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Massimo Cacciari

Editore: Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2005
Pagine: 257 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788845920035

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    ale

    26/03/2007 00.25.25

    Ho provato a leggere Cacciari per motivi di studio e fortunatamente non sono stati i primi testi altrimenti avrei abbandonato tutto. Mi dispiace per il narcisista Cacciari, ma se tutta la filosofia avesse il linguaggio di Cacciari probabilmente sarebbe stata abbandonata dalla maggior parte delle persone. Se non sbaglio la filosofia ha l'enorme compito di portare conoscenza al genere umano, di illuminare le menti e non di oscurare i pensieri. Lo stesso Bobbio parlava di necessità inderogabile del filosofo di fare i conti con la chiarezza, senza parlare degli illuministi, di Rousseau e di tutta la filosofia greca. Cacciari invece sembra andare contro corrente, forse perchè un pensiero non originale, per non essere tale, lo si deve camuffare con un intricato uso della lingua. Anche Foucault giocava sull'esibizionismo verbale, ma, contrariamente a Cacciari, aveva a cuore la chiarezza e l'estetica stessa dei suoi scritti. Un vero professore poi dovrebbe, come fa Severino, scrivere le opere di saggistica in varie forme (sia accademiche che scolastiche). Penso che difficilmente qualcuno possa imparare qualcosa dai testi di Cacciari.

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    manuel

    06/11/2005 21.01.21

    vorrei smentire al più presto le critiche al Prof.Cacciari, è il luogo meno adatto, ma non posso lasciare che simili allusioni non abbiano una risposta. La sua prof.Benni è una provocazione, questo è evidente, ma suggerirei, prima di fare appunti, di conoscere il percorso del Maestro Cacciari: ordinario di estetica già da un ventennio( penso anche da più tempo ) e non prof.associato; profondo conoscitore della cultura tedesca riconosciuto come uno dei pochi intellettuali in grado di diffondere la cultura tedesca all estero; quindi profondo conoscitore della lingua tedesca, del dibattito filosofico in lingua tedesca e a ciò non si puo alludere a nessuna ignoranza in lingua; tanto meno in lingua italiana. Da ricordare sempre che il Maestro Cacciari è un profondo conoscitore della cultura greca e latina( conoscitore s intende in lingua antica ) e della cultura e della tradizione ermeneutica che agli scrittori antichi fa riferimento. Se il prof.Benni fosse a conoscenza di un testo ermeneutico ritirerebbe senz altro le sue dichiarazioni intellettuali; i saggi ermeneutici sono di difficile comprensione intellettuale, ma non sono certo parole buttate al vento, tanto meno dalla bocca del Prof.Cacciari. Bisogna prima capire a leggere la filosofia, poi imparare a criticarla, questo è il sacro punto. Il resto non trova interlocutore. grazie

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    S. C.

    06/10/2005 22.03.41

    Non riesco proprio a spiegarmi la veemenza con cui il prof. Bessi si scaglia sistematicamente contro Cacciari. Nonostante non abbia ancora raggiunto le vette di Cacciari - e quindi non sia ancora in grado di leggere tutti i suoi libri e di comprendere per intero quelli che leggo - mi sento però di consigliare al prof. Bessi maggior cautela, non foss'altro perchè a volte si tende a criticare aspramente ciò che semplicemente non si conosce, o non si riesce a capire. Non nascondo che il linguaggio di Cacciari sia estremamente complesso e non di rado criptico, ma personalmente tendo a prendere questo come una sfida alla mia intelligenza, piuttosto che come mero sfoggio di vuote parole affastellate lì per il solo gusto di farlo. Il maestro Cacciari ha molto più da dire, in Italia e all'estero, di quanto si pensi: bisogna soltanto applicarsi di più alla lettura dei suoi testi, senza pregiudizi. Anche le prime pagine della Fenomenologia di Hegel scoraggiano e suscitano cattivi pensieri nei confronti dell'autore! Per non parlare di Heidegger o Derrida. Ma sparare a zero come fa il prof. Bessi è altrettanto scoraggiante. Alzi un po' il tiro professore.

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    ugo bessi

    23/09/2005 09.11.36

    L'autore di questo libro deve avere grossi problemi col buon senso e con la grammatica. Quanto al buon senso, la situazione e' ormai irrimediabile, ma la grammatica la si puo' sempre ripassare. Possibile che riusciamo a capire i piu' intricati ragionamenti del Vico, mentre Cacciari e' avvolto da un'oscurita' impenetrabile? Il vero problema e' che questa maniera di ragliare oggi e' ancora piu' diffusa tra i letterati che ai tempi di Salvator Rosa: "Che, s'io non erro al computo de' punti,/ par ch'asinina stella a noi predomini/ e'l somaro e'l castron si sian congiunti./ Il tempo d'Apuleio piu' non si nomini:/ che s'allora un sol huom sembrava un asino,/ mille asini a' miei di' rassembran huomini."

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