Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 9 maggio 2017
Pagine: 296 p., Rilegato
  • EAN: 9788806216511
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Descrizione

Candidato al Premio Giorgio Scerbanenco 2017 per il miglior romanzo noir italiano

«Non tutte le luci fanno chiarezza. Nel regno dell'aria questo è un principio assodato: non troppo buio che sottrae, non troppa luce che moltiplica».

Un bambino di undici anni sparisce nel nulla in una Bolzano diafana. Intorno a lui, scheggiato e vivo, il mondo degli adulti, in cui nessuno può dirsi innocente e forse nemmeno del tutto colpevole. Al commissario Sergio Striggio per inciampare nella verità sarà necessario scavare a fondo dentro se stesso, ed essere disposto a una distrazione ininterrotta. A vivere appieno i sentimenti che prova, per una donna e soprattutto per un uomo. A stilare un elenco di cose bellissime. Ad accompagnare un padre ingombrante nel suo ultimo viaggio e a ripensarsi bambino. Perché solo imparando a cambiare punto di vista è possibile chiudere i cerchi e non farsi ingannare da un gioco di specchi. Quando s'imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall'auto dei genitori in un'area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele - un bambino «speciale», dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione - è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l'umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire piú facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un'indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Cosí gli altri intorno a lui. Perché il nuovo romanzo di Marcello Fois è un noir al calor bianco, tesissimo ma continuamente franto, interrotto dalla vita e dai pensieri di chi la sta vivendo, incentrato sui sentimenti e sulla capacità di riconoscerne la voce piú autentica. Fois scolpisce una galleria di personaggi tridimensionali e vivi: gli abitanti della sua storia si scoprono deboli e spesso bugiardi, capaci di rancore ma al contempo in grado di perdonare e di piangere le loro manchevolezze. Genitori, figli, fratelli, colleghi e amanti: tutti partecipi di un mistero che sta ben attento a nascondere la propria soluzione fino alle battute conclusive, quando Fois cala finalmente gli assi e rivela ancora una volta la sua grande tempra di narratore universale.

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    Gabril

    17/01/2018 16:42:04

    Fois sposta la sua ambientazione dalla petrosa Sardegna a una Bolzano dove cade incessante la neve. E, nonostante l’ambiente gelido e quasi astratto, mette troppa carne al fuoco: il giallo di un bambino scomparso si intreccia con la storia personale del commissario Sergio Striggio, virilmente gay (dichiararlo? continuare a nascondersi?) alle prese col padre morente (il motivo principale, ma non l’unico, del dirsi addio) con il quale, o per mezzo del quale, Sergio ripercorre la propria storia. Che si riflette un po’ in quella di Michele, bambino dall’imbarazzante superintelligenza, con genitori alquanto problematici che non la sanno gestire. E quali sono i problemi dei genitori? Eh, calma...si intrecciano a quelli di don Giuseppe, il prete che ha denunciato la scomparsa del ragazzino, e di Sara, l’inquieta maestrina collega di Leo, avvenente moroso del commissario...commissario di cui si innamora anche la poliziotta Elisabetta... E a complicare il quadro delle contorte relazioni fra i personaggi ci sono le introduzioni alle quattro parti in cui il romanzo è suddiviso che si intitolano Terra, Fuoco, Acqua e Aria e rievocano miti greci e archetipi universali. Non basta: si aprono squarci in cui ci si addentra nella mente del nostro commissario; sono evocazioni di memorie-emozioni-esperienze che vengono espresse tra parentesi e consistono in stralci di musiche-letterature-cinema e cultura varia, generale e specifica. Insomma: citazioni. L’aspetto indubbiamente più fastidioso di tutta la minestra. Detto questo, ho attribuito ugualmente tre stelle (la sufficienza,diciamo) a questo libro perché Fois sa sa scrivere e sa avvincere. Il peccato sta nell’ ambizione a farne un testo complesso che lo rende pretenzioso e molto dispersivo.

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    Pat

    17/11/2017 18:33:27

    Durante la lettura di questo romanzo più di una volta mi sono trovata a provare una strana sensazione, quella di percepire un immenso sforzo nello scrivere dell'autore; una sua gran fatica a passare di pagina in pagina, di capitolo in capitolo... Probabilmente era la mia fatica di stare lì, sulle parole, a farmi frullare per la testa questo pensiero. Ah, "Una luce perfetta" e "Nel tempo di mezzo" ! Così diversi, ma in ugual modo coinvolgenti, con personaggi che non dimentichi facilmente. Speriamo che "Del dirsi addio" sia stato solo un incidente di percorso.

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    Fabio

    06/11/2017 10:13:05

    Troppo dolore in questo romanzo,al punto che la lettura trasmette angoscia più che emozioni. Sempre presenti morte e sofferenza,nei ricordi dei protagonisti e nelle vicende della storia,con personaggi che vogliono a tutti i costi essere originali e invece sembrano un po' fasulli,costruiti a tavolino.Il detective poi non conosce neanche le più elementari tecniche di indagine,oppresso da ricordi e da affetti complicati e drammatici. Insomma l'Autore scrive bene,ma l'analisi dei sentimenti e l'introspezione psicologica gli prendono la mano e fanno deragliare il racconto che non decolla mai e non ha nemmeno un finale degno di questo nome.

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    Carol

    24/09/2017 17:26:13

    Ho avuto un po' di difficoltà nello scrivere questa recensione, perché nonostante abbia trovato parecchi difetti nella storia e nella scrittura (molti dei quali segnalati anche dagli altri recensori di questa pagina), alla fine il libro mi è piaciuto e la figura del commissario me la sono portata dietro per qualche giorno. Credo che questo libro sia in grado di produrre lo stesso effetto delle serie TV, cioè un misto di dipendenza e fastidio dato da storie coinvolgenti ma assurde, dialoghi frizzanti ma sempre sul punto di diventare banali, personaggi al limite dello stereotipo ma per i quali provi simpatia o empatia, un po' di sesso qua e là che non guasta mai, un caso da risolvere, famiglie con misteri e segreti. Si legge con piacere, ma non aspettatevi il capolavoro.

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    Michela

    14/08/2017 13:21:31

    Alla settantesima pagina l'ho abbandonato e se lo abbandono io, che per principio una volta iniziato un libro lo finisco, vuol dire che è proprio illeggibile. Noioso, contorto, non ho ancora capito se è un romanzo rosa o un giallo.

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    Alberto

    26/06/2017 15:35:01

    Romanzo ambizioso, in cui c'è di tutto dal clima invernale estremo di Bolzano a stereotipate scenette in commissariato, compreso il procuratore botulato che ama farsi vedere nei TG. Dall'amore etero a quello omo. Come avrebbe potuto mancare il cancro? Addirittura con due malati terminali: e che dire degli abusi su minori ? E poi le frasi e/o le citazioni in lingua senza traduzioni ? C'è troppa carne al fuoco, tanta che alla fine non ci si raccapezza più e la domanda: chi è il colpevole ? rimane senza risposta. Peccato perchè ci sono dei punti in cui la suspence prende ma dopo poco ti lascia nel guazzabuglio di personaggi freudianamente tormentati ed irrisolti.

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    Agostino

    28/05/2017 15:36:09

    “Del dirsi addio” è il romanzo del ‘troppo’. C’è troppo di tutto: troppa complicazione, troppe storie (raccontate con un’alternanza che a volte disorienta), troppe citazioni erudite (messe per fare effetto?), troppi riferimenti alla musica classica e pop, troppe citazioni in inglese e in tedesco (che rompono il ritmo, e perché non c’è la traduzione?), troppo sesso, troppe divagazioni psicoanalitiche, troppa ambiguità di genere (perché oggi va di moda?), forse anche troppe pagine per una soluzione troppo banale e perciò imprevedibile. Tuttavia è un racconto che ‘prende’ e coinvolge, si legge tutto d’un fiato, per cui posso qualificarlo ‘molto buono’, anzi anche ‘troppo buono’ per lo meno nel panorama deludente della narrativa attuale (compresi i grandi premi).

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