I delitti di via Medina-Sidonia

Santo Piazzese

Collana: La memoria
Edizione: 8
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 13 giugno 1996
Pagine: 304 p., Brossura
  • EAN: 9788838912344
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Descrizione

"I sani, buoni, misteriosi delitti, che gli mancano tanto; quelli che rendono vivibili tutti i paesi civili di questo mondo. Quelli con un bel movente, quelli da scavarci dentro, come Maigret, come Marlowe, o - più realisticamente - come don Ciccio Ingravallo, per arrivare alla fine ai meccanismi elementari della psiche. Da noi, però, c'è la mafia che oscura tutto, e non concede a un detective brillante alcuna possibilità di uscire dalla routine". Ma il delitto, il duplice delitto, che insanguina Palermo, nei giorni del pieno scirocco, i giardini botanici, è di quelli sani buoni e misteriosi: senza mafia, radicato invece in una complicanza annosa di gelosie e inconfessabili colpe, in un ambiente di ozi e stranezze universitarie. Conduce l'indagine una specie di prototipo palermitano, colto e nullafacente, raffinato e sensuale, ironico e sentimentale, così simile - per chi conosce Palermo - a una versione sprovincializzata e moderna dei siciliani di cui diceva il principe Fabrizio del "Gattopardo" (o a un miscuglio meridionale di Marlowe e Philo Vance). Ed è questo suo senso metastorico di superiorità che gli permette di condurre l'indagine con la facilità, e la felicità, di chi insegue un ritmo.

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Recensioni dei clienti

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    pier paolo messori

    11/06/2016 12:09:13

    Ho acquistato questo libro sulla fiducia della Sellerio e per la trama che ho letto sulla copertina la mia recensione è negativa al 100%, e spiego perchè. Lette con entusiasmo le prime 20 pagine in cui illustra il cadavere appeso ...... incomincia a prendere continue tangenti del racconto e descrizioni che nulla hanno a che fare con la ricerca della soluzione del delitto. la descrizione accurata delle vie che percorre con la macchina, le bevute e le singole marche, i dischi che ascolta e i relativi nomi dei brani, i film e i nomi degli attori, insomma è un continuo spostarsi dal racconto che nelle intenzioni INTERROMPE il filone centrale. Ho saltato numerose pagine di queste descrizioni estremamente noiose che a mio avviso non aiutano a restare concentrati con il tema centrale. Sarà che sono abituato a Camilleri, Malvaldi, Biondillo, Carofiglio,Alicia Gimenes, e altri che quando inizi il libro ti prende nel racconto e non vedi l' ora di arrivare alla fine, con questo è proprio una sofferenza cercare di andare avanti. Perdoni la mia franchezza e la critica, ma forse può servire anche a lei a migliorare nella carriera di scrittore. distinti saluti

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    riccardo calandrino

    24/01/2016 22:16:32

    Scopro questo autore quasi per caso durante un WE in montagna dove non avendo portato nulla da leggere ho ripreso in mano un libro della scorsa estate dal titolo: "Turisti in giallo", e vado subito alla novella noir di Piazzese che leggo con gusto in qualche ora. Da lì mi viene voglia di leggere un secondo giallo dello stesso autore e decido di cominciare dal suo, credo primo, libro: questo. Decisamente piacevole alla lettura per chi ama 2 o 3 cose belle della vita quali : l'eros (ovvero l'arte di gustare la realtà con i sensi), il jazz ed il cinema. Se poi amate la Sicilia e vi siete già lasciati sedurre dal grande Camilleri, allora non potete perdervelo. Buona Lettura

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    Marco

    01/04/2014 09:38:04

    Non amo per nulla gli autori che si compiacciono della loro presunta abilità di scrivere, che si sforzano continuamente di trovare parole inusuali per descrivere situazioni banali (peristalsi per dire appetito, panormita per dire palermitano e via di questo passo). Piazzese soffre un po' della sindrome di primo della classe, infarcisce una trama non brutta ma neanche eccezionale con dotte citazioni, commenti in lingua straniera quasi mai tradotti (per la serie se lo capisci bene altrimenti non sei alla mia altezza), infiniti riferimenti a brani musicali, cinema, politica per mostrare quanto ne sa su tutto. Ne esce uno stile narrativo e anche un protagonista saccente e odiosetto.

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    Paola

    18/09/2013 10:52:45

    Capolavoro, per me già un classico. Le citazioni al genere sono raffinatissime, a partire dal titolo. L'intreccio è godibilissimo e la scrittura ha il potere del teletrasporto nella città di Palermo e dintorni, così come un giallo di Maigret ci porta sulle rive della Senna già alla seconda riga. E non mi venite a parlare di Montalbano, Carofiglio & co.: tutt'altro genere di racconto giallo (ebbene sì anche il noir ha i suoi filoni!), non confrontabili e lontani spazi interstellari. Mi stupisce l'accanirsi dei recensori contro una presunta spocchiosità culturale dell'autore: laddove ce ne sono, le citazioni sono tut'altro che nozionismo... arricchiscono profondamente la narrazione, e contribuiscono a creare l'atmosfera e comprendere gli stati d'animo del protagonista; è un "dialogo" tra persone colte, chi non ci arriva si merita davvero Gigi d'Alessio, come dice un lettore qui sotto, e Fred Vargas. Scritto magnificamente, è un vero spasso da divorare.

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    Martha

    22/07/2013 11:07:38

    Ma quanta autoreferenzialitá in un piccolo romanzetto, carico fino allo stucchevole di citazioni, parole ricercate messe lì a caso senza nessun motivo, apparentemente, logico! Purtroppo non ho apprezzato nulla, visto il personaggio mi sarei aspettata il "chiarissimo"accademico invece niente!!

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    claudia

    10/03/2011 16:44:24

    L'ho trovato incredibilmente farraginoso sin dalle prime pagine. A meno di metà, ho iniziato a saltarne porzioni sempre più ampie, scoprendo con delusa meraviglia che la cosa non influiva affatto sullo sviluppo della trama - cosa che, in un giallo, dà da pensare. Sono d'accordo: scritture meno virtuose ma più scorrevoli, vedi un Carofiglio, rendono ben più intensamente atmosfere e personaggi. Qui sembra che tutto rimanga su una caotica superificie. Ho finito per lasciar perdere, cercando solo... il nome dell'assassino.

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    Anna

    29/11/2010 13:00:16

    A dir poco irritante. Troppo costruito e artefatto lo stile. Si vuole a tutti i costi definire i contorni anche interiori di un personaggio e delle situazioni che affronta, ma l'abilità di uno scrittore sta proprio nel lasciarle intuire al lettore, non nell'esplicitargli, ad ogni piè sospinto, il significato delle virgole.

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    Gozer

    19/07/2010 14:13:11

    Come giallo non è granchè: il mistero è anzi un po' banalotto. Tuttavia, superate le prime pagine, in cui il protagonista viene tratteggiato attraverso i suoi gusti cine-musical-letterari elencando una sequela di titoli, il racconto è piacevole e a tratti anche divertente, grazie anche all'ironia ad all'autoironia del protagonista.

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    alessia

    28/04/2010 16:31:26

    La lettura mi è stata appesantita dall'antipatia del protagonista, che si presenta facendo sfoggio della sua cultura intellettuale (cinema d'essai, jazz, romanzi d'autore, metafore graffianti ma incomprensibli), esaltando la sua intelligenza e il suo cinismo,utilizzando un linguaggio eccessivamente rubato alla biologia (giusto per dimostrare che lui la conosce bene). Ci risparmia solo dall'esaltare il suo aspetto, ma fa ben notare che se si circonda di femmine eccezionali, sicuramente un certo appeal ce l'ha. Nella sec. parte l'uomo "colto e impossibile", però, scade nello stereotipo dell'"italiano medio davanti alla straniera" e contemporaneamente il linguaggio scientifico è abbandonato a scapito di inglesismi e francesismi spesso inopportuni. Più che un giallo è il giallo a far da cornice a "vita e virtù di Lorenzo Lamarca" (che l'autore non smette mai di ricordarci quanto è bravo!). Aspetto favorevole l'originale ambientazione: la "competizione da dipartimento universitario" non è tema frequente in libreria.

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    mimma

    10/09/2009 17:15:16

    stucchevolmente pretenzioso

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    stefania

    21/03/2009 09:20:53

    anche se la storia non è particolarmente brillante, il libro è davvero carino, sia per come è scritto sia per la descrizione degli ambienti panormiti (che io ho apprezzato molto, mancando da palermo da diversi anni e amandola tanto profondamente). lo consiglio, soprattutto ai siciliani!

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    Rossella

    01/12/2008 15:57:36

    Lettura divertente ma non non è un vero e proprio giallo. Descrive in modo piacevole l'ambiente in cui si svolge "l'azione", linguaggio ironico e battute divertenti. L'ho trovato simile a Carofiglio ma meno bravo. Buona lettura.

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    Pol

    29/11/2008 20:01:10

    Capisco per carità i lettori che si lamentano delle divagazioni, della eccessiva lentezza per un giallo, etc.etc. Cercano un altro tipo di prodotto, fanno bene a leggere la cilena o altri. Capisco meno i commenti che tacciano piazzese di provincialismo, di furbizia, o altre angherie. Si dimostra una specie di idiosincrasia per l'arguzia, per la classe, per il gusto, tutto cose che piazzese possiede e domina e che usa nel libro. Sono fine a sè stesse? non penso, concorrono tutte a delineare quel fantastico personaggio di La Marca...che è appunto fantastico, perchè un ricercatore che trova il tempo di fare tutte quelle cose forse non può esistere, ma è tanto affascinante proprio per quello..."il mis-conosciuto jazz" (mon dieu, cosa mi tocca leggere, gli italiani si merita d'alessio..), il cibo, la psicanalisi mai in eccesso ma sempre presente, insomma una miriade di riferimenti in cui, lo capisco, il lettore meno attento e più annoiato (c'è sempre il cinema) si perde e annega... Per gli altri, quelli che come me si sono ritrovati più di una volta nella situazione di scoppiare a ridere, o anche solo a sorridere, sugli autobus o sui treni, con gli altri passeggeri che li guardano come pazzi...bhè..bhè.. c'è la scoperta di un autore fantastico, che regala un piacere di lettura che raramente ho mai provato. Tanto, che il terzo, il soffio della valanga, lo sto centellinando.... Grazie Santo

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    Francesca

    13/09/2008 17:53:36

    Il suo modo di scrivere non è mai noioso e si fa perdonare le forse eccessive divagazioni (imperdonabili a mio parere in un giallo perché mortali per la necessaria suspence) che a volte tuttavia riesco a condividere per un fatto di comunione generazionale e per essere vissuta a lungo a Palermo e non averne dimenticato lo scirocco. Forse il finale è un po' deludente e inoltre trovo il personaggio della ragazza americana completamente inutile.

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    Giuliopez

    26/11/2007 15:30:48

    Veramente piacevole, accattivante e ben scritto. Complimneti allo scrittore - biologo siciliano. Leggerò senza dubbio anche gli altri due romanzi, sperando che ci regali altri "episodi" di La Marca e/o Spotorno... Da leggere!

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    mila

    05/09/2006 09:53:25

    E’il primo libro che ho letto di Piazzese e l’ho trovato piacevole ed ironico e con una trama ben congeniata. Assolutamente accattivante è la figura del protagonista La Marca, un biologo che si improvvisa poliziotto, un personaggio reale e simpatico, le cui digressioni sui suoi gusti e preferenze musicali, gastronomiche, cinematografiche e letterarie, danno un’ impronta particolare ed originale al romanzo. Una citazione a parte merita poi l’ambientazione: Piazzese riesce a dare un’immagine precisa e vivadi Palermo, con i suoi colori, sapori e tradizioni ed il modo di fare e pensare dei suoi abitanti. Da non perdere.

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    marco

    03/09/2006 13:59:25

    un libello furbastro, tracimante di citazioni di tutto ciò che "fa" intenditore senza tuttavia spiegare come: dove lo trova il personaggio il tempo di insegnare, ascoltare centinaia di brani musicali, bere (conservando la lucidità...) ettolitri di liquori vari, leggere le tesi dei poveri laureandi, dirigere un laboratorio, scegliersi i capi di abbigliamento, andare allegramente in giro per palermo e provincia ... ma questo sarebbe il meno. è che chi scrive un giallo, noir e similia, deve, pena la incoerenza e nulla credibilità, mantenere un rapporto di correttezza con il lettore, non nascondendo elementi per cacciarli fuori al momento giusto. se si vuole avere un esempio, leggere fred vargas, oppure, ancora meglio, dal momento che sono conterranei, sciascia (che ancora sovrasta camilleri, sebbene si stia parlando delle alpi rispetto monti sibillini). valido come guida turistica.

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    gaetana distefano

    03/06/2006 18:50:28

    ho appena finito di leggere i delitti di via Medina Sidonia,mi è piaciuto, ho ritorvato la vita e gli ambienti del sud,da cui provengo. Inoltre sono stata da poco a Palermo, ho gustato i riferimenti ai monumenti, ricordo ancora le belle cupole rosse e i palmizzi. Anche le citazioni riferite al cibo(per esempio al pane, alle olive, ai carciofi sono state particolarmente gradite. Anch'io ho vissuto il 68,le lotte tra compagni e camerati all' università. Camilleri,però , nei suoi gialli mi sembra più essenziale, mi pare che vada dritto allo scopo senza divagazioni. Anche così, con questo ritmo lento,ho gustato il libro. Credo che leggerò gli altri libri. Libro gradevole ed evocativodi tempie di luoghi, penso che l'autore anchese valente ,debba affilare i suoi mezzi espresivi,buon libro, da leggere in queste seredi primavera,non ancora un capolavoro, ci sono troppi riferimential vissuto

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    luciana

    28/03/2006 10:53:57

    l'ho letto qualche anno fa ... non mi sento di dare giudizi letterari ma ricordo che mi aveva particolarmente colpito il fatto di ritrovare la Palermo che avevo da poco visitato, anzi avrei voluto averlo letto prima per poter meglio assaporare alcuni aspetti della città che, inevitabilmente, come turista difficilmente si riescono a cogliere. Io lo inserirei anche tra le guide turistiche, insomma il racconto come canovaccio per una diversa visione dei luoghi.

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    Brice

    11/04/2005 21:09:11

    Molto carino, c'è tutta Palermo in questo libro. Ben scritto, non è un grande capolavoro, ma è un libro davvero piacevole che si tutto d'un fiato.

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