratteristica di essere impermeabile al tempo. Immobile come il duello in cui non si spara. Non si salva nulla in questa storia: non i sentimenti, come si fa ad amare con la morte che ci punta? Non la fede: si crede a volte forse di credere, ma non c'è misericordia, nessuna dolcezza, né speranza. Durante il non-duello il parroco accetta scommesse su chi muore. Non si salva nemmeno la famiglia, nel nome della quale tutto è fatto. In realtà è solo un mostro che ci inghiotte prima ancora che ci capiti di nascere, ma non ci assimila, un mattone restiamo, indigeribile pietra come quelle su cui si arrampica Graziano Mele, protagonista della tragedia, "balente" e dannato a non saper la quiete di un abbraccio che accoglie e placa. Bandito, che nel farsi giustizia somiglia in tutto allo zio giudice, "che però la giustizia la faceva dal Tribunale di Nuoro". Si può vivere così? Irrimediabilmente dentro, senza distanza possibile. Chi racconta è Ninnìu. A lui era stato destinato un altro nome: Efisio Josuè Amedeo Mele, come il nonno, nome solenne e pieno di storia. Ma Graziano, suo fratello maggiore anche se non abbastanza, incaricato di registrarlo, l'aveva dimenticato il nome davanti all'ufficiale dell'anagrafe e aveva invece ricordato le parole con cui la mamma attaccava al seno quel piccolissimo appena nato: "A ninnìa, a ninnìa… bambino, dormi e fai sa ninnìa…". E così un altro nome, senza storia né solennità, aveva destinato Ninnìu ad altra vita. Come tutti. A quale solennità saremmo chiamati: fatti a immagine e somiglianza, poco meno degli angeli. E invece qui in terra pieni di paura viaggiamo. Una vita in cui dormire non si può, perché da ogni parte arriva il pericolo. La morte innaturale della faida. È tutta una metafora della vita questo libro che si legge come avvolti, senza distanza anche noi, sapendo quel che capiterà ma senza possibilità di staccarci, perché vogliamo sapere tutto, se almeno uno si salva. Perché da uno la vita può ricominciare. La storia racconta una Sardegna che conosciamo, bella e immobile, antica, letteraria, piena di vento e di luce, dove le case son come le rocce in cui sono incastonate, riparano e soprattutto nascondono. Ma qui la potenza del romanzo è la scrittura, di sangue, di passione, che non si rassegna. E dice tutto tutto, dannata a non tacere perché le passioni non tollerano il silenzio, forse per questo in casa Mele si fa sempre rumore. Una scrittura così bella da farsi perdonare il tremendo che racconta. Mariapia Veladiano

Recensioni dei clienti

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    Carlo

    12/03/2015 13.23.41

    Per i temi trattati è più un romanzo rosa, fuori dalla realtà, anche passata, della storia sarda. Un romanzo scritto su conoscenze riportate da altri e adattato dalla fantasia dell'autrice. Anche la dialettica è frutto di una mescolanza di generi tipica del medio campidano sviluppatasi tra gli anni '70 e '80, che confermava una certa decadenza convulsa con la lingua italiana. Non emoziona più di tanto, anche se il soggetto narratore è un uomo, si comprende subito che esprime sentimenti confusi e femminili. C'è molta retorica che si mischia ad un amore e sentimenti malati. Appare subito un romanzo inconcludente, poco incalzante, triste. Da tutte le disaventure non emana un messaggio anzi pone una luce distorta sulle belezze, moralità e sentimenti delle persone dei luoghi indicati per cui su quasi tutta la Sardegna. Deludente sotto tutti gli aspetti.

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    Ada

    04/06/2013 15.36.24

    Che dire... pura poesia, una storia magica ambientata in una Sardegna che fa sognare ma fa anche molta paura. Ho letto questo libro con il cuore in gola, commuovendomi e sperando e lottando insieme ai protagonisti. E credo che quella tra Marietta e Graziano sia una delle storie d'amore più forti e sentite lette negli ultimi anni. Una passione più forte di tutto... Da qui a cent'anni me lo ricordero', questo romanzo.

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    jessica

    26/05/2013 20.02.32

    Nella letteratura italiana c'è di meglio e sicuramente anche tra gli autori sardi.

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    Umberto Mottola

    14/09/2012 11.24.43

    "il mare non lo sai quanto è grande e bello, e piano piano, poco a poco, lava il cuore di tutta la gente...". Ha talento Anna Melis, tuttavia il fraseggio necessita di piccoli aggiustamenti, lo stile non è ancora del tutto maturo. Non mi piacciono i titoli dei singoli capitoli che ne anticipano il contenuto. C'è una certa sfasatura della voce narrante, che è quella del personaggio di Ninnìu:quando si narra in prima persona non si può sapere tutto di tutti, narrare in prima persona è diverso dal narratore onniscente. Comunque è un romanzo che mi ha trasmesso delle emozioni e i personaggi sono caratterizzati abbastanza bene.

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    marina

    01/07/2012 05.03.24

    Un romanzo che mortifica il panorama letterario sardo. Metafore spesso insulse per una storia esile. Direi trascurabile. Alla prossima prova.

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    Pilurtzu

    27/06/2012 10.01.43

    Ci si lamenta che l'editoria è in crisi, che non riesce a vendere, che i lettori sono sempre di meno. Che sono pochi i veri editori, coraggiosi, propositivi, culturalmente impegnati a promuovere opere vere e non solo i pettegolezzi di calciatori e veline o le opere incongrue di scrittori non scrittori ma solo scriventi. Ci si lamenta di questo e di altro, e in parte è vero. Ne ho avuto ulteriore riprova leggendo questo libro di Anna Melis, uscito da Frassinelli. Che pena! Il peggior armamentario dei più improbabili luoghi comuni sulla Sardegna: qualche passabile metafora in una superficialità estrema sulla storia e l'essenza dell'isola dove pure l'autrice è nata. E una lingua che rimastica boli letterari e stilistici passati per altre bocche, e una grafia sbagliatissima. Quando mai in Sardegna si dice Antoné e non invece Antone'; e quando mai i nomi propri di persona vengono pronunciati, all'interno della frase in modo abbreviato? Cara Anna: non basta la minestra riscaldata di altri autori, né aver avuto i natali nell'isola di cui si conosce a mala pena la geografia delle coste e forse delle pianure ma non certo quella della sua anima. Sconsigliatissimo!

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    Nicola

    30/05/2012 16.09.56

    Un romanzo molto bello e complesso, scritto con una prosa forte e molto poetica; storia familiare di passioni brutali e feroci, ma anche di sentimenti delicati. Racconti forti ed immediati, ritratti di Sardi mossi da istinti e forti pulsioni. Incredibili intrecci, improvvise sorprese. Passione ma anche calcolo del profitto, spirito di sopravvivenza. E' un romanzo commuovente, ricchissimo di spunti e dotte citazioni. Merita di essere letto.

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