Dalle nove alle nove - Leo Perutz - copertina

Dalle nove alle nove

Leo Perutz

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Traduttore: Marco Consolati
Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 24 settembre 2003
Pagine: 206 p.
  • EAN: 9788845918032
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Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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    Cavalier

    15/05/2020 13:05:30

    Uno dei migliori libri di Leo per scorrevolezza ed ironia. Utile vetrina della Vienna tra le due guerre.

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    Ilaria

    12/05/2020 11:01:42

    Mi aspettavo grandi cose da Perutz, e questo romanzo ha confermato e superato tutte le mie aspettative. Stile sublime ed intreccio accattivante. Secondo me è perfetto per chi ha apprezzato "Delitto e castigo", oppure ancora non si è accinto a leggerlo.

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    Alice C.

    07/03/2019 14:22:34

    Stanislaus Demba vaga per la città: ha bisogno di denaro, ma come poterlo ottenere quando si hanno le mani legate? Servono astuzia e ingegno, ma è davvero possibile fingere di essere liberi quando non lo si è davvero? Gli altri non conoscono il segreto di Demba che, nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo, tenta di ingannarli e spingerli a compiere la sua volontà; ma, paradossalmente, è proprio Demba a rimanere beffato. Una delle migliori prove di scrittura di Perutz.

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    gianni

    19/06/2016 18:33:10

    Cara, vecchia, grande Mitteleuropa.

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    adriana

    10/12/2013 10:10:24

    E' proprio un bel libro. Stani mi ha fatto pena, rabbia, tenerezza sensazioni che mi hanno accompagnato per tutta la lettura. Finisce nel modo giusto: te lo aspetti e anche no.... Da leggere

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    leon

    09/06/2012 19:03:55

    Sono d'accordo, un vero "gioiellino". Perutz è stato un eccellente scrittore. Purtroppo, o forse, non troppo considerato. Consiglio vivamente di legggere tutta la sua opera.

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    Matteo Casali

    02/04/2010 13:23:21

    Stanislaus Demba sembra affetto da una forma di schizofrenia paranoide. Vive la sua vita immerso in un'ossessione amorosa ai danni della povera Sonja. Si comporta come se la sua mente fosse mutilata da quei codici comportamentali che semplificano e normalizzano la socializzazione tra simili. Vienna, algida metropoli mitteleuropea, è teatro di una bizzarra e strampalata vicenda nella quale le azioni in apparenza compulsive e illogiche di Demba costituiscono il fulcro o il finto fulcro narrativo di Leo Perutz. La prima metà della storia è un capolavoro di dissimulazione, magistrale gioco di specchi dietro al quale si nasconde il movente, l'origine da cui nasce l'intera ideazione narrativa. E' come trovarsi di fronte ad un quadro coperto da un velo che non ci consente di esaminare appieno e dare un senso compiuto all'intera opera. Tolto il drappo, decriptato il mistero, la mente del lettore viene catapultata in una geniale reinterpretazione del testo appena letto, in una corsa memonica nel dare una risposta alle schizofreniche azioni fino a quel momento compiute dallo strabiliante Stanislaus, ottenendo in questo modo una notevole partecipazione alla visione del mondo dello stesso. Non è mutilata la sua mente, non ha un deficit mentale così grave che non gli consenta di adattarsi alla realtà che lo circonda. No, è semplicemente una costrizione artificiale, manette alle mani, che non gli consentono di misurarsi con gli altri in uno stato di uguaglianza. In questa condizione coatta e in perenne fuga dall'autorità misurerà le sue capacità di sopravvivenza e la sua determinazione nell'ottenere quei soldi che potrebbero garantirgli un futuro, se pur breve(un viaggio), con la recalcitrante Sonja, oggetto di attenzione da parte di un nuovo spasimante, fondamento della lucida follia del protagonista. L'intero impianto e la prosa eccellente consentono a chi si avvicina a questo libro una sola cosa: iniziare a leggere e non fare altro fino all'arrivo dell'ultima pagina.

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    fm7171

    28/08/2007 13:28:08

    un gioellino, uno di quei libri che si tiene sempre a portata di mano e si fa fatica a lasciare finchè non si arriva alla fine. lo stile di perutz rende l'avventurosa giornata di stanislaus demba vorticosa, elettrizzante, mozzafiato... fino ad un epilogo geniale ! quanto mi è piaciuto !!!

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    Andrea

    17/04/2006 15:12:53

    Bello e piacevole. Stanislaus Demba è un gran personaggio e Leo Perutz scrive bene.

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    silvia ferro

    03/04/2006 21:12:26

    Una storia scritta con semplicità, con atmosfere che mi hanno ricordato quelle di Tatì. Protagonista strampalato, che si prende troppo sul serio, ma sdrammatizzato dal suo creatore, che si diverte a farlo correre all'impazzata per tutto il romanzo, mentre il lettore capisce da subito che il destino è invece inevitabilmente già segnato e deciso. Da leggere.

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    aurora

    29/03/2006 19:53:46

    l'ho letto in treno,ritornando da praga ,ancora umida della mai sepolta mitteleuropa.questo romanzo skiaffeggia,diverte,analizza,distrugge ma nn condanna nè giudica.difficile ke un libro contenga tante strade.w perutz!

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    charlie

    28/09/2005 19:29:57

    Leo Perutz era sicuramente un autore che sapeva il fatto suo...mentre leggevo le improbabili avventure del protagonista mi sembrava in qualche momento che io fossi li con lui...una storia bizzarra e surreale ma che mi ha affascinato sino alla fine..e anche dopo.

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    Roberta

    04/04/2005 14:36:55

    Mi è piaciuto moltissimo!

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    Piero

    24/01/2005 09:50:23

    Un romanzo minore nella ricca produzione letteraria dell'autore praghese. Alcuni elementi fondamentali della sua poetica maligna e fantastica sono qui espressi in forma immatura. Chi ha gia' letto tutto il tradotto di Perutz ne rimarra' un po' deluso, chi invece dopo averlo letto ne e' rimasto affascinato corra a comprare " Il Cavaliere svedese", " Il Giuda di Leonardo" o " Di Notte sotto il ponte di Pietra", trovera' la perfezione dello stile e dell'intreccio, la purezza della narrativa di Perutz.

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    Tom

    15/11/2004 14:56:56

    Una storia "semplice" raccontata in un libro meraviglioso.

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    Elisabetta V.

    06/03/2004 18:13:23

    Come ardire di provare ad esprimere anche un solo accenno di giudizio sui libri scritti da un autore come Leo Perutz, un autentico pilastro della letteratura mondiale ? Lo hanno già fatto insigni critici. Posso solo dire: tanto di cappello ad ogni sua opera. Vengono pubblicate da quasi cent’anni eppure conservano tutte una modernissima freschezza immaginifica. E quanti scrittori sono (tutt’oggi) debitori (e pure un po’ scopiazzatori) del suo stile ? Però lui è stato il primo e fra quelli di maggior spessore. Il libro in questione, “Dalle nove alle nove”, ne è uno dei tanti esempi fra le molte sue opere. Ti lascia in sospeso, appunto, dalle nove alle nove e si fa pure leggere d’un fiato dalle nove alle nove. Tutta la storia che racconta, nonché lo sconcertante finale, ti fa riflettere sul senso del tempo e della vita. E come dimenticare altre sue splendide opere, ad esempio “Il cavaliere svedese”, “Tempo di spettri” o “Di notte sotto il ponte di pietra” ?

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    Jo

    30/12/2003 09:33:48

    Che il nostro destino sia ineluttabile? Che tutte le nostre energie non possano spostare di una virgola quello che gia' è scritto Un libro su cui meditare Bellissimo!!!

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    mauro.g

    24/09/2003 07:55:52

    Meritoria l'iniziativa di Adelphi che ripubblica, con la medesima traduzione (di Marco Consolati per Reverdito Editore), questo romanzo viennese di Leo Perutz. Il protagonista, uno studente universitario di origini polacche, ci trascina in giro per la Vienna tardissimo impero, tra impiegati e dattilografe, negozianti e bottegai, rigattieri ebrei e professori, furfanti e giocatori d'azzardo. Come sempre Perutz è magistrale. Speriamo che Adelphi prosegua nella riscoperta di questo grandissimo autore.

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"Dalle nove alle nove”, pubblicato nel 1918, costituisce il primo grande successo letterario dello scrittore austriaco Leopold Perutz: questo racconto gli è valso, da parte della critica, l’accostamento a un grande nome come Dostoevskij per il tema della giustizia e il senso di straniamento

Al centro di Dalle nove alle nove (206 pagine, 18 euro) di Leo Perutz – pubblicato da Adelphi nella traduzione di Marco Consolati, la stessa che lo aveva visto comparire precedentemente in Italia per l’editore Reverdito – c’è Stanislaus Demba, un bizzarro personaggio che si aggira per i giardini, le piazze, le botteghe, gli uffici e le infinite scale della capitale austriaca dell’inizio del ventesimo secolo. Vienna, con le sue giornate coperte e piovose, è co-protagonista del racconto: nonostante sia ben caratterizzata, essa può assumere la connotazione di tessuto sociale urbano universalmente valido.

Per dodici travagliate ore si insegue Demba – studente pieno di cultura ma anche contradditorio, irascibile e impenetrabile -, che tenta di manipolare chiunque incontri sul proprio cammino per ottenere ciò che vuole, baciato dalla fortuna ma anche capace di perdere in un attimo quanto appena ricevuto in grazia.

Demba trascina il proprio segreto sotto l’ampia mantella che lo protegge, in quello che potrebbe definirsi un noir o un giallo psicologico dallo stile retrò, interrotto da situazioni surreali e grottesche presentate con la classica ironia mitteleuropea che rallenta il ritmo, aumentando la suspense.

Per circa metà narrazione, in un processo narrativo volto alla dissimulazione, viene adottato il punto di vista esterno al protagonista, quello dei personaggi che popolano la scena. Ai loro occhi, Demba è un personaggio eccentrico, se non addirittura pericoloso: la pizzicagnola crede che dietro i suoi strani atteggiamenti ci sia la volontà di rubare l’incasso della giornata, due professori vedono chiaramente nei suoi modi quelli di un consumatore di droga, la bambinaia – inizialmente sensibile al suo fascino – scappa inorridita alla scoperta della mutilazione dei suoi arti superiori.

Solo in seguito, in un gioco di specchi, viene spostato il punto di vista da quello dello spettatore diffidente a quello del protagonista, svelando l’antefatto che giustifica gli atteggiamenti che hanno destato l’attenzione dei passanti: Demba è sempre impegnato a fuggire da un destino che sembra già deciso, indaffarato fino all’ultimo istante, sempre con l’attenzione rivolta all’orario. Evita le situazioni che lo obbligano a mostrare le mani perché è ammanettato; il reato da lui commesso è il furto di tre edizioni di pregio di libri della biblioteca universitaria, della cui sparizione nessuno si è accorto per anni, e il tentativo di rivenderli per ricavarne del denaro.

In fuga dall’arresto, Demba ha una sorta di epifania, in cui riesce per la prima volta a comprendere il significato della libertà: «In quell’istante mi balenarono in testa progetti che per anni m’ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso sé importanza: il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con la cannuccia mi apparve come un grave peccato; dicono che ci si ubriaca e io non l’avevo mai provato. Oppure un’idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata (…) tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. Compresi chiaramente, come mai prima d’allora, cosa significasse ‘libertà’».

Demba chiede al destino che gli siano concesse dodici ore per avere un’altra possibilità; viene accontentato, con la condizione di avere le mani letteralmente legate. Alla luce di questa nuova scoperta, sono gli atteggiamenti degli altri personaggi a sembrare assurdi, tutto sembra voler costituire un impiccio e un ostacolo per il protagonista, frapponendosi tra di lui e la possibilità di trovare i soldi che gli servono per un viaggio con l’ex fidanzata, che non ne ricambia più i sentimenti.

La ricerca di denaro si trasforma in una corsa frenetica contro il tempo: c’è tempo solo dalle nove alle nove, per mantenere una promessa fatta quasi più per principio che per amore. La costrizione del corpo si riflette nella costrizione del pensiero, in una schiavitù vera e propria, dove la mente viene soggiogata, piegata a un’ossessione che lo rende prigioniero. E se sembra riuscire a trovare vari escamotage per non dover mostrare le mani, Demba non riesce a essere veramente libero dal chiodo fisso, dal sentimento che non è più tale.

L’illusione data nelle dodici ore è quella di una libertà che non solleva ma stanca, che porta allo sfinimento, alla ricerca di una felicità che si rivelerà vacua.

Dalle nove alle nove di Leo Perutz è una riflessione sulla libertà e sulla sua mancanza, metafora quasi kafkiana della condizione dell’uomo, che si dibatte nelle catene dei limiti fisici, sociali o economici, affannandosi a cercare un senso, schiacciato dall’ansia e dalle aspettative di dover dimostrare qualcosa, impotente, quando il destino appare già segnato.

La scena finale all’interno del ristorante mette in luce il drammatico tentativo di Demba di cercare il contatto con gli altri, di somigliare a loro: quanto più cerca di non dare nell’occhio, di adattarsi al gruppo, tanto più si distingue da loro e viene deriso per la propria diversità. La sua è innanzitutto una diversità di condizione, che cerca di sfruttare per ricavarne qualcosa, ma che lo rende ancora più isolato, più solo. Nel provare ad affrontare l’assurdo, Demba ne viene travolto totalmente, perde il senso delle conseguenze che le proprie azioni comportano.

Demba viene stretto nella spirale del giudizio sociale e dei perbenisti che lo etichettano ora in un modo ora nell’altro, fino quasi ad annullarne l’identità, come se questa fosse data da come gli altri ci vedono e non da quello che siamo. Un giudizio da cui Demba sarà liberato solo allo scadere delle dodici ore, il tempo a lui concesso per rifarsi, ma che sono diventate un’ulteriore condanna.

Il tema del castigo

Per motivi tutto sommato futili, la pena di Demba pare spropositata, quasi fosse equiparata a un omicidio: non è chiaro se egli sia effettivamente colpevole o se sia, piuttosto, la vittima di un caso di eccesso di giustizia e di applicazione delle leggi.

«Che l’umanità abbia il potere di castigare, è questa la causa di tutta l’arretratezza spirituale. Non ci fossero castighi, si sarebbero già da tempo trovati i mezzi per rendere i crimini impossibili, superflui e inutili. Quanto saremmo più progrediti in tutto se non avessimo più né galere né patiboli! Avremmo case che non prendono fuoco e non ci sarebbero incendiari, non avremmo più armi, e non ci sarebbero assassini a tradimento. Ciascuno avrebbe quanto gli serve e quanto desidera, e non ci sarebbero ladri.»

Quello contestato dal protagonista di Perutz è il castigo che viene dato in terra, dagli uomini, e non demandato a un giudizio a posteriori. Il crimine che Demba si trova a scontare sembra una sciocchezza commessa superficialmente e per questo si ritrova in catene, suscitando reazioni disparate tra chi ne è spettatore, che ipocritamente inorridisce davanti a tale marchio di depravazione.

Recensione di Paola Lorenzini

 

Questo romanzo dell'ebreo praghese Perutz, ambientato nella Vienna inizio Novecento dove si era trasferito - vi vivrà fino allÆAnschluß -, ci riserva due sorprese: la seconda, amarissima, conchiusa nell'ultimo paragrafo; la prima, a metà della storia, ne giustifica le stranezze. Siamo testimoni di dodici ore convulse nella vita di Stanislaus Demba, studente intelligente e colto ma maldestro e povero, alla disperata ricerca di una grossa somma di denaro con cui crede strappare l'amata Sonja a un pretendente più ricco, in procinto di portarla in vacanza a Venezia. Assistiamo a molte scene che vanno dal buffo al tragicomico, in cui Demba non riesce mai a entrare in possesso del denaro che via via si procura nei modi più ingegnosi, visto che pare incapacitato a usare le mani. Nella sua foga maniacale sembra autistico, le espressioni figurate come "ho le mani legate", "un salto nel vuoto", "senza alzare un dito" lo mandano in bestia; capiremo in seguito che si riferiscono proprio alla sua situazione che si fa sempre più assurda e rischiosa. Demba ci porta in giro di corsa per botteghe, parchi, uffici, caffè, case, strade, tram, ristoranti, sempre affannato, sempre sventato, facendo discorsi bislacchi e attaccando briga con tutti. I suoi interlocutori provengono da tutti gli ambienti e sono raccontati con arguzia; si può dire che in queste dodici ore assistiamo a una rappresentazione assai completa della società viennese del tempo, sia pure vista da un'angolazione particolare che ci dà un'immagine labirintica e quasi sghemba: non a caso da questo romanzo Murnau aveva pensato di trarre un film.

Marina Ghedini

  • Leo Perutz Cover

    (Praga 1884 - Bad Ischl 1957) scrittore austriaco di origine ceca. Matematico di professione, visse a Vienna fino all’Anschluss trasferendosi poi in Israele, dove rimase fino al 1950. Maestro del romanzo fantastico-storico, ha saputo intrecciare accurate ricostruzioni storiche, inquietanti ritratti psicologici e atmosfere cupe e barocche in trame ingegnose, nelle quali il sovrannaturale si insinua gradualmente nel quotidiano fino a distorcerlo. Tra le sue opere: Dalle nove alle nove (Zwischen neun und neun, 1918), Il maestro del giudizio universale (Der Meister des Jüngsten Tages, 1923), Il cavaliere svedese (Der schwedische Reiter, 1934), Di notte sotto il ponte di pietra (Nachts unter der steinernen Brücke, 1953), considerato il suo miglior romanzo. Approfondisci
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